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SCHEDA ARTICOLO N. «00836»

CLASSIFICAZIONE: 5
TIPOLOGIA: AFFINE
AUTORE: DIANE ESHIN RIZZETTO
TITOLO: OGNI INCONTRO E' UN NUOVO INCONTRO
SPAZIATORE bianco

TESTO ARTICOLO

Tratto dal n° 20 della rivista "Dharma")



(di Diane Eshin Rizzetto)

Dal libro in uscita: Waking up to what you do,
Shambala Publications, Maggio 2005

Quando guardiamo gli altri li vediamo attraverso le esperienze passate e
fermiamo la nostra disponibilità, li congeliamo in personaggi che oggi forse
non sono più. Come possiamo scongelare la nostra visione?

"Ad ogni incontro incontriamo uno sconosciuto"
T.S. Eliot da The Cocktail Party (I, iii)

Le parole di Eliot mi risuonano in mente quando mi ritrovo a tirar fuori
con mio marito un commento su qualcuno di cui entrambi pensiamo che " non
sia troppo affidabile".

Come posso sapere che ne è stato di questa persona dall'ultima volta che
l'ho
vista? Perché scelgo di congelare la sua immagine nella mia mente
giudicandolo "non affidabile"? A che cosa mi sono attaccata
nell'intervallo
dal nostro ultimo incontro? Quando al contrario scegliamo di incontrare gli
altri come sconosciuti, i nostri cuori sono aperti alla possibilità e al
cambiamento.

Il maestro zen Robert Aitken Roshi ci ricorda che "una cosiddetta colpa è un
punto debole in cui il carattere può cambiare".

Molti anni fa, quando ero una madre sola, ho trovato vari lavori come
operaia o cameriera per mantenere i miei figli e me stessa. Ad un certo
punto ho persino avuto un impiego come segretaria in un ufficio legale
mentendo sulle mie conoscenze. In breve tempo il mio capo si rese conto che
non avevo neanche la metà delle competenze che avevo dichiaro di possedere.

Invece di rimproverarmi o licenziarmi, giustamente, rispose cercando il modo
di aiutarmi. Credo che quello che vide nel mio sotterfugio era ciò che
qualcuno chiama impudenza che, se correttamente incanalata, era un tratto
che poteva aiutarmi a superare molti degli ostacoli in cui mi sarei
imbattuta in futuro. Se avesse congelato la sua percezione di me come una
persona che mente, non avrebbe potuto darmi l'opportunità di andare oltre
quella percezione.

Non avevo certo compreso questo al momento, ma forse alcuni tra le centinaia
di studenti, che ho incontrato come sconosciuti negli ultimi trenta anni di
insegnamento, hanno tratto beneficio dalla volontà del mio capo di
incontrarmi con apertura e possibilità.

Ci sono molti modi in cui possiamo bloccare il modo in cui vediamo gli
altri, anche quelli a noi più vicini. Ho osservato questo nelle vite di
diversi miei studenti di fronte alla sfida di dover prendersi cura dei
genitori anziani. Come è difficile vedere i nostri genitori, coloro che per
primi si sono presi cura di noi, come persone che hanno bisogno di aiuto.
Questa trasformazione non avviene tutta d'un colpo, ma con ogni piccolo
biglietto che non è stato pagato o ogni piccola caduta, un pezzetto della
nostra visione cristallina del passato è fatta a pezzi, finche ci
meravigliamo: "Ma chi è questa persona?"

Uno studente parlava di come fosse stanco di sentire sempre la stessa storia
di come sua madre era stata costretta da ragazza a lasciare la sua casa, il
suo ragazzo e tutti i suoi amici per andare in un altro paese, con una
lingua e una cultura completamente estranea per lei. Dopo settantacinque
anni raccontava sempre la stessa storia. Quando egli comprese che la
tagliava fuori, cambiando soggetto, facendo un'altra cosa, solo per non
starla a sentire recitare lo stesso vecchio nastro, decise di fermarsi e di
cercare di starla realmente a sentire, di mettere in atto la pratica del
vedere la madre come una sconosciuta.

Appena cominciò a fare così, la sua curiosità si ridestò e iniziò a farle
delle domande: "Era il tuo primo ragazzo?". "Vi siete mai baciati?" "Lo hai
mai detto a tuo padre?" Poco a poco, si interessò a quel racconto mai
raccontato, così ricco e pieno di sorprese. In qualche modo vedo questa come
una "riconciliazione". Facendo questa pratica, poco a poco, possiamo
incontrare di nuovo i nostri genitori ma solo se se lasciamo andare il
vecchio e li vediamo come sconosciuti - anche solo per pochi momenti.
L'approccio
di vedere gli altri come sconosciuti sottintende il precetto di parlare
degli altri con apertura e possibilità. Spesso questa idea si esprime con
frasi tipo " non discutere le colpe degli altri" e " astieniti dai
pettegolezzi e dal parlare alle spalle", questo precetto ci invita a
ricercare profondamente gli assunti e le credenze che trovano spazio nei
nostri commenti, quando parliamo sminuendo gli altri e li biasimiamo per ciò
che pensiamo siano le loro colpe.

Parlare a voce alta sminuendo un'altra persona può avere effetti che vanno
lontano e a un livello più profondo una mente, bloccata da una visione
congelata dell'altro, sia che i pensieri siano espressi che non, non è
capace di essere aperta e sveglia. In un senso più ampio, questo precetto ci
invita non solo a parlare ma incontrare anche coloro che pensiamo di
conoscere bene - come nostro padre o nostra madre - come se fosse la prima
volta, come nella poesia di Eliot.

Come è possibile fare questo, vi chiederete? Come possiamo liberarci del
passato e non bloccare il futuro? Incontrare un altro come uno sconosciuto
non significa dimenticare il passato, ma piuttosto significa non attaccarsi
al passato. Significa riconoscere che ciò che pensiamo , sappiamo degli
altri può essere solo un ricordo delle nostre esperienze passate e , anche
se lo sappiamo o no, proprio come noi, hanno cambiato dall'ultima volta in
cui ci siamo visti.

Per esempio, ieri potete aver avuto uno scambio duro con qualcuno e aver
pensato che era una persona spiacevole. Se incontrate quella persona con le
parole di ieri che echeggiano nella vostra mente, è come se vedeste l'altro
attraverso occhiali colorati . In tal caso, gli occhiali sono colorati:
spiacevole. Quali sono le voci e le immagini dei ricordi recenti e lontani
che bloccano il nostro "conoscere" questa persona?

E' qui il paradosso di questo precetto: per conoscere veramente una persona
bisogna essere aperti alla possibilità del cambiamento e a riconoscere che
possiamo veramente conoscere quella persona solo nel momento presente.
Lavorando con questo precetto, molte persone hanno trovato utili i seguenti
esercizi. Provateli prima con persone che non vi suscitano forti reazioni
negative, poi piano piano rivolgetevi a persone per cui avete una forte
antipatia.

Fermatevi. Guardate. Ascoltate. Notate il modo in cui parlate degli altri -
aperto, subdolo, critico. Prendete un giornale. Sentite le vostre parole
mentre parlate, ascoltate il tono. Per esempio, Harry non ha finito il suo
compito (informazione fattuale). E' un irresponsabile e non si può contare
su di lui (giudizio). Il vostro tono suggerisce il fatto o è un dito
puntato?

Sperimentate. Notate ogni cambiamento emotivo. Qualche tensione fisica? Un
senso di sfogo? Le sensazioni fisiche sono un buon indicatore. Continuate a
osservare, a sentire a sperimentare in questo modo finchè non chiarite le
emozioni. Per esempio potete notare che la gelosia alimenta i vostri
commenti.

Esprimete le vostre affermazioni in modo neutro. Per esempio: "secondo la
mia esperienza Harry non sempre porta a termine i suoi impegni." Notate la
differenza. Nella prima affermazione la percezione di Harry è bloccata nel
passato: irresponsabile. Ora la nuova affermazione comunica solo il
comportamento attuale. La prima si chiudeva completamente di fronte al
continuo aprirsi e creare di Harry. La seconda gli permette di essere ciò
che è . Certo, ciò che chiudiamo fuori non è solo una persona ma il vero
presente.

Rispondete. Quello che fate con la vostra nuova affermazione è ciò che è
più importante. Solo perché Harry non ha portato a termine un suo impegno
nel passato, non gliene darete più? O riconoscete che è capace di
cambiamento?

La riconciliazione può venire naturalmente quando i nostri cuori e le nostre
menti risiedono nel cambiamento. Quando abbiamo il coraggio di incontrare
quello a cui lealmente ci attacchiamo, a riconoscere e sperimentarlo in ogni
nuovo incontro, allora col tempo troverete che le bende dei nostri possessi
si perdono. Molto spesso possiamo incontrare gli altri come sconosciuti e ,
in quel momento scoprire il vivere pacificamente uniti a noi stessi e al
mondo.
--
Diane Eshin Rizzetto è l'insegnante guida ed abbadessa del Bay Zen Center
di Oakland in California (U.S.A.). Nel 1994 ha ricevuto la trasmissione del
Dharma nel lignaggio Zen da Charlotte Joko Beck. Ha iniziato la sua
formazione con Sojun Mel Weitsman, nella linea del maestro Shunryu Suzuki,
fondatore del San Francisco Zen Center in California, ed è stata
riconosciuta dall'Associazione Nordamericana dello Zen Soto come insegnante
autorizzata. Viene in Europa diverse volte all''anno per guidare ritiri e
lavorare con la gente sia localmente che a distanza. www.bayzen.org.

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