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SCHEDA ARTICOLO N. «00202»

CLASSIFICAZIONE: 3
TIPOLOGIA: YOGA
AUTORE: SRI AURIBINDO E MÈRE
TITOLO: CHE COS'È LO YOGA
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TESTO ARTICOLO

Tratto da:

Sri Auribindo e Mère

CHE COS'E' LO YOGA

Parole dagli Scritti

Pubblicato da
Trimestale in lingua di yoga filosofia e cultura

Titolo originale:"What is Yoga"
Compilazione originale di Vijay
Revisione e Traduzione di Adriano Baldo e Lucio Bergamaschi

Sri Aurobindo Ashram Trust, Pondicherry

La Madre
Sri Aurobindo

- Che Cos'è lo Yoga -

Se si osserva attentamente la vita da una parte e lo yoga dall'altra, ci si
accorge che tutta
la vita è, in modo cosciente o subcosciente, yoga. Con questo termine,
infatti, intendiamo uno
sforzo metodico di perfezione di sè, attraverso il manifestarsi di
potenzialità latenti
nell'essere e la ricongiunzione dell'individuo umano con l'Esistenza
universale e trascendente,
che vediamo parzialmente espressa nell'uomo e nel Cosmo. Se spingiamo lo
sguardo oltre le
apparenze, la vita intera è un immenso yoga della Natura; è la Natura che
cerca di realizzare
la sua perfezione, lasciando emergere sempre di più le proprie potenzialità
segrete per fondersi
nella stessa reatà divina. Con l'uomo, che ne è la manifestazione pensante,
essa ha per la
prima volta ottenuto su questa Terra strumenti coscienti e attivi, atti a
realizzare più
rapidamente e più potentemente questo alto destino. Lo yoga, come ha detto
lo Swami
Vivekananda, può considerarsi come il mezzo per realizzare tale evoluzione
in una sola
vita o in qualche anno, se non in qualche mese di una sola vita.

I diversi sistemi di yoga non hanno quindi altro compito che di selezionare,
o accellerare ciò che la grande Madre già compie nel suo immenso
sforzo ascensionale su larga scala, ma senza ordine, e una profusione di
materiali e di
energie, attraverso un'infinita varietà di combinazioni. Solamente questo
modo d'intendere lo
yoga può fornirci la base d'una sintesi razionale e sana dei metodi dello
yoga. Solo così
infatti esso cessa di apparirci come una cosa mistica e anormale senza
nessun rapporto con i
processi ordinari dell'Energia Cosmica e gli scopi che quest'Energia si
propone di raggiungere
col suo duplice movimento grandioso soggettivo ed oggettivo, rivelandosi
invece come una
valorizzazione intensa ed eccezionale dei poteri che l'Energia cosmica ha
già manifestato o che
sta progressivamente organizzando nelle sue operazioni meno raffinate,di
carattere più
generale.

Fra metodi dello yoga e le funzioni psicologiche abituali dell'uomo, il
rapporto è all'incirca
il medesimo che intercorre fra la manipolazione scientifica delle forze
naturali, quali
l'elettricità o il vapore, ed il loro funzionamento. I metodi si fondano su
una conoscenza,
verificata e confermata da esatte esperienze, da analisi pratiche e da
risultati ripetuti
(...),

Tuttavia, l'utilità vera dello yoga e il suo ultimo fine non possono essere
raggiunti che quando
lo yoga, cosciente nell'uomo, incosciente nella Natura, coincide con la vita
stessa, così che
si possa ancora dire, in un senso perfetto e luminoso, guardando insieme il
cammino e
l'adempimento: " Tutta la vita è lo yoga."

Ogni yoga è, per la sua natura, una nuova nascita; è una nascita fuori della
vita ordinaria,
della vita materiale mentalizzata, in una superiore coscienza spirituale,
una più grande e più
divina esistenza. Nessun metodo yoga può iniziarsi e seguirsi con successo
senza un possente
risveglio alla necessità di un'esistenza più ampiamente spirituale. L'anima
che senta l'appello
verso questa grande e profonda palingenesi può giungere per varie vie al
punto di partenza. Può
avvenire che si arrivi, seguendo lo sviluppo naturale che la porta
incosciamente verso il
risveglio; può pervenirvi attraverso una religione o una filosofia; può
avvicinarvisi
attraverso una graduale illuminazione, o giungervi di slancio per un
contatto o un'inattesa
emozione; può essere indotta dalla pressione degli avvenimenti esterni, o da
una necessità
interiore, da una sola parola che rompa i suggelli della mente, da lunghe
riflessioni,
dall'esempio lontano di qualcuno che ha già percorso il medesimo cammino o
da un'influenza e
contatto quotidiani. Per ognuno si modella secondo la natura e le
circostanze una sua
particolare chiamata.

Ma, in qualunque modo avvenga, l'evento deve essere seguito da una decisione
della mente e della
volontà e, conseguentemente, da una consacrazione vera e integrale di se
stessi. L'accettazione
di una nuova idea-forza spirituale, di un orientamento dell'essere verso
l'alto, d'una
illuminazione,d'un cambiamento di rotta a cui aspirino intensamente il cuore
e la volontà, è
l'atto decisivo che contiene in germe tutti risultati che lo yoga finirà in
seguito per
produrre. La semplice idea, o la pura ricerca intellettuale del fine
superiore, per quanto
intenso possa essere l'interesse che suscita nella mente, rimane inefficace
se non viene
assunta dal cuore divenendone l'unico desiderio, e dalla volontà quale unico
vero fine. La
verità dello Spirito non deve solamente essere pensata, ma vissuta; e per
viverla, è
indispensabile un orientamento totale dell'essere. Ina palingenesi come
quella dello yoga non
può essere realizzata con una volontà divisa, con una scarsa energia o con
un pensiero
vacillante. Colui che cerca il Divino deve consacrarsi interamente e
unicamente a Dio...

Ma se vogliamo trarre il massimo vantaggio dall'occasione che questa vita ci
offre, se vogliamo
rispondere adeguatamente all'appello ricevuto, non solamente avanzando di
qualche passo, ma
raggiungendo la mèta intravista, è essenziale il dono integrale di se
stessi. Il segreto del
successo nello yoga risiede nel considerarlo non come uno degli scopi da
perseguire nella vita,
ma come la vita stessa.

--

I Sistemi dello Yoga
-

L'essenza dello yoga è il contatto della coscienza umana individuale con la
coscienza divina.
Lo yoga è l'unione tra ciò che nel giuoco dell'universo è stato separato dal
suo vero Sè, e
dalla sua stessa origine ed universalità. Il contatto può aver luogo in
qualsiasi punto di
questa coscienza varia e complessa che chiamiamo la nostra personalità. Può
effettuarsi nel
fisico, per mezzo del corpo; nel vitale, attraverso il gioco delle funzioni
che determinano lo
stato e le esperienze del nostro essere nervoso; nella mente, sia attraverso
le emozioni del
cuore; o la volontà attiva, sia attraverso le emozioni del cuore o la
volontà attiva e
l'intendimento; sia, in modo più ampio, con la conversione della coscienza
mentale in tutte le
sue attività. Può anche compiersi attraverso un risveglio diretto alla
Verità e alla
Beatitudine universali o trascendenti quando nella mente l'ego centrale si
converte. Il punto
di contatto che scegliamo determina il tipo di yoga che praticheremo.

In effetti, se lasciamo da un lato la complessità dei procedimenti
particolari per fissare il
nostro sguardo sul principio centrale delle principali scuole di yoga ancora
diffuse in India,
vediamo che queste si presentano secondo un ordine ascendente che parte dal
gradino più basso
della scala - il corpo - ed arriva in alto fino al contatto diretto
dell'anima individuale con
il Sè trascendente e universale. Lo Hatha yoga sceglie il corpo e le
funzioni vitali come
strumenti di perfezione e di realizzazione; la sua attenzione è rivolta al
"corpo grossolano".

La triplice via delle Opere, dell'Amore e della Conoscenza prende come punto
di partenza una
parte qualsiasi dell'essere mentale - la volontà, il cuore o l'intelletto -
e cerca con la loro
conversione di raggiungere la Verità liberatrice, la Beatitudine e
l'Infinità che sono la
natura stessa della vita spirituale. Il metodo consiste nello stabilire una
relazione diretta
fra il Purusha (Il Signore - l'anima cosciente - testimone distaccato del
gioco di
Prakriti, la Natura attiva) umano nel corpo individuale e il Purusha divino
che dimora in ogni
corpo, ma che trascende tutte le forme e tutti i nomi.

Il principio che sta alla base di ogni yoga è quello di utilizzare uno o
tutti i poteri a
disposizione della nostra esistenza umana e di farne un mezzo per
raggiungere l'Essere divino.

Nello yoga ordinario si utilizza uno solo di questi poteri o un gruppo di
essi; nello yoga
sintetico invece tutti entrano in giuoco, vengono combinati e inclusi nella
trasmutante
strumentazione.

Nello Hatha Yoga, lo strumento è il corpo e la vita. Tutti i poteri del
corpo vengono calmati,
fusi, purificati, sollevati e concentrati sino a raggiungere i più estremi
limiti ed oltre,
mediante le asana ( Posture del corpo nell'Hatha yoga ) e altri processi
fisici; il potere
vitale viene esso pure purificato, accresciuto, concentrato dalle asana e
dal pranayama.
(Esercizi di respirazione. Da " Prana", energia di vita che pervade
l'universo). Con il Pranayama
si porta la forza universale ad agire nel fisico). Infine questa
concentrazione di poteri viene
proiettata su quel fisico del corpo umano in cui la coscienza divina si
trova nascosta. (Il
"muladhara", situato alla base della colonna vertebrale). Il potere di Vita,
il potere della
Natura, arrotolato su se stesso nel più basso dei plessi nervosi dell'essere
terrestre, con
tutte le forze segrete assopite - solo una minima parte viene utilizzata
nella nostra attività
di veglia, per quel poco di cui abbisognano le limitate attività della vita
umana - si
risveglia e salendo di centro in centro (Nell'ordine ascendente: muladhara,
svadhishtana,
manipura, anahata, vishuddha, ajnachakra e sahasradala) risveglia al suo
passaggio le forze
contenute in ogni centro successivo - la vita nervosa, il centro emotivo, la
mente ordinaria,
la parola, la visione, la volontà, la conoscenza divina in cui si fonde.

Nel Raja Yoga, lo strumento scelto è la mente. Dapprima la mente viene
disciplinata, purificata
e diretta verso l'Essere divino; poi, mediante un sommario procedimento di
asana e pranayama,
la forza fisica del nostro essere viene calmata e concentrata, mentre la
forza vitale liberata
assume un movimento ritmico ascendente, che può essere arrestato e
concentrato in un potere di
azione superiore finchè la mente, sostenuta e integrata da tale
intensificata azione e
concentrazione del corpo e della vita su cui riposa, si depura delle sue
agitazioni, emozioni e
abitudini di pensiero, liberandosi dalle distrazioni e disperzioni, e in
virtù di tale
superiore forza di concentrazione sfocia in una trance di completo
assorbimento. Con questa
disciplina si ottengono due risultati: uno temporale e uno esterno. In virtù
della
concentrazione il potere mentale acquisisce capacità supernormali di
conoscenza ed efficace
volontà, una profonda e luminosa virtù ricettiva e una potente luce
irradiante tutto il
pensiero, che superano di gran lunga le facoltà concesse alla mente normale;
ottiene infine
poteri yoghici e occulti, intorno ai quali si è avvolto tanto gratuito e
tuttavia forse
salutare mistero.

Però, lo scopo finale, la conquista veramente importante, è rappresentarlo
dal fatto che la mente, calmata e immersa in un assorta trance, può perdersi
nella coscienza
suprema, e l'anima liberata può unirsi al Divino.

La triplice Via sceglie come strumento nell'essere umano i tre poteri
principali della vita
mentale dell'anima. La via della Conoscenza sceglie la ragione e la visione
mentale e mediante
la purificazione, la concentrazione ed una certa disciplina nella ricerca di
Dio, trova il
mezzo per raggiungere la conoscenza e la visione supreme: conoscenza di Dio
e visione di Dio.

Il suo scopo è di vedere, conoscere ed essere il Divino stesso. La vita
delle Opere sceglie per
suo strumento la volontà dell'artefice delle opere, fa della vita un'offerta
sacrificale alla
Divinità, e mediante la purificazione, la concentrazione ed una certa
disciplina di sommissione
alla Volontà la rende un mezzo di contatto e di crescente unità dell'anima
dell'uomo col divino
Maestro dell'universo. La via della Devozione predilige i poteri emotivi ed
estetici dell'anima
e volgendoli verso il Divino con perfetta purità e intensità e con infinita
passione di
ricerca, ne fa il mezzo per possedere Dio in uno o più rapporti di unità con
l'Essere
divino. Tutte queste vie tendono, ciascuna a suo modo, all'unione o
all'unità dell'anima umana
con lo Spirito supremo.

Ogni yoga, nel suo processo, assume i caratteri dello strumento che usa:
così il procedimento
dello Hatha yoga è quello psico - fisico; il procedimento del Raja yoga
quello mentale e
psichico; la via della Conoscenza è spirituale e conoscitiva; la via della
devozione è
spirituale, emotiva ed estetica; e quella delle Opere è spirituale e
dinamica nella sua azione.
Ogni yoga si conforma a modo proprio al suo potere caratteristico. Ma in
realtà tutti i poteri
si fondono in uno solo,ed ogni potere è in fondo un potere dell'anima.

La debolezza dello Hatha yoga deriva dal fatto che questi laboriosi e
difficili procedimenti
esigono una quantità così grande di tempo e di energia, e obligano a
separarsi così
completamente dalla vita umana, che l'impiego dei suoi risultati nella vita
ordinaria si
dimostra impossibile e straordinariamente limitato. Se, in compenso di
questa perdita,
guadagnamo un'altra vita in un altro mondo interiore ( il mondo mentale, il
mondo dinamico ), i
medesimi risultati si sarebbero potuti ottenere con altri sistemi - il Raja
yoga, i Tantra -
molto meno laboriosi e oppressivi. D'altra parte i risultati fisici, la
vitalità accresciuta,
la gioventù prolungata, la salute, servono a poco se devono essere posseduti
per immiserirci,
separati dalla vita comune e fini a se stessi, senza utilizzarli, e donarli
al gioco comune
delle attività del mondo. Lo Hatha yoga raggiunge risultati considerevoli,
ma di non grande
utilità e a prezzo esorbitante. (...)

Come quindi lo Hatha yoga, con le sue manipolazioni della vita e del corpo,
tende ad una
perfezione sopranormale della vita fisica e delle sue capacità, per tendere
al perfezionamento
altresì della vita mentale, il Raja yoga mira ad una perfezione sopranormale
ed un ampliamento
delle capacità della vita mentale, per salire poi ai regni dell'esistenza
spirituale. Senonchè,
la debolezza di questo sistema proviene dal fatto che dipende in troppo
larga misura dagli
stati anormali delle trance. Questa limitazione conduce ad un certo
allontanamento dalla vita
fisica, che è la nostra base e la nostra sfera e in cui occorre far
penetrare le nostre
conquiste mentali e spirituali. La vita spirituale in questo sistema è
troppo strettamente
legata allo stato di samadhi (Trance yoghica). Il nostro obiettivo è,
invece, quello di rendere
la vita spirituale e le sue esperienze totalmente attiva e utilizzabile allo
stato di veglia, e
perfino nell'uso normale delle nostre facoltà. Col Rajayoga, la vita
spirituale tende a
ritirarsi in un secondo piano arretrato rispetto alle nostre esperienze
normali, invece di
permeare tutta la nostra esistenza.

La triplice via della Devozione, della Conoscenza e delle Opere tenta di
sviluppare il settore
lasciato inesplorato dal Rajayoga. Essa differisce dal Rajayoga in quanto
non si affida ad una
disciplina minuziosa dell'intero sistema mentale come condizione di
perfezione, ma si attiene
ai principi centrali - l'intelletto, il sentimento, la volontà - e cerca di
convertire le loro
normali operazioni, sottraendole alle preoccupazioni, alle attività abituali
ed esteriori per
concentrarle sul Divino. In un altro punto essa ne differisce ( dal punto di
vista dello yoga
integrale sembra che ciò costituisca un difetto ): la triplice via rimane
indifferente davanti
alla perfezione mentale e corporea, puntando unicamente sulla purezza di cui
fa la condizione
della divina realizzazione. Inoltre, come viene effettivamente praticata,
presenta un altro
difetto; sceglie ogni volta una delle tre vie parallele escludendo le altre
due, e quasi
opponendole,invece di armonizzarle integralmente in una sintesi
dell'intelletto
del sentimento e della volontà.

Se, tuttavia, anche in questo caso, lasciamo da parte i metodi così come
vengono praticati, per
ricercarne il principio centrale, si vede subito che il Tantra si
differenzia in modo deciso
dai metodi vedici dello yoga. In un certo senso, tutte le scuole di cui
abbiamo parlato sono
vedantiche nei loro princìpi - la loro forza risiede nella conoscenza, il
loro metodo è la
conoscenza, anche se non sempre di ciò si avvede l'intelletto, ma piuttosto
la conoscenza del
cuore esprimentesi attraverso l'amore e la fede, o la volontà che si
manifesta con l'azione.
Per tutte queste scuole il signore dello yoga è il Purusha, l'anima
Cosciente che sa,osserva,
ama, governa; nel Tantra è invece Prakriti, l'anima della Natura, l'Energia,
la Volontà - che -
ha - potere, la realizzatrice nell'universo. Imparando ed applicando i
segreti intimi di questa
Volontà - che - ha - Potere e i suoi metodi, il suo "Tantra", lo yoghi
tantrico realizza a
scopi della sua disciplina: dominio di sè, perfezione, liberazione,
beatitudine. Anzichè
ritrarsi dalla Natura manifestata e dalle sue difficoltà, l'affronta,
l'afferra e le conquista.
Senonchè, per la tendenza generale di Prakriti, molti princìpi dello yoga
tantrico si sono col
tempo perduti nel meccanismo, divenendo una raccolta di formule e tecniche
occulte, ancora
potenti secorrettamente usate, ma scadute dalla loro chiarezza e dalle loro
intenzioni
originali. (...)

Se poi il nostro solo scopo fosse quello di sfuggire al mondo per andare
verso Dio, una sintesi
non sarebbe necessaria e sarebbe una perdita di tempo; in tal caso
basterebbe scoprire una
strada, una sola fra le migliaia che esistono per condurre fino a Dio, e
scegliere la più corta
fra tutte le scorciatoie possibili, senza indugiare ad esplorare le diverse
vie che portano
alla medesima meta. Ma se il nostro fine è quello di trasformare
integralmente il nostro essere
secondo un'esistenza divina, allora una sintesi diviene necessaria.


Lo Yoga Integrale


Lo scopo dello yoga è di entrare nella Presenza e nella Conoscienza divine
ed esserne
posseduti, amare il Divino solamente per il Divino, essere in accordo nella
nostra natura con
la natura del Divino e, nella nostra volontà, nelle nostre attività e nella
nostra vita, essere
gli strumenti del Divino. Lo scopo non è diventare un grande yoghi o un
superuomo (benchè ciò
possa accadere ), o di possedere il Divino per alimentare il potere,
l'orgoglio o il piacere
dell'ego. Non è per moksha (Liberazione spirituale. E' lo scopo della
maggior parte degli yoga
); anche se lo yoga si ottiene la liberazione e anche tutto il resto, non
devono essere questi
i nostri scopi. Il Divino soltanto è il nostro scopo.

Non ho mai detto che il mio yoga fosse qualcosa di assolutamente nuovo in
tutti suoi elementi.
L'ho chiamato Yoga Integrale e ciò significa che riprende l'essenza e molti
procedimenti dei
vecchi yoga; la sua novità sta nel suo scopo, nel suo punto di vista e nella
globalità del suo
metodo. Nei primi stadi, che sono quelli che o trattato in libri come
l'Enigma o le Luci o nel
nuovo libro che deve essere pubblicato ( Le Basi dello Yoga ), non c'è
niente che lo distingua
dai vecchi yoga se non lo scopo che ne sottolinea il carattere globale, lo
spirito dei suoi
movimenti, il significato finale sempre presente e anche lo schema della
psicologia e dei suoi
metodi; ma siccome ciò non era nè poteva essere sviluppato sistematicamente
o schematicamente
in queste lettere, non è stato compreso da quelli che ancora non si sono
familiarizzati con
esso mentalmente o attraverso una certa pratica. I particolari o il metodo
degli stadi
ulteriori dello yoga che entrano in regioni poco conosciute o inesplorate
non li ho
resi pubblici, nè per ora intendo renderli tali.
So anche benissimo che ci sono stati ideali e anticipazioni apparentemente
similari: la
perfettibilità della razza, certe sadhana ( Pratiche di yoga, per ottenere
la "siddhi")
tantriche, lo sforzo verso una siddhi (Realizzazione spirituale. Vi sono
diverse "siddhi" sul
sentiero dello yoga. "Moksha", liberazione, è sovente considerato l'ultimo
stadio ) fisica
completa da parte di certe scuole di yoga, ecc., Io stesso ho alluso a
queste cose e ho
espresso il concetto che il passato spirituale della razza è stato una
preparazione della
Natura non semplicemente per raggiungere il Divino al di là del mondo ma
anche per questo vero
e proprio passo in avanti che l'evoluzione della coscienza terrestre deve
ancora fare. Non mi
preoccupo affatto quindi ( anche se questi ideali erano fino a un certo
punto paralleli,
tuttavia non identici ai miei ) se questo yoga, il suo scopo e il suo metodo
siano accettati o
no come nuovi; questo, in sè, è un problema marginale. L'unica cosa
importante è che sia
riconosciuto vero in sè da quelli che possono accettarlo o praticarlo e la
sua verità
dimostrata dai risultati; non ha importanza se viene detto nuovo o una
ripetizione o un
rinnovamento di un vecchio yoga dimenticato. Ho insistito sulla sua novità
nelle mie lettere a
certi sadhaka ( chi pratica lo yoga ) per spiegar loro che una ripetizione
dello scopo e
dell'idea dei vecchi yoga non è secondo me abbastanza, e che non stato
ancora realizzato, non
ancora chiaramente visualizzato, anche se è il risultato naturale,
ma ancora segreto, di uno sforzo spirituale del passato.
E' nuovo raffrontato ai vecchi yoga:
1. Perchè mira non a un abbandono del mondo e della vita per entrare in
Paradiso o Nirvana, ma
un cambiamento della vita e dell'esistenza che non sia qualcosa di
subordinato o incidentale,
ma uno scopo distinto e centrale. Se anche in altri yoga è contemplata una
discesa, non è
tuttavia che un avvenimento causale lungo il cammino, una conseguenza
dell'ascesa; l'ascesa è
la cosa reale. Qui l'ascesa è il primo passo, ma un mezzo per ottenere la
discesa. L'impronta
caratteristica, il segno della sadhana è la discesa della nuova coscienza
raggiunta
dall'ascesa. Anche il Tantra e il Vishnuismo finiscono in una liberazione
dalla vita; qui lo
scopo è la realizzazione divina della vita.
2. Perchè lo scopo ricercato non è il raggiungimento individuale della
realizzazione divina per
l'individuo in sè, ma qualcosa da ottenere per la coscienza terrestre, qui,
cioè un compimento
cosmico, non esclusivamente al di là del cosmo. La cosa da ottenere è anche
la discesa di un
Potere di Coscienza ( la Supermente ) che non è ancora organizzato o attivo
nella natura
terrestre, e neanche nella vita spirituale, ma che dev'essere organizzato e
reso direttamente
attivo.
3. Perchè è stato raccomandato un metodo, per raggiungere questo scopo, che
è totale e
integrale quando il fine che serve, ossia la trasformazione totale e
integrale della coscienza
e della natura; utilizzando sì i vecchi metodi, ma solo parzialmente e come
aiuto immediato.
Non ho trovato questo metodo ( nel suo insieme ), o niente di simile,
professato o realizzato
nei vecchi yoga. Se l'avessi trovato, non avrei sprecato il mio tempo ad
aprire faticosamente
una strada e fatto trent'anni di ricerca e di creazione interiori quando
avrai potuto procedere
in fretta e senza rischi verso la meta su sentieri già tracciati, segnati,
perfettamente
rilevati, lastricati, resi sicuri e pubblici. Il nostro yoga non è un
ripercorrere vecchi
cammini, ma un'avventura spirituale.

Il nostro yoga è un doppio movimento di ascesa e di discesa; ci si eleva a
livelli sempre più
alti di coscienza, ma allo stesso tempo si fa discendere il loro potere non
solo nella mente e
nella vita, ma alla fine persino nel corpo. E il più alto di questi livelli,
a cui il nostro
yoga mira, è la Supermente. Solo quando questa potrà essere fatta discendere
sarà possibile una
trasformazione divina nella coscienza terrestre.

Con lo yoga possiamo elevarci oltre la falsità verso la verità, oltre la
debolezza verso la
forza, oltre il dolore e la sofferenza verso la beatitudine, oltre la
schiavitù verso la
libertà, oltre la morte verso l'immortalità, oltre l'oscurità verso la luce,
oltre la
confusione verso la purezza, oltre l'imperfezione verso la perfezione, oltre
la divisione di sè
verso l'unità, oltre Maya ( L'illusione del mondo.) verso Dio. Ogni altro
uso dello yoga è per
vantaggi specifici e frammentari non sempre degni di essere perseguiti. Solo
ciò che ha come
scopo di possedere Dio in tutta la sua pienezza è Purna Yoga; ( Nome dato da
SRI aurobindo al
suo Yoga Integrale. Da " Purna " completo, perfetto ). il Sadhaka della
Perfezione Divina è il
Purna Yoghi.
Nostro scopo è di essere perfetti come Dio è perfetto nel Suo essere e nella
Sua beatitudine,
puri come Lui lo è, come Lui beati e, quando siamo noi stessi siddha (
Perfettamente
realizzati.) nel Puerna Yoga, portare all'umanità intera la stessa
perfezione divina. Poco
importa se per il momento siamo ancora lontani dalla meta, fintantochè ci
diamo interamente e
con tutto il cuore al tentativo e viviamo costantemente in esso e per esso
riusciamo a
progredire anche di pochi centimetri sul cammino; anche questo contribuirà a
portare l'umanità
fuori dalla lotta e dalle ombre nelle quali ora dimora, verso la gioia
luminosa che Dio vuole
per noi. Tuttavia, qualunque sia il nostro successo immediato, nostro
immutabile scopo deve
essere di perseguire l'intero viaggio e non di indugiare contenti a mezza
strada o in qualche
imperfetto luogo di riposo.
Ogni yoga ci porta completamente fuori dal mondo, è una specializzazione
elevata ma ristretta
della divina tapasya ( Forza spirituale proveniente da pratiche ascetiche.).
Dio nella sua
perfezione abbraccia ogni cosa; anche noi dobbiamo divenire capaci di tutto
abbracciare.

Lo scopo del nostro yoga è l'auto-perfezione, non la l'auto-annullamento. Ci
sono due sentieri
per il cammino di uno yoghi: il ritiro dall'universo e la perfezione
nell'universo; il primo è
il risultato dell'asceticismo, il secondo della tapasya; nel primo perdiamo
Dio nell'Esistenza,
nel secondo adempiamo l'Esistenza in Dio. Che il nostro sia il sentiero
della perfezione, non
dell'abbandono; che il nostro scopo sia la vittoria nella battaglia, non la
fuga da tutti i
conflitti.

Lo scopo e la stessa concezione di uno yoga integrale ci proibiscono di
adottare un
procedimento di così evidente semplicismo e allo stesso tempo così ardito
nel risultato che
vuole raggiungere. La speranza di una trasformazione integrale non ci
consente di prendere una
scorciatoia e di alleggerirci a buon mercato, abbandonando tutto ciò che ci
è di impedimento.
Vogliamo invece conquistare, il nome del Signore, la totalità di noi stessi
e del mondo,
donandogli il nostro divenire e il nostro essere, non offrendo semplicemente
uno spirito puro e
nudo a una attività segreta e lontana, segregata in un cielo remoto, o
annullare tutto ciò che
siamo in olocausto a un immobile assoluto. Il Divino che adoriamo non è
solamente una realtà
extra-cosmica e lontana, ma una realtà velata, e che ci è tuttavia presente
e vicina
nell'universo. La vita è il campo di una divina presenza non ancora
pienamente realizzata, e
qui, in questa vita, in questa terra, in questi nostri corpi ihaiva, come
dicono insistendo le
Upanishad occorre togliere il velo alla divinità; è qui che dobbiamo svelare
la grandezza, la
luce, e la trascendentale dolcezza; è qui che dobbiamo possederla ed
esprimerla quanto più
possibile. E' necessario quindi accettare la vita trasfigurandola; non
evitare le difficoltà
che possono derivarne. Il frutto, anche se il cammino è più aspro e lo
sforzo più complesso e
forse di una sconcertante difficoltà, consiste nel fatto che, dopo aver
raggiunto un certo
livello, il guadagno è grande, perchè
una volta che la nostra mente sia giunta a concentrarsi nella visione
centrale, e la nostra
volontà a convertirsi all'unico fine, la vita stessa ci aiuta a salire. Con
chiara attenzione,
vigilanti, integralmente coscienti, possiamo fare di ogni dettaglio delle
sue forme e di ogni
accidente dei suoi movimenti un alimento per il fuoco del sacrificio che
brucia dentro di noi.
Se vittoriosi nella lotta,questa terra ci condurrà verso la perfezione, e
arricchirà la nostra
realizzazione delle prede che strapperemo alle potenze che ci combattano.

SPAZIATORE bianco

Manina indica Giù Spaziatore Manina indica Giù
Spaziatore