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SCHEDA ARTICOLO N. «00512»

CLASSIFICAZIONE: 4
TIPOLOGIA: CONGENERE
AUTORE: AMADIO BIANCHI
TITOLO: LA DANZA INDIANA, IL DIALOGO CON GLI DEI
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TESTO ARTICOLO

La Danza Indiana - il dialogo con gli Dei

(di Amadio Bianchi)

Per la tradizione indiana, la danza, non è conseguenza di una invenzione
umana: come i testi sacri appartenenti alla "Sruti", essa prende origine da
una "rivelazione divina".

A Brahma, il divino creatore, si attribuiscono le scritture "originali"
considerate sacre, che trattano l'arte del teatro, della mimica, della danza
e della musica.
Ciò è affermato nel primo capitolo del Natya Sastra, opera attribuita al
saggio Bharata e considerata forse il più antico trattato di drammaturgia.

Brahma creò la danza per soddisfare le richieste degli altri dei. In una
nota traduzione-interpretazione di questo antico testo si legge:

"Brahma, dunque, ordinò all'architetto degli dei di costruire un teatro, e,
affinché le rappresentazioni non fossero disturbate, fece in modo che ogni
parte dell'edificio fosse collocata sotto la protezione di un Dio: Chandra,
la luna, doveva proteggere la costruzione principale; i Guardiani dello
spazio, i lati; Marut, il dio della tempesta, i quattro angoli; Varuna, Dio
dello spazio illimitato e sovrano della notte, l'interno; a Mitra, signore
del giorno, fu affidato il palco; ad Agni, Dio del Fuoco, la scena; alle
Apshara, le danzatrici celesti; alla Nimphee, l'intera residenza. Yama, Dio
della morte, doveva proteggere la porta; i due re serpenti Ananta e Vasuki,
gli stipiti; il tridente di Shiva, Trishula, l'apice della porta, e così
via... Lo stesso Brahma, avendo il ruolo di impedire gli ostacoli, occupava
il centro della scena".

"Iniziò, dunque, l'insegnamento specifico della danza pura "Nritta":
l'aspetto dinamico, potente e virile della danza "Tandava", mostrata da
Shiva e, l'aspetto grazioso, delicato e incantevole, "Lasya", esposto dalla
sua consorte Parvati".

"Brahma mise l'accento sul valore educativo del teatro-danza con finalità di
armonia nell'ordine cosmico: quest'arte di spettacolo - disse - insegna la
rettitudine a chi cerca le regole etiche, dà godimento a chi attende ai
piaceri dell'amore, dona il dominio di se stessi agli indisciplinati,
sapienza alle persone colte"
In generale, la danza indiana propone azioni che si riferiscono a
comportamenti sia umani, sia divini proposti con i relativi stati d'animo
("Rasa"). Essa, inoltre nutre i sentimenti ("Bava") e sviluppa il piacere
estetico.

Si ha ragione di ritenere, inoltre, che sia stata utilizzata anche come
mezzo di diffusione dei principi vedici e induisti. Originariamente era
presentata nei luoghi sacri dalle "Devadasis", danzatrici dei templi, e
l'esposizione degli episodi era affidata alla mimica del viso e alle
molteplici posizioni delle mani ("Mudra"), che costituivano un preciso
linguaggio, oggi ben codificato e sistematizzato. Le Mani ed i piedi delle
danzatrici sono tinti di rosso proprio per rendere scenicamente più visibili
le estremità, in particolare le dita della mano che svolgono un ruolo
importante nella narrazione mimata. Infatti:

"dove le mani vanno, lo sguardo segue, lì dove va lo sguardo, si dirige lo
spirito, dove si posa lo spirito, si manifesta uno stato d'animo, dove si
intensifica uno stato d'animo, nasce la gioia suprema".

Questa disciplina può divenire una via per elevati stati di consapevolezza,
uno Yoga che richiede anni di preparazione e di studio per allenare il corpo
e la mente a fondersi nella "Bhakti" o devozione.

Uno spettacolo di danza indiana, in generale, con i suoi meravigliosi
costumi e l'incanto dell'atmosfera diviene una esperienza emotiva di
altissimo livello:

"fiori di loto sbocciano nelle mani della danzatrice e uccelli prendono il
volo dalle sue dita. Il suo corpo si muove ora orgoglioso, ora sensuale, ora
manifestando devozione. Il viso si trasforma in continuazione mimando
sentimenti ed emozioni. Gli occhi e le sopracciglia, in particolare,
esprimono ora l'amore, ora il disprezzo, il sospetto, la compassione, il
disgusto, l'orrore."

Quest'arte vive nel suo semplice splendore da 3.000 anni.

Nello Siva Sutra, antico testo indiano in sanscrito si legge:

"Nartaka Atma" - il sé è il danzatore,
"Rango (a)Nt(a) Ratma" - il palco è il sé interiore,
"Preksakani Indryani" - gli spettatori sono i sensi,
"Dhivasat Sattva Siddhih" - la sensibilità estatica è raggiunta con
l'intuito.

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