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SCHEDA ARTICOLO N. «00339»

CLASSIFICAZIONE: 3
TIPOLOGIA: YOGA
AUTORE: SWAMI KRIYANANDA
TITOLO: FARE LA DIFFERENZA NEL MONDO
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TESTO ARTICOLO

FARE LA DIFFERENZA NEL MONDO
(di Swami Kriyananda)

La maggior parte delle persone vuole sentire di avere un impatto positivo
sulle vite degli altri. Fare la differenza nel mondo, tuttavia, non è al di
là dalla portata di chiunque? Il nostro pianeta è così piccolo che ogni
singola influenza può avere una grande ripercussione su di esso?

Forse sì. Infatti le influenze si diffondono come le increspature delle
acque sulla superficie di uno stagno. Se un'idea può cambiare non solo le
menti delle persone, ma anche ispirarle sufficientemente per cambiare
davvero il proprio stile di vita, avrà quell'effetto-increspatura.
Alessandro il Grande non lo ebbe, ma il Buddha sì. Il Rinascimento non lo
ebbe, ma Gesu sì. Sì, può essere fatto!

Il cambiamento deve venire dentro noi stessi. E deve venire dal tuo più alto
essere interiore. Non può provenire dall'emozione o da un'opinione, neanche
da una convinzione in cui si crede sinceramente.

Quante figure pubbliche declamano in nome delle giuste cause! Tuttavia,
quanti di loro cambiano significativamente qualcosa? Pensa alle mode che
sono abbracciate da milioni, svaniscono nel nulla. Emergono come le onde
sull'oceano e poi, di nuovo, senza lasciare traccia, si dissolvono nella
vastità delle acque da cui sono nate.

Per fare una differenza significativa, prima dobbiamo renderci conto che non
siamo noi, come individui, che possiamo fare la differenza. La verità è ciò
che alla fine vince sempre.

Ecco la storia di Billy Sunday, l'evangelista, al momento della morte. Egli
apparve davanti ai cancelli del paradiso, ma S. Pietro gli disse che non
poteva entrare dato che il nome dell'evangelista non era registrato nel
libro delle buone azioni. "Ma che ne è di tutte quelle persone che ho
convertito?" si lamentò Billy Sunday, "e mandato in paradiso?". "Tu potrai
anche averle mandate", rispose S. Pietro, "ma nessuno è mai arrivato!".

Un'altra storia è quella di Tansen, capo musicista alla corte del grande
imperatore indiano Akbar. L'imperatore spesso esclamò a Tansen: "Nessuno, in
nessun luogo, canta così bene come fai tu!" Tansen rispose: "Vostra maestà,
c'è qualcuno molto più bravo di me: il mio stesso insegnante". Per lungo
tempo Akbar respinse questa risposta, credendola una mera espressione di
umiltà. Dopo qualche tempo, tuttavia, egli chiese a Tansen di sentire
cantare il suo insegnante. "Egli non accetterà mai di venire alla vostra
corte, vostra maestà", rispose Tansen. "Per poterlo sentire, io devo
portarvi da lui. Non canterà neppure", continuò, "se vi riconoscesse come
l'imperatore. Voi dovete andarci vestito come un uomo comune".

L'imperatore accettò di andarci travestito, con il suo musicista. Tuttavia,
l'insegnante, seppur contento di rivedere il suo pupillo, rifiutò di cantare
per il suo supposto amico. Alla fine, Tansen escogitò un trucco e cantò una
melodia che aveva imparato ai tempi in cui era studente, facendo
deliberatamente un errore in ciò che aveva appreso. A quel punto, cos'altro
avrebbe potuto fare l'insegnante, se non correggere il suo pupillo? Egli
cantò la melodia come avrebbe dovuto essere eseguita.
L'imperatore fu sbalordito. Quando se ne andarono, esclamò: "Avevi ragione
tu! Non avrei mai immaginato che un essere umano potesse cantare con una
tale voce celestiale. Come è possibile che tu, il cui canto sembra
umanamente perfetto, non hai il potere di farlo con tale sublimità?"

"Vostra Maestà", rispose Tansen, "la differenza è semplicemente questa: io
canto per compiacere voi, ma il mio insegnante canta solo per compiacere
Dio".

Per fare davvero la differenza nel mondo, dunque, noi non dovremmo servire
nient'altro che la verità, e Dio. Qualsiasi altra cosa, non sarebbe che
un'onda. Potrebbe emergere per un periodo, ma molto presto andrebbe di nuovo
a fondo e sarebbe dimenticata.

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