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SCHEDA ARTICOLO N. «01057»

CLASSIFICAZIONE: 5
TIPOLOGIA: AFFINE
AUTORE: MILENA NEBBIA
TITOLO: LA RIVINCITA DELLE DONNE
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TESTO ARTICOLO

La rivincita delle donne

(Milena Nebbia)

Colombia - 07.12.2005. Centinaia di donne di Antiochia, Cauca, Putumayo,
Risaralda, Santander, Valle, Bogotà e Cartagena hanno intrapreso un viaggio
per i fiumi, i marciapiedi e le strade colombiane con destinazione Chocò, la
regione che si affaccia sull'oceano Pacifico, dove si è svolta la grande
mobilitazione nazionale in solidarietà delle donne chocoane.

IL CHOCÒ

L'occasione è stata la giornata internazionale del "No alla violenza contro
le donne" e il dipartimento occidentale colombiano è stato preso a simbolo
di ciò che accade nel Paese, da troppo tempo. Quel dipartimento è uno dei
luoghi maggiormente colpiti dal conflitto armato. La popolazione è composta
da afrodiscendenti, dei quali oltre il 60 percento vive in condizioni
d'estrema
povertà. L'indice d'analfabetismo è il più alto del paese. Solo il 23 per
cento degli abitanti ha accesso all'acqua potabile e il tasso di mortalità
infantile è del 94 per mille.

Ma il Chocò è anche il polmone verde della Colombia. E' una zona ricca di
biodiversità, fonti idriche, oro e molte altre risorse minerarie. La sua
posizione è strategica e scatena gli appetiti internazionali. Per mantenere
il potere nell'area, paras e militari obbligano le comunità allo sfollamento
strappandole alle terre collettive oppure, e forse questo è ancora peggio,
tengono in ostaggio i civili controllando le merci che entrano ed escono
dall'area, occupando i fiumi, uniche vie di collegamento, e le terre
coltivate.

GESTI

Simbolicamente le donne colombiane, con la loro staffetta fino al Chocó,
hanno ripreso il controllo delle vie di comunicazione in segno di resistenza
pacifica e a sostegno della società civile stremata dalla violenza. Un
segnale di forza da parte di coloro che da sempre portano il peso maggiore
di guerre e ingiustizie. Ogni giorno vengono commessi contro di loro i più
svariati crimini: umiliazioni, torture, sparizioni, sequestri, violenze,
omicidi che per lo più rimangono impuniti.

Ma la donna colombiana è riuscita nel tempo ad acquistare coscienza di sé e
con coraggio a far sentire la propria voce. Dal 1996 più di trecento
organizzazioni di donne provenienti da diverse regioni della Colombia sono
riunite nella Ruta Pacifica de las Mujeres. E' un movimento nato per dare
una risposta al femminile alla grande ondata di violenza che quotidianamente
travolge la vita dei civili colombiani.

UNO SGUARDO A GUATEMALA E SALVADOR

Ma esempi simili sono presenti in tutta l'America Latina. Sono le donne
dell'Union Nacional de Mujeres Guatemaltecas ad aver fatto riflettere la
propria comunità sul genocidio in Guatemala. Anche se ancora la strada è
molto lunga: "Le donne in Guatemala hanno ancora paura di prendere parte
alla vita politica- ricorda Ana Maria Morzan, dell'Unamg - non sentono il
diritto a partecipare alla vita pubblica del Paese, a votare, ad essere
elette. E, anche qualora lo sentano, il sistema elettorale le limita".

In Salvador la metá delle donne vive una vita di attesa. Attesa di una
telefonata, dei soldi del mese,del ritorno del proprio uomo partito per gli
Stati Uniti. Ma le donne che parlano alle donne, nel Salvador, sono coloro
che non aspettano più. Impegnate nella politica, nella giustizia, nei
movimenti sociali, lottano perché non vogliono smettere di sperare. Come le
educatrici che lavorano per Sercoba, l'associazione di servizio alle
comunità cattoliche di base del Salvador.

Ogni giorno visitano una comunità diversa, anche 3 ore di pick up per
raggiungere villaggi sulla costa o tra le montagne. E qui attimi intensi di
pensieri condivisi, incontri dedicati alla lettura e alla meditazione della
Bibbia, all'educazione e all'alfabetizzazione, all'economia locale e
all'agricoltura, alla salute e all'artigianato. Le donne che parlano alle
donne, in Salvador, stanno cercando di risvegliare la consapevolezza dei
diritti, il coraggio di un nuovo impegno politico e sociale per far
rinascere la nazione.

UN'OCCHIATA AL BRASILE

Nel Paese piú grande del Sud America, il Brasile, la fame e la malnutrizione
sono ancora realtà di fatto, non solo a nord, nelle secche lande del
Pernambuco, del Piaui, ma anche nella modernissima San Paolo, tra le
multietniche favelas appiccicate a grattacieli stile New York.

Gisela Solymos è una giovane psicologa che da oltre 10 anni lotta per
migliorare le condizioni igieniche ed alimentari dei minori. Direttrice del
Cren, Centro di Recupero ed educazione nutrizionale della città di San Paolo
e docente universitaria, Gisela è il simbolo delle donne che credono nel
cambiamento:

"Ogni giorno al Cren seguiamo 50 bambini denutriti in regime di day hospital
e ci preoccupiamo dell'educazione nutrizionale di altre 200 famiglie. Gli
aiuti alimentari, così come la nostra presenza nelle case, la comprensione,
la condivisione, gli appoggi medici ed educativi, servono non solo a
superare malnutrizione e denutrizione, ma anche a scardinare altre
problematiche come violenza, alcolismo, difficoltà relazionali".

NO AL MACHO

Sono donne che parlano alle donne, siano esse madri, lavoratici,
studentesse, consapevoli che in una società machista le trasformazioni
passano anche da nuovi diritti e nuove consapevolezze.

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