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SCHEDA ARTICOLO N. «00057»

CLASSIFICAZIONE: 3
TIPOLOGIA: YOGA
AUTORE: GOVINDA
TITOLO: QUEL CHE GOVINDA VEDEVA DURANTE LE SUE ESTASI
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TESTO ARTICOLO

Quel che Govinda vedeva durante le sue estasi
Tratto da:
Govinda
LA CONOSCENZA DELL'INFINITO
Meditazione e realizzazione di Dio

Altre Esperienze

Spesso accadeva che venivo rapito in estasi, mentre parlavo ai devoti. Non
ero io a volerlo; ma, la madre Kundalini, che agiva liberamente e mi
possedeva in maniera meravigliosa.

A conferma di quanto dico, voglio raccontarvi alcune esperienze che ho avuto
in tali circostanze.

Era domenica. Decine di persone sedevano in semicerchio di fronte a me,
apprendendo i miei insegnamenti con silenziosa attenzione. La valle
splendeva sotto i gloriosi raggi del sole e tutta la natura vibrava di
gioia. Un volo di gru passò vicino senza essere osservato.

Stavo descrivendo le divine luci spirituali, quando ad un certo punto non
fui più in grado di parlare. Sembrava che il potere interiore mi avesse
imbavagliato, obbligandomi a rimanere muto. Una corrente d'estasi saliva in
maniera sempre più travolgente facendomi assistere a visioni sensazionali di
natura trascendente.

Coloro che mi ascoltavano e le piante intorno erano diventati di puro
spirito. Li vedevo fluttuare senza alcuna consistenza materiale. Erano
immagini di energia. Ogni cosa si animò e vidi persone ed alberi entrare con
impeto dentro di me, come se venissero risucchiati da un potente turbine.
Soltanto le montagne rimasero all'esterno.

Mentre l'intensità dell'esperienza aumentava, anche queste mi apparvero
fatte di spirito e improvvisamente si precipitarono verso di me per essere
inghiottite dalla mia anima.

L'universo si spense e perfino lo spazio non c'era più.

Rimase solo la mia esistenza che pulsava come un puro Io. Era una gigantesca
esperienza di pace e unità senza alterazioni.

Poi, ebbe luogo il processo inverso e il mondo cominciò ad esteriorizzarsi.
Prima vidi i monti, quindi le piante e infine le persone fuoriuscire da me e
occupare le posizioni iniziali. Ritornai nella dimensione fisica e
gradualmente diventai conscio dell'ambiente circostante. Tutto, dentro e
fuori, era come prima.

Questo è in realtà il modo in cui è avvenuta la creazione. Ogni cosa emerse
dal Sé. Accadde in pochi attimi, che per la mente umana significano miliardi
di anni.

Gli occhi dei presenti mi fissavano sbalorditi, come se si trovassero di
fronte a qualcosa di incredibilmente strano. Era evidente anche che
cercavano di capire ciò che era successo durante quei minuti. L'espressione
dei loro volti rivelava un irresistibile desiderio di sapere. Nessuno
parlava, ma quel silenzio pieno di rispetto esprimeva l'invito a narrare
l'esperienza.

Avevo visto il mondo assorbirsi nella mia coscienza e diventare coscienza
stessa, rivelandomi la sua natura, la vera sostanza di cui è fatto. Poi era
riemerso da me e aveva ripreso l'aspetto materiale, mostrandomi così la sua
immagine irreale e inculcandomi la consapevolezza che tutto è un'unica Luce.

Constatavo che l'universo esterno è la multipla emanazione del Sé che vive
nel profondo del cuore e che ogni forma è una sua autolimitazione per farsi
percepire dai sensi.

La mente è un velo spaventoso che bisogna strappare. Dio ha creato il mondo
per celebrare la Sua gloria e l'uomo è la Sua più grande opera. Egli è il
pilastro dell'universo che lo sorregge e gli impedisce di cadere andando in
frantumi. Il velo è reciso quando si vede la Sua luce pervadere ogni cosa,
quando ci si eleva al di sopra delle attrazioni e repulsioni di questa
realtà illusoria e si gode permanentemente l'infinita beatitudine divina.

Se l'Assoluto esiste ed è reale, deve poter essere sperimentato meglio di
qualsiasi altra cosa, ma naturalmente non con i sensi relativi.

Quando lo spirito dell'uomo scorge il Sé splendente, si immerge in un muto
stupore ed esclama: "Ecco quello che io sono!".

Un'altra esperienza affascinante, carica di bellezza ultraterrena, ebbe
luogo in un tardo pomeriggio verso l'imbrunire mentre spiegavo ad un gruppo
di visitatori il sublime giuoco cosmico della Coscienza Divina.

Eravamo riuniti attorno ad un fuoco, acceso con molta legna. Un devoto servì
una tazza di tè caldo e sedette assieme agli altri. Alcuni di loro suonarono
una melodia con dei
flauti costruiti artigianalmente, mentre una ragazza intonava un dolce canto
devozionale. Al termine cominciai a parlare delle cose celesti che
concernono la vita.

Si era creata un'atmosfera particolarmente esaltante e densa di vibrazioni
spirituali che deliziava ogni cuore. La natura assisteva silenziosa,
partecipava anch'essa all'armonia che scorreva nelle nostre anime.

Ricordo che stavo esponendo il mistero di Dio:

"All'inizio esisteva solo il Signore supremo, l'Uno infinito che ha creato
tutto l'universo. Egli solo è la Verità, la Potenza, l'Eterno. È nella sua
diretta conoscenza che risiede la nostra salvezza, l'immortalità e la pace.
Egli gioca col mondo, il mondo è il suo giocattolo".

Appena ebbi pronunciato queste parole, tutto ciò che mi circondava svanì
d'un tratto. Non esisteva più nulla. Un mare di luce scintillante arrivava
da lontano con onde impetuose che si scagliarono contro di me e mi
sommersero.

Ero diventato interamente coscienza. Nessun essere corporeo era visibile,
c'era soltanto luce. Percepivo ovunque la presenza divina, senza conservare
alcun ricordo del mondo. Un oceano di felicità penetrò sino in fondo alla
mia anima come un'inondazione improvvisa. Ero tutto beatitudine.

Ridiscesi alla condizione normale, lungo una via di luce. Per alcuni attimi
mi sembrò di non avere più il corpo. La coscienza esteriore si faceva sempre
più chiara, come una nebbia che si dirada, e vedevo il mondo intero pieno
del Signore. La luce brillava su tutto ciò che scorgevo. Ogni cosa mi
appariva come una massa condensata di spiritualità e di bellezza.

Le persone capirono che qualcosa di sublime era avvenuto in me e seguitavano
a guardarmi stupefatte. Dopo un po' si udì una voce esitante: "Maestro,
sembri che torni da un mondo lontano". Di nuovo ci fu silenzio. Poi ripresi
a parlare continuando il discorso interrotto e infine descrissi
l'esperienza.

Traboccavo di gioia divina e d'amore. Mi sentivo inebriato di Dio, pervaso
da una pace suprema. I devoti parlavano delle mie esperienze con grande
entusiasmo e si perdevano nell'identificazione con esse. La brezza dei miei
sentimenti estatici si spandeva su di loro e ognuno si sentiva ispirato e
felice, si muoveva pieno di delizia come in un paradiso.

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