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SCHEDA ARTICOLO N. «00028»

CLASSIFICAZIONE: 3
TIPOLOGIA: YOGA
AUTORE: LUCIA BERGAMASCHI
TITOLO: UN MIRACOLO DI SAI BABA
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TESTO ARTICOLO

Un miracolo di Sai Baba

Tratto da:
Lucia Bergamaschi
"INCANTO D'AMORE AI PIEDI DI SAI BABA"

EDIZIONI MILESI

CAPITOLO VI

PIERA

Tre anni fa, quando mi recai per la prima volta in India, ebbi il grande
privilegio di
conoscere Venkamma, la sorella più anziana di Baba, che vive in una modesta
stanzetta, dietro il (Mandir).

In quella occasione, Lella ed io, avendo bisogno di un'interprete, chiedemmo
a Piera,
una devota di Busto Arsizio che conosce l'inglese, di unirsi a noi per
godere assieme questo
incontro. In seguito rividi spesso Piera al darsha) e seppi che soffriva di
una malattia
molto dolorosa e invalidante: l'artrite reumatoide.

Trovai in lei un'accettazione del dolore interamente offerta a Swami, al
quale chiedeva soltanto un aiuto per tirare avanti. Di aspetto e carattere
gradevoli fui subito desiderosa di esserle amica e di starle accanto.

Lo scorso anno l'ho rivista a Prashanti e sono rimasta turbata dal
cambiamento avvenuto nel suo
fisico: pallida, emaciata e sofferente, combatteva questa volta una
battaglia ancora più dura
contro il male, confidando sempre nella grande compassione di Swami.

Si notava subito che qualcos'altro si era aggiunto all'artrite reumatoide e
infatti una sciarpa le avvolgeva il collo fino all'altezza del viso. Mi
spiegò che teneva protetto il gonfiore dolorante prodotto da
un'infiammazione alle ghiandole che erano state aggredite da un male molto
grave e disse che si trovava a Puttaparthi gi da un mese; aveva avuto
un'intervista e Baba le aveva perentoriamente detto di non andarsene.

La sofferenza di Piera era evidente, come altrettanto palese era la sua
determinazione a seguire i consigli dell'Amato Guru sperando in una
guarigione miracolosa proprio là, accanto a Lui, com'era accaduto a tanti
altri devoti sofferenti. Nutrivo grande compassione per questa sfortunata
creatura ma non sapevo come avrei potuto aiutarla se non con qualche parola
affettuosa.

Quando mi trovo in questi frangenti vorrei fuggire per non soffrire; il
mistero del dolore mi
appare nebuloso, anche se spesso il Maestro ne parla con dovizia di
spiegazioni nei Suoi
illuminati discorsi. Più tardi e in maniera inaspettata ed eclatante
compresi tutto il disegno
di Baba, come se io stessa ne fossi una pedina e quanto chiari fossero i
Suoi insegnamenti in
questa avventura. Ora, più rifletto su tutto ciò che avvenne e più mi
convinco che, come noi
abbiamo tanto bisogno di Lui, altrettanto Baba si serve della nostra opera
guidandoci per
sentieri che solo Lui conosce e determina.

Il devoto non dovrebbe limitarsi a lodare e glorificare il Signore quando
tutto procede bene e
muovergli delle critiche non appena qualcosa contrasta le sue aspettative...
Il dolore non che
una breccia fra due piaceri, se non ci fosse il dolore non ci sarebbe il
piacere. Dio, quale
madre amorosa, viene fra gli uomini per incoraggiarli e riversare su di loro
la Sua tenerezza.
Dal Suo altissimo livello Egli si porta a misura d'uomo per aiutare
l'umanità sofferente. Ma gli uomini non tentano neppure di scoprire il
segreto della Sua misteriosa discesa(Baba.

Alla mia partenza da Prashanti salutai Piera che era più che mai decisa a
restare fino a quando
Baba non le avesse detto di ripartire. Francamente, temevo che non l'avrei
più rivista in questa vita, tanto il suo fisico appariva prostrato e
debilitato dalla malattia. L'abbracciai con un nodo alla gola. Qualche mese
più tardi, inaspettatamente, mi telefonò da Milano.

Piacevolmente sorpresa di riudire la sua voce, le chiesi subito come stava e
lei per tutta risposta mi domandò se la potevo ospitare un paio di giorni,
perchè sarebbe entrata in un ospedale di Bologna per fare una piccola
operazione e che mi avrebbe raccontato ogni cosa quando ci saremmo riviste.

Sbalordita, cercavo di indovinare le ragioni che la inducevano a farsi
ricoverare a Bologna,
tanto lontana dalla sua famiglia, quando sapevo che a Milano ci sono
ospedali specializzati di
fama europea, ma ero certa che per ogni cosa che avviene sotto il sole, c'è
un perchè, un disegno superiore che non sempre siamo in grado di recepire.

Molti progetti sono nel cuore dell'uomo, ma il disegno di Dio si realizza
(Proverbi, 19-20).

Alcuni giorni dopo arrivò. Il piacere di riabbracciarla fu mitigato dalla
dolorosa scoperta di
vederle enormemente aumentato il gonfiore sul collo che ormai si estendeva
fino alla guancia e
che non era più della dimensione di un arancio, ma piuttosto di una noce di
cocco: un'escrescenza di quella dimensione non l'avevo mai veduta su di un
corpo umano. Il disagio del primo impatto fu presto superato dall'affetto
che provavo per questa sventurata creatura e, come dice Baba:

("Servitevi dell'amore che la forza più grande della natura e abbattete
ogni ostacolo perchè
l'amore una chiave magica che apre tutte le porte").

Ero curiosa di apprendere il racconto delle sue vicissitudini, cosa le aveva
detto Sai Baba, ma
soprattutto perchè era venuta proprio a Bologna. Avevo avvertito l'amica
Lella, che nel
pomeriggio giunse desiderosa di riabbracciarla e di avere le ultime notizie
di Puttaparthi.

Nel mio libro precedente raccontai che, durante l'interview che il gruppo di
Bologna ebbe lo scorso anno, nell'uscire dal tempio, Lella aveva chiesto a
Baba una Sua veste in regalo, mentre tutti sanno che gli abiti indossati da
Lui vengono donati solo ai "Centri Sai Baba"; perciò, ci
sorprendemmo quando, alla sua richiesta, rispose con divertita dolcezza:
("yes, yes").

Naturalmente, presso gli uffici preposti le fu risposto che non c'erano
vesti disponibili.

Lella delusa si rassegnò, conservando nel cuore la promessa avuta da Sai,
mentre io, memore di altri episodi riferiti al tempo ed allo spazio nella
sconosciuta dimensione di Swami, la prendevo in giro facendo il verso a
Baba: "yes, yes..."

Mentre Piera disfaceva le valigie, notammo un involto tenuto con cura
particolare dalla nostra
amica, la quale non era al corrente dell'episodio della Veste. Aprì con
devozione il pacco e ne
tolse una splendida Veste di seta color arancio, la porse a Lella, badate
bene, non a me, e le
disse:

"Ecco Lella, tieni sul cuore la Veste del nostro care Maestro e che la Sua
energia divina
t'investa e ti ricopra di Grazia. Tienila stretta per tutto il tempo che
vuoi, poi la farò avere al "Centro" al quale destinata."

Lella ed io ci siamo guardate in viso sbalordite e sconcertate... ecco la
promessa mantenuta!
Ecco la Veste portata da Prashanti, la parola di Baba si era concretizzata,
la mia amica aveva
finalmente avuto la Veste. Commossa se l'appoggiò al petto in silenzio.

Con calma Piera ci raccontò la lunga e dolorosa storia della sua malattia.

"La notte seguente la prima intervista concessa da Swami, con tutto il
trasporto della sua
anima in pena e del suo corpo in preda alla sofferenza, pregò tanto e gli
chiese un segno
tangibile del Suo grande amore. Sul dietro del collo si era formato un
secondo linfoma della
grandezza di una nocciola ed era tanto ben radicato che sarebbe stato
impossibile smuoverlo. Il
mattino seguente al suo risveglio si accorse che il piccolo linfoma si era
spostato sul davanti
del collo.

Questo era il segno che Piera aspettava e da ciò comprese che Baba l'avrebbe
aiutata. Questo
episodio all'apparenza semplice, era a detta dei medici non solo
straordinario, ma addirittura
impossibile.

Da quella prima notte fu un susseguirsi di avvenimenti inconsueti, dai quali
Piera
comprese l'operazione d'amore che Baba stava eseguendo sul suo corpo
martoriato. Ebbe una
seconda intervista e Sai, con una dolcezza infinita, le materializzò una
deliziosa scatoletta
d'argento intarsiata, con un gesto della mano la riempì di Vibhuti,
accompagnandolo con queste parole: ("Questa per la tua artrite").

In seguito Piera si rese conto che quando la scatoletta era quasi vuota,
misteriosamente si
riempiva, splendido "Lila" (gioco divino). Molti sono infatti i devoti ai
quali la Vibhuti
si riproduce, senza l'intervento diretto di Swami.

Il racconto di Piera continuò.

Molte notti quando ancora si trovava a Puttaparthi avvertì l'intervento di
Swami a distanza. La Sua energia lavorava dentro il suo corpo, sradicando il
terribile male che l'affliggeva. Spesso si svegliava durante il sonno
tormentato avvertendo strane sensazioni, seguite da calore insopportabile,
quasi che una febbre altissima la bruciasse.

A questa fiammata seguiva una sudorazione tanto abbondante che, nel
togliersi il pigiama madido, sentiva goccioline di sudore uscire dalle
ginocchia, tanto che vi furono notti in cui dovette togliersi più volte gli
indumenti e metterne altri asciutti. La sofferenza era inenarrabile, il suo
corpo era squassato da dolori lancinanti e da prostrazione tanto da
riuscirle impossibile alzarsi, ma l'incredibile si verificava puntualmente
al momento del darshan: lentamente i dolori sparivano per consentirle di
reggersi in piedi; infatti Piera assicurò di non aver mai perduto un
darshan.

Intuiva che Baba le chiedeva l'abbandono totale e la fiducia illimitata nel
Suo grande Amore. Una notte si svegli di soprassalto con la sensazione che
qualcuno le fosse accanto. Sedette sul letto, era in uno stato di
dormiveglia. In un alone di luce scorse Baba seduto sul lettino vuoto
accanto al suo.

Sorpresa gli chiese: "Baba, sei stanco?" ("Si, sono molto stanco."), e si
sdraiò sul letto.

Poi, lentamente, si dileguò.

Dopo tre settimane di notti insonni, assistita dalla dottoressa del piccolo
ospedale di
Prashanti, ebbe il primo sospetto che le metastasi che ormai invadevano
tutto il suo corpo
fossero scomparse. In seguito la cosa fu confermata dai medici. Le chiesi
come aveva potuto
mantenersi per tanti mesi lontana da casa, sapendo che non era in condizioni
finanziarie
eccellenti.

"Non ci crederai" - mi rispose - "ogniqualvolta il denaro stava per finire,
puntualmente
persone sconosciute si rivolgevano a me per una traduzione d'inglese, o
altro, e mi
lasciavano denaro pi di quanto mi necessitasse".

Raccontò poi che, dopo sei mesi di dolorosa permanenza, Baba, in un'ultima
intervista, le aveva
detto di tornare in Italia, perchè era gi guarita. Per un attimo era rimasta
delusa
dall'atteggiamento strano di Swami, visto che il gonfiore era aumentato e i
dolori pure; inoltre, aveva sperato che avrebbe risolto completamente il suo
male, lì a Puttaparthi; comunque se ne tornò subito in Italia, e siccome
Baba aveva aggiunto di recarsi subito in ospedale, era venuta a Bologna,
perchè negli altri ospedali i medici avevano chiaramente manifestato
perplessità sull'opportunità di un intervento; anzi, a Milano le era stata
praticata una biopsia dalla quale era risultata affetta da "linfoma maligno
ad elevato grado di malignità".

Piera, forte della grande fede in Baba, era decisa a rifiutare un intervento
drastico e
pericoloso. Queste erano le condizioni che Piera poneva, prima di mettersi
nelle mani dei
medici. E'proprio vero che la Fede muove le montagne. Logicamente, nessun
ospedale accettava le
sue pretese miracolistiche; i medici scettici, nonchè sbrigativi, si
rifiutavano di ricoverarla, Baba o non Baba, se non si atteneva alle loro
decisioni, cercasse pure altre strutture ed altre soluzioni.

Per strana combinazione, un rinomato chirurgo dell'ospedale Maggiore di
Bologna era
amico di un devoto di Baba e si offrì di ricoverarla. Il mattino seguente
mio marito l'accompagnò all'ospedale, l'eminente clinico la visitò
immediatamente, quindi, sconcertato, disse che il tumore era entrato nella
fase terminale e confidò a mio marito che, se l'avesse operata, avrebbe
dovuto "decapitarla".

Comunque, alcuni giorni dopo accettò di prenderla in cura.

Piera era sola in città, la sua famiglia eravamo diventati noi, il marito
era rientrato a Busto
Arsizio e i figlioli non si erano mossi per non assentarsi dalla scuole. Mio
marito, commosso
dalla sofferenza di questa povera creatura, si offrì di seguire giornalmente
Piera, costretta a
rimanere lontana dalla sua casa e dagli affetti più cari.

Dopo una settimana circa di degenza, durante la quale i medici si
limitavano a medicare la piccola ferita prodotta dalla biopsia fatta a
Milano, la piaga incominci ad espellere liquido in abbondanza e, dopo
qualche giorno, ci si accorse che l'enorme escrescenza stava diminuendo di
volume senza interventi esterni.finchè, giorno dopo giorno, mese dopo mese,
non restò che una pallina della dimensione di una nocciola. I medici
scuotevano il capo dubbiosi ed anche seccati per lo strano andamento della
malattia che si andava risolvendo senza intervento, ascoltavano Piera
parlare di Baba e dell'India e se ne andavano sconcertati.

E'risaputo che la scienza stenta ad accettare avvenimenti che sfuggono al
suo controllo: cancro
era, e, salvo casi rarissimi di remissione spontanea, cancro restava. In
seguito fu sottoposta,
suo malgrado, al trattamento chemioterapico al fine di distruggere cellule
cancerogene ancora
esistenti.

Fra alti e bassi, la degenza di Piera in ospedale si protrasse per sei mesi
e mio marito
raccontava che al capezzale della nostra amica vi erano sempre medici
curiosi e stupefatti,
anzi esterrefatti.

La medicina ancora una volta era stata messa in ginocchio dall'Amore!

Quando in seguito tornò a Bologna per una visita di controllo era
irriconoscibile: i capelli,
caduti per effetto della chemioterapia, erano ricresciuti folti e più belli
di prima, le guance
che ricordavo scarne e giallastre, erano rosee e paffute, decisamente era
un'altra persona e
non mi meraviglia che i medici dell'ospedale Maggiore le abbiano fatto le
feste riabbracciandola come una "rediviva".

Questa, la bella storia di Piera, una meravigliosa storia d'Amore e di
sofferenza, d'amicizia e di comprensione, una di quelle storie che fanno
riflettere anche le persone più lontane dai
miracoli dello spirito.

Di casi come questo chi stato a Puttaparthi ne ha visti accadere
giornalmente, ma lo scettico,
l'incredulo ad oltranza, troverà sempre altre strade per giustificare queste
straordinarie
guarigioni e, come dice il proverbio: "Non c'è peggior sordo di chi non vuol
sentire".

In seguito mi sono spesso chiesta perchè Piera sia venuta proprio nella mia
casa, perchè proprio mio marito l'abbia seguita amorevolmente, visto che non
è neppure un devoto di Baba.

Forse ha ragione Piera quando dice che mio marito non ha bisogno di andare
in India perch fa già tutto ci che predica Baba!

(Chi cammina lungo la via morale, chi agisce come parla e parla secondo il
suo punto di vista,
chi si commuove alle sofferenze altrui e gioisce alla gioia di un altro...
questi è un devoto,
forse un devoto persino più grande.Baba)

Si', lo so Swami, le Tue strade sono imperscrutabili, i Tuoi disegni non
sono i nostri, ogni cosa che avviene sotto il sole ha una sua ragione
d'essere, tutto il resto maya, illusione. Ti
prego, continua a condurre la nostra barca nel Tuo mare, i nostri pensieri
anche i più nascosti
nel Tuo cielo,le nostre azioni, anche le pi insignificanti, nella luce del
Tuo infinito Amore e nulla di male pu accaderci.

Egli veglia dal principio alla fine del tempo, non c'è sorpresa alcuna al
Suo cospetto. Non deve dirsi: "Cos'è questo?", "Cos'è quello?" Tutto è stato
creato secondo il Suo scopo: la Sua
benedizione ricopre come un fiume..Siracide (39,20)

(Non accade mai nulla senza una ragione, per quanto il fatto possa sembrare
accidentale e
misterioso le motivazioni sono profonde e invisibili.Baba)

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