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SCHEDA ARTICOLO N. «00025»

CLASSIFICAZIONE: 3
TIPOLOGIA: YOGA
AUTORE: MARIA LUISA DONÀ
TITOLO: SAI BABA, LA RIVELAZIONE CONTINUA
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TESTO ARTICOLO

Tratto da:
SATHYA SAI BABA
La rivelazione continua....
Una lettura del messaggio e dell’opera dell’Avatar
alla luce della Teosofia o Saggezza Eterna
di Maria Luisa Donà
(Nel 1994 ha ricevuto da Sathya Sai Baba
l’incarico di compilare questo testo)



Il ladro tornò indietro con il cuore purificato. Mentre stava allontanandosi, vide un gran numero di persone che andavano da Chaitanya. C’ erano molte persone ricche tra di loro. Il ladro pensò che per lui questa era l’occasione buona per entrare nelle loro case... L’uomo più ricco del villaggio aveva portato sua moglie e i figli ad incontrare Chaitanya, lasciando la sua casa incustodita.
Il ladro fece irruzione nella casa ed entrò nella stanza più sicura, in cui venivano custoditi tutti i valori. Vide gemme di tutti i tipi. Egli era deciso a non toccare alcuno di questi valori finché non avesse completato la recitazione del mantra datogli da Chaitanya.
Ma, prima di aver completato il japa (rosario indiano) di mantra, giunsero il padrone di casa e gli altri. La padrona di casa, che era uscita con tutti i suoi gioielli, volle rimetterli al sicuro. Ella vide un estraneo nella stanza, assorto in profonda meditazione. Pensò che fosse un grande saggio entrato in casa in loro assenza e che stesse meditando su Dio.
Chiamò suo marito.
Lo straniero continuò a restare immerso in meditazione. Non aveva l’ apparenza di un ladro. Essi pensarono che doveva essere qualche persona santa che aveva onorato la loro casa con la sua visita Tutti cominciarono ad adorarlo ed a prostrarsi a lui. Pensarono che, nella scia del santo Chaitanya, altre persone sante stessero a loro volta visitando il villaggio.
Nel frattempo, conclusa la recita del mantra, il ladro aprì gli occhi e trovò, con sua meraviglia, un gruppo di persone che stava con riverenza davanti a lui.
Il padrone di casa gli domandò:
“O Signore, chi sei tu? Da dove sei venuto? Noi siamo stati santificati dalla tua visita. Per favore, prendi del cibo in casa nostra e redimi le nostre vite facendoci questo onore.”
Nel ladro avvenne un grande cambiamento. Egli pensò:
“Se la semplice recitazione del nome del Signore può portarmi tanto onore e rispetto, benché io sia venuto qui solo per rubare, quante cose più grandi possono essermi riservate se recito genuinamente il nome del Signore per amor Suo? Per grazia del Signore, io posso sperare nella più alta posizione.”
In quel preciso momento decise di smettere di rubare.
Egli si prostrò davanti al padrone di casa ed a sua moglie e disse:
“Madre, lascia che ti dica la verità. Io sono un ladro. Lasciatemi andare in una foresta.. Spenderò il resto dei miei giorni contemplando Dio e conducendo la vita di un vero asceta.”
Sentendo queste parole di verità, i più anziani tra i presenti furono commossi profondamente, e fecero il necessario per portarlo in processione per il villaggio su un palanchino e per lasciarlo in una foresta come lui desiderava.
Più tardi l’uomo andò da Chaitanya e con reverenza. Gli chiese la benedizione, così da poter diventare un vero saggio degno di rispetto da parte della gente.”
Tale può essere l’effetto di un Darshan.
In un altro discorso rivolto ai devoti, nell’anno 1993, Baba disse:
“Nel Mandir di tanto in tanto Mi potete vedere, potete sentire la Mia
presenza. Ma anche in questa circostanza non sono pienamente recepito, sono
sentito per metà e non capite quanto ho da darvi. Con la Mia Grazia, questo
Mio mostrarMi a voi (Darshan) vi offre la possibilità di rafforzare il
vostro contatto con Me nel vostro cuore. Usate bene il tempo. Concentrate
ogni attimo della vostra attenzione su di Me. Apritevi completamente ogni
volta che potete avere un flash del mio vestito! Siate pronti a ricevere una
fuoriuscita della mia Grazia in ogni momento”
Il contatto visivo e diretto con il Maestro (e a maggior ragione con l’ Avatar) offre enormi opportunità a chi partecipa ai Darshan. Questa verità è scarsamente riconosciuta dagli spiritualisti troppo legati alle conoscenze intellettuali e ai processi della ragione concreta.
Non di meno conserva tutta la sua potenziale efficacia. Nel discorso tenuto a Brindavan il 15.03.92, Sai Baba disse:
“il Vedanta dichiara: la vista del Signore distrugge tutti i peccati; il conversare con il Signore distrugge ogni sofferenza; il tocco del Signore libera da tutti i legami Karmici; ... Molta gente non riconosce questo fatto”.. e i responsabili del mancato riconoscimento sono la mente separativa inferiore e un atteggiamento emozionale negativo, di resistenza.”
Negli Ashram di Sai Baba si trova affisso un po’ ovunque, questo Suo messaggio, tradotto in più lingue:
“Trovate sempre un angolo calmo dopo il mio Darshan, dove poter restare in silenzio e ricevere il completamento delle Mie benedizioni. La mia energia fluisce da Me quando passo in mezzo a voi. Se iniziate a parlare con gli altri, immediatamente questa energia si dissipa e torna a Me inutilizzata. Siate sicuri che qualsiasi cosa cada sotto il mio sguardo viene vitalizzata e trasmutata. Voi venite trasformati giorno per giorno! Non sottovalutate ciò che viene compiuto attraverso l’atto del Darshan. il Mio camminare in mezzo a voi é un dono ardentemente desiderato dagli Dei dei cieli più elevati, e voi qui ricevete giornalmente questa grazia! Siate grati! Queste benedizioni che ricevete si manifesteranno a tempo debito. Ma ricordate anche che a colui cui molto viene dato, molto sarà richiesto.”
Le affermazioni vedantiche riprese da Sathya Sai Baba e attuate negli Ashram oggettivi con la pratica del Darshan, non lasciano spazio ad interpretazioni. Chiunque riconosca a Bhaghawan Sai Baba o ad altri Maestri un rango spirituale sovrumano non può negar loro l’autorevolezza nel sancire lo speciale valore del Darshan.
Certo, il riconoscimento dell’Avatar, o di un Maestro, presuppone la capacità dell’unità individuale umana di risuonare sulla Sua stessa frequenza, sintonizzandosi almeno ai margini del Suo campo vibratorio.
“L’uguale percepisce l’uguale.”
Perciò diviene possibile percepire l’Energia di un Avatar solo quando il divino, immanente in ogni essere, sia già risvegliato in una certa misura. Questa capacità di “risuonare” richiede che l’uomo abbia nei suoi corpi visibili ed invisibili una percentuale significativa di sostanze capace di rispondere alle elevate vibrazioni dell’Entità avatarica.
Avvenuto che sia, in termini reali, il riconoscimento delle Grandi Entità Incarnate, scatta automaticamente il meccanismo della fiducia nel Loro insegnamento, su cui contribuiscono a gettar luce alcuni discepoli più avanzati.
Sull’elevata e insostituibile funzione del contatto diretto con un Grande Essere, così scrive Annie Besant :
“Qui é uno dei vantaggi del frequentare persone più avanzate di noi; noi profittiamo del Loro contatto e cresciamo sotto lo stimolo della loro influenza. Un vero Maestro aiuterà cosi i Suoi discepoli molto più tenendoli presso di sé che con qualsiasi parlare. A tale influenza il contatto diretto, personale offre il mezzo più efficace. Ma ove questo manchi, o in associazione con esso, parecchio si può anche acquistare dai libri, se scelti con discernimento.”
Nel medesimo testo, possiamo leggere: “Quando veniamo in contatto con qualcuno i cui pensieri siano elevati, le sue vibrazioni mentali, agendo su di noi, ne destano altre in quella materia dei nostri corpi mentali che e capace di rispondervi; queste vibrazioni disturbano ed anche espellono una certa quantità della materia che per la sua densità non può vibrare al loro grado elevato di attività. Così che il beneficio che possiamo ricevere da questa persona dipende in gran parte dai nostri pensieri passati, che determinano il nostro comprenderla, la nostra responsività. Uno non può pensare per un altro; perciò quella persona può pensare soltanto i suoi propri pensieri, destando cosi delle vibrazioni corrispondenti nella sostanza mentale che la circonda, e queste agiscono su di noi suscitando delle vibrazioni simpatiche nei nostri corpi mentali, le quali ci impressionano la coscienza. Un pensatore estraneo a noi può avere azione sulla nostra coscienza solo destando queste vibrazioni nei nostri corpi mentali.
Ma non sempre alla produzione di tali vibrazioni originate dall’esterno segue una comprensione immediata.”
Ecco da un punto di vista occulto, come il Darshan dell’Avatar espelle dai nostri corpi il materiale non idoneo, così che noi possiamo rapidamente essere trasformati.
L’Avatar ha verso i suoi discepoli la funzione di rendere possibili certi eventi attraverso la stimolazione e la protezione della Sua aura. Egli agisce da trasmettitore di energia elettrica dal Centro da cui proviene.
“Il suo lavoro è di applicare la forza di qualche tipo di energia elettrica alla sostanza in uno dei suoi molti gradi, producendo così i risultati previsti.”
Alcuni rifiutano orgogliosamente questa funzione di aiuto, considerandola “esterna.” Essi dimenticano che le definizioni “interno” ed “esterno” sono legate al concetto di spazio, che non limita l’Infinito. Dimenticano che Interno ed Esterno, Reale e Irreale sono entrambi componenti essenziali del Tutto o Divinità; che l’Energia Una non ha collocazioni, né limiti, né indici di riferimento, ma è in ogni cosa, contiene ed è contenuta e in verità non ha né interno né esterno.
Eppure non è difficile comprendere quale possa essere l’effetto del Darshan quando si ammetta che la coscienza è plastica e dinamica. Quando noi guardiamo e vediamo un oggetto, o una persona qualsiasi, la coscienza ne assume il carattere ed abbiamo così l’esperienza di quella cosa.
L’antica scienza vedica insegna che il conoscitore (Rishi), il processo del conoscere (Devata) e l’oggetto conosciuto (Chhandas) sono in perpetua trasformazione l’uno nell’altro. Attraverso questa meccanica fondamentale della trasformazione, la coscienza umana assume tutti i diversi valori e livelli possibili. I precetti morali di ogni religione si basano su questa fondamentale conoscenza vedica.
Il controllo della vista è considerato essenziale per il conseguimento del controllo degli altri sensi e dei desideri ad essi collegati. E’ un preciso sadhana (pratica spirituale) che equivale al riconoscimento implicito del potere che ha la percezione visiva sulla formazione di sentimenti, pensieri, desideri.
Lo sguardo, attivo o passivo che sia, ha precisi effetti sui corpi invisibili. A riprova di questo basti pensare che nel corso della vita a tutti capita di sperimentare la sensazione di “sentirsi osservati.”
Dagli occhi escono torrenti di energia e la conoscenza occulta di questa realtà fa si che i discepoli e gli aspiranti selezionino gli oggetti della propria attenzione visiva. Il nutrimento dei corpi sottili non è collegato solo a ciò che si ingerisce con il cibo, ma anche (ed in larga misura) a ciò su cui soffermiamo il nostro sguardo.
Gli occhi avvezzi a trattenersi su cose pure e sacre non vorranno più intrattenersi su cose sconvenienti. Ogni figura, ogni immagine, ogni forma vivente è la concretizzazione di un suono ad esse corrispondenti ed è perciò vibrante ed irradiante. Questo è il significato dell’affermazione: Swami Sai Baba è Gajatri.
Le fotografie, i dipinti, le sculture, le opere architettoniche, i paesaggi naturali e, a maggior ragione, le entità viventi producono e sono vortici di energia di frequenza ben definita, capaci di evocare la risonanza nei corpi invisibili degli osservatori. E’ una realtà ben sperimentata e bidirezionale: l’osservatore influenza l’osservato e viceversa. Perfino la fisica moderna riconosce questo fatto; chi vuole può approfondire l’ argomento attraverso il suo studio.
Colui che, per buona sorte, ha potuto incontrare un Maestro, o un Avatar, sul piano fisico ed ha ricevuto la benedizione del Suo sguardo diretto, sa e può testimoniare, benché le parole siano inadeguate, quale intenso irriferibile sconvolgimento e innalzamento della coscienza possa provocare questo fortunato evento.
Si può con sicurezza affermare, sulla base di ripetute esperienze e testimonianze attendibili, che il Darshan dell’Avatar Sai Baba è sufficiente, in presenza di soggetti purificati e predisposti dalla lunga pratica spirituale, a stimolare e determinare senza rischi l’ascesa del Fuoco Serpentino (Kundalini)1 senza intervento diretto sul corpo fisico del discepolo e a volte senza neppure lo sguardo diretto di Swami.
Tale ascesa può essere parziale o totale, secondo il grado evolutivo e di purificazione dei veicoli dei soggetti presenti al Darshan.
Ogni essere umano, in un certo momento del suo percorso evolutivo, è idoneo a ricevere una appropriata gamma di vibrazioni, il che significa divenirne coscienti. Così l’uomo ordinario è cosciente del mondo grossolano e della materia densa di cui questo è composto, perché possiede un corpo fisico che è il veicolo capace di percepire il mondo di materia pesante e di comunicare con esso.
Ma, l’uomo è costituito anche da altri sei corpi invisibili, fatti di gradi di materia sempre più sottile e interpenetrantesi, che sono predisposti a percepire, comunicare e operare scambi con mondi e stati di materia molto più fine di quella fisica conosciuta dalla scienza ufficiale, mondi e materia impercettibili ai sensi d’azione (vista, udito, gusto, tatto, odorato).
Il cammino dalla responsività alle vibrazioni più rozze e grossolane alla responsività a vibrazioni di frequenza elevatissima, passa attraverso una serie infinita di stimolazioni che risvegliano per gradi le responsività dormienti, conferendo una sensibilità via via maggiore e la capacità finale di rispondere perfettamente su tutti i piani a tutte le possibili frequenze vibratorie ad essi corrispondenti.
Tale capacità appartiene all’uomo altamente evoluto, che ha sviluppato in sé
determinate qualità dell’Anima e non ai dotti o ai sapienti. L’esposizione
all’energia di vibrazione elevatissima di un Avatar può accelerare la
vibrazione delle particelle di tutti i nostri sette corpi, innescando ed
aiutando possentemente il processo di trasmutazione. “La materia fisica può
diventare astrale o l’astrale (può diventare) mentale se sufficientemente
suddivisa e fatta vibrare con la necessaria rapidità.»
L’effetto trasmutante del Darshan è correlato alla Volontà del Maestro, o dell’Avatar, di aiutare i processi di trasmutazione. Dall’altra parte la fede del “devoto» nel potere del Darshan si trasforma in intensa Volontà animica di liberarsi da tutto ciò che è indesiderabile, cioè dalla “zavorra” della personalità ancora non infusa d’Anima; la Volontà si trasforma in energia e questa, qualunque sia il sentimento o la causa immediata retrostante, produce infallibilmente un effetto.
Questo processo bidirezionale è riassunto nel suggerimento di Baba:
“Quando vai al Darshan, sentiti trasformare.”
Lungi dall’essere creduloneria o stupidità, questa è la grande fortuna di chi partecipa ai Darshan.
Darshan = to see God = vedere Dio
Sparsan = tuch = toccare Dio
(c’è un particolare riferimento al Padanamaskar, cioè toccare i piedi dell’ Avatar, da cui fluisce la Sua energia)
Sambhashan = to talk to God God = parlare a Dio.
Questo trinomio sintetizza la straordinaria opportunità offerta a coloro che Sai Baba chiama accanto a Sé anche fisicamente.
“Nessuno di voi può venire qui senza che Io lo abbia chiamato. Voi avete questo privilegio per i meriti di molte vite passate.
Possa la mente umana arrendersi all’onnipotenza divina.

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