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SCHEDA ARTICOLO N. «00810»

CLASSIFICAZIONE: 2
TIPOLOGIA: BUDDISMO
AUTORE: THICH NHAT HANH
TITOLO: SONO QUI PER TE: DI THICH NHAT HANH
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TESTO ARTICOLO

Tratto da:

> Thich Nhat Hanh

> IL BUDDHA VIVENTE
> IL CRISTO VIVENTE

> NERI POZZA EDIZIONE
> TITOLO ORIGINALE
> LIVING BUDDHA, LIVING CRISTO
> TRADUZIONE DI FRANCESCO BRUNELLI

> Sono qui per te
>
> Il dono più prezioso che possiamo offrire agli altri è la nostra presenza.
> Quando la nostra consapevolezza abbraccia coloro che amiamo, costoro
> sbocceranno come fiori. Se amate una persona, ma vi rendete raramente
> disponibili a lei, non si tratta di vero amore. Quando la vostra amata
> soffre, dovete riconoscerne la sofferenza, l'ansia e le preoccupazioni, e
> questo è già sufficiente a offrire un certo conforto.
>
> La consapevolezza dà sollievo al dolore perché è traboccante di
> comprensione
> e compassione. Quando siete veramente presenti, mostrando amorevolezza e
> comprensione, l'energia dello Spirito Santo è in voi.
>
> Vivere alla presenza di Dio
>
> Nella tradizione ebraica la sacralità delle ore dei pasti è posta in
> grande
> rilievo. Si cucina, si prepara la tavola e si mangia alla presenza di Dio.
> "Devozione" è una parola importante nell'ebraismo perché tutto nella vita
> è
> un riflesso di Dio, la sorgente infinita della santità. Il mondo intero,
> tutte le buone cose nella vita appartengono a Dio, sicché, quando traete
> godimento da qualcosa, pensate a Dio e ne godete alla Sua presenza.
>
> Ciò s'avvicina molto alla valorizzazione buddhista dell'inter-essere e
> dell'interpenetrazione. Quando vi svegliate, siete consapevoli che Dio ha
> creato il mondo. Quando vedete i raggi del sole che filtrano dalla
> finestra,
> riconoscete la presenza di Dio. Quando state in piedi e i piedi toccano
> per
> terra, sapete che la terra appartiene a Dio. Quando vi lavate la faccia,
> sapete che l'acqua è Dio. Devozione è riconoscere che ogni cosa è legata
> alla presenza di Dio in ogni momento. Il 'seder' (la Pasqua ebraica), per
> esempio, è il pasto rituale che celebra la liberazione degli israeliti
> dalla
> schiavitù d'Egitto e il loro viaggio verso la patria.
>
> Durante il pasto, alcune verdure ed erbe, il sale e altri condimenti ci
> aiutano a entrare in contatto con quanto accadde nel passato, con ciò che
> erano il nostro dolore e la nostra speranza. Questa è una pratica della
> consapevolezza.
>
>
> Il pane che mangiamo è l'intero cosmo
>
> Al pari dell'islam, il cristianesimo è una sorta di prosecuzione
> dell'ebraismo. Tutti i rami appartengono allo stesso albero. Nel
> cristianesimo, quando celebriamo l'eucaristia, condividendo il corpo di
> Dio
> sotto le specie del pane e del vino, compiamo il rito nello stesso spirito
> di devozione, di consapevolezza, coscienti del nostro essere vivi, lieti
> di
> abitare il momento presente.
>
> Il messaggio di Gesù durante il 'seder', in seguito conosciuto come Ultima
> Cena, era chiaro. I Suoi discepoli erano andati seguendoLo, avevano avuto
> la
> fortuna di guardarLo negli occhi e di vederLo di persona, ma sembra che
> non
> fossero ancora entrati in vero contatto con la meravigliosa realtà del Suo
> essere. Cosicché, quando spezzò il pane e versò il vino, Gesù disse:
> questo
> è il Mio corpo, questo è il Mio sangue, bevetene, mangiatene e avrete la
> vita eterna. Era un modo drastico per risvegliare i Suoi discepoli dalla
> smemoratezza.
>
> Quando ci guardiamo intorno, osserviamo numerose persone nelle quali non
> sembra dimorare lo Spirito Santo. Sembrano morte, quasi stessero
> trascinandosi appresso un cadavere, il loro stesso corpo. La
> partecipazione
> all'eucaristia ha lo scopo di aiutare a risorgere queste persone così che
> possano raggiungere il Regno della Vita.
>
> In chiesa si riceve l'eucaristia ad ogni messa, viene letto il passo
> biblico
> relativo all'Ultima Cena di Gesù con i suoi dodici discepoli e si
> condivide
> un tipo speciale di pane chiamato ostia. Ognuno ne consuma per ricevere la
> vita del Cristo nel proprio corpo. Quando un sacerdote celebra il rito
> eucaristico, il suo ruolo è quello di portare la vita alla comunità.
>
> Il miracolo accade non perché egli profferisce correttamente le parole, ma
> perché siamo consapevoli dell'atto di mangiare e bere.
>
> La Santa Comunione è una possente campana di consapevolezza. Noi beviamo e
> mangiamo in ogni momento, ma di solito ingeriamo soltanto le nostre idee,
> progetti, preoccupazioni e ansie. Non mangiamo veramente il nostro pane, o
> non beviamo la nostra bevanda. Se facciamo in modo di venire profondamente
> a
> contatto con il nostro pane, rinasciamo perché il nostro pane è la vita
> stessa. Mangiandolo consapevolmente, attingiamo il sole, le nubi, la terra
> e
> ogni
> elemento nel cosmo. Attingiamo la vita e il Regno di Dio.
>
> Quando domandai al cardinale Jean Danielou se l'eucaristia potesse essere
> descritta in questo modo, egli rispose affermativamente.
>
>
> Più porte per le generazioni future
>
> Matteo descrive il Regno di Dio come fosse un minuscolo granello di
> senape.
> Ciò significa che il seme del Regno di Dio è dentro di noi. Se sappiamo
> come
> piantarlo nel terreno umido delle nostre vite quotidiane, quel seme
> crescerà
> e diverrà un grande arbusto su cui molti uccelli potranno trovare rifugio.
>
> Non dobbiamo morire per giungere alle porte del Paradiso. Dobbiamo invece
> vivere veramente. La pratica consiste nello stare in profondo contatto con
> la vita, in modo tale che il Regno di Dio divenga una realtà. Non è
> questione di devozione, si tratta di una questione di pratica.
>
> Il Regno di Dio è a disposizione, qui e ora. Numerosi passi dei vangeli
> confortano questa visione. Leggiamo nel Padre Nostro che non andiamo nel
> Regno di Dio, ma che è il Regno di Dio a venire da noi: "Venga il Tuo
> regno...".
>
> Gesù disse: "Io sono la porta". Egli descrive Se stesso come la porta
> della
> salvezza e della vita eterna, la porta del Regno di Dio. Poiché Dio il
> Figlio è fatto dell'energia dello Spirito Santo, è per noi la porta
> d'ingresso al Regno di Dio.
>
> Anche il Buddha viene descritto come una porta, un maestro che ci mostra
> la
> via in questa vita. Nel buddhismo una simile porta speciale è tenuta in
> profonda considerazione, perché quella porta ci permette di entrare nel
> regno della consapevolezza, dell'amorevolezza, della pace e della gioia.
> Si
> dice che esistano ottantaquattromila porte del Dharma, porte
> dell'insegnamento.
>
> Se siete abbastanza fortunati da trovare una porta, non sarebbe molto
> buddhista affermare che la vostra è l'unica. In realtà, dobbiamo aprire un
> numero ancor più grande di porte per le generazioni future. Non dovremmo
> temere un maggior numero di porte del Dharma: se mai, dovremmo temere che
> non se ne aprano più. Sarebbe un peccato per i nostri figli e i loro figli
> se ci ritenessimo soddisfatti con soltanto ottantaquattromila porte già
> disponibili. Ciascuno di noi, con la sua pratica e la sua amorevolezza, è
> in
> grado di aprire nuove porte del Dharma.
>
> La società è in evoluzione, la gente cambia, le condizioni economiche e
> politiche non sono le stesse dei tempi del Buddha o di Gesù. Il Buddha fa
> assegnamento su di noi perché il Dharma continui a svilupparsi come un
> organismo vivente, non un Dharma superato ma un autentico Dharmakaya, un
> vero "corpo della dottrina".
>
>
> Lo Spirito Santo è l'energia dell'amore e della comprensione
>
> Per avere un buon Sangha i suoi membri devono vivere in un modo che li
> aiuti
> a generare più comprensione e più amore. Se il vostro Sangha si trova in
> difficoltà, il modo per trasformarlo è quello di cominciare a trasformare
> voi stessi, di ritornare alla vostra isola del sé, ristorarvi e farvi più
> comprensivi.
>
> Sarete come la prima candela che illumina la seconda che illumina la
> terza,
> la quarta e la quinta. Ma, se fate del vostro meglio per praticare questa
> via e le persone della comunità ancora non hanno la luce, può rivelarsi
> necessario cercare un altro Sangha, o persino inaugurarne uno nuovo. Ma
> non
> arrendetevi troppo facilmente. Forse non avete praticato abbastanza a
> fondo
> la trasformazione di voi stessi in una vivida candela capace di accendere
> tutte le altre.
>
> Solo quando siete convinti che la creazione di un nuovo Sangha sia l'unica
> alternativa alla resa, allora è tempo di procedere e creare un nuovo
> Sangha.
> Qualsiasi Sangha è migliore di un non-Sangha. Senza un Sangha sarete
> perduti.
>
> Lo stesso è vero all'interno di una chiesa. Se constatate che lo Spirito
> Santo non è presente nella vostra chiesa, occorre in primo luogo che
> compiate lo sforzo per introdurvi lo Spirito Santo, vivendo profondamente
> gli insegnamenti di Gesù. Ma, se la vostra influenza è nulla, se la
> pratica
> nella chiesa non è in accordo con la vita e gli insegnamenti di Gesù,
> forse
> è per voi desiderabile riunire coloro che condividono la vostra
> convinzione
> e fondare un'altra chiesa, in cui possiate invitare lo Spirito Santo a
> entrare.
>
> Per essere veramente d'aiuto alla vostra chiesa, o al vostro Sangha,
> dovete
> innanzi tutto accendere il vostro fuoco di comprensione, amore, fermezza e
> tranquillità. Allora riuscirete a ispirare gli altri, o in un gruppo
> esistente o in uno che contribuirete a fondare. Per favore non praticate
> l'imperialismo religioso. Anche se possedete un magnifico tempio o una
> chiesa stupenda con splendidi ornamenti e opere d'arte, se al loro interno
> non ci sono tolleranza, felicità, comprensione o amore, si tratta di un
> falso Sangha, di una falsa chiesa. Continuate, ve ne prego, a fare del
> vostro meglio.
>
>
> Praticare e condividere
>
> Il militante pacifista A.J. Muste ha detto: "Non esiste via alla pace, la
> pace è la via". Egli intendeva che possiamo realizzare la pace proprio nel
> presente con ogni sguardo, sorriso, parola e azione. La pace non è
> soltanto
> un fine. Ogni passo che compiamo dovrebbe essere pace, dovrebbe essere
> gioia, dovrebbe essere felicità.
>
> Precetti e comandamenti ci aiutano a dimorare nella pace, a sapere che
> cosa
> fare e non fare nel presente. Sono tesori che ci conducono lungo un
> sentiero
> di bellezza, rettitudine e verità. Contengono la sapienza delle nostre
> tradizioni spirituali e, quando li pratichiamo, le nostre vite diventano
> genuina espressione della nostra fede, e il nostro benessere si fa
> incoraggiamento per i nostri amici e per la società.
>
> La nostra felicità e quella altrui dipendono non solo da poche persone che
> diventano consapevoli e responsabili. L'intera nazione deve essere
> consapevole. Precetti e comandamenti devono essere rispettati e praticati
> dagli individui e dall'intera nazione. Quando tante famiglie sono
> lacerate,
> il tessuto della società è strappato. Di ciò dobbiamo avere una visione
> profonda al fine di comprendere la natura di tali precetti e comandamenti.
>
> Tutti devono unirsi nell'opera. Perché il nostro mondo abbia un futuro,
> abbiamo bisogno di linee di condotta essenziali. Sono la miglior medicina
> disponibile per difenderci dalla violenza che è in ogni luogo. La pratica
> dei precetti o dei comandamenti non è una questione di soppressione o
> limitazione de}la nostra libertà. I precetti e i comandamenti ci offrono
> un
> modo meraviglioso di vivere, e possiamo praticarli con gioia. Non si
> tratta
> di costringere noi stessi o gli altri all'obbedienza di regole.
>
> Nessuna singola tradizione religiosa monopolizza la verità. Dobbiamo
> trascegliere i valori migliori di tutte le tradizioni e lavorare insieme
> per
> eliminare le tensioni fra le tradizioni stesse al fine di dare alla pace
> una
> possibilità. Dobbiamo unirci e cercare in profondità le vie per aiutare la
> gente a mettere di nuovo radici. Dobbiamo proporre il miglior piano per la
> salute fisica, mentale e spirituale della nostra nazione e della terra.
>
> Perché sia possibile un futuro, vi sprono a studiare e mettere in pratica
> i
> valori migliori delle vostre tradizioni religiose e a farne partecipi i
> giovani in modi a loro comprensibili. Se meditiamo insieme, come famiglia,
> comunità, città e nazione, riusciremo a identificare le cause della nostra
> sofferenza e a trovare le vie d'uscita.

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