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SCHEDA ARTICOLO N. «00334»

CLASSIFICAZIONE: 5
TIPOLOGIA: AFFINE
AUTORE: VICTOR BARKER
TITOLO: POSTURA POSIZIONE MOVIMENTO
SPAZIATORE bianco

TESTO ARTICOLO

(Tratto dal libro di Victor Barker - ed.
Mediterranee)

- Scarpe e postura -

L'uso diffuso delle scarpe con tacco si è manifestato verso la fine del XVI
secolo. Per tutto il '500 si usarono calzature con un'alta suola di legno
che impediva ai piedi di sporcarsi con il fango e il sudiciume delle strade.
Questo tipo di tacco però alzava contemporaneamente il tallone e la pianta,
così il piede restava comunque in piano. La moda dei tacchi probabilmente ha
avuto origine in Francia. Polpacci gonfi, caviglie slogate e dita dei piedi
doloranti erano così frequenti, che la moda per gli uomini passò nel giro
di pochi anni, mentre le donne resistettero una ventina d'anni. Purtroppo i
tacchi tornarono in voga a causa di Giacomo I e da allora non sono più
scomparsi.

Ci sono voluti più di venti milioni di anni perché l'uomo evolvesse dalla
postura a quattro zampe a quella eretta. I tacchi, un nuovo fattore
introdotto solo negli ultimi quattro secoli, non sono adatti alla posizione
eretta.

Non è una coincidenza che l'osteoartrite sia stata definita il flagello
delle donne anglosassoni.

L'inclinazione prodotta da un tacco di otto centimetri su di una persona di
un metro e ottanta è di circa venticinque gradi, se la scarpa è di tipo a
zeppa. Un tacco normale della stessa altezza aumenta la pendenza fino a
quarantacinque gradi. Persino con un tacco di soli due centimetri, la misura
media per un paio di scarpe da uomo, l'inclinazione è di dodici gradi.

Ovviamente, è impossibile camminare con una tale inclinazione, per cui siamo
costretti a una notevole correzione della nostra struttura per restare più o
meno diritti. La colonna vertebrale e le articolazioni portanti si deformano
e non sorprende che tutte insieme protestino a gran voce provocando i dolori
dell'osteoartrite e altri problemi posturali. L'articolazione della caviglia
si piega all'indietro verso il tallone, le ginocchia e le anche si flettono
e le curve della colonna si accentuano esageratamente.

Nei tipi lordotici, la curva lombare si infossa ancora di più, mentre i tipi
cifotici si ingobbiscono ulteriormente.

Portando i tacchi, tutte le articolazioni su cui grava il peso del corpo
vengono alterate e quando cambia l'angolatura dell'articolazione, cambiano
anche la lunghezza e l'azione dei tendini, dei legamenti, delle capsule e
dei muscoli che lavorano su tali articolazioni. Inoltre viene alterata anche
la pressione esercitata sulle ossa e sulle cartilagini che rivestono le ossa
delle articolazioni.

Le scarpe hanno un duplice scopo: proteggere il piede e migliorare
l'aspetto. Entrambe queste funzioni si possono realizzare senza bisogno di
tacchi.

Venendo a mancare il tacco, il peso del corpo non graverà più sulla punta
del piede e così le scarpe con punta triangolare, squadrata o aperta saranno
molto più confortevoli. Quando si toglie il tacco a una scarpa, si perde
parte dell'aderenza al suolo, specie in caso di superfici scivolose o
inclinate, ed è quindi consigliabile mettere alla scarpa una suola
antiscivolo.

Se fossimo stati creati per avere il tallone più alto, la variazione avrebbe
dovuto manifestarsi nelle ossa e non nelle scarpe.

L'evoluzione ha portato l'osso del tallone umano al livello del suolo.
Poiché siamo stati tanto sciocchi e presuntuosi da cambiare il disegno della
natura mettendoci i tacchi, dobbiamo pagare il prezzo dell'errore con il
dolore e la menomazione.

Le donne di bassa statura devono capire che i tacchi alti provocano una
deformazione delle articolazioni portanti e che l'altezza che guadagnano con
il tacco non corrisponde affatto ai centimetri che il tacco misura. Con
l'età, la deformazione si aggrava e, invece di ottenere centimetri in più,
si perdono.

La scarpa impedisce che i muscoli, i legamenti e i tendini svolgano il
proprio lavoro di sorreggere il piede.

Nei paesi dove i giovani usano andare scalzi, è da notare che pochi
subiscono danni pere slogature o fratture. Se portate una cosiddetta buona
scarpa di sostegno, quando incontrate una pietra, il naturale meccanismo
antiurto non riesce a funzionare. Il piede e la caviglia si piegano
improvvisamente da un lato e ne risulta spesso una slogatura o perfino una
frattura.

Per quanto riguarda i bambini piccoli, evitate di fare indossare scarpine
rigide senza flessibilità, perché ridurrebbe l'importantissima elasticità
naturale del tallone e della caviglia. Quando possibile, lasciate camminare
il bambino a piedi nudi o al massimo sandaletti piatti. A piedi nudi il
bambino sviluppa un buon equilibrio e una corretta postura.

Le calzature piatte danno sollievo a coloro che soffrono di borsiti
all'alluce, calli, gotta, e unghie incarnite. Per i diabetici e coloro che
hanno problemi di circolazione alle gambe, le scarpe senza tacco diventano
essenziali poiché, in queste persone, la pressione sulle dita, sulle unghie
o sulle vesciche potrebbero condurre infezioni o addirittura cancrena.

- - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -
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(Tratto dal libro di Victor Barker - ed.
Mediterranee)

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- Scarpe e postura -

L'uso diffuso delle scarpe con tacco si è manifestato verso la fine del XVI
secolo. Per tutto il '500 si usarono calzature con un'alta suola di legno
che impediva ai piedi di sporcarsi con il fango e il sudiciume delle strade.
Questo tipo di tacco però alzava contemporaneamente il tallone e la pianta,
così il piede restava comunque in piano. La moda dei tacchi probabilmente ha
avuto origine in Francia. Polpacci gonfi, caviglie slogate e dita dei piedi
doloranti erano così frequenti, che la moda per gli uomini passò nel giro
di pochi anni, mentre le donne resistettero una ventina d'anni. Purtroppo i
tacchi tornarono in voga a causa di Giacomo I e da allora non sono più
scomparsi.

Ci sono voluti più di venti milioni di anni perché l'uomo evolvesse dalla
postura a quattro zampe a quella eretta. I tacchi, un nuovo fattore
introdotto solo negli ultimi quattro secoli, non sono adatti alla posizione
eretta.

Non è una coincidenza che l'osteoartrite sia stata definita il flagello
delle donne anglosassoni.

L'inclinazione prodotta da un tacco di otto centimetri su di una persona di
un metro e ottanta è di circa venticinque gradi, se la scarpa è di tipo a
zeppa. Un tacco normale della stessa altezza aumenta la pendenza fino a
quarantacinque gradi. Persino con un tacco di soli due centimetri, la misura
media per un paio di scarpe da uomo, l'inclinazione è di dodici gradi.

Ovviamente, è impossibile camminare con una tale inclinazione, per cui siamo
costretti a una notevole correzione della nostra struttura per restare più o
meno diritti. La colonna vertebrale e le articolazioni portanti si deformano
e non sorprende che tutte insieme protestino a gran voce provocando i dolori
dell'osteoartrite e altri problemi posturali. L'articolazione della caviglia
si piega all'indietro verso il tallone, le ginocchia e le anche si flettono
e le curve della colonna si accentuano esageratamente.

Nei tipi lordotici, la curva lombare si infossa ancora di più, mentre i tipi
cifotici si ingobbiscono ulteriormente.

Portando i tacchi, tutte le articolazioni su cui grava il peso del corpo
vengono alterate e quando cambia l'angolatura dell'articolazione, cambiano
anche la lunghezza e l'azione dei tendini, dei legamenti, delle capsule e
dei muscoli che lavorano su tali articolazioni. Inoltre viene alterata anche
la pressione esercitata sulle ossa e sulle cartilagini che rivestono le ossa
delle articolazioni.

Le scarpe hanno un duplice scopo: proteggere il piede e migliorare
l'aspetto. Entrambe queste funzioni si possono realizzare senza bisogno di
tacchi.

Venendo a mancare il tacco, il peso del corpo non graverà più sulla punta
del piede e così le scarpe con punta triangolare, squadrata o aperta saranno
molto più confortevoli. Quando si toglie il tacco a una scarpa, si perde
parte dell'aderenza al suolo, specie in caso di superfici scivolose o
inclinate, ed è quindi consigliabile mettere alla scarpa una suola
antiscivolo.

Se fossimo stati creati per avere il tallone più alto, la variazione avrebbe
dovuto manifestarsi nelle ossa e non nelle scarpe.

L'evoluzione ha portato l'osso del tallone umano al livello del suolo.
Poiché siamo stati tanto sciocchi e presuntuosi da cambiare il disegno della
natura mettendoci i tacchi, dobbiamo pagare il prezzo dell'errore con il
dolore e la menomazione.

Le donne di bassa statura devono capire che i tacchi alti provocano una
deformazione delle articolazioni portanti e che l'altezza che guadagnano con
il tacco non corrisponde affatto ai centimetri che il tacco misura. Con
l'età, la deformazione si aggrava e, invece di ottenere centimetri in più,
si perdono.

La scarpa impedisce che i muscoli, i legamenti e i tendini svolgano il
proprio lavoro di sorreggere il piede.

Nei paesi dove i giovani usano andare scalzi, è da notare che pochi
subiscono danni pere slogature o fratture. Se portate una cosiddetta buona
scarpa di sostegno, quando incontrate una pietra, il naturale meccanismo
antiurto non riesce a funzionare. Il piede e la caviglia si piegano
improvvisamente da un lato e ne risulta spesso una slogatura o perfino una
frattura.

Per quanto riguarda i bambini piccoli, evitate di fare indossare scarpine
rigide senza flessibilità, perché ridurrebbe l'importantissima elasticità
naturale del tallone e della caviglia. Quando possibile, lasciate camminare
il bambino a piedi nudi o al massimo sandaletti piatti. A piedi nudi il
bambino sviluppa un buon equilibrio e una corretta postura.

Le calzature piatte danno sollievo a coloro che soffrono di borsiti
all'alluce, calli, gotta, e unghie incarnite. Per i diabetici e coloro che
hanno problemi di circolazione alle gambe, le scarpe senza tacco diventano
essenziali poiché, in queste persone, la pressione sulle dita, sulle unghie
o sulle vesciche potrebbero condurre infezioni o addirittura cancrena.

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