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SCHEDA ARTICOLO N. «00963»

CLASSIFICAZIONE: 3
TIPOLOGIA: YOGA
AUTORE: SOGYAL RINPOCHE
TITOLO: TROVARE LA QUIETE DEL CUORE, DURANTE LA MEDITAZIONE
SPAZIATORE bianco

TESTO ARTICOLO

Tratto da:

SOGYAL RINPOCHE

MEDITAZIONE:
Cos'è e come praticarla

Edizioni Amrita



Quando leggete libri sulla meditazione, o anche quando la meditazione viene
proposta da gruppi diversi, si pone l'accento soprattutto sulle tecniche: in
Occidente la gente
è molto interessata alla 'tecnologia' della meditazione. Però, non c'è
dubbio che
l'elemento più importante della meditazione non è la tecnica, ma il modo di
essere, lo
spirito, che viene chiamato 'postura'; una postura non tanto fisica, quanto
collegata
all'atteggiamento mentale e la disposizione dell'animo.

E' bene sottolineare che quando cominciate a praticare la meditazione,
entrate in una dimensione completamente diversa della realtà. Normalmente
dedichiamo gran
parte dei nostri sforzi a raggiungere obiettivi, e ciò implica una lotta,
mentre nella
meditazione è esattamente il contrario: è una rottura completa rispetto al
nostro modo di agire, dal
momento che si tratta di uno stato privo di ambizioni, dove non esiste, nè
consenso, nè
rifiuto, né speranza, né paura.

La meditazione è semplicemente un modo di essere, di sciogliersi, come un
pezzo di burro lasciato al sole: non a nulla a che fare con quello che
sapete, o meno al
riguardo. In effetti, ogni volta che praticate la meditazione, dovrebbe
essere per voi qualcosa di
nuovo, come se stesse accadendo per la prima volta.

Limitatevi a starvene tranquillamente seduti, con il corpo immobile, senza
parlare, con la mente distesa, e permettete ai pensieri di andare e venire,
senza consentire
la formazione di attaccamenti di alcun tipo.

Si tratta di un semplice processo di osservazione del respiro, sempre che
abbiate bisogno come aiuto di concentrarvi su qualcosa. Quando espirate,
siate consapevoli del
fatto che state espirando; quando inspirate, siate consapevoli che state
inspirando, senza
ulteriori commenti, analisi, o lavorii mentali. Questa semplicissima
attenzione filtra i vostri
pensieri e le emozioni e allora, come liberandosi di una vecchia pelle,
qualcosa sguscia
fuori e si libera.

Di solito la gente tende a rilassare il corpo concentrandosi su diverse
parti: il vero rilassamento, però, viene, quando vi rilassate profondamente
dall'interno,
perchè solo allora ogni altra parte di voi si rilasserà da sola, in maniera
naturale, secondo
la propria natura.

Meditazione significa, quindi, essere molto semplici e naturali, rilassare
la mente senza imporle nulla, e senza nemmeno cercare di essere calmi: non
dovrebbe esserci nessuno
sforzo deliberato per di controllarla, e nessun tentativo di stare
tranquillo in pace.

Comunque lo scopo fondamentale della postura è la creazione di nu ambiente
ideale per la meditazione, che aiuta la mente a raggiungere uno stato di
maggior
risveglio. C'è un detto famoso: " se crei una condizione propizia nel corpo
e nell'ambiente
circostante, la meditazione e la realizzazione si produrranno
automaticamente."

Se il vostro atteggiamento e la postura sono corretti, allora la meditazione
sorgerà naturalmente.

La prima cosa da imparare nella meditazione è come " spazzar via" il vostro
vecchio ego nevrotico, ed invece limitarvi tranquillamente ad " essere ", a
trovare la
pace del cuore, tranquillità e soddisfazione. A questo punto, all'inizio, la
natura può
essere di grande aiuto.

Per coloro che non sono abituati alla meditazione, o che hanno difficoltà
nel praticarla, può essere molto positivo servirsi della natura, per
esempio: fissare il cielo,
od ascoltare il rumore di una cascata, e, se siete in città, passeggiare nel
parco e
guardare gli uccelli, od osservare le foglie degli alberi mosse dal vento.

Distraetevi dalle vostre preoccupazioni con la vostra mente inquieta. Molti
praticanti anche troppo seri non sanno distrarsi nella meditazione, mentre
un buon meditatore
sa come deve prendere con spirito la meditazione, perchè se uno non ci
riesce, potrebbe
finire con il rivelarsi più un problema che un aiuto.

Nelle vostre prime esperienze di meditazione potreste provare una specie di
impazienza: volete avere subito dei risultati, ma c'è un detto molto saggio
che afferma:

" affrettati pure, ma lentamente ".

Non lasciate spazio a troppe aspettative troppo immediate, continuate invece
a perseverare nella pratica, ma senza accanimento.

Agli inizi, quando meditate, i pensieri vi si accavallano nella mente,
perfino più turbolenti di prima: eppure, questo è un buon segno, in quanto,
finalmente, avete preso
coscienza dello stato selvaggio che regna nella vostra mente, il Selvaggio
West ".

Non è che i vostri pensieri siano più scatenati di prima, ma è che ora voi
siete più calmi e questo vi rende più consapevoli dell'agitazione dei vostri
pensieri. E' in questa fase che avete bisogno di un buon senso
dell'umorismo.... un serio
senso dell'umorismo !

Non arrendetevi: qualsiasi pensiero si presenti, limitatevi a rimanere
presenti, ad osservare il respiro, anche in mezzo alla più grande
confusione; dopo un po' qualcosa
si assesterà, e lentamente calerà un senso di pace.

Nella meditazione ci viene ricordato di essere attenti e consapevoli: questo
significa che qualsiasi pensiero sorga, dovete consentirgli di fluire
naturalmente,
comportandovi come un vecchio saggio che guarda giocare un bambino. Se state
pensando, lasciate
che i pensieri sorgano e si calmino, senza alcun impedimento.

I pensieri sono come il vento: vanno e vengono, e se non ci pensate, non
costituiscono un grosso problema. L'atteggiamento fondamentale nella
meditazione è consentire
il flusso naturale di pensieri, tenendo al tempo stesso la mente " libera da
altri pensieri che
rincorrono i pensieri ".

Tendiamo a pensare che quando si medita non dovrebbero esserci pensieri, e
quando nel corso della nostra meditazione i pensieri si manifestano, ci
convinciamo subito di
aver sbagliato qualcosa.

In effetti non è così. Dovete capire che quando meditate i pensieri sono
parte integrante del processo meditativo; invece, la cosa importante è il
vostro atteggiamento
nei loro confronti.

Quando raggiungete lo stato meditativo, i pensieri smettono di infastidirvi
e diventano come una musica di sottofondo, dolce e gradevole. Se siete a
vostro agio, le
cose diventano meno difficili.

Per cominciare, centratevi in voi stessi, ed entrate in contatto con il
vostro " angolo di quiete "; se rimanete così, gradualmente sboccerà la
meditazione. Siate
spaziosi, e permettete a tutti i vostri pensieri ed alle emozioni di
calmarsi: se seguirete queste
indicazioni, in un secondo momento, quando farete ricorso ad un metodo quale
l'osservazione del
respiro, la vostra attenzione si focalizzarà con minore sforzo. Cercate di
identificarvi
concretamente con il respiro, invece di limitarvi ad osservarlo.

Potete anche scegliere un oggetto, come un fiore, un'immagine di Buddha, od
un suono di un mantra, come elemento su cui focalizzarsi. Ma, al principio è
meglio
limitarsi ad essere spaziosi, a consentire alla vostra natura simile al
cielo di manifestarsi:
pensate a voi stessi come se foste il cielo che sorregge l'intero universo.

Quando vi sedete, lasciate che le cose si sistemino e permettete di
dissolversi a tutto il vostro ego disarmonico, con la sua mancanza di
genuinità e di naturalezza, e
da tutto questo emergerà il vostro vero essere: sperimenterete un aspetto di
voi stessi più
genuino ed autentico, il " vero " sé.

Man mano che vi spingerete più a fondo, comincerete a scoprire la vostra
fondamentale bontà ed a collegarvi con essa: lo scopo fondamentale della
meditazione è abituarsi a questo aspetto che avete dimenticato, ed è per
questo motivo che
si dice che " la meditazione non esiste, esiste l'abituarsi ". Abituarsi a
cosa ?

Alla vostra vera natura, la vostra natura di Buddha.

Questo è il motivo per cui nello Dzogchen, l'insegnamento ultimo e finale
del Buddha, siamo incoraggiati a " riposare nello stato inalterato della
natura della mente ";
limitatevi a sedere tranquilli, permettete a tutti i vostri pensieri e
concetti di
dissolversi nella purezza della natura intrinseca della vostra mente. E'
come quando le nuvole si
dissolvono, o la nebbia evapora, per rivelare il cielo limpido ed il sole
splendente con gioia.
Quando tutto si dissolve in questo modo, cominciate a sperimentare la vostra
vera natura, "
viva "; allora ne divenite consapevoli, ed in quel momento vi sentite
realmente bene.

E' qualcosa di diverso da ogni altra sensazione di benessere che possiate
aver sperimentato in precedenza; è una bontà vera e genuina, nella quale
provate un senso
profondo di pace, soddisfazione e fiducia nei confronti della vostra vera
natura.

Si parla spesso di essere " buoni ", di evitare il male, e anche varie
religioni parlano di morale ed etica: eppure, il problema è che quando non
siete collegati
direttamente alla vostra sorgente fondamentale di bontà, allora essere buoni
è estremamente
difficile, dal momento che il vostro cuore non è completamente coinvolto;
d'altra parte, quando voi
siete in contatto con la vostra essenza illuminata, il cuore di
'bodhicitta', allora qualsiasi
cosa sorga è naturalmente buona.

Così la meditazione è la chiave fondamentale dell'etica.

Perciò il primo passo della meditazione è scoprire questa generosità, questa
dolcezza nei confronti di se stessi; in questa vita andiamo in cerca di un
significato,
formulando interrogativi come : " Chi sono ? ", ma la vera risposta sta
nella
realizzazione della nostra vera natura. Quando realizzerete che è inerente,
allora vedrete che tutte le
risposte saranno già presenti. Fino a quel momento, per quanto a fondo
possiate cercare, non
troverete una risposta del tutto soddisfacente.

Nella pratica meditativa, quando riusciamo a pacificarci, a calmarci e a
limitarci ad essere, allora qualcosa si libera: la bontà, o la natura della
mente. Lo scopo di
una tecnica, come l'osservazione del respiro, è essere di aiuto per questa
liberazione:
supponete di riuscire a raggiungere con successo un livello di " riposo
nella natura della mente ",
allora la tecnica diventa quasi superflua; invece di meditarci sopra, il
respiro diventa
meditazione. Allora non c'è più così tanta " meditazione " da fare, ma è
sufficiente essere nello
stato non duale; vi adeguate al flusso continuo della vostra pura
consapevolezza della natura
della mente, e, nel farlo, sviluppate il vostro carattere e la vostra
fiducia interiore.

E' bene meditare quando vi sentite ispirati: le prime ore del mattino
possono favorire una tale ispirazione, poichè il momento migliore per la
mente è al mattino presto,
quando essa è più fresca e calma ( il momento raccomandato tradizionalmente
è prima dell'alba,
ma va bene anche la sera ).

E' molto meglio mettervi a sedere quando siete ispirati, dal momento che non
solo sarà più semplice, trovandovi in una condizione mentale più propizia
per la
meditazione; ma il vostro stesso esercizio risulterà incoraggiante,
aumentando di rimando la
fiducia nella pratica, sicchè in seguito sarete capaci di esercitarvi anche
quando non
sarete così ispirati.

Non c'è bisogno di meditare a lungo: rimanete tranquilli fino a quando
sarete un po' aperti, e capaci di collegarvi con l'essenza del vostro cuore.
Questo è il punto
fondamentale.

La fase successiva è 'l'integrazione', ovvero la meditazione nell'azione.
Una volta che la consapevolezza è stata risvegliata dalla meditazione, la
mente è calma e la
percezione un po' più pura e coerente, allora qualsiasi cosa facciate, siete
presenti, siete
qui ed ora. Come ha detto un famoso maestro Zen: " Quando mangio, mangio;
quando dormo, dormo ".

Qualsiasi cosa facciate, siete completamente presenti nell'azione: anche
lavare i piatti,
se fatto consapevolmente, può essere un'azione energizzante, liberatoria e
purificatrice. Siete più in pace, così siete più " voi ".

Ogni volta che farete qualcosa, sarete più in sintonia. Man mano che si
dissolverà la preoccupazione per voi stessi, vi ritroverete ad essere più in
sintonia con
l'aspetto compassionevole del vostro " se": se non interrompete tale
sensazione e
fluite con essa nella vita, facendo qualsiasi cosa con comprensione ed
abilità appropriata.

Uno dei punti essenziali del viaggio spirituale è perseverare nel percorrere
il sentiero. Anche se la nostra meditazione può essere buona un giorno e non
altrettanto buona
il giorno seguente, come un mutevole scenario, ciò che conta non sono le
esperienze, buone o
cattive, ma piuttosto il fatto che, quando perseverate, è la pratica stessa
a cancellarvi, e
questo attraverso le esperienze ( pratiche ) sia belle che brutte, dal
momento che non sono altro
che esperienze, così come il tempo può essere bello o brutto, ma il cielo in
sè rimane
sempre immutabile.

Se perseverate ed avete un tale atteggiamento spazioso come il cielo, senza
lasciarvi turbare da emozioni ed esperienze, allora svilupperete la
stabilità, e la vera
profondità della meditazione si farà sentire. Vi accorgerete che,
gradualmente e quasi
inosservato, il vostro atteggiamento inzierà a cambiare. Non avrete la
stessa presa di prima sulle
cose, nè vi attaccherete così tanto ad esse, ed anche se di tanto in tanto
si
verificheranno crisi, potrete affrontarle un po' meglio, con maggior
umorismo e facilità. Sarete perfino
capaci di ridere un po' delle vostre difficoltà, dal momento che ci sarà più
spazio tra voi e
loro; sarete più liberi da voi stessi.

Le cose diventeranno meno solide, leggermente ridicole, ed il vostro cuore
si alleggerirà.

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