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SCHEDA ARTICOLO N. «00170»

CLASSIFICAZIONE: 4
TIPOLOGIA: CONGENERE
AUTORE: GUIDO DA TODI
TITOLO: SENZA DI TE, L'UOMO CHE ESISTE A FARE?
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TESTO ARTICOLO

Senza di te, Dio che esiste a fare?...

(di Guido)

Ogni scuola psicologica moderna indica alcuni parametri che le appartengono,
per definire il simbolo .

Qual'è, dunque, l'esatto equilibrio di valori che deve seguire un individuo
della società moderna, per realizzare in sè la dignità dell'azione perfetta?

Forse, la risposta è nel brano del magnifico testo di Antonino Pusateri (La
Superba Avventura -Edizioni Ananke), quando egli parla della Transpersonale, e dice:

".Questa espansione della coscienza si ottiene se si vive con un io libero
da conflitti:" O voi che avete l'intelletti sani.", per cui la Psicologia
Transpersonale non rinnega l'utilità della psicologia classica, non si
rivolge soltanto "all'uomo in crisi", ma anche all'uomo che sta bene e sente
che la realtà circostante "gli va stretta"...

Problema estremamente complesso, tuttavia.

Come ci comportiamo, quando la vita , e sappiamo bene di
essere delle persone dall'equilibrio stabile, dal maturo senso esistenziale,
e dalla mente aperta alle intuizioni dell'orizzonte sublime, che sentiamo
esistere nella natura universale?

La moderna psicoterapia, in genere, non offre soluzioni al .
Essa si limita solamente a creare un processo di analisi del subconscio
profondo, sino a rintracciare e ad isolare ogni nodo emotivo, ancora
stagnante nella soggettività individuale, e, successivamente, dare l'aiuto
per .

È da questi complessi interiori che si sgrana ogni nostra matrice
comportamentale errata, sia mentale, che emozionale.

Il desiderio e la paura sono alla loro base.

Dall'aver voluto realizzare - sin da bambini - degli obiettivi (giusti,
oppure errati) che non abbiamo raggiunto, nasce la somma delle frustrazioni
che, agglomerandosi nel subconscio, acquistano una loro potente forza
impalpabile, che si annida, poi, alla base delle nostre psicosi.

E - con una semplicistica affermazione - si può dire che ogni frustrazione
sia responsabile, a sua volta, delle nostre paure, delle timidezze, e dei
freni inibitori successivi.

Ma, l'uomo si trova a vivere - allegoricamente - nei piani inferiori di una
serie di gallerie sovrapposte, e la cui uscita principale è ubicata nel
girone superiore a tutte. Per uscire alla piena luce del sole gli è
giocoforza interrompere i suoi giri viziosi all'interno delle fondamenta, e
studiare le vie in salita, che portano alla libertà del cielo scoperto.

Egli è un essere integrale, che possiede varie funzioni. Non solo quelle
fisiche, e dei sentimenti, e del pensiero.

Se tralascia di considerare la dimensione sovrastante a queste ultime -
ossia, la spirituale - continuerà a vorticare in tondo, immerso nei suoi
complessi, nei suoi subconsci: in poche parole, nel dolore.

È fondamentale che noi si arrivi a scoprire questa chiave di ricerca; e, non
solo, ma che si apprenda ad usarla, esattamente come abbiamo fatto, per
millenni, con le usurate altre, che ben conosciamo.

Uno dei che l'uomo trascina, con fatica, lungo la salita che lo
porta nella dimensione spirituale - come una specie di tatuaggio, ben duro a
scomparire dal suo organismo archetipico - riguarda il senso dei valori
relativi, da lui considerati fondamentali ad ogni ulteriore sopravvivenza ed
espressione dell'io.

L'idea che egli si è fatto del mondo circoscritto, compiuto e definito, in
cui viveva e si muoveva, gli ha scolpito nella consapevolezza formale
quotidiana il fatto che esiste un qualche tipo di parametro - non meglio
identificato - a cui si debba adeguare ogni ritmo universale della vita, per
identificare i propri valori e la validità ultima del suo essere.

Questo parametro varia, con il mutare della scala evolutiva.

Alle origini, è rappresentato dalle proprietà fisiche: denaro, case, auto,
monili, accessori superflui, e così via.

In seguito, esso si identifica con emozioni di ogni tipo: passione sfrenata
per la vita sessuale; per un individuo (uomo o donna) - verso cui si orienta
il proprio senso del possesso; per degli ideali politici, o religiosi - che
si tende a rendere prioritari su ogni altro, diverso dal proprio.

Ma, lentamente, l'anima inizia a divenire matura. Un richiamo indicibile
(che tutti voi ben conoscete) prende a risuonare, in fondo al proprio io.

Lo spirito inizia ad emettere la sua nota, finalmente!

L'anima, a questo punto, si trova lacerata, e con le mani doloranti e
sanguinanti. Troppe volte - ed è ovvio - le possessioni materiali si erano
sgretolate, tra di esse, in passato; troppe volte l'istinto alla propria
preservazione aveva spinto altri ego a fuggire lontano da quella stretta
egoistica.

Eppure, tracce di personalità ancora la vita spirituale
neonata.

Parliamo di alcune di queste tracce.

Nella nuova dimensione in cui siamo penetrati, il senso dei limiti si
rarefà, scompare; e, con esso, quello dell'usuale metrica della misura.

Quando il concetto di inizia ad albeggiare nel proprio spirito,
quello dei valori finiti tende a scomparire.

E, si stabilizza, allora, di conseguenza, un ritmo dolce, tenero e fluente
da una dimensione tutta nuova, per cui la nostra essenza (assieme ad ogni
altra) viene, gradatamente, riconosciuta come indicibile e per sempre
indecifrabile.

L'universale Tutto, si congiunge e si manifesta - contemporaneamente alla
propria natura inafferrabile - attraverso il Logos.

Si comincia a vivere il . Da una parte, il Tutto;
percepibile, ma non definibile. Dall'altra, il suo aspetto manifesto: il
Logos, Dio.

E la danza tra le due estremità del cosmico sgretola, lentamente, ogni
legame e ogni nodo dell'anima, fino a stabilizzarla nella pura verità una.

Molti sfolgoranti esempi di nuove espressioni evolutive appaiono, allora,
allo sguardo incantato del nuovo Ulisse, nella terra cosmica: sono i Santi,
i Guru, le Incarnazioni divine.

Che il nuovo iniziato alle rivelazioni celesti, oltre i tre piani, insista,
adesso, nei suoi infantili errori di valutazione, e nel famoso parametro di
misura di cui abbiamo detto, è ancora innegabile.

È pur vero che egli vivrà delle incantevoli realizzazioni di amore e di
rovente spiritualità, mentre si immerge nella contemplazione della vita di
questi Guru e di questi Santi; ma, nello stesso tempo, un ulteriore nodo
soggettivo continuerà - tenace - a frenarne il balzo evolutivo: ossia, il
suo costante .

Il discepolo proverà, più che sovente, un ulteriore senso di frustrazione,
di incapacità personale, di bassa valutazione delle sue potenzialità nel
paragonarsi a tali Giganti dello Spirito, e nell'approfondire le eroiche
virtù mistiche delle loro biografie.

Allora, è cosa buona suggerirgli che non è in tal modo che si avanza lungo
il Sentiero di ritorno al Logos.

Forse che una madre, o un padre ama - o considera superiore - tra i suoi
figli, colui che ha frequentato l'università, in rapporto ad un altro,
minore, che si trova ancora alle elementari?

Dite che è così?

Io penso proprio di no.

Rammentate che ogni Spirito Superiore, ogni Avatar ha di fronte a sè - come
tutti noi - un infinito (infinito!) itinerario, che rappresenta una delle
caratteristiche della vita universale. E, come voi tenete sul ciglio
dell'orizzonte
soggettivo la sua Vita - quale esempio fulgido della manifestazione
archetipica - così Lui fissa delle mete che - per quanto lo riguardano -
rappresentano degli inesprimibili, Suoi personali punti di arrivo evolutivo.

L'ellisse non cesserà mai di svolgersi, nella sua divina avventura.

Allora, si comprende che solo l'amore è il
che collega ogni frammento del Tutto Uno, a se stesso.

Se San Francesco, ad esempio, ha stupito il mondo con la sua costante e
incredibile visione di Dio, e con la donazione - senza riserve - del suo io
al creato, di una sola realtà era ricco, tuttavia, e padrone assoluto: del
principio unico, che palpita in ogni cosa.

Questo principio è totalmente e pienamente posseduto da ognuno di noi. È,
nella stessa misura -né di più, nè di meno - contenuto in ogni particella
dell'essere.

Lasciate perdere, allora, ogni senso di paragone con qualunque Vita
Superiore. Smettete di annullarvi, nell'osservarne la miracolosa e fulgida
manifestazione d'amore.

Quel che è importante e fondamentale non è come si manifesta Dio, nell'uomo;
ma, il fatto che Egli sia presente - nella stessa, identica misura - in
ognuno di noi.

E Dio sta in noi, proprio come risiede nel Cristo stesso.

Rammentiamocelo!

Una delle affermazioni dell'antico esoterismo dice:

" Il Principio datore di vita è in noi e fuori di noi. È eternamente
benefico. E può venire percepito da chi ne desidera la percezione."

Quando sarete inebriati dall'Onda sacra, non avrete più il tempo, nè la
voglia di paragonarvi ad altro che non sia lo stesso mare che scoprirete,
immenso e reale, nell'animo di ogni uomo e di ogni donna.

E sarete finalmente felici!

Che Dio vi benedica tutti, per il solo fatto di esistere!

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