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SCHEDA ARTICOLO N. «00684»

CLASSIFICAZIONE: 3
TIPOLOGIA: YOGA
AUTORE: SRI DAYA MATA (PRESIDENTE DELLA SRF
TITOLO: TU, HAI ATTIRATO ATTORNO A TE, TUTTE QUESTE PERSONE E COSE...
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TESTO ARTICOLO

Tratto da:


di Sri Daya Mata (Presidente della SRF)

- Le lezioni che possiamo imparare dagli altri -

Casa Madre della Self-Realization Fellowship
Los Angeles, California, 4 dicembre 1964

La cosa spiritualmente più utile che possiamo fare per gli altri è
diventare veramente comprensivi, gentili ed amorevoli. Il modo migliore per
cambiare gli altri consiste nel cambiare prima di tutto noi stessi. Non
appena diventiamo più calmi, amorevoli e pieni di pace, non possiamo fare a
meno di influire in modo analogo su chi ci sta intorno.

Ci sono molti modi per determinare in noi un cambiamento spirituale. Il
più importante è la meditazione. Ci si deve sforzare di creare un rapporto
personale con Dio, affinché nella nostra coscienza il Signore non sia
soltanto un nome, o un essere remoto, ma la realtà di un amore tangibile. In
questo rapporto il devoto prova una sicurezza, una pace, una gioia e un
amore tali da consentirgli di affrontare ogni cosa immerso in uno stato di
appagamento interiore.

Noi reagiamo positivamente, o negativamente, in funzione delle
vibrazioni degli altri. Ma non dobbiamo accontentarci di tale reazione
umana; siamo su questa terra per capire che tutti sono anime fatte a
immagine di Dio. E` molto facile esprimere la parte migliore di noi quando
incontriamo qualcuno verso cui ci sentiamo spontaneamente attratti. Ma è
anche molto vero che la 'troppa familiarità genera la mancanza di rispetto'.
Non dovremmo mai approfittare di coloro che amiamo e che ci amano. Affinché
l'amore sia perfetto e deve essere sempre accompagnato dal rispetto. Senza
il rispetto, il vero amore viene a a poco soffocato e distrutto. Rispetto
significa ricordarsi sempre che l'altra persona è un'anima, fatta a immagine
del Divino.

Come ci dobbiamo comportare quando ci troviamo in compagnia di persone
nei cui confronti non abbiamo una reazione positiva. Supponete che qualcuno
sia arrabbiato, o risentito con voi. Se siete dotati di autocontrollo,
equilibrio e discernimento, non aggiungerete legna al fuoco. Non perderete
la pace mentale e l'autocontrollo semplicemente perché qualcun altro li ha
persi.

Vi faccio un esempio, tratto da una delle mie prime esperienze vissute qui
a Mount Washington col mio Guru Paramahansa Yogananda.

L'arredamento delle nostre camere in quei primi tempi era appena
sufficiente: cassette per la frutta dove mettere i vestiti, un duro letto di
legno, come quelli che usiamo ancora, una sedia, nessun tappeto sul
pavimento e nient'altro. Una devota che rimase a Mount Washington per poco
tempo, aveva l'incarico di arredare le stanze dei discepoli, ma escluse
deliberatamente la mia. La cosa non mi turbò, perché non ero qui per le cose
materiali: le avevo già avute nel mondo. Ma Guruji rilevo' il gesto; notava
subito le ingiustizie. Gurudeva non parlava mai di nessuno con scortesia,
ma, per farmi capire, mi disse: "E` gelosa di te".

Comiciai a mettere in pratica in ogni occasione opportuna ciò che
Paramahansaji ci aveva insegnato sul modo di comportarci con coloro che
provano antipatia per noi: "Non importa come ti trattino, continua ad
amarli". Il mio atteggiamento mentale era quello di non volere niente da
nessuno, a meno che non venisse da Dio, o dal mio Guru. Perciò quella
persona non poteva ferirmi; io non volevo niente da lei e nessuno dei miei
desideri poteva essere contrariato dal suo modo di trattarmi. Quello che
cercavo lo ricevevo dal mio amato Dio e dal mio Guru. Quando meditavo, la
avvolgevo mentalmente nell'amore e nella luce spirituale di Dio.

Qualche tempo dopo, questa persona attraversò un periodo d'infelicità e
di solitudine.

Coloro che aveva tenuto in grande considerazione avevano scoperto che era
difficile andare d'accordo con lei e se ne erano allontanati. Ci incontrammo
per caso nel corridoio. Mi rivolse la parola, ed io le dissi qualcosa che
deve averle dato conforto. Più tardi chiese di vedermi e parlammo ancora. Mi
aprì il suo cuore e alla fine mi disse: "Quando sei arrivata qui, ero gelosa
di te perché ti vedevo così piena di quell'entusiasmo spirituale che io non
avevo. Ma nonostante il modo in cui ti ho trattato, mi hai dato comprensione
e vera amicizia". Ho capito allora come le persone cambiano se non smettiamo
mai di amarle. Ho avuto modo di constatare più volte nella mia vita
l'efficacia di questo principio.

- Siate equanimi -

Non preoccupatevi di come vi tratta la gente, preoccupatevi invece di
come vi comportate voi. Questo è l'ideale insegnato da Gesù, da Paramahansa
Yogananda e da tutti i grandi Maestri. In ogni situazione della vita c'è un
modo giusto di reagire, sia verso coloro che ci amano sia verso coloro che
non ci amano; ed è questo ciò che Sri Krishna intendeva quando elogiava
l'equanimità come una virtù essenziale. "Oh Arjuna! L'uomo calmo, che dai
contatti dei sensi non è turbato, per cui piacere e dolore sono uguali, è
degno d'immortalità".

Non disse: "Siate equanimi quando la gente è buona ed affettuosa con voi".
Questo è fin troppo facile. Egli insegnò che dobbiamo essere equanimi in
tutte le circostanze. Se lo sarete vi accorgerete dei risultati positivi che
questo comportamento determina.

Gurudeva era simile ad uno specchio puro come il cristallo, senza
imperfezioni. Chiunque si poneva di fronte a quello specchio si vedeva
esattamente com'era, senza distorsioni né razionalizzazioni; vedeva il
proprio piccolo sé egoistico nei dettagli più penosi.

Paramahansaji conosceva le debolezze di ognuno di noi e non si sottraeva al
suo dovere di educarci. Non che questa responsabilità gli piacesse; ricordo
anzi che una volta mi disse: "Non mi piace imporre la disciplina agli altri.
Nella mia prossima vita non lo farò con nessuno. Ma un guru ha il dovere da
individuare i difetti di coloro che cercano il suo aiuto spirituale e, col
bisturi della sua saggezza intuitiva, incidere quegli ascessi psicologici
perché possano guarire".

Anche l'autodisciplina agisce così perché ci insegna ad usare il
discernimento, che è semplicemente la capacità di fare ciò che si deve fare,
quando deve essere fatto. Ma finché non conosciamo le nostre debolezze, non
possiamo correggerle. E anche quando le conosciamo, spesso ci manca un
desiderio sufficientemente forte per superarle.

Ma, se siamo sinceri nel desiderio di migliorarci, veniamo guidati verso
qualcuno, verso un amico divino come il nostro Guru, che può indicarci i
difetti ed aiutarci a correggerli. Anche i risultati dei rapporti quotidiani
che abbiamo con gli altri possono essere illuminanti per scoprire i nostri
punti deboli. Individuerete molti dei vostri tratti indesiderabili se
analizzerete le vostre reazioni agli altri e al loro modo di comportarsi.

Ciascun essere umano ha attirato a sé ogni particolare del proprio
ambiente, inclusa la gente che gli sta attorno. Le esperienze che ne
derivano sono essenziali alla sua crescita spirituale. Si può reagire
positivamente al proprio ambiente e trarne beneficio, oppure si può reagire
negativamente ed esserne danneggiati. Sta sempre a noi scegliere, perché
abbiamo il libero arbitrio. In ultima analisi Dio ha posto ciascuno di noi
esattamente dove si trova come risultato dell'operare delle Sue leggi
cosmiche messe in moto dalle nostre stesse azioni.

- Scoprite ciò che Dio si aspetta da voi -

Per trarre dei benefici spirituali dalla situazione in cui vi trovate,
dovete sforzarvi di capire ciò che Dio si aspetta da voi. Se il vostro
ambiente è tale da irritarvi continuamente e voi reagite col desiderio di
vendicarvi, di ribellarvi, di ferire, e perdete il controllo, non avete
imparato la lezione insita in quella situazione. Attraverso l'autodisciplina
dovete raggiungere un controllo tale da essere sempre equanimi. Non è
difficile, se vi affidate di più a Dio. Soltanto quando diverrete
spiritualmente forti, tanto da non lasciarvi mai turbare, né dalle persone
né dagli eventi, riuscirete veramente ad amare e a comprendere gli altri,
non prima.

Guruji diceva spesso: "Se avete un temperamento focoso, mordetevi la
lingua ed allontanatevi dalla persona, o dalla situazione che vi fa perdere
le staffe, finché non avrete riacquistato la calma".

Non si ottiene niente quando si perde l'autocontrollo. Ho constatato che col
ragionamento, la bontà e la comprensione, sono sempre riuscita a comunicare
con chiunque. Eppure tanti anni fa il mio atteggiamento era quello di
chiudermi in me stessa di fronte alle parole aspre degli altri. Guruji si
accorse della mia suscettibilità, e cominciò deliberatamente a farmi
osservazioni caustiche e taglienti. Poiché provavo un profondo rispetto per
lui e per le sue parole, mi sentii profondamente ferita. Ricordo che gli
dissi: "Maestro, perché mi tratta così?". Guruji mi spiegò: "Perché sei
troppo suscettibile. Non dico che tu debba essere insensibile, ma devi
essere forte. Quando la gente ti dice qualcosa di pungente, ti chiudi in te
stessa, e questa è una debolezza". Perciò egli mi impartì la stessa
disciplina che il suo Guru aveva impartito a lui. Gurudeva aveva sempre
ragione. Sapeva che non avevo bisogno di dolcezza; quello era già il mio
modo di essere. Cercava di darmi una "spina dorsale" spirituale, una
invincibile forza interiore.

Qualche anno dopo, una volta mi rimproverò molto severamente di fronte
ad un gruppo di discepoli. La cosa non mi turbò. Lasciai la stanza per fare
una commissione per lui. Durante la mia assenza si rivolse agli altri
discepoli dicendo: "Vedete come si comporta? Ha fatto così per anni.
Qualsiasi cosa le dica, in qualsiasi modo la dica, mantiene sempre la stessa
equanimità. Tutti voi dovete imparare da lei".

Quando, anni dopo, i discepoli allora presenti me lo riferirono, quanta
gioia e quanta gratitudine colmarono la mia anima! Non avrebbe potuto dire
niente di più importante per me perché quella era la cosa per cui avevo
maggiormente lottato: la serenità d'animo in ogni circostanza. Com'è grande
il nostro Guru! Il mio essere si innalza quando penso a tutto quello che ha
fatto per me. Come gli sono grata!

Ho visto che, grazie alla sua rigida disciplina, è molto più facile
rimanere interiormente sereni. Ogni giorno tutti voi riceverete delle
lezioni simili. Ve le impartiscono le persone e le vicende della vita,
sebbene non ve ne rendiate conto. Ogni esperienza è un'occasione per
crescere. Ma quanto spesso, invece, si reagisce nella maniera sbagliata!

Coloro che vogliono avere successo sul sentiero spirituale, devono
rimboccarsi le maniche e trascendere il livello del comportamento comune. Se
non facciamo questo sforzo, non cresceremo spiritualmente. Quando siamo
arrabbiati, quando vogliamo vendicarci o quando critichiamo il prossimo,
quando notiamo i difetti degli altri ma scusiamo i nostri, attraversiamo una
fase di stasi spirituale. Il nostro dovere è quello di correggerci.

Ancoratevi a Colui che è immutabile

Qualsiasi cosa la gente dica o faccia contro di noi, non ha importanza
se, da quell'esperienza, impariamo ciò che dobbiamo imparare. Tutti siamo
nati in questo mondo per imparare a conoscerci come anime. Come potremo
conoscere il nostro vero Sé se non domiamo questo piccolo sé, questa carne e
questa mente emotiva, capricciosa, sempre mutevole? Possiamo riuscirci con
l'autodisciplina, con la profonda meditazione, con la devozione a Dio,
facendo di Lui la stella polare della nostra vita e rivolgendo la mente a
quell'unica meta.

La coscienza dell'uomo ruota sempre intorno a qualcosa: potrà essere il
sesso, il denaro, o ciò che possediamo. Non si può evitare di concentrarsi
su qualcosa, si tratti di un oggetto, di un'emozione o dell'anima. La nostra
scelta è molto semplice. Che cosa sceglieremo? Tutti dovremmo imparare a
restare ancorati a Colui che è immutabile. Questa è la saggezza insegnata da
Sri Krishna nella Bhagavad Gita.

Ancoratevi a Dio, e vi accorgerete che affrontare la vita è molto facile.

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