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SCHEDA ARTICOLO N. «00899»

CLASSIFICAZIONE: 4
TIPOLOGIA: CONGENERE
AUTORE: FONTE: DA UN DOCUMENTO DI MASTER HSU YUN
TITOLO: COS'È IL HUA-T'OU?
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TESTO ARTICOLO

Cos'è il HUA-T'OU?

(Da un documento di MASTER HSU YUN)

(Trad. Ital. di Aliberth)

-
Il significato letterale di Hua-T'ou nel Ch'an Cinese (Zen) è "testa della
parola o della frase". È lo stato d'animo prima che la mente sia disturbata
dal pensiero. Questo è un chiaro stato d'animo mentre è fortemente
concentrato e focalizzato. Hsu Yun lo chiamò "la mente in quell'attimo che
non è né turbata né ottusa". Egli inoltre affermò: "Il momento prima che un
pensiero sorga è chiamato il non-nato". Il Grande Maestro disse: "E'
l'incessante
rivolgersi della luce (visione) verso l'interno di se stessi, istante dopo
istante, ed escludendo tutte le altre cose".

In un'altra occasione, egli disse: "E' l'inversione della luce interiore su
ciò che non è mai nato e non muore".

Gli antichi patriarchi puntavano direttamente alla mente. Quando uno vede
l'auto-natura,
uno ottiene lo stato di Buddha. Questo fu il caso quando Bodhidharma aiutò
il suo discepolo Hui-K'o a calmare la sua mente e quando il sesto Patriarca
Hui-neng diceva di vedere solo l'auto-natura. Tutto ciò che era necessario
era la diretta comprensione e l'accettazione della Mente e nient'altro. Non
c'era una cosa come investigare il hua t'ou. Tuttavia, i patriarchi più
recenti videro che i praticanti non potevano gettarsi nella pratica con una
dedizione totale e non erano in grado di vedere istantaneamente la loro
auto-natura. Infatti, queste persone imitavano e recitavano mantra e parole
di saggezza, mostrando tesori di altre persone e di conseguenza i patriarchi
furono costretti a istituire scuole e ad elaborare specifiche vie e metodi
per aiutare i praticanti, uno dei quali fu il metodo di investigazione
hua-t'ou.

Ci sono molti tipi di hua-t'ou, come ad esempio "Tutti i dharma ritornano
all'uno, e dove mai ritorna quest'uno?" "Qual'era il mio volto originale
prima che io fossi nato?" e così via. Tuttavia, quello più comune, è "Chi è
che sta recitando il nome del Buddha?". Un altro, riportato dall'Induismo, è
quello che il Bhagavan Sri Ramana Maharshi suggeriva ai suoi seguaci, cioè
di chiedersi "Chi sono io? ".

Cosa si intende con hua-t'ou? Hua significa 'parola'; t'ou significa 'testa
o inizio', quindi hua-t'ou significa 'ciò che è prima della parola'. Ad
esempio, recitare Amitabha Buddha è un hua, e hua-t'ou è ciò che precede la
propria recita del nome di Buddha. Il hua-t'ou è il momento prima che il
pensiero sorga. Una volta che il pensiero è sorto, si è già nella coda del
hua. Il momento prima che il pensiero sia sorto è chiamato non-insorgente.
Quando la mente non è distratta è non-ottusa, non è attaccata alla
quiescenza, non può cadere in uno stato di nulla, e perciò si dice che non
può morire. In modo univoco ed ininterrotto, girandosi verso l'interno e
illuminando lo stato di non-inorgere e non perire, si dice 'investigare il
hua-t'ou' o 'prendersi cura del hua-t'ou'.

Per investigare il hua-t'ou, uno deve prima generare il dubbio. Il dubbio è
come una sorta di bastone da passeggio per il metodo di investigare il
hua-t'ou. Cosa si intende per 'dubbio'? Ad esempio, uno può chiedersi: "Chi
sta recitando il nome del Buddha?" Ognuno sa che è lui stesso che sta
recitando il nome, ma sta usando la sua bocca o la mente? Se è la sua bocca,
allora quando la persona muore e la bocca esiste ancora, come mai la persona
morta non è più in grado di recitare il nome del Buddha? Se è la mente,
allora com'è la mente? Non si può conoscere. Quindi c'è qualcosa che uno non
riesce a conoscere, e questo dà luogo a un leggero dubbio riguardo alla
questione del "chi-è-che".

Questo dubbio non dovrebbe mai essere rozzo. Più questo dubbio è 'sottile' è
meglio uno dovrebbe osservarlo e mantenerlo univocamente, e lasciarlo
scorrere come un fluisso d'acqua. Non lasciatevi distrarre da nessun altro
pensiero. Quando il dubbio è presente, non disturbatelo. Quando il dubbio
non è presente, dolcemente fate in modo che esso ritorni ancora. I
principianti troveranno che è più efficace utilizzare questo metodo quando
sono fermi piuttosto che quando si muovono, tuttavia non si dovrebbe avere
un atteggiamento discriminatorio. Indipendentemente dal fatto che la vostra
pratica sia efficace o meno, o se si sta fermi o in movimento, cercate solo
di utilizzare il metodo e la pratica con estrema consapevolezza.

Nel 'hua-t'ou': "Chi sta recitando il nome del Buddha?", l'accento andrebbe
posto sulla parola "chi". Le altre parole servono a fornire un'idea
generale, proprio come nel chiedersi: "Chi è che si veste?", "Chi sta
mangiando?", "Chi sente muovere le proprie viscere?'', ''Chi sta facendo
pipì?'', ''Chi è che sta lottando con il suo ego ignorante?'', ''Chi è che è
consapevole?". Indipendentemente dal fatto che si stia in piedi, si stia
camminando, si sia seduti o sdraiati, il termine "chi" è diretto ed
immediato. Non facendo affidamento sul pensiero ripetitivo, su congetture, o
attenzione, è facile far sorgere un senso di dubbio.

Pertanto, coinvolgendo come hua-t'ou la parola "chi", è un metodo
meraviglioso di praticare il Ch'an. Ma l'idea non è di ripetere "Chi sta
recitando il nome del Buddha?" nel modo in cui si ripeterebbe il nome del
Buddha stesso; né è giusto utilizzare ragionamento per trovare una risposta
alla domanda, pensando che questo è ciò che si intende per 'aver il dubbio'.
Ci sono persone che ininterrottamente ripetono la frase: "Chi sta recitando
il nome del Buddha?". Esse accumulerebbero molti più meriti e virtù, se
invece recitassero ripetutamente il nome di Amitabha Buddha. Vi sono altri
che consentono alla loro mente di vagare, pensando che questo sia il
significato di avere dubbi, e invece finiscono con l'essere ancor più
coinvolti nei pensieri illusori. Questo è come quando si cerca di salire, e
invece si scende. Bisogna essere consapevoli di questo.

Il dubbio che viene generato da un praticante principiante tende ad essere
grossolano, irregolare e intermittente. Esso non può realmente qualificarsi
come uno 'stato di dubbio'. Ciò può solo essere chiamato 'pensare'.
Gradualmente, dopo che il selvaggio pensiero si placa ed uno ha un maggiore
controllo, il processo può essere chiamato "ts'an" (ts'an significa
investigare o esaminare). Allorchè la propria coltivazione diventa più
morbida, il dubbio sorge naturalmente senza che sia più indotto in modo
volontario. A questo punto uno non è consapevole di dove è seduto. Uno non è
consapevole dell'esistenza di un corpo o mente o dell'ambiente. C'è solo il
dubbio. Questo è un vero e proprio stato di dubbio.

Realisticamente parlando, la fase iniziale non può essere considerata come
una 'coltivazione'. Uno sta semplicemente facendo pensieri illusori. Solo
quando il vero dubbio sorge da se stesso, può essere definito vera
coltivazione. Questo momento è un punto cruciale, e per il praticante è
facile rischiare di deviare dalla retta via:
(1) In questo momento, tutto è chiaro e puro, e vi è un illimitato senso di
luminosità e pace. Se, tuttavia, uno non riesce a mantenere pienamente la
propria consapevolezza e l'illuminazione (bisogna ricordare che la
consapevolezza è saggezza, non illusione; e l'illuminazione è Samadhi, non
disturbo), uno cadrà in un lieve stato di offuscazione mentale. Se nei
pressi vi è una persona realizzata, essa sarà subito in grado di dire che il
praticante è in questo stato mentale e lo colpirà con il bastoncino di
incenso, disperdendo tutte le nuvole e la nebbia. Molte persone diventano
illuminate in questo modo.

(2) In questo momento, tutto è chiaro e puro, vuoto e vacuo. Se non è così,
allora il dubbio è perso. Poi, non vi è più alcun "contenuto", vale a dire
che uno non sta facendo più alcun sforzo per fare la pratica. Questo è ciò
che si intende con la "roccia con un tronco morto" o "roccia immersa in
acqua gelata". In questa situazione, il praticante deve "elevarsi".
"Elevarsi" significa sviluppare la propria consapevolezza e l'illuminazione.
E' diverso dalle precedenti occasioni in cui il dubbio era grossolano. Ora,
esso deve essere 'sottile' - un unico pensiero, ininterrotto ed estremamente
sottile. Con assoluta chiarezza, esso è illuminante e pacifico, immobile
ancorchè pienamente consapevole. Come il fumo di un incendio che si sta
sviluppando, è un flusso continuo senza interruzione. Quando questo punto
della pratica è raggiunto, è necessario disporre di un 'occhio-di-diamante',
nel senso che si dovrebbe cercare di "elevarsi" ancor di più. "Elevarsi" a
questo punto sarebbe come mettere una testa sulla parte superiore della
nostra testa.

-

Una volta, un monaco chiese al maestro Ch'an Chao-chou, "Che cosa dovrebbe
fare uno, quando non arriva più nessuna cosa?" Chao-chou rispose, "Mettila
giù". Il monaco disse, "Se una cosa non viene, che cosa si deve mettere
giù?" E Chao-chou rispose: "Se non puoi metterla giù, allora sollevala!".
Questo dialogo si riferisce proprio a questo tipo di situazione. Il vero
sapore di questo stato non può essere descritto. Come qualcuno che sta
bevendo l'acqua, solo lui sa com'è, fresca o calda. Se una persona raggiunge
questo stato, egli sarà in grado di naturalmente comprendere. Se non è in
questo stato, nessuna spiegazione sarà adeguata. Per la spada del maestro,
dovreste offrire una spada; non preoccupatevi di mostrare la vostra poesia a
qualcuno che non è un poeta.

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