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SCHEDA ARTICOLO N. «00103»

CLASSIFICAZIONE: 1
TIPOLOGIA: ESOTERISMO
AUTORE: DIZIONARIO ESOTERICO
TITOLO: CABALA
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TESTO ARTICOLO

CABALA.

La cabala è in primo luogo l'esoterismo del pensiero e della religione ebraica. Etimologicamente il termine significa 'tradizione'. Il carattere orale di tale tradizione fissa sia la modalità sia la natura della trasmissione. La Rivelazione della "Thora" a Mosè sul Sinai oltrepassa l'aspetto normativo della legge per rivestire la triplice dimensione di una mistica, di una filosofia e di una pratica religiosa.
L'esoterismo della "Thora" ordina l'iniziazione, e questa non si scrive: "Dio diede a Mosé non solo la legge, ma anche la spiegazione della legge, sul Monte Sinai. Quando fu ridisceso e fu entrato nella sua tenda, Aronne si recò a trovarlo, e Mosè gli comunicò le leggi che aveva ricevuto da Dio e gliene diede la spiegazione che lui stesso aveva ricevuto ancora da Dio. Dopo di ciò, Aronne si mise alla destra di Mosè; Eleazar e Ithamar, figli di Aronne, entrarono, e Mosè ripeté loro ciò che aveva testé detto ad Aronne. Dopo di che, essendosi questi posti l'uno alla destra, l'altro alla sinistra di Mosè, entrarono i settanta Anziani di Israele, che componevano il Sinedrio. Mosè espose loro ancora le stesse leggi... Infine si fecero entrare tutti coloro che volevano tra il popolo... Cosicché Aronne ascoltò quattro volte ciò che Mosè aveva inteso da Dio sulla montagna, Eleazar e Ithamar tre volte, i settanta Anziani e il popolo una volta" (1).
La Tradizione può risalire secondo lo studioso esoterico Alexandre Safran almeno ad Abramo (2), secondo P. Sedir alle epoche atlantidee, per Saint Yves d'Alveydre ai Caldei e agli Assiri (3). Per gli storici, invece, la storia della cabala coincide con la storia dei suoi testi. Ma la definizione dei criteri che consentono di definire un testo 'cabalistico' dipende in parte dalla scelta dello storico, talvolta del tutto arbitraria. Se vi è in genere consenso sul fatto che due testi fondamentali, il "Sefer Yezirah" e il "Sefer ha-Zohar" costituiscono l'essenza della cabala, invece le questioni della loro datazione e della loro coerenza dottrinale nel caso dello "Zohar" e quella del suo confronto con il "Sefer Yezirah" restano ancora irrisolte. Esistono anche altri testi, poco noti, talora ancora inediti: sono quelli che costituiscono la "Merkabah", come i piccoli e grandi "Heikhalot", lo "Shi' ur Koma", il "Bardita de Ma'aseh Bereshit", il "Sefer ha-Sahir", il "Sefer ha-Iyyun", per non citare i trattati di 'cabala pratica' di cui parla Gershom Scholem (4), e di cui H. Serouya denuncia il ciarlatanesimo (5).
Il fatto è che la critica storica segue la traiettoria inversa della tradizione stessa. Per l''esoterismo teosofico' (6), proprio della cabala giudea, la Tradizione suscita una dialettica tra la trasmissione diretta e la riscoperta in sé dell'insegnamento sacro attraverso la sua messa in pratica. Così la Tradizione associa sempre una metafisica, una mistica, una deontologia della condotta, di cui l'Adamo Kadmon è il prototipo e il compimento.
La Tradizione incita a uno sviluppo ellittico delle potenzialità spirituali, perché è presente all'origine e alla fine del mondo. Del resto si ritrova qui il fondamento stesso della tematica della scuola di Safed e del Lurianesimo: la ragione della concezione di Simsum, i molteplici tentativi di una creazione, il dramma psicologico della caduta e della salvezza. Da qui anche il privilegio accordato ai temi della reintegrazione individuale (Tikkun) mediante l'estasi e la meditazione nella cabala cristiana di Martines de Pasqually.
Il metodo storico introduce delle discontinuità appunto là dove entrano in campo le attualizzazioni e le ermeneutiche ricorrenti della Tradizione. Ora, la cabala non può essere fissata neppure dalla sua rivelazione. Così, malgrado i preziosi insegnamenti forniti dalla critica storica circa le tappe essenziali di questa corrente, la denuncia di apporti gnostici, ermetici, dell'influenza del platonismo, del filonismo, perfino del Cristianesimo o dell'islamismo, non è in grado di spiegare le ragioni profonde di ciò che per lo storico non è più che un amalgama, un insieme di strati sovrapposti di dottrine. Ora, è proprio allorché l'amalgama si costituisce nell'eterogeneità apparente dei suoi materiali che si comincia a parlare di dottrina cabalistica.
Nel dodicesimo secolo appare effettivamente la dottrina cabalistica come una realtà letteraria e culturale, con l'elaborazione del "Sefer ha-Bahir", di cui concordemente vien detto che deriva da materiali di epoche diverse. Il tredicesimo secolo è il grande secolo della cabala, con lo "Zohar", opera di Moses Ben Shem Tov de Leon (almeno per quanto riguarda il "Midrash ha-Ne'elam", l'"Idra Rabba" e l'"Idra Zuta" (7)). Il carattere dottrinale della cabala riposa allora su delle opere di cui si può affermare contraddittoriamente l'eterogeneità e la continuità. In effetti il "Sefer ha- Bahir" contiene un frammento del "Sefer Yezirah" (8), il che prova la permanenza dell'insegnamento sefirotico e di quello che giustifica l'esegesi (gematria, notarico, temura), dunque la concezione di un alfabeto sacro e numerico.
Al tempo stesso l'opera compie una reinterpretazione gnostica del pleroma divino delle Sefirot, segno dell'influenza gnostica che si esercita dal secondo secolo in poi. D'altra parte lo "Zohar" è posto da Moses de Leon sotto l'autorità di Rabbi Simeon bar Yohai, che avrebbe codificato la cabala nel secondo secolo a.C. Lo "Zohar" altro non sarebbe che la rivelazione fatta da Elia a Simeon bar Yohai stesso. Ma i detrattori dell'antichità dello "Zohar" non hanno mancato di rilevare il carattere simbolico e spirituale di questa attribuzione e la modernità della scrittura (9).
Non si può dunque giudicare il carattere tradizionale della cabala in base all'anzianità dei testi. La Tradizione cabalistica, orale per definizione, lo vieta. La trascrizione letteraria della cabala deve esser considerata come il suo ingresso nella storia della cultura. Ma in quello stesso istante essa riveste un volto nuovo. Confrontata con gli apporti delle diverse lingue simboliche della cultura, con le altre religioni, con l'"Ars Magna", più tardi con la scienza, la cabala prova la sua attualità consentendo la decifrazione di tali documenti.
Senza negare il carattere mistico e teosofico della "Merkabah" e degli "Heikhalot" (palazzi celesti, grandi e piccoli "Heikhalot") dal secondo al quinto secolo, la cabala ha conosciuto un'evoluzione dottrinale indubitabile, segno del suo crescente coinvolgimento nel mondo culturale, più che dello snaturamento della rivelazione mosaica.
Dal dodicesimo secolo al 1492 circa, la recrudescenza esoterica dovuta all'opera di Abraham bar Hiya ("Sefer ha-Bahir"), alla corrente chassidica tedesca (Samuele, Judah Hasid, Eleazar di Worms), alla cabala della Spagna, ai cenacoli della Provenza, di Gerona, al circolo di Yyun, fa della cabala un commentario di libri sacri, in particolare del "Pentateuco", una dottrina perpetuamente approfondita. La dottrina cosmologica del movimento hasidico si fonda sull'insegnamento degli "Heik-halot" e sui testi del "Ma'aseh Bereshit" del periodo precedente, pur mettendo l'accento sull'ideale unificatore dell'uomo pio, sulle tecniche meditative ed esegetiche.
Il rinnovamento dottrinale apportato dai cabalisti della provenza, Abraham ben David e suo figlio Isaac 'il cieco', ha contribuito a chiarire il concetto di mondo sefirotico, del rapporto tra Dio manifestato e Dio non manifestato. A Gerona le esposizioni di Judah ben Yakar, di Ezra ben Solomon, di Moses Azriel, di Jacob ben Sheshet, di Moses ben Nahman, poi dei fratelli Isaac, di Jacob ha-Kohen fissano la natura dell'intermondo, delle creature demoniache o mitiche i cui nomi erano stati tenuti segreti dalla "Baraita de Ma'aseh Bereshit". Abraham di Colonia e Abraham Abulafia associano alla dottrina sefirotica una tecnica di esperienza spirituale, l'evocazione dei nomi mistici all'illuminazione. E la corrente della cabala profetica (10).
Dal sedicesimo secolo ai moderni, dopo l'espulsione dalla Spagna, la cabala assume un tono messianico. I temi dell'emanazione del mondo per ritrazione di Dio, della progressiva risalita dell'uomo malgrado il suo esilio, della frattura dei vasi (le sei gerarchie sefirotiche che vengono dopo il triangolo dell'emanazione) da cui il male proviene, definiscono i grandi assi della cabala pratica.
La realtà storica della cabala ne fa quindi un tipo di pensiero percorso al suo interno da correnti molto diverse. Ma se un'unità di tono sussiste, non è nel gioco complesso e incerto delle influenze che la si troverà. G. Scholem dichiara: "Una certa unità dinamica si rivela talora, più per le domande fatte che per le risposte date" (11). L'unità degli interrogativi proposti viene dall'interpellazione dello stesso mondo cabalistico. P. Secret dice: "Accettata o rifiutata, la cabala è una scoperta altrettanto importante quanto quella del nuovo mondo" (12).
La cabala realizza in se stessa, e da sempre, la "coincidentia oppositorum" dei due mondi, quello della rivelazione e quello della profezia. E per questo che essa ha potuto al tempo stesso confortare gli ambienti cabalistici conservatori o tradizionalisti, e confermare la concezione cristiana dell'alleanza tra Antico e Nuovo Testamento, offrendo agli esoteristi cristiani la chiave per decifrarla.
La cabala non cessa di attirare le ricerche del mondo occidentale, come testimonia l'interesse che le hanno manifestato P. Ricci (sedicesimo secolo), Giovanni Pico della Mirandola (1463-1494), G. da Viterbo (1465-1532), Johannes Reuchlin (1455-1522) discepolo di Pico, Galatinus (sedicesimo secolo), F. Giorgi (sedicesimo secolo), G. Postel (1510-1581), i fratelli Guy (1541-1598), Teofrasto Bombasto von Hohenim detto Paracelso (1493-1541), Nicolas (1550-1613), Voysin (1654-1717), Robert Fludd (1574-1637), H. Kunrath (inizio diciassettesimo secolo), Jacob Boehme (1575-1624), Pistorius, Knorr di Rosenroth, autore della "Kabbala denudata" (diciassettesimo secolo) e Kircher (1601-1680).
L'incontro tra temi cabalistici ed ermetismo orienta spesso la cabala verso una pratica, quella dell'"Ars Magna" operativa, in un senso che non esclude affatto una spiritualità a cui il diciannovesimo secolo (non dispiaccia a R. Guénon) ridarà tutto il suo splendore e una nuova portata messianica, con Martines de Pasqually, L. Claude de Saint Martin, Franois d'Olivet, Saint Yves l'Alveydre, Eliphas Levi. Non è stato forse usato lo "Schem Ham m'Phorasch", il nome ineffabile svelato, per indicare un grado scozzese?
Ormai però la cabala non mira più esclusivamente all'interpretazione delle Sacre Scritture. La teofania, la sua antropologia e la sua cosmologia, fanno da supporto teorico all'insieme delle scienze occulte, rivelando in tal modo tutta la sua portata pratica. Lungi dal ridursi a un'esegesi del Libro, è del libro della natura vivente che la cabala da oggi le chiavi. Attraverso l'universalizzazione del campo d'indagine, è stata confermata la sua vocazione primaria di ermeneutica delle manifestazioni simboliche del Sacro. La sua prossima forma potrebbe allora coincidere con la dimostrazione del suo potere nella vita.

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