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SCHEDA ARTICOLO N. «00660»

CLASSIFICAZIONE: 4
TIPOLOGIA: CONGENERE
AUTORE: VIRGINIA SALLES
TITOLO: LA SETE DELL'ANIMA
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TESTO ARTICOLO



(di Virginia Salles)

Questa sete dell'anima per la totalità di cui parla Jung, quest'immensa
nostalgia per qualcosa che non ha nome descritta dalle varie tradizioni
spirituali è un impulso a ri-conoscere la nostra vera identità.La santa
indiana Mirabai si esprime con queste parole: "Il mio corpo soffre, il mio
respiro brucia. Vieni (O Signore) ed estingui il fuoco della separazione".
Quest'impulso può assumere le più svariate forme: da un diffuso "mal di
vivere" e dalla perdita del senso della vita fino a una sua estrema
manifestazione: la dipendenza da alcol, droghe, cibo, relazIoni, gioco
d'azzardo,
brama di potere.

Spesso chi sperimenta per la prima volta la sostanza o l'oggetto della
propria dipendenza, descrive quest'incontro come un "colpo di fulmine", un
incontro con tutto ciò che avevano sempre cercato: "sono finalmente a casa".
A volte questo primo momento viene vissuto come un'esperienza pseudomistica,
un "barlume di assoluto", un'espansione infinita fino all'identificazione
con l'intero universo.

Secondo quanto afferma William James nel suo libro 'Le varietà
dell'esperienza religiosa': "La sobrietà sminuisce, discrimina e dice no,
l'ebbrezza
espande, unisce e dice sì".

Christina Grof, nel suo libro 'Guarire della dipendenza', definisce
alcolisti e tossicomani "ricercatori spirituali" e analizza alcune tappe
della terapia "I dodici passi" utilizzata dagli Alcolisti Anonimi nella cura
della dipendenza da alcol, percorso da lei stessa intrapreso. Christina Grof
traccia un parallelo tra le tappe principali della "guarigione" e i momenti
fondamentali dei percorsi spirituali cosi come sono descritti dalle diverse
tradizioni. Queste sono alcune parole del suo racconto autobiografico:

"In quei momenti ho intravisto i bagliori di uno stato di completezza in cui
ciascun filo della mia esperienza sembrava improvvisamente congiungersi agli
altri: tutto allora pareva andare a posto, ogni cosa acquistava significato.
Ho trovato ciò che cercavo anche nell'oblio delizioso dell'alcol: i miei
confini sparivano, la sofferenza svaniva e pensavo di essere libera. Finche
l'alcol mi si rivoltò contro".

Il programma terapeutico dei Dodici Passi utilizzato dagli Alcolisti Anonimi
riconosce dietro la brama dell'alcol questa aspirazione alla trascendenza.
Il programma definisce "malattia dell'anima" l'esperienza di chi è afflitto
da qualche dipendenza e "bancarotta spirituale" quel momento in cui si tocca
il fondo del proprio comportamento distruttivo e autodistruttivo.

Nella sua famosa lettera inviata il 30 gennaio 1961 a William G. Wilson,
conosciuto come Bill Wilson, l'ideatore del "Programma dei Dodici Passi",
Jung scriveva: "In latino alcol si dice "spiritus". La stessa parola,
dunque, viene usata per la più elevata esperienza religiosa e per il più
corruttore dei veleni. Una formula utile quindi è: Spiritus contra
spiritum".
La proposta di Jung, il percorso spirituale come antidoto alla devastazione
dell'alcol, può essere applicata anche ad altre forme di dipendenza: droghe,
relazioni, cibo, potere ecc.

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