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SCHEDA ARTICOLO N. «00481»

CLASSIFICAZIONE: 4
TIPOLOGIA: CONGENERE
AUTORE: GEORGES IVANOVIč GURDJIEFF
TITOLO: GEORGES IVANOVIč GURDJIEFF: TECNICHE PER LA CONOSCENZA DI SÈ
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TESTO ARTICOLO

Georges Ivanovič Gurdjieff: Tecniche per la conoscenza di sè

-
I principi dell’autoconoscenza impartiti da Gurdjieff poggiano su
ipotesi filosofiche sull’uomo, la natura e l’universo, da verificare
nell’esperienza, così da trasformare l’uomo stesso e la natura: lo
scopo dell’autoconoscenza è infatti quello di “essere”, ovvero
staccarsi dal branco e “essere differenti”.

Il presupposto fondamentale è che tutto è energia, la materia è
energia, l’uomo è energia.

Come parte dell’universo l’essere umano è un organismo vivente
dinamico e non statico, in continua auto-trasformazione Essendoci
unità tra tutto ciò che esiste, le leggi che regolano la natura sono
le stesse che governano l’uomo.

A differenza di tutte le altre creature naturali, che hanno solo uno
sviluppo meccanico, l’uomo ha però la possibilità di uscire
dall’automatismo della sua esi­stenza, con l’unica evoluzione
possibile, quella della coscienza. Che possieda la possibilità di
farlo, non significa però che sia un processo facile da attuare,
soprat­tutto per l’uomo moderno. Scrive Gurdjieff nel 1915:

“L’essere di un uomo moderno si caratterizza soprattutto per l’assenza
di unità in se stesso e per l’assenza della benché minima traccia di
quelle proprietà che specialmente ama attribuirsi: la “lucidità di
coscienza”, la “volontà libera”, un “Ego permanente” o “lo” e la
capacità di fare ( "porre mano al lavoro"). Vi dirò, per quanto
stupefacente ciò possa sembrarvi, che la caratteristica principale
dell’uomo moderno è il SONNO, e ciò spiega tuffo ciò che gli manca”.

Per risvegliarsi dal sonno l’uomo deve conoscere se stesso così com’è,
pura apparenza.

Qual' è il primo passo per vincere le proprie illusioni? Smascherare
le tre illusioni più grandi, sulle quali poggiano le apparenti
certezze dell’uomo:

1) Quella di essere uno. L’IO non é una realtà unitaria, ma in esso
convivono molte personalità, che s’identificano nei diversi ruoli in
cui l’uomo si cala.

2) Avere una volontà. Nell’uomo in verità non c’è niente di stabile
e permanente

3) Credere di poter fare. L’uomo non fa: tutto accade.

Per scardinare le sue certezze apparenti, l’uomo deve studiare se
stesso. Il metodo fondamentale per lo studio di sé è l’osservazione di
sé, che si può realizzare in due modi:

1- L’analisi, cioè il tentativo di trovare una risposta al “da che
cosa dipende que­sto? Perché si verifica?”: esso va utilizzato come
strumento d’indagine solo quando la conoscenza di sé è già avanzata.
All’inizio della ricerca infatti, non avendo ancora compreso le leggi
generali dell’essere, l’urgenza di trovare una risposta finisce col
restringere il campo della conoscenza, impedendo di fare ulteriori
auto-osservazioni e spostando l’asse dell’interesse su fenomeni
isolati, non ricon­ducibili a un principio unitario.

2- Il metodo delle constatazioni, che consiste semplicemente nel
registrare nella propria mente tutto ciò che si osserva nel momento
presente. Perché funzioni, “è necessario cominciare dal principio,
cioè osservare se stessi come se non ci si conoscesse affatto, come se
non ci fossimo mai osservati prima”. Ma come si fa ad osservare se
stessi?

Sintetizzando, quando ci si osserva ci si deve dividere in tre funzioni:

- pensieri

- sentimenti

- sensazioni-movimenti

L’osservazione deve isolarle, mentre di solito vengono attivate in
modo confuso. La difficoltà di distinguerle è data dal fatto che
spesso in ogni uomo ne prevale una, che diventa dominante nella sua
personalità: per es: l’intellettuale, l’emotivo, il concreto, ecc...

Quali sono le cause che determinano la disarmonia tra le tre funzioni
generando disagio psicologico e malattia?

Gurdjieff segnala i diversi tipi di comportamento meccanico che ci
impediscono di allargare il campo di coscienza:

- per il corpo le tensioni inutili che si creano continuamente.

- per il centro emozionale la tendenza a ripetere esperienze piacevoli
del passa­to e a evitare quelle spiacevoli.

- per il centro intellettuale i pensieri e le parole inutili e la
mancanza di attenzione; nonché il rimuginare su pensieri automatici e
le fantasie ad occhi aperti.

- le abitudini

Per Gurdjieff ogni disturbo della personalità, fino alla malattia
mentale, é riconducibile al cattivo funzionamento delle tre funzioni.
Per riarmonizzarlo é indispensabile portare a coscienza ogni attimo
che stiamo vivendo. Chiedersi: “Sto vivendo l’attimo? E se non lo sto
vivendo, quale inganno mi tiene prigioniero della mente?

Gurdjieff chiama questo processo di osservazione ininterrotta
"ricordarsi di se".

Per liberare l’uomo da queste “trappole” e renderlo cosciente
dell’illusorietà della sua personalità, Gurdjieff crea una serie di
esercizi pratici, volti a far riacquistare a ciascuno il dominio di
sé, disidentificandosi dai ruoli che incarna . Per esempio, un buon
modo per riuscirci é “chiamarsi in terza persona”, come se si stesse
alludendo a un personaggio esterno.

Solo così, con uno sforzo cosciente, l’uomo riesce a svincolarsi dai
condizionamenti esterni ed interni e fare il grande salto che lo
trasforma in quello che Gurdjieff chiama l”egoista cosciente”, l’unico
che per la consapevolezza di sé acquisita può essere d’aiuto a se
stesso e agli altri.

Gurdjieff muore a Neuilly, il 29 ottobre 1949

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