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SCHEDA ARTICOLO N. «00728»

CLASSIFICAZIONE: 5
TIPOLOGIA: AFFINE
AUTORE: FABIO GABRIELLI
TITOLO: ISOLAMENTO, NON E' SOLITUDINE
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TESTO ARTICOLO

Isolamento non è solitudine!..

(di Fabio Gabrielli )

La solitudine, ben diversa dall'isolamento, si delinea come uno stare al
mondo autentico e positivo: un fecondo raccoglimento interiore per poi
riaprirsi agli altri.

Il linguaggio, in cui dimora il mondo e nel quale svela il suo senso,
talvolta genera confusione, ci fa percorrere sentieri solo apparentemente
levigati e sicuri, ma, in realtà, insidiosi, pieni di "crepacci nascosti";
questo perché siamo noi a fare un uso distorto, banale e banalizzante del
linguaggio e non perché esso ci induca per sua natura alla mistificazione,
al sapere apparente o imposto dal mondo del "si dice, si fa", ecc.

Capita, così, che non di rado tendiamo a vedere nella solitudine una
modalità inautentica, lacerante e dolorosa di stare al mondo, scambiandola
con l'isolamento, la chiusura interiore, il mutismo relazionale.

Nicola Abbagnano, invece, afferma che: " La solitudine non è quella del
misantropo, che vive nella preoccupazione di subire danni e ingiustizie da
parte degli altri che rimangono perciò sempre presenti nel suo timore. È
piuttosto quella di chi cerca una pausa di raccoglimento che gli permetta di
sentire meglio il sapore della vita".

Quello che Abbagnano propone è un "esistenzialismo positivo", dove l'uomo è
possibilità, progettualità aperta sul mondo, norma a se stesso, lettura
interiore dei suoi possibili che nulla hanno a che vedere con lo sguardo
estetizzante, narcisistico, ripiegato su se stesso dell'intimismo, ma anche
con forme di solitudine negativa (il nulla, la nausea, lo scacco o
naufragio).

L'uomo è, dunque, colui che ha capacità di scelta, che si concretizza in un
compito, in una missione quotidiana con tutte le sue conseguenze etiche ed
esistenziali: la vita come dubbio, come continua rimessa in discussione dei
dati acquisiti, come impegno, sforzo, faticosa conquista.

La solitudine, come introspezione, scavo interiore, duro lavoro di
dissodamento dell'anima, viene a delinearsi, in ultima analisi, come
continua riapertura degli occhi, come "dilatazione delle pupille" su ciò che
si deve fare e si deve essere.

Insomma, la solitudine non è affatto fuga dalla realtà, ma una forma di
isolamento positivo, un ricrearsi un proprio spazio interiore, un
ri-spalancare gli occhi su se stessi per riflettere, al di là delle
abitudini, delle opinioni che presupponiamo consolidate, sugli interrogativi
di fondo dell'esistenza, per poi riaprirsi al mondo carichi di energie
positive.

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