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SCHEDA ARTICOLO N. «00250»

CLASSIFICAZIONE: 5
TIPOLOGIA: AFFINE
AUTORE: AMADIO BIANCHI
TITOLO: I SAPTA BINDU E LE SETTE AREE DEL CERVELLO
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TESTO ARTICOLO

I Sapta Bindu e le sette aree del cervello

- di Amadio Bianchi -

La precisa conoscenza di alcuni punti della testa consente ad un terapeuta
di intervenire manualmente per sollecitare la regolare funzione delle aree
cerebrali

La coscienza, secondo un'interpretazione indiana, sarebbe una qualità della
manifestazione. Il cervello dell'uomo, invece, sarebbe lo strumento capace
di adattare questa qualità alla condizione umana, rispondendo unicamente
alle necessità della sua natura. Tale strumento, attraverso le sue sette
funzioni dislocate in altrettante aree, permetterebbe all'uomo di
sperimentare e beneficiare di sette specie di coscienza.

Potremmo paragonare tale fenomeno a quello della luce solare che, come tutti
sanno, scomposta attraverso un prisma, produce uno spettro nel quale si
distinguono sette gruppi di colore con una lunghezza d'onda sempre più
piccola che va dal rosso al violetto: rosso, arancio, giallo, verde,
azzurro, indaco e violetto.

La luce solare rappresenta la coscienza universale, il prisma il cervello ed
i sette fasci colorati le tipiche qualità di coscienza fruibili dall'uomo.
Le sette qualità, come già detto, risulterebbero dislocate in altrettante
aree e ognuna presenterebbe un apice nel punto detto Bindu, la cui
conoscenza, permetterebbe, ad un operatore, di stimolare la funzione
relativa all'area.

Ecco cosa sono i Sapta Bindu, conosciuti da alcuni terapeuti indiani.

Proviamo a descriverli: il primo, posto al centro delle sopracciglia sarebbe
il fulcro della zona cosiddetta discriminativa del cervello. Le nostre
scelte, le faremmo tramite quest'area, ed un suo buon funzionamento
consentirbbe di essere lucidi, sottraendoci alla sofferenza causata dal fumo
del dubbio. Saper sciegliere bene, imparare a distinguere il bene dal male,
è, ad esempio, ritenuto così importante per un indù, da ricordarlo in
continuazione a se stesso con un vistoso segno, posto, come tutti sanno, al
centro delle sopracciglia. Stimolare tale punto si ritiene possa risvegliare
volontà, determinazione e soprattutto chiara visione. Alcuni Maestri indiani
affermano, tuttavia, che un iper-funzionamento dell'area cerebrale in
oggetto, potrebbe rendere inclini alla prevaricazione, alla sete di potere
e, in generale ad una tendenza alla soppraffazione.

Il secondo, situato alla sommità della fronte, più o meno all'attaccatura
dei capelli, sarebbe invece il perno della zona cerebrale che consentirebbe
l'esperienza di coscienza del presente e del divenire.

Qualcuno l'ha paragonata ad un radar che capta le informazioni provenienti
dal cosmo. Una sovraeccitazione di tale area, porterebbe portare a capacità
precognitive ma provocherebbe confusione emotiva e di conseguenza
decisionale. Tutti coloro che per esercizio o per natura presentano queste
facoltà sono difatti assai disturbati sia sul piano fisico, sia mentale e
quindi da ritenersi, sempre secondo l'interpretazione indiana, non in
equilibrio.

Il terzo bindu posizionato al centro del capo, più o meno dove sta la
ghiandola pineale, sarebbe vertice della visione interiore, della coscienza
"dell'io sono". Nel caso di "sovraeccitazione" dell'area di cui è fulcro,
avvertono sempre i conoscitori indiani, si paleserebbero talune
allucinazioni, in particolare quelle mistiche, come le esperienze di visioni
in cui sono incappati alcuni meditanti.

Il quarto bindu si trova nella parte posteriore della testa, dove il capo
appoggia quando si è sdraiati sul pavimento senza cuscino, tendendo ad
avvicinare il mento allo sterno. Esso potrebbe essere considerato il cardine
del subconscio oltre che dell'area destinata al controllo delle funzioni
respiratorie.

Qui avrebbero sede le immagini legate alla memoria individuale
dell'esistenza
presente. Parrebbe ovvio dedurre che l'iperfunzionamento di questa zona,
porterebbe ad un incontrollata emersione dei famosi samskara o impressioni
legate all'esperienza del vissuto attraversi i sensi.

Un cortocircuito, invece, annullerebbe completamente la memoria individuale
causando anche totale amnesia persino nei confronti del proprio nome.

Il quinto bindu collocato sette, otto centimetri al di sopra del quarto, per
intenderci, dove i preti si facevano la chierica o dove talune sette che
scelgono di radersi completamente il capo, lasciano un'unica ciocca di
capelli, potrebbe essere ritenuto il massimo punto del cervello destinato
all'esperienza di coscienza e di memoria collettiva, come, ad esempio, la
memoria genetica e di razza. Da qui potrebbe derivare la percezione di ciò
che è sempre stato, di ciò che è e di ciò che sarà, a differenza del secondo
bindu legato più alle percezioni cosmiche soggettive. In caso di eccessiva
sensibilità in alcuni soggetti, si scatenerebbero fobie come la paura dei
topi, dei ragni, dei serpenti, oggi apparentemente ingiustificabili date le
attuali esigue proporzioni fisiche di questi animali sul nostro pianeta.

Ciò risulterebbe dalla memoria di dissomiglianti situazioni vissute e
sottilmente trasmesse a noi dai nostri avi. I topi, per fare un esempio, si
sono resi responsabili di aver diffuso terribili pestilenze.

Il sesto bindu posto alla sommità del capo è fulcro dell'area cerebrale che
ci consente le più alte esperienze intuitive.

Esso è, per questa cultura, il Brahma-Randhra "la porta di Brahma" in quanto
da qui si potrebbe accedere all'esperienza sovraordinaria. In quest'area
viene collocato e rappresentato il settimo cakra che sovrasta l'attività
fisica ordinaria, per alcuni già al di là degli elementi fisico corporei.
Questo dunque sarebbe il luogo di partenza per la realizzazione spirituale,
la liberazione dal Samsara (ciclo delle esistenze), e l'esperienza di
coscienza della non dualità.

Il settimo ed ultimo bindu si troverebbe addirittura fuori dal corpo. Dieci,
dodici centimetri al di sopra della sommità del capo, nell'involucro
energetico (kosa) costituito dal prana. Tale involucro, realtà ancora
assolutamente materiale anche se estremamente sottile, viene collocato
nell'interpretazione
indiana tutt'intorno al corpo.

Quando, per un insieme di coincidenze, ci si trova a vivere un'esperienza di
coscienza collegata a tale punto la sensazione è di trovarsi fuori dal
corpo. Accade qualche volta in meditazione o in stati di coscienza
particolari, anche di origine traumatica come un incidente stradale, nella
quale una coscienza ordinaria più legata all'attività sensoriale viene meno.
In conclusione: la precisa conoscenza di tali punti permette ad un terapeuta
di intervenire manualmente sui cinque trattabili con le mani per sollecitare
la regolare funzione delle aree cerebrali, ridonando al soggetto salute,
coscienza e corretta conoscenza.

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