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SCHEDA ARTICOLO N. «00732»

CLASSIFICAZIONE: 3
TIPOLOGIA: YOGA
AUTORE: AETOS
TITOLO: COS'E' LA MEDITAZIONE
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TESTO ARTICOLO

Cos'è la Meditazione ?
(di Aetos)
Cari amici,

non è certamente facile offrire una definizione chiara e sintetica che vada
a soddisfare le qualità proprie di questo vocabolo.
Anche il dizionario non aiuta molto quando sintetizza così : «la meditazione
è il raccogliersi della mente nella considerazione di profondi problemi
filosofici o religiosi - pratica religiosa consistente nel raccogliersi in
se stesso a meditare sulle verità della fede - predica o scritto di
carattere ascetico, o di argomento morale e filosofico».
Non ci aiuta poiché tutti abbiamo spesso sentito dire che la pratica
meditativa potrebbe arrivare ad illuminarci sulle motivazioni più profonde
del nostro vivere.
A mio avviso ha senz'altro ragione Jiddu Krishnamurti quando afferma che "la
meditazione non è la semplice esperienza di qualcosa al di là dei pensieri e
dei sentimenti di ogni giorno, né la ricerca di visioni e beatitudini ... La
meditazione - che è cessazione del pensiero - apre la porta ad una vastità
che trascende ogni immaginazione o congettura; è comprensione del mondo e
delle sue vie ...
Tutto ciò che il pensiero formula ha in sé il limite dei suoi confini, il
pensiero ha sempre un orizzonte, la mente meditativa non ne ha, l'uno deve
cessare perché l'altro possa essere ... La meditazione non è una
continuazione o una espansione dell'esperienza, al contrario, è la completa
inazione che è totale cessazione dell'esperienza; lo svuotarsi del
conosciuto ...
Se non c'è meditazione, sei come un cieco in un mondo di grande bellezza,
luci e colori ... Meditare non è ripetere parole, sperimentare visioni o
coltivare il silenzio, questa è una forma di autoipnosi ... La mente
meditativa è vedere, osservare, ascoltare senza la parola, senza commento,
senza opinione - attentamente e costantemente - il movimento della vita in
ogni suo rapporto; allora sopraggiunge un silenzio che è negazione del
pensiero, un silenzio che l'osservatore non può richiamare. Se ne facesse
esperienza, riconoscendolo, non sarebbe quel silenzio ..."
Eh già... "quel silenzio". Un silenzio che solo chi ha realmente meditato
svuotando se stesso conosce...
Forse sarebbe più facile definire uno dei traguardi della meditazione: la
Consapevolezza.
A mio avviso lo scopo della pratica meditativa è proprio quello di favorire
la percezione naturale della realtà ed ha fra gli obiettivi quello di
ottenere la corretta comprensione del funzionamento di ogni cosa.
Questa importantissima pratica vuole essere un'investigazione continua della
Verità, un esame microscopico del nostro processo di percezioni, ed ha come
fine quello di sollevare lo schermo di ingannevoli falsità e convinzioni
errate attraverso il quale normalmente l'uomo vede il mondo, un mondo
illusorio e artificioso.
A ben pensarci non sappiamo chi siamo né comprendiamo i motivi ultimi della
nostra esistenza. Non ci conosciamo affatto e troppo spesso arriviamo al
punto di mentire a noi stessi, incoerentemente, sia sulle nostre debolezze
che sulle motivazioni che le generano. Questo atteggiamento si rivela un
vero e proprio rifiuto della Conoscenza ed ha come risultato quello di
legarci con un nodo sempre più stretto alla ruota dell'illusione.
La meditazione (nel caso specifico mi riferisco alla meditazione Vipassana)
non è, come molti pensano, un tentativo di dimenticare se stessi o di
occultare i propri problemi; tramite essa possiamo imparare a vedere nel
profondo di noi stessi, esattamente come siamo, possiamo finalmente vedere
cosa alberga dentro di noi, comprenderne l'essenza ed accettarla
pienamente...
Essa favorisce la vera intuizione che peraltro può essere ottenuta solo se
ci si libera di quei giri logici a cui abbiamo permesso nel tempo di
disorientare la nostra mente, solo evacuando dal nostro sé quei circuiti
ingannevoli che ci hanno fatto perdere di vista il nostro nucleo ed il reale
centro delle causale. Svincolandosi da essi potremo permettere alla nostra
realtà superiore di produrre le giuste 'soluzioni' e successivamente alla
mente coscente di 'aprirsi' ad essa.
La meditazione è come un'attività vivente, che utilizza la concentrazione
come strumento in virtù del quale la consapevolezza può avere ragione di
quel muro di confusione che normalmente ci separa dalla vivida luce della
realtà; questo naturale processo consiste in un costante aumento della
consapevolezza applicata ai meccanismi della realtà stessa.
Lo scopo che il meditante si propone è perciò quello di purificare la mente.
La pratica meditativa infatti monda il processo del pensiero da quelli che
potremmo definire "irritanti psichici"; vale a dire, da quelle cose quali
avidità, odio e gelosia, che tengono il nostro essere bloccato in una sorta
di schiavitù emotiva.
La meditazione guida la mente verso una condizione di naturale tranquillità
e consapevolezza, profondendo uno stato di concentrazione e comprensione
totale degli eventi.
Di fatto, per meditare, non occorre 'appartenere' ad un particolare credo
religioso e non si ha neppure bisogno di *avere fede*.
La fede, così come viene intesa ad esempio nel credo cattolico, non trova
alcun riscontro in quella filosofia religiosa che può ad esempio essere il
buddhismo. Questa "scienza della mente" (proprio in questo modo lo stesso
XIV Dalai Lama, Tenzin Gyatso, ha definito il buddhismo in un'intervista)
non invita i propri seguaci ad un credo dogmatico o ad aver fede in qualcosa
perché si trova scritta in un antico libro sacro, o perché è attribuibile ad
un famoso profeta o ancora perché insegnata da autorevoli persone. La
filosofia buddhista, che si caratterizza proprio per la sua infinita
apertura, conferisce alla fede un significato che è più vicino a quello di
"avere fiducia", a "sapere che una cosa è vera perché si è visto che è
vera", a "sapere che funziona perché è stata osservata dentro se stessi".
La meditazione porta lentamente ad una vera e profonda trasformazione
personale.
La persona che entra nell'esperienza meditativa non è la stessa che ne esce.
Il meditante cambia progressivamente il proprio modo di relazionarsi,
migliorando decisamente il proprio carattere e la propria personalità
attraverso un profondo processo di sensibilizzazione. La meditazione rende
profondamente coscienti dei propri pensieri, delle parole e delle azioni...
affina mano a mano la concentrazione e la capacità logica. Un po' alla volta
rende chiari i processi ed i meccanismi del subconscio, acuisce la capacità
di intuizione accrescendo la precisione del pensiero e conducendo
gradualmente ad una diretta conoscenza delle cose, rivelandole proprio come
esse sono, senza pregiudizi né abbagliamenti.
Sono fortemente convinto che nessuna parola e nessun libro potranno mai
descriverci in maniera esaustiva la meditazione.
Per ognuno c'è solo un modo per scoprire le eccezionali virtù di questa
pratica: effettuarla. Si può comprenderla solo direttamente, praticandola in
maniera corretta...
La meditazione è coltivazione della presenza mentale, in una parola:
consapevolezza.
Essa è in relazione con quei livelli personali di coscienza che si trovano
assai più in profondità rispetto al pensiero simbolico, e proprio per tale
motivo molti aspetti della meditazione non si prestano ad essere espressi
attraverso le semplici parole.
La meditazione non è qualcosa che può essere imparata ricorrendo a termini
astratti, non è qualcosa di definibile, ma bensì qualcosa di cui bisogna
fare esperienza... essa può essere compresa solo con una buona pratica.
Il meditante esegue la sua pratica con un intento specifico: affrontare la
realtà, per fare piena e profonda esperienza della vita così come essa è,
per entrare in contatto con tutto ciò che vi si trova.
Una pratica ben fatta ci permette di dissipare tutte le illusioni, di
liberarci da tutte quelle piccole e gentili bugie che continuamente ci
diciamo.
Purtroppo quasi tutti sin da bambini, veniamo condizionati molto
profondamente da una cultura deviante, impariamo così, durante il corso
della nostra esistenza, a mentire sistematicamente a noi stessi e quasi
sempre in modo estremamente arguto.
In questo modo subentra gradualmente in noi, senza che ne siamo troppo
coscienti, un sottile autoinganno e si innesca un circolo vizioso, fatto di
false convinzioni, che ci trascina inevitabilmente nel suo mondo illusorio.
Arriviamo così ad avere un pensiero inautentico che ci costringe a vedere la
realtà da dietro un velo; di conseguenza assumiamo comportamenti ipocriti e
ci ritroviamo, inconsapevolmente, ad indossare una brutta maschera che tende
a coprire il nostro vero volto, nascondendoci persino a noi stessi.
È invece incantevole osservare come i processi armonici tipici della pratica
meditativa, riescono a profondere in noi quelle particolari intuizioni che
frequentemente si rivelano come vere e proprie "rivelazioni". Proprio queste
intuizioni infatti aprono sovente il passo a quel sentiero che conduce alla
chiara comprensione di alcune profonde ed importanti Verità legate alla
nostra misteriosa esistenza.
Gunaratana afferma: «alla vipassana bisogna avvicinarsi con questo
atteggiamento: Non importa cosa mi è stato insegnato, voglio dimenticarmi
teorie, pregiudizi e stereotipi. Voglio comprendere la vera natura della
vita, voglio capire realmente cosa sia l'esperienza di essere vivi. Voglio
imparare a conoscere le qualità della vita più vere e profonde, e non voglio
accettare le spiegazioni di qualcun altro. Voglio scoprire io stesso tutto
ciò»...
Difatti lo stesso atteggiamento di base del buddhismo è profondamente
empirico ed antiassolutista. Lo stesso Buddha Shakyamuni, come Gesù il
Cristo del resto, fu decisamente non ortodosso ed antitradizionalista.
Gautama non offrì i suoi insegnamenti come una raccolta di dogmi, ma
piuttosto, come un insieme di asserzioni sulle quali chiunque era invitato
ad investigare.
L'invito che il Buddha rivolgeva a tutti, era: "Venite e vedete", a coloro
che lo seguivano ripeteva spesso: "Non mettete nessuna testa sopra alla
vostra", e con ciò egli intendeva raccomandare di non rifarsi alla parola di
qualcun altro, ma piuttosto di verificare ogni cosa di persona poiché è
quello l'unico modo per Conoscere realmente ed essere convinti di ciò che si
osserva.
Dobbiamo inoltre tenere sempre presente che ciò che abbiamo imparato può e
deve spesso essere disimparato. Il primo passo in questa direzione è proprio
capire cosa stiamo facendo mentre lo stiamo facendo, mettendoci nella tipica
posizione di quieta osservazione.
Dobbiamo inoltre ricordare che una buona pratica meditativa induce un
cambiamento radicale nel meccanismo della percezione, e porta con sé quella
gioia che deriva dall'essersi liberati dal pensiero illusorio ed ossessivo.
La meditazione può "aprire la strada" e guidare chiunque lo desideri
intensamente, verso una nuovo e corretto atteggiamento, conducendoci a
vedere la realtà così come essa è realmente.
La consapevolezza sia con te...
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