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SCHEDA ARTICOLO N. «00034»

CLASSIFICAZIONE: 2
TIPOLOGIA: BUDDISMO
AUTORE: EUGENIO MICCONE
TITOLO: CENNI SUL BUDDISMO: LA DOTTRINA DEL CUORE
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TESTO ARTICOLO

LA DOTTRINA DEL CUORE>
CENNI SUL BUDDHISMO -
(di Eugenio Miccone)

Caratteri generali del buddhismo -

Fra le varie Religioni del mondo il Buddhismo occupa un posto unico, come unica è la posizione del Buddha, il primo essere umano che abbia realizzato, con la Sua Perfetta Illuminazione, l’Identità con la Verità; l’unico che non si sia presentato come un essere investito di una divina missione, ma come Uomo perfetto fra gli uomini; l’unico che, animato dal solo grande desiderio di liberare l’uomo, gli abbia indicato non solo una Via di perfetta purezza, ma anche una Via di vera e totale Libertà.
Egli non chiese che si credesse in Lui quale condizione per la salvezza;
Egli non si pretese intermediario tra l’Uomo e la Verità; Egli - e questo solo basta a dirne la grandezza - fu l’unico che incitò coloro che lo ascoltavano a sottoporre le Sue stesse parole al vaglio della ragione e del buonsenso, prima di accettarle come vere.
Egli non venne per dare agli uomini nuovi miti per una nuova idolatria, per porre le basi di una nuova vasta sacerdotale; Egli venne per liberare l’Uomo non solo dalle illusioni di questo mondo, ma anche dai fantasmi dell’altro. In quale altra Religione troviamo un Maestro che paragoni il proprio Insegnamento ad una zattera, utile per traversare la corrente, ma di nessun uso una volta giunti all’altra riva?
“Fratelli, persino questa visione delle cose, così pura, così chiara, se voi ne siete legati, se voi le siete affezionati, se voi la serbate come un tesoro, se vi siete attaccati ad essa, allora voi non comprendete che l’insegnamento è simile ad una zattera, che è fatta per traversare, non per restarvi attaccati”.
“Un uomo, o Fratelli, è in viaggio. Egli giunge ad una grande distesa d’ acqua, di cui la riva dal suo lato è pericolosa e paurosa, mentre l’altra riva è sicura e senza pericoli. Egli non ha una barca per giungere all’altra riva e non c’è alcun ponte per traversare.
Egli pensa: “. Sarebbe bene che io raccogliessi dell’erba, del legno, rami e foglie per fare una zattera, mediante la quale giungere sicuro all’altra riva, servendomi delle mani e dei piedi”. Allora quest’uomo, o Fratelli, raccoglie dell’erba, del legno, rami e foglie, costruisce una zattera e con questa passa sicuro all’altra riva, servendosi delle mani e dei piedi. Traversata la corrente e giunto all’altra riva egli pensa: “Questa zattera mi è stata di grande aiuto. Per mezzo di essa io sono passato sicuro all’ altra riva. Sarebbe bene che io portassi questa zattera sulla testa o sulle spalle dovunque andrò”. Che cosa pensate, Fratelli? Agendo in questo modo questo uomo agirebbe convenientemente riguardo alla zattera?”
“No, Signore.”
“Come dunque agirà quest’uomo in modo conveniente riguardo alla zattera? Ora, compiuta la traversata e giunto all’altra riva egli pensa: “Questa zattera mi è stata di grande aiuto. Per mezzo di essa io sono passato sicuro all’altra riva. Sarebbe bene che io ora la deponessi a riva, o la lasciassi andare con la corrente e che io me ne andassi libero dove vorrò.” In questo modo quest’uomo agirebbe in modo conveniente riguardo alla zattera.
Così, Fratelli, io ho insegnato una dottrina simile ad una zattera; essa è fatta per traversare, non per rimanervi attaccati”.
Il Buddhismo non mira a fare dell’Umanità un gregge sottoposto alla autorità di qualche pastore, che decida per noi quello che è vero o falso, giusto o ingiusto; nelle Parole del Buddha l’Ideale posto davanti all’Uomo è quello di una libertà perfetta da ogni illusione e da ogni servitù; di una libertà di coscienza assoluta, di una vita libera e lieta, per la fiducia illimitata che il Buddha pone nelle possibilità dell’essere umano di divenire, facendo appello solo alle proprie forze, supremamente saggio, supremamente compassionevole, supremamente puro - in una parola: Buddha.
Per questo nel Buddhismo non esiste autorità spirituale, non esistono dogmi e non si pronunciano anatemi.
Il Buddhismo non ha mai promosso, ma sempre subito, persecuzioni religiose. In nessuna Religione come nel Buddhismo troviamo quel sublime spirito di amore e di compassione esteso a tutto ciò che vive, a tutto ciò che sente e che soffre. Ascoltiamo le parole dell’Illuminato: queste furono rivolte ai Kâlâma, una popolazione del Regno di Kosala, che un giorno si recarono dal Buddha per conoscere il Suo parere circa le varie dottrine che udivano predicare dai più disparati maestri. Ed il Buddha disse loro:
“Si o Kâlâma, è giusto che voi siate nel dubbio e nella perplessità, poiché
questo dubbio è sorto per un soggetto il quale è fonte di dubbi. Ora
ascoltate, Kâlâma: non lasciatevi guidare da quanto vi viene riferito, dalla
tradizione o da quello che sentite dire. Non lasciatevi guidare dll’autorità
dei testi religiosi, né dalla semplice logica e deduzione, né dalle
apparenze, né dal piacere di speculare su delle opinioni, né da possibili
verosimiglianze, né dal pensiero: “egli è il mio Maestro”. Ma, o Kâlâma,
quando voi sapete da voi stessi che certe cose sono utili e buone, allora
accettatele e seguitele”
Lo stesso spirito di tolleranza si ritrova negli Editti di Âsôka, il grande Imperatore Buddhista del III secolo a.C.:
“Non si deve onorare soltanto la propria religione e condannare quelle degli altri, ma si deve onorare anche le religioni degli altri. Agendo così si aiuta lo sviluppo della propria religione e si rende un servizio a quelle altrui. Agendo altrimenti si scava la tomba della propria religione e si fa pure del male a quelle altrui. Chiunque onora la propria religione, condannando le altre, lo fa beninteso per amore della propria, pensando: “io glorificherò la mia religione”. Ma, in tal modo, egli invece arreca un grave danno alla propria religione. Così la concordia è buona: che tutti ascoltino e vogliano ascoltare le dottrine delle altre religioni”.
Così il Buddhismo non è basato sulla “fede”, una parola che significa in occidente l’abdicazione dell’intelligenza e l’usurpazione del suo trono da parte dell’autorità sacerdotale. Per il Buddhista, il Signore è un grande Medico, il Maestro - medico (Bhaisajya Guru) che ha diagnosticato il male del mondo, ne ha indicato le cause, ne ha assicurata la guarigione e ne ha prescritta la cura.
Il Buddhista ha fiducia nel grande Medico e, se vuole guarire dalla soffrenza, ne segue la cura; se no, nessuno lo condanna a soffrire ancor più nell’inferno e perfino su questa terra, qualora il progresso della civiltà umana non lo abbia messo al riparo dai persecutori.
Il Buddha si è sempre preoccupato di insegnare una dottrina verificabile dall’Uomo stesso; il Suo insegnamento è piano e logico e la Via che Egli indicò è alla portata di tutti. I Punti essenziali della Sua Dottrina possono essere direttamente sperimentati e verificati nella stessa vita di tuttii giorni, dall’Uomo nella stessa vita umana. Come il Buddha disse:
“In questo stesso corpo alto sei piedi, con le sue sensazioni, i suoi pensieri, le sue idee, io dichiaro a voi che ivi è il mondo, e l’origine del mondo, e la cessazione del mondo e così pure la Via che conduce alla cessazione del mondo”. Egli insegnava così che non dobbiamo aspettare la fine del mondo per vedere la fine del dolore, e che è in noi il potere di giungere qui ed ora alla Verità ed alla Libertà.
“Voi stessi dovete compiere l’opera; i tathâgatâ indicano soltanto la via” (Dhammapada, 276). É evidente, quindi, che nostra è la responsabilità, nelle nostre mani il potere di salvarci o di perderci.
Due versetti del Dhammapada vengono, di solito, citati per porre in rilievo questa particolare attitudine buddhista; sono i primi due versetti di quel Libro stupendo e dicono:
Gli elementi sono predeterminati dai pensieri, sono cumuli di pensieri, sono fatti di pensieri.
Se un uomo oscuramente parla od agisce il dolore lo segue, come la ruota segue il piede di chi la tira.
Gli elementi sono predeterminati dai pensieri, sono cumuli di pensieri, sono fatti di pensieri.
Se un uomo chiaramente parla od agisce la gioia lo segue, come ombra che non abbandona.
Gli elementi (dhammâ) sono i fili che compongono la trama del divenire, quelli di cui è fatto il mondo, esterno ed interno, oggettivo e soggettivo. La stessa parola dhammâ spesso è perciò tradotta “Il mondo” oppure “tutto quello che siamo”, etc. Quello che è importante notare è:
L’Uomo è l’artefice assoluto del proprio destino, secondo un processo (Kamma o Karma), il quale aggiusta esattamente l’effetto alla causa.
Astenersi da ogni male,
Esercitarsi nel bene,
Purificare la propria mente:
Tale è l’insegnamento dei Buddha.
(Dhammapada, 183)

Tale è il Buddhismo: una Via di intelligente e consapevole rettitudine, di libertà spirituale e di compassione senza limiti.

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