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SCHEDA ARTICOLO N. «00992»

CLASSIFICAZIONE: 4
TIPOLOGIA: CONGENERE
AUTORE: GUIDO DA TODI
TITOLO: L'ASSOLUTO È UN ESSERE O, UNA QUALITÀ DELL'ESSERE?
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TESTO ARTICOLO

L'ASSOLUTO È , OPPURE DELL'ESSERE? -

(di Guido Da Todi)

-

Dopo aver ricevuto il dono delle molte rivelazioni, che i Risvegliati amano
porgere all'uomo comune, mentre Essi stanno sulle rive della loro visione
universale, e contemplano il sacro sciabordio d'onda del grande Oceano di gioia
e di compimento, sediamoci simbolicamente accanto a loro, e parliamo un pò, tra
di noi; facciamoci qualche domanda, e diamoci alcune risposte.

O, forse, sarebbe meglio dire: liberiamoci dal fardello di molti errori
concettuali - nell'atmosfera tersa e cristallina del Tempio - e di molti luoghi
comuni, che ci siamo portati appresso, sin qui.

L'assoluto.

L'assoluto è un , oppure una dell'essere? Di tutti gli esseri?

Ecco, questo è un quesito fondamentale.

Ho rilevato che affrontare con coraggio e decisione alcuni concetti nevralgici
del Metafisico regale, è un atto che ricompensa ampiamente - se gestito con
armonia ed equilibrio - di ogni sforzo compiuto in quella direzione.

Si passeggia nell'eden della filosofia, dell'esoterismo; si colgono, qui e là, i
fiori, che figliano, nell'ineffabile territorio - stupendi e profumati - e ci si
inebria del loro profumo.

Ma, in effetti, abbiamo, in fondo, percepito il significato dei
concetti-cardine, che ne costituiscono la natura?

Uno di essi è il seguente:dell'essere?>

Fermiamoci, quindi, ad analizzare la trama della domanda.

Continuiamo a porre, sullo sfondo del nostro orizzonte spirituale, una
stabile, una metrica definita e compiuta, nella quale scorgiamo dei
significati ed una natura diversa da ogni altra.

La chiamiamo Meta, Perfezione, Indicibile. Ma, forse, un termine privilegiato e
caro a molti spiritualisti di ogni tempo è, appunto, .

Man mano - è inutile negarlo - questo concetto si è annidato, stabilmente, in
una stratificazione di abitudini comuni, in una tradizione di significati che
gli si danno, tanto da essere stato fagocitato, lungo i secoli, da quella
prepotente impronta antropomorfica, con cui l'uomo è solito imprigionare i
pensieri che ama.

Molto spesso - ma, ovviamente, non sempre - dire :Vita Assoluta ci ospita in sè; L'Assoluto è la meta di ognuno> suole indicare -
da parte di colui, o di colei che esprimono questo pensiero - una Realtà,
sicuramente sublime, ineffabile; ma, tuttavia, con dei risvolti formali,
posseduti da un'Individualità macrocosmica.

L'Assoluto è, per molti, Dio.

Vorrei fermare un po' le risonanze dell'affermazione, per darvi modo e tempo di
trovare, nella vostra mente, tutti gli altri esempi - simili, o dissimili dal
mio - per vedervi d'accordo con me.

Questo fenomeno mentale, osservato sicuramente in un'atmosfera filosofica molto
più aristocratica delle prime religioni storiche, non si allontana, però - nelle
radici - dal dio antropomorfico che esse, istintivamente, sempre costruirono, a
proprio ed altrui consumo.

Mi rende abbastanza sereno e tranquillo il fatto di vedermi allineato alle più
alte volute di contenuto d'ogni antica metafisica orientale, mentre indico uno
dei grossolani errori di valutazione dei moderni spiritualisti (in massima
parte, occidentali).

Nei Veda non esiste traccia di un dio, identificabile, sia pur molto
lontanamente, a questo che stiamo analizzando;
piuttosto, si parla del Logos, che è tutt'altra cosa.

È pur vero che - come insegnò, anche, Eraclito - i Veda indicano la somma chiave
di ogni cosa, nell'antichissimo ; ossia, nel fatto che ogni vita
esistente segue un infinito ciclo di mutazioni costanti, regolate dalla legge
degli opposti; ma, essi parlano, anche, del cosmico Motore Immoto: appunto,
l'assoluta natura dell'universale.

Cosa vuol dire, questo?

Che la forma, in qualunque modo essa ci appaia; rarefatta come l'espressione del
più sublime tra gli esseri; oppure, limitata e semplice, quale la più bassa e
più caduca delle manifestazioni, possiede un minimo comun denominatore:
l'essenza indicibile ed infinita del proprio nucleo segreto.

Tutto è infinito, e tutto è privo di un ultimo circuito, che limiti una sua
ipotetica area di essenza.

Quanto ogni uomo ed ogni donna; ogni animale, ed ogni pianta; ogni minerale, ed
ogni vita angelicata, manifestano - come marginale assieme di contenuti formali,
in quel ciclo di manifestazione nel quale essi si stanno esprimendo - tutto ciò
è solo un gracile velo alla natura infinita che soggiace ad essi.

Ecco, il vero , verso la cui piena consapevolezza tutti noi stiamo
tendendo.

Non una meta distante, quindi, e resa, comunque, , dalle caratteristiche
di una perfezione inesprimibile e sublime. Un assoluto che sia, pure, Dio.

Uno dei cicli spirituali che l'uomo scopre lungo il sentiero dell'evoluzione, è
di far parte di un Alfa e di un Omega cosmici.

L'Uno ed il molteplice costituiscono una legge, i cui significati dovremo
assimilare, prima o poi.

Tuttavia, indicando l'Uno, i Veda parlano, sempre, del Logos. Ed affermano che
.

Il legame che passa tra l'uomo ed il Logos è regolato dalla Legge, e richiede un
futuro esame, che esula dalle intenzioni del presente articolo.

Tuttavia, il Logos non intende - nè ha mai inteso - significare qualità> della vita universale.

Quando il ricercatore scopre la fresca e rigenerante verità che abbiamo appena
indicato, e che tutte le più antiche tradizioni insegnano, ecco iniziare per lui
quella , descritta come una svolta radicale dell'anima, da ogni vera
filosofia orientale.

Il concetto dell'assoluto, inteso come dona
l'equilibrio stabile, e fa scoprire e riconoscere il Motore Immoto, che pulsa,
eterno, nell'ovunque.

Se ognuno di noi si facesse, allora, permeare dalla sua propria assoluta>, che gli appartiene come gemma spontanea, per il solo fatto di
esistere; se vedesse, anche fuori di sè, la medesima universalità, che
costituisce il vero e reale fattore indicibile ed il vero mistero della vita; se
accettasse questa esperienza, come unica chiave ad ogni ulteriore libertà e
gioia di esistere, ebbene, avrebbe, finalmente, mozzato il capo all'idra
dell'ignoranza e del dolore, in questi tre piani dell'illusione, e
comprenderebbe - senza false apparenze - cosa significhi la vera liberazione
dall'oscuro mondo di maya.

A misura, amici miei, che voi comprenderete l'identico nesso che vi salda al
Logos ed al lombrico, alle galassie, ed al nostro sistema solare, riuscirete,
anche, a sfilarvi fuori - gradatamente - dal sarcofago della sofferenza
quotidiana e personale.

E mi auguro di cuore, e con la più solerte delle umiltà, che ognuno di voi
realizzi quanto l'assoluto, sia, appunto, una vostra attuale qualità.

....anzi! La vostra sola qualità!

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