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SCHEDA ARTICOLO N. «00771»

CLASSIFICAZIONE: 5
TIPOLOGIA: AFFINE
AUTORE: MARCELLA DANON
TITOLO: CRESCITA PERSONALE
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TESTO ARTICOLO

Crescita personale

(di Marcella Danon)

"Svegliarsi e guardare il mondo con occhi nuovi", questo il punto di
partenza per riaprirsi alla vita e intraprendere un percorso di scoperta
della vastità del mondo che siamo e del mondo che ci circonda.

Quando parliamo di crescita, pensiamo sempre al bambino e all'adolescente,
come se una volta raggiunta l'età adulta il processo evolutivo della nostra
vita avesse raggiunto una sua stabilità. Invece il processo di crescita
dell'individuo non ha mai fine, perché una volta raggiunta la maturità a
livello fisico, è su un piano interiore che c'è ancora uno spazio illimitato
per proseguire il cammino verso una più completa autorealizzazione.

Crescere, in ambito psicologico, non vuol dire diventare altro da sé, ma
vuol dire avvicinarsi sempre di più a ciò che si è veramente, ottimizzando
capacità e potenzialità, riconoscendo e attenuando limiti, superando
condizionamenti ormai inutili e imparando a interagire in modo costruttivo
con gli altri. E' un processo che non implica un apprendimento quantitativo,
non ci sono materie da imparare o esami da superare, ma si tratta di un
apprendimento qualitativo: è la capacità di riconoscere e integrare i
diversi aspetto della propria personalità, decidendo liberamente quanto e
cosa "coltivare" di sé e in quale delle possibili direzioni che la vita
offre si vuole dirigere la propria realizzazione.

Il processo di crescita personale è più lento e meno spontaneo di quello
della crescita fisica, che avviene nostro malgrado, anche se non ce ne
preoccupiamo. La crescita personale implica un atto di volontà, bisogna
desiderarlo, bisogna dedicarci tempo e attenzione, e può rivelarsi
un'attività appassionante, come quella dello scultore che toglie dalla
pietra quello che non serve, per lasciar emergere la forma che gli sta più a
cuore.

Che cosa vuol dire crescere, in questo nuovo senso, e perché richiede più
impegno? Perché vuol dire contrastare e controllare uno dei meccanismo più
antichi di sopravvivenza, quello dell'automatismo, che codifica e
immagazzina ogni apprendimento, riproponendo per ogni situazione la stessa
soluzione che già una volta si era rivelata efficace o la stessa reazione
emotiva.

Se la prima volta che tocca la fiamma un bambino si scotta, ogni volta che
vedrà il fuoco saprà di non doverci mettere la mano; ma anche se scopre che
quando è ammalato ottiene più attenzione dagli adulti, potrebbe
interiorizzare la convinzione che per ottenere affetto bisogna mostrarsi
dolenti e impotenti; oppure se il suo amichetto con le lentiggini lo ha
ferito andando a giocare con altri, potrebbe immagazzinare l'informazione
"non mi posso fidare delle persone con le lentiggini".

Di ragionamenti di questo tipo ,che avvengono in modo assolutamente
inconsapevole, ne abbiamo accumulati a migliaia e ne formuliamo a decine
ogni giorno e così succede spesso che sono le esperienze del passato a
tenere le redini del nostro presente.
Ma questa, anche se per molti è la normalità, non è una situazione
irreversibile, perché, quando "ci svegliamo", ci accorgiamo di avere la
possibilità di scegliere momento per momento, invece, con quale
atteggiamento affrontare una situazione o una persona, scegliendo
consapevolmente il nostro agire, in base alla realtà del presente.

"Svegliarsi" vuol dire diventare consapevoli dell'ampio margine di libertà e
di responsabilità che si ha nei confronti del proprio agire, vuol dire
imparare a non reagire automaticamente agli eventi, secondo schemi appresi
nel passato o instauratisi casualmente, ma a dare risposte nuove in base a
ogni situazione. Il mondo, allora, comincia a rivelarsi più grande e più
interessante, e si inizia ad avere una immagine più grande e più
interessante anche di se stessi. Ed è solo l'inizio di un lungo e
arricchente percorso.

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