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SCHEDA ARTICOLO N. «00363»

CLASSIFICAZIONE: 4
TIPOLOGIA: CONGENERE
AUTORE: EDOARDO BRATINA
TITOLO: GLI ESSENI ED I PRIMI CRISTIANI
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TESTO ARTICOLO

Gli Esseni ed i primi Cristiani

(di Edoardo Bratina)

La storia degli Esseni è stata richiamata all'attenzione degli studiosi dopo
la scoperta nel 1947 dei manoscritti nelle grotte del Deserto di Giuda. Il
tempo di questa scoperta è quanto mai interessante in quanto proprio allora
si ricostruiva lo stato d'Israele, dopo esatti 2000 anni da quando questi
manoscritti furono occultati nelle grotte del deserto, cioè al tempo
dell'occupazione
della Palestina da parte dei Romani, la distruzione del Tempio di
Gerusalemme, la dispersione degli Ebrei e della Comunità Essena che nascose
questi manoscritti forse per un futuro recupero che non avvenne allora.

Gli archeologi hanno esplorato un centinaio di grotte ed hanno rinvenuto
frammenti di circa 500 testi ebraici diversi, tra i quali quelli dell'Antico
Testamento, ma per la conoscenza degli Esseni sono particolarmente
importanti le "Regole degli Esseni del Mar Morto"dette anche "Manuale di
Disciplina" di cui furono scoperte diverse identiche versioni. I cenobiti
del convento del Mar Morto si identificano infatti negli Esseni descritti
con molti particolari da Filone, Flavio Giuseppe, Plinio il Vecchio e da
altri scrittori antichi.

La scoperta dei manoscritti ebraici veterotestamentari è importante anche
per il fatto che fino ai tempi recenti i testi ebraici più antichi che si
conoscevano non risalivano oltre il IX e X secolo d.C., invece, con la
scoperta di questi rotoli, si compie un salto indietro nel tempo di almeno
mille anni ed in questo modo si possono fare confronti fra i testi originali
scoperti e le versioni successive, spesso manipolate o tradotte
erroneamente.

Con la scoperta e la decifrazione delle Regole degli Esseni, si può ormai
conoscere, con esattezza l'ordinamento della loro Comunità di cui il cenobio
principale si trova a Qumram sulla sponda occidentale del Mar Morto. Le
rovine di questo cenobio ed il relativo cimitero erano noti da quasi un
secolo, ma soltanto con la scoperta dei manoscritti e ulteriori scavi si
poté ricostruire, con molti particolari, la vita della Comunità Essena.

La parola "Esseno"è stata oggetto di molte controversie, ma in generale si
ammette che il nome Esseno derivi dalla parola ebraica "hasidim" che
significa "santi" (in greco "haghoi")attribuito alla setta ebraica monastica
del tardo ellenismo di cui l'origine risale al secondo secolo a .C.

Le affinità tra i riti degli Esseni e quelle dei primi Cristiani sono
talmente tante, che molti autori identificano gli Esseni nei seguaci di
Gesù. Di questo parere furono il vescovo di Cesarea, Eusebio (260-340),
S.Girolamo (330-420), Epifanio (330-404) ecc. e studiosi moderni come il
bibliotecario vaticano, cardinale Baronio (1532-1607), anche perché, il
silenzio sugli Esseni, nel Nuovo Testamento, sarebbe una prova della loro
identificazione con i Cristiani.

In uno studio molto documentato, il rabbino livornese Elia Benamozegh,
perviene alla stessa conclusione, che gli Esseni, in realtà, formarono la
prima comunità Cristiana, anche perché i primi Cristiani erano denominati
"Santi" fino al secondo secolo, poiché l'appellativo di Cristiani fu
attribuito i seguaci di Cristo per la prima volta ad Antinochia agli
aderenti alla predicazione di Barnaba, ma tale appellativo si è
generalizzato soltanto nel corso del secolo successivo.

Non è soltanto il nome che identifica i Cristiani con gli Esseni, ma in
special modo molte pratiche religiose del tutto analoghe, delle quali si
trova la descrizione nel citato Manuale di Disciplina:

Chi voleva entrare nella Comunità Cristiana primitiva, come in quella
Essena, doveva devolvere tutti i suoi beni alla comunità a scanso di gravi
pene, come si legge nell'episodio d'Anania e Saffira negli Atti degli
Apostoli(V, 1-11) e come Gesù raccomanda al giovane ricco (Matteo,XIX 16)

Gli appartenenti effettivi alla comunità celebravano l'agape eucaristica,
cioè, il pasto sacro comune, al quale non erano ammessi i novizi ed era
preceduto dalla purificazione con l'acqua e confessione dei peccati, come i
Vangeli descrivono l'ultima cena, presumendo che ci furono altri pasti in
comune.

Gesù ed i suoi discepoli erano noti come "guaritori"miracolosi e così pure
gli Esseni i quali in Egitto erano chiamati i "terapeuti" dalla narrazione
di Filone.

La pratica della purificazione mediante il battesimo, descritta nei Vangeli
in relazione alla missione di Giovanni Battista, era obbligatoria per gli
Esseni, così pure per i Cristiani. Infatti nel cenobio di Qumram esisteva un
ampia cisterna destinata con ogni probabilità a tale scopo.

Gli Esseni, benché riconoscessero l'autorità del Tempio di Gerusalemme,
erano in attrito con i Farisei ed i Sadducei, vendo una propria
interpretazione esoterica delle Scritture come narra il Vangelo.

La Comunità di Damasco, dove probabilmente si sono rifugiati gli Esseni
fuggiti da Qumram, si denominavano del "Nuovo Testamento". Presso di loro si
recò Saulo da Tarso, dopo la folgorazione subita sulla strada di Damasco, e
proprio San Paolo fa uso frequente del termine Nuovo Testamento o Nuovo
Patto nelle sue epistole.

Tanto gli Esseni, quanto i primi Cristiani, aspettavano la "fine dei tempi"
e si preparavano per questo evento che ritenevano imminente.

Gli Esseni, per riverenza, non chiamavano mi il loro Maestro per nome, ma
soltanto con l'appellativo di "Giusto". Così pure, negli Atti degli
Apostoli", i seguaci di Gesù si dichiararono discepoli del Giusto.

Vi sono tante analogie, tra le pratiche e le credenze degli Esseni con i
primi Cristiani, che autorevoli studiosi li considerarono senz'altro
identici, resta però il mistero di un Cristianesimo esistente un secolo
prima di Cristo, infatti Ranan affermò che: ".nulla si sviluppò nel
Cristianesimo che non avesse le sue radici nel Giudaismo del I e II secolo
a.C.." e conclude dicendo che :".il Cristianesimo non è che un Essenismo che
ebbe successo."(Renan E., Historie du Peuple d'Israel")

L'ipotesi di un Cristianesimo pre-cristiano è spiegata dalle scritture
ebraiche con l'esistenza a di due Maestri, il primo si identificava con il
Maestro Giusto degli Esseni fatto lapidare da Aristobulo nell'anno 65 a.C.,
al tempo dell'assedio di Gerusalemme da parte dei Romani, mentre il secondo
sarebbe Gesù il Cristo nato ai tempi d'Erode il grande. Le scritture
cristiane delle origini sarebbero composite di fatti relativi ad entrambi i
Maestri e ciò spiegherebbe anche le contraddizioni che si trovano nelle
Scritture stesse.

Presso gli Ebrei, come scrive Ricciotti, un personaggio "eletto" a qualche
alta dignità, era chiamato "mashiah" cioè "unto" (dal verbo mashah =
ungere), perché la cerimonia d'investitura comportava un unzione con olio
profumato. Questo termine, mashiah, presso il Giudaismo ellenistico, fu
tradotto etimologicamente con "Christos" (da chrio = ungo), conservando però
sempre l'accezione "unto = eletto" nel senso storico del termine. Così
"mashiah" o "Messia" era chiamato il sommo sacerdote e fu considerato
mashiah di Jahve anche un monarca israelita. Perfino un pagano, quale il re
persiano Ciro, fu chiamato mashih di Jahve, per la missione che gli fu
affidata, di liberare gli ebrei deportatati in Babilonia. Il termine mashiah
(Messia), in ebraico, tradotto in greco, equivale a Cristo. Con la parola
Messia o Christos si intendeva un personaggio eletto apportatore di un buon
messaggio (la Buona Novella = Eu-angelo) nel senso della tradizione ebraica
del termine, tanto che Flavio Giuseppe, nella sua opera "Le Guerre
Giudaiche" , sostiene persino che le Scritture ebraiche, dove parlano del
Messi, alludevano all'imperatore Vespasiano!

La scoperta dei manoscritti, nelle Grotte del Deserto di Giuda, permette di
conoscere meglio, tanto la vita religiosa degli ebrei del secolo anteriore
alla nostra era, quanto le origini cristiane ed i pristini insegnamenti
degli Esseni, ma soprattutto i rapporti tra questi due movimenti religiosi i
quali, hanno modulato la civiltà occidentale per venti secoli.

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