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SCHEDA ARTICOLO N. «01039»

CLASSIFICAZIONE: 2
TIPOLOGIA: BUDDISMO
AUTORE: G. BURRINI
TITOLO: LA MISSIONE DEI BODHISATTVA (MONOGRAFIA LUNGA)
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TESTO ARTICOLO

La missione dei Bodhisattva

(liberamente tratto da "Il buddhismo e la Scienza dello Spirito", di G.
Burrini)

(parte prima)

Il grande ideale del Bodhisattva risale al I secolo della nostra era, alla
formazione del Grande Veicolo buddhista (Mahâyâna). Secondo il buddhismo
primitivo infatti l'Illuminazione era privilegio di pochi, mentre dal I
secolo essa fu accessibile a tutti i fedeli, che così diventavano potenziali
Bodhisattva.

Chi è il Bodhisattva? Il Bodhisattva è un essere vivente che si
offre di attraversare una miriade di incarnazioni e di sperimentare tutti i
destini, per portare non tanto se stesso quanto gli altri all'Illuminazione.
Ciò fa di lui un cittadino del mondo celeste e di quello terreno. Di qui la
distinzione dei Bodhisattva in due grandi categorie:

1. i comuni Bodhisattva si incarnano sul piano umano in un corpo fisico
sottomesso alla trasmigrazione e vivono da santi asceti: votandosi alla
compassione e alla meditazione, essi ascendono il cammino bodhisattvico
dalla prima alla settima Terra spirituale, favorendo ogni volta il bene e la
felità delle creature. Appartiene potenzialmente a questa schiera ogni
seguace del Grande Veicolo, ma realmente vi fanno già parte i filosofi
Nâgârjuna, Asanga, Vasubandhu, il mistico ântideva, il patriarca Hiuan-tsang
e altri.

2. i Bodhisattva celesti, detti "Grandi esseri" (Mahâsattva) - quelli cui si
riferisce Rudolf Steiner - ascendono il cammino delle ultime tre Terre
spirituali, dalla ottava alla decima. Liberi dai debiti karmici contratti
nelle incarnazioni terrene, questi esseri sono esseri angelici e rivestono
"il corpo spirituale della Legge", grazie al quale possono anche discendere
a livello fisico assumendo "corpi di metamorfosi" (nirmânakâya)

La missione di questi Bodhisattva celesti consiste nel soccorrere gli esseri
umani durante il sonno o la meditazione, ispirando loro la visione dei mondi
superiori, o nell'esaudire le preghiere dei devoti istillando nelle loro
anime il "pensiero dell'Illuminazione" (bodhicitta).

Nella loro infinita opera di salvezza i Bodhisattva si rivelano pazienti,
pronti ad attendere eoni su eoni prima di raggiungere il Nirvana. "I
Bodhisattva conoscono i pensieri e tutte le azioni degli esseri viventi:
sono come la luce del sole che brilla dappertutto; sanno dove conducono i
pensieri e le azioni degli esseri"; parlando con volto sorridente,
eccellono nel disperdere le false visioni da cui vengono illusi gli esseri
umani: le contrapposte visioni dell'eternalismo e del nichilismo, del
dogmatismo e della negazione.

Il cammino dei Bodhisattva procede lungo dieci tappe, coincidenti con le
dieci Terre Spirituali e le dieci Perfezioni (o Virtù), ma segue due vie
maestre: la saggezza (prajâ) e la compassione (karunâ), che conducono da un
lato all'onniscienza e dall'altro a quel vasto moto di carità che si
concretizza nel rinviare sempre il Nirvana completo, finché l'ultimo degli
esseri viventi non sia stato salvato. Per questo viene detto
nell'Insegnamento di Vimalakîrti: "La madre dei puri Bodhisattva è la
Saggezza, il padre è la Compassione: le Guide del mondo nascono da tali
genitori"

Le antiche Scritture buddhiste ci hanno lasciato un solo nome di Bodhisattva
celeste, quello di Maitreya ("l'Amorevole"), ma i testi sacri del Grande
Veicolo, quindi tutta l'iconografia e la devozione popolare che a esso si
ispirano, hanno aggiunto altre figure di Bodhisattva celesti, tra i quali
possiamo ricordare: Majurî ("Bello per splendore"), Avalokitevara ("il
Signore dallo sguardo misericordioso") e Vimalakîrti ("l'Immacolato").

Maitreya è il Bodhisattva destinato a rinascere sulla Terra fra 2500 anni
come prossimo Buddha. Attualmente dimora nel cielo degli dèi Tushita e, in
attesa della sua ultima incarnazione terrena, giunge in sogno ai devoti
ispirando loro pensieri spirituali. E' tradizionalmente raffigurato di
colore giallo zafferano con i capelli raccolti a chignon, secondo l'uso
ascetico indiano. La tradizione buddhista fa del Bodhisattva Maitreya
l'ispiratore spirituale dell'idealismo Yogâcâra, inaugurato dai fratelli
Asanga e Vasubandhu. Asanga fu elevato alla prima Terra spirituale proprio
da un atto di grazia di Maitreya, che gli comunicò le strofe del
Madhyântavibhanga ("La discriminazione fra il medio e gli estremi");
Vasubandhu, udendo queste strofe, penetrò a sua volta in una condizione
meditativa assai vicina alla prima Terra.

- La sfera dei bodhisattva secondo Rudolf Steiner -

La comunità celeste dei Bodhisattva, dei maestri spirituali dell'umanità, si
identifica con la Saggezza eterna. "Il Bodhisattva va considerato come il
grande maestro, incarnazione della sapienza, che percorre tutte le civiltà
incarnandosi nei modi più diversi. [...] Nelle sommità delle regioni
spirituali si ritrova una serie di Bodhisattva, ognuno dei quali è il
maestro, per una certa epoca, non solo degli uomini, ma anche di esseri che
non discendono sul piano dell'esistenza fisica"

. Oltre al Buddha, dice Steiner, "si possono considerare come incarnazioni
di un Bodhisattva anche altre individualità di grandi maestri". R. Steiner
riconosce tale rango,
oltre che ai sette Rshi e al Buddha, anche a Zarathustra, Ermete, Sciziano,
Mosè, Elia, Abramo, Ezechiele, Orfeo e altri. Questi Bodhisattva inviati
della Saggezza sono principalmente le Guide o i maestri delle sette epoche
di civiltà post-atlantidee. Aggiunge Steiner nel Vangelo di Luca:

"I Bodhisattva che passano al grado di Buddha sono in grado di redimere gli
uomini sulla Terra, per quanto riguarda lo spirito, mediante la saggezza. Ma
essi non sarebbero mai in grado di redimere l'uomo intero, perché l'uomo
intero può essere redento soltanto se il suo organismo viene penetrato non
solo dalla saggezza, ma anche dall'ardente forza dell'amore. Fu appunto
missione del Cristo redimere le anime mercé il torrente di amore che egli
riversò sulla Terra. Compito dei Bodhisattva e dei Buddha fu di portare al
mondo la saggezza dell'amore; compito del Cristo fu di portare all'umanità
la forza dell'amore. E' necessario fare questa distinzione".

L'evento di Palestina - l'Incarnazione del Logos - segna secondo
l'antroposofia una svolta grandissima sia sul piano terrestre sia su quello
spirituale, dunque anche entro la sfera dei Bodhisattva. Il Cristo inaugura
infatti "una nuova saggezza misterica". Di fronte al pubblico teosofico
riunitosi a Monaco per assistere alla pièce di E. Schuré, I figli di
Lucifero, R. Steiner ripete più volte che il Cristo non è un maestro, un
Bodhisattva, un messaggero della saggezza: "egli [...] è vita, una vita che
si riversa nelle altre entità le quali per effetto di ciò diventano i
maestri. [...]

Il Cristo è piuttosto oggetto dell'apprendere che soggetto
dell'insegnare". Di qui la nuova, grandiosa immagine del Cristo come
centro spirituale dei Bodhisattva: il Cristo, infatti, è venuto a fondare un
nuovo ordine, a trasformare il sette in dodici, a fare delle sette guide
dell'umanità, dei sette "figli di Lucifero" i dodici Bodhisattva, i dodici
"fratelli del Cristo", preposti al compito di favorire negli uomini la
comprensione della portata umano-cosmica dell'evento del Golgota.
"Il Cristo era apparso sulla Terra, ma proprio al suo tempo erano
limitatissime le possibilità di comprenderlo. Bisognava provvedere alle
epoche venture, facendo rivivere tutte le forme della sapienza affinché
venissero poste a poco a poco al servizio della comprensione del Cristo.

***

La missione dei Bodhisattva

(liberamente tratto da "Il buddhismo e la Scienza dello Spirito", di G.
Burrini)

(parte seconda e fine)

--

[...] Occorreva provvedere a che potesse rivivere a poco a poco la profonda
sapienza dei tempi di Ermete, dei tempi di Mosè, dei tempi di Zarathustra e
di quelli dei santi Rshi indiani; bisognava offrire di nuovo la possibilità
di comprendere il Cristo con sempre maggiore profondità"
.
"Dai tempi della rivelazione cristiana in poi, vediamo così che
esteriormente, nel mondo, l'antichissima saggezza fluisce nell'umanità
lentamente e gradualmente dal suo più elementare inizio [...]. Non esiste
sapienza orientale che non sia fluita nell'occultismo dell'Occidente, e
nella dottrina e nell'indagine rosicruciana si trova assolutamente tutto
quanto dai grandi saggi dell'Oriente è mai stato conservato".

Ecco dunque una prima conseguenza dell'Incarnazione del Logos sul piano
umano. Ma come si riflette lo stesso evento entro la sfera dei Bodhisattva?
Quale svolta comporta? R. Steiner affronta questo tema in una conferenza
tenuta a Berlino il 25 ottobre 1909, in cui dice: "Nel periodo greco-latino
era in particolar modo l'anima razionale o affettiva che, a poco a poco,
iniziava a far germogliare le facoltà interiori. Mentre nel periodo
precedente, le cose principali, per così dire, si riversavano nell'uomo
soprattutto dall'esterno - come potete vedere dall'esempio delle Furie,
figure vendicative che l'uomo aveva intorno a sé, non in sé - nel periodo
greco-latino, invece, c'era qualcosa che scaturiva dall'interno per
confluire nei grandi maestri. Con ciò erano subentrati, a questo punto,
rapporti del tutto nuovi.

"Precedentemente, quindi, gli esseri discesi dai mondi superiori avevano
trovato una situazione tale da poter dire: non abbiamo bisogno di entrare
completamente nell'organizzazione umana, perché possiamo operare così come
dobbiamo, semplicemente calando dai mondi superiori ciò che l'uomo non è
ancora in grado di fare e lasciando che ciò si riversi appunto nell'uomo.

A quel tempo l'uomo non poteva offrire nulla ai maestri, se però questi
avessero continuato nella loro strategia, sarebbe potuto accadere, dal
quarto periodo in poi, che simili individualità, discendendo in una regione
qualsiasi, avrebbero trovato sulla Terra qualcosa che lassù non c'era.
Finché sulla Terra si vedevano le Vendicatrici, le Erinni, si poteva fare a
meno di ciò che era sulla Terra. Ma poi apparve in basso qualcosa di
completamente nuovo: la coscienza. In alto non la si conosceva, non vi era
possibilità di osservarla. Era qualcosa di nuovo che veniva incontro a
coloro che erano lassù.

"In altre parole: nella quarta epoca postatlantidea subentrò la necessità
che i maestri discendessero effettivamente fino al gradino dell'umanità e
imparassero a conoscere, all'interno di questo gradino, ciò che dalla stessa
anima umana pulsa verso l'alto: verso il mondo spirituale. Iniziò quindi
allora il periodo in cui non fu più possibile rifiutarsi di essere partecipi
delle facoltà umane"

Dal "farsi uomo" del Cristo anche i Bodhisattva - per lo meno alcuni di
essi - furono spinti a superare l'antico rapporto che li induceva ad agire
sull'umanità in veste disincarnata, quindi a "farsi uomini". Il primo di
questi Bodhisattva che, nell'epoca dell'anima razionale, si fece uomo per
preparare nelle anime la comprensione del futuro evento del Golgotha fu il
Buddha. Il primo che - dopo il sacrificio del Cristo - si fece uomo per
tessere un connubio fra l'antica saggezza e l'impulso del Cristo è Mani, il
fondatore del manicheismo.

Il suo compito fu quello di "far rivivere in
avvenire, sempre più diffusa e più forte, la saggezza che si era propagata
nei tempi postatlantidei" con l'ausilio delle Guide precedenti, cioè di
Sciziano, di Buddha, di Zarathustra. Queste personalità spirituali
concordarono, infatti, su un piano invisibile, di "far fluire in modo sempre
più intenso nell'evoluzione futura dell'umanità l'intera somma della
saggezza dei Bodhisattva dell'epoca postatlantidea".

Il nuovo ruolo spirituale delle antiche Guide dopo l'Incarnazione del Logos
è soprattutto far "comprendere il più degno oggetto di ogni comprensione, il
Cristo: il Cristo che è un essere del tutto diverso dai Bodhisattva e che si
può comprendere soltanto sommando l'intera saggezza dei Bodhisattva"
.
Tanta è l'importanza di queste personalità che "solo quando l'ultimo dei
Bodhisattva appartenenti al Cristo avrà svolto la sua opera, l'umanità potrà
percepire che cosa sia il Cristo; allora essa sarà animata da una volontà in
cui il Cristo stesso vivrà. Il Cristo penetrerà negli esseri umani
attraverso il pensare, il sentire e, infine, il volere: l'umanità sarà
l'impronta esteriore del Cristo sulla Terra".

Nella conferenza del 31 maggio 1909, tenuta a Budapest durante il XV
Congresso internazionale delle federazioni europee della Società teosofica,
R. Steiner spiega che i Bodhisattva sono esseri che non si incarnano sul
piano fisico, ma vivono sul piano eterico, prendendo talvolta dimora nel
corpo eterico di certe personalità incarnate sulla Terra. Sono questi i
Bodhisattva che la scolastica mahayanica ha denominato Mahâsattva ("Grandi
esseri"), in quanto sono gli animatori e gli ispiratori disincarnati delle
anime umane: sono i grandi Bodhisattva celesti come Maitreya, Majurî,
Avalokitevara e altri.

Rudolph Steiner sostiene che questa incorporazione eterica
obbedisce a un ben preciso principio spirituale, secondo il quale
nell'economia dello spirito nulla si perde, anzi tutto ciò che è prezioso
per l'evoluzione interiore si conserva, in modo da ricollegare costantemente
il passato al futuro. Tale "incorporazione" di facoltà spirituali - ben
diversa dall'idea di reincarnazione - non contrasta affatto con il principio
di unità della personalità umana rappresentato dall'Io e tante volte
invocato nella critica cattolica all'idea della reincarnazione. Difatti
l'"incorporazione" di un corpo eterico "estraneo" equivale all'assimilazione
di nuove forze eteriche che vengono a fungere da humus per l'attività
dell'Io che le riceve. Qualcosa del genere si può cogliere nell'intenso
rapporto di continuità e di immedesimazione che si instaurava
tradizionalmente nelle civiltà antiche fra maestro e discepolo e soprattutto
in India fra il guru e il chela

Quando, alcuni mesi dopo, Steiner ritorna sull'argomento durante il corso
sul Vangelo di Luca, così definisce la funzione dei Bodhisattva: "I
Bodhisattva sono appunto una data categoria di esseri che sono sì incarnati
nel corpo fisico, ma che hanno rapporti con entità divino-spirituali, al
fine di poter portare sulla Terra e di comunicare agli uomini ciò che da
quelle entità essi hanno imparato. Sono dunque esseri incarnati nel corpo
umano, che, con le loro facoltà, arrivano tanto in alto da potersi mettere
in rapporto con le entità divino-spirituali" . Anche in questo caso,
quando si parla di "incarnazione" si intende in realtà "incorporazione".

Dice infatti poco oltre Steiner, parlando del Buddha storico: "Così
l'individualità che prima si era sviluppata in forma di Bodhisattva e che,
finché era Bodhisattva non era ancora completamente penetrata nella forma
umana, ma ne emergeva fino alle sfere celesti, penetrò una volta tutta
dentro un corpo umano, così da venirne avviluppata interamente"

Attraverso questa particolare forma di incarnazione i Bodhisattva esplicano
la loro missione, ricevuta, in lontanissime epoche, nei mondi superiori25:
suscitare negli uomini forze morali e conoscitive che favoriscano il loro
cammino evolutivo, ispirare nuove forze interiori, invitare la coscienza
umana al superamento di sé. Quando per il Bodhisattva - continua Steiner -
giunge il momento in cui sente di aver compiuto la sua missione, allora
avviene che tutte le forze spirituali delle quali è stato mediatore nei
confronti degli uomini finalmente possono fluire verso l'umanità e
trasformarsi in nuove facoltà umane, accessibili a tutti. Quando un
Bodhisattva ha espletato il suo compito, rinasce completamente in un corpo
fisico umano nel quale vengono a incarnarsi in modo esemplare tutte le virtù
e le facoltà che dapprima egli ispirava dall'alto: a questo punto può
divenire un Buddha e donare le sue stesse facoltà al mondo.

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