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SCHEDA ARTICOLO N. «01101»

CLASSIFICAZIONE: 2
TIPOLOGIA: BUDDISMO
AUTORE: FONTE: LISTA RISVEGLIO
TITOLO: L'UNIVERSO E' UN'ILLUSIONE? - IL PARADIGMA OLOGRAFICO
SPAZIATORE bianco

TESTO ARTICOLO

L'Universo e' un'illusione? - Il paradigma olografico
Fonte: lista "Risveglio"


Vi accludo un lungo, ma interessantissimo articolo, riportato dalla
lista Risveglio risveglio@yahoogroups.com

(Guido)



From: Flavio Pelliconi

In che cosa credono i buddisti mahayana

* Origine dell'universo e della vita *

Nessun dio creatore. Tutta la materia è illusione o manifestazione
della realtà ultima. In genere i buddisti mahayanici non trovano
contraddizione tra le moderne scoperte scientifiche e la filosofia
buddista.

Un articolo (lungo lungo ma interessante:)) a tal proposito:

L'Universo è un'illusione?
Ricerche. Gli scienziati alle prese con il "paradigma olografico"

Stupefacenti scoperte nel campo della fisica potrebbero sconvolgere
completamente le nostre convinzioni sulla natura dell'universo e della vita
stessa, aprendo un ventaglio di possibilità mai ipotizzate prima d'ora.

--

Nel 1982 un'équipe di ricerca dell'Università di Parigi, diretta dal
fisico Alain Aspect, ha condotto quello che potrebbe rivelarsi il più
importante esperimento del 20° secolo. Aspect ed il suo team hanno infatti
scoperto che, sottoponendo a determinate condizioni delle particelle
subatomiche, come gli elettroni, esse sono capaci di comunicare
istantaneamente una con l'altra indipendentemente dalla distanza che le
separa, sia che si tratti di 10 metri o di 10 miliardi di chilometri. È come
se ogni singola particella sapesse esattamente cosa stiano facendo tutte le
altre.

Questo fenomeno può essere spiegato solo in due modi: o la teoria di
Einstein che esclude la possibilità di comunicazioni più veloci della luce è
da considerarsi errata, oppure le particelle subatomiche sono connesse
non-localmente. Poiché la maggior parte dei fisici nega la possibilità di
fenomeni che oltrepassino la velocità della luce, l'ipotesi più accreditata
è che l'esperimento di Aspect sia la prova che il legame tra le parti
celle subatomiche sia effettivamente di tipo non-locale.

David Bohm, noto fisico dell'Università di Londra, recentemente
scomparso, sosteneva che le scoperte di Aspect implicavano che la realtà
oggettiva non esiste. Nonostante la sua apparente solidità, l'universo è in
realtà un fantasma, un ologramma gigantesco e splendidamente dettagliato.
Ologrammi, la parte e il tutto in una sola immagine

Per capire come mai il Prof. Bohm abbia fatto questa sbalorditiva
affermazione, dobbiamo prima comprendere la natura degli ologrammi. Un
ologramma è una fotografia tridimensionale prodotta con l'aiuto di un laser:
per creare un ologramma l'oggetto da fotografare viene prima immerso nella
luce di un raggio laser, poi un secondo raggio laser viene fatto rimbalzare
sulla luce riflessa del primo e lo schema risultante dalla zona di
interferenza dove i due raggi si incontrano viene impresso sulla pellicola
fotografica.

Quando la pellicola viene sviluppata risulta visibile solo un
intrico di linee chiare e scure ma, illuminata da un altro raggio laser,
ecco apparire il soggetto originale. La tridimensionalità di tali immagini
non è l'unica caratteristica interessante degli ologrammi, difatti se
l'ologramma di una rosa viene tagliato a metà e poi illuminato da un laser,
si scoprirà che ciascuna metà contiene ancora l'intera immagine della rosa.
Anche continuando a dividere le due metà, vedremo che ogni minu
scolo frammento di pellicola conterrà sempre una versione più piccola, ma
intatta, della stessa immagine. Diversamente dalle normali fotografie, ogni
parte di un ologramma contiene tutte le informazioni possedute
dall'ologramma integro.

Questa caratteristica degli ologrammi ci fornisce una maniera
totalmente nuova di comprendere i concetti di organizzazione e di ordine.

Per quasi tutto il suo corso la scienza occidentale ha agito sotto
il preconcetto che il modo migliore di capire un fenomeno fisico, che si
trattasse di una rana o di un atomo, era quello di sezionarlo e di studiarne
le varie parti.

Gli ologrammi ci insegnano che alcuni fenomeni possono esulare da
questo tipo di approccio.

Questa intuizione suggerì a Bohm una strada diversa per comprendere
la scoperta del professor Aspect. Diversi livelli di consapevolezza, diverse
realtà Bohm si convinse che il motivo per cui le particelle subatomiche
restano in contatto indipendentemente dalla distanza che le separa risiede
nel fatto che la loro separazione è un'illusione. Egli sosteneva che, ad un
qualche livello di realtà più profondo, tali particelle non sono entità
individuali ma estensioni di uno stesso "organismo" fondamentale.

Per spiegare la sua teoria Bohm utilizzava questo esempio:
immaginate un acquario contenente un pesce. Immaginate anche che l'acquario
non sia visibile direttamente ma che noi lo si veda solo attraverso due
telecamere, una posizionata frontalmente e l'altra lateralmente rispetto
all'acquario. Mentre guardiamo i due monitor televisivi possiamo pensare che
i pesci visibili sui monitor siano due entità separate, la differente
posizione delle telecamere ci darà infatti due immagini lievemente diverse.

Ma, continuando ad osservare i due pesci, alla fine ci accorgeremo che vi è
un certo legame tra di loro: quando uno si gira, anche l'altro si girerà;
quando uno guarda di fronte a sé, l'altro guarderà lateralmente. Se restiamo
completamente all'oscuro dello scopo reale dell'esperimento, potremmo
arrivare a credere che i due pesci stiano comunicando tra di loro,
istantaneamente e misteriosamente.

Secondo Bohm il comportamento delle particelle subatomiche indica
chiaramente che vi è un livello di realtà del quale non siamo minimamente
consapevoli, una dimensione che oltrepassa la nostra. Se le particelle
subatomiche ci appaiono separate è perché siamo capaci di vedere solo una
porzione della loro realtà, esse non sono "parti" separate bensì
sfaccettature di un'unità più profonda e basilare che risulta infine
altrettanto olografica ed indivisibile quanto la nostra rosa. E poiché ogni
cosa nella realtà fisica è costituita da queste "immagini", ne consegue che
l'universo stesso è una proiezione, un ologramma. Il magazzino cosmico di
tutto ciò che è, sarà o sia mai stato

Oltre alla sua natura illusoria, questo universo avrebbe altre
caratteristiche stupefacenti: se la separazione tra le particelle
subatomiche è solo apparente, ciò significa che, ad un livello più profondo,
tutte le cose sono infinitamente collegate. Gli elettroni di un atomo di
carbonio del cervello umano sono connessi alle particelle subatomiche che
costituiscono ogni salmone che nuota, ogni cuore che batte ed ogni stella
che brilla nel cielo.

Tutto compenetra tutto. Sebbene la natura umana cerchi di
categorizzare, classificare e suddividere i vari fenomeni dell'universo,
ogni suddivisione risulta necessariamente artificiale e tutta la natura non
è altro che una immensa rete ininterrotta. In un universo olografico persino
il tempo e lo spazio non sarebbero più dei principi fondamentali.

Poiché concetti come la località vengono infranti in un universo
dove nulla è veramente separato dal resto, anche il tempo e lo spazio
tridimensionale (come le immagini del pesce sui monitor TV) dovrebbero
venire interpretati come semplici proiezioni di un sistema più complesso.

Al suo livello più profondo la realtà non è altro che una sorta di
super-ologramma dove il passato, il presente ed il futuro coesistono
simultaneamente; questo implica che, avendo gli strumenti appropriati, un
giorno potremmo spingerci entro quel livello della realtà e cogliere delle
scene del nostro passato da lungo tempo dimenticato. Cos'altro possa
contenere il super-ologramma resta una domanda senza risposta.

In via ipotetica, ammettendo che esso esista, dovrebbe contenere
ogni singola particella subatomica che sia, che sia stata e che sarà, nonché
ogni possibile configurazione di materia ed energia: dai fiocchi di neve
alle stelle, dalle balene grigie ai raggi gamma. Dovremmo immaginarlo come
una sorta di magazzino cosmico di Tutto ciò che Esiste.

Bohm si era addirittura spinto a supporre che il livello
super-olografico della realtà potrebbe non essere altro che un semplice
stadio intermedio oltre il quale si celerebbero un'infinità di ulteriori
sviluppi. Poiché il termine ologramma si riferisce di solito ad una immagine
statica che non coincide con la natura dinamica e perennemente attiva del
nostro universo, Bohm preferiva descrivere l'universo col termine
"olomovimento".

Affermare che ogni singola parte di una pellicola olografica
contiene tutte le informazioni in possesso della pellicola integra significa
semplicemente dire che l'informazione è distribuita non-localmente. Se è
vero che l'universo è organizzato secondo principi olografici, si suppone
che anch'esso abbia delle proprietà non-locali e quindi ogni particella
esistente contiene in se stessa l'immagine intera.

Partendo da questo presupposto si deduce che tutte le manifestazioni
della vita provengono da un'unica fonte di causalità che include ogni atomo
dell'universo. Dalle particelle subatomiche alle galassie giganti, tutto è
allo stesso tempo parte infinitesimale e totalità di "tutto". Il cervello è
un ologramma capace di conservare 10 miliardi di informazioni.

Lavorando nel campo della ricerca sulle funzioni cerebrali, anche il
neurofisiologo Karl Pribram, dell'Università di Stanford, si è convinto
della natura olografica della realtà.

Numerosi studi, condotti sui ratti negli anni '20, avevano
dimostrato che i ricordi non risultano confinati in determinate zone del
cervello: dagli esperimenti nessuno però riusciva a spiegare quale
meccanismo consentisse al cervello di conservare i ricordi, fin quando
Pribram non applicò a questo campo i concetti dell'olografia. Il Dott.
Pribram crede che i ricordi non siano immagazzinati nei neuroni o in piccoli
gruppi di neuroni, ma negli schemi degli impulsi nervosi che si intersecano
attraverso tutto il cervello, proprio come gli schemi dei raggi laser che si
intersecano su tutta l'area del frammento di pellicola che contiene
l'immagine olografica. Quindi il cervello stesso funziona come un ologramma
e la teoria di Pribram spiegherebbe anche in che modo questo organo riesca a
contenere una tale quantità di ricordi in uno spazio così limitato.

È stato calcolato che il cervello della nostra specie ha la capacità
di immagazzinare circa 10 miliardi di informazioni, durante la durata media
di vita (approssimativamente l'equivalente di cinque edizioni
dell'Enciclopedia Treccani!) e si è scoperto che anche gli ologrammi
possiedono una sorprendente capacità di memorizzazione, infatti
semplicemente cambiando l'angolazione con cui due raggi laser colpiscono una
pellicola fotografica, si possono accumulare miliardi di informazioni in un
solo centimetro cubico di spazio.... ma anche di correlare idee e
decodificare frequenze di ogni tipo.

Anche la nostra stupefacente capacità di recuperare velocemente una
qualsivoglia informazione dall'enorme magazzino del nostro cervello risulta
spiegabile più facilmente, se si suppone che esso funzioni secondo principi
olografici. Non è necessario scartabellare attraverso una specie di
gigantesco archivio alfabetico cerebrale perché ogni frammento di
informazione sembra essere sempre istantaneamente correlato a tutti gli
altri: un'altra particolarità tipica degli ologrammi.

Si tratta forse del supremo esempio in natura di un sistema a
correlazione incrociata. Un'altra caratteristica del cervello spiegabile in
base all'ipotesi di Pribram è la sua abilità nel tradurre la valanga di
frequenze luminose, sonore, ecc. che esso riceve tramite i sensi, nel mondo
concreto delle nostre percezioni.

Codificare e decodificare frequenze è esattamente quello che un
ologramma sa fare meglio. Così come un ologramma funge, per così dire, da
strumento di traduzione capace di convertire un ammasso di frequenze prive
di significato in una immagine coerente, così il cervello usa i principi
olografici per convertire matematicamente le frequenze ricevute in
percezioni interiori.

Vi è una impressionante quantità di dati scientifici che confermano
la teoria di Pribram, ormai, infatti, condivisa da molti altri
neurofisiologi. Il ricercatore italo-argentino Hugo Zucarelli ha
recentemente applicato il modello olografico ai fenomeni acustici,
incuriosito dal fatto che gli umani possono localizzare la fonte di un suono
senza girare la testa, abilità che conservano anche se sordi da un orecchio.
È risultato che ciascuno dei nostri sensi è sensibile ad una varietà di
frequenze molto più ampia di quanto supposto.

Ad esempio: il nostro sistema visivo è sensibile alle frequenze
sonore, il nostro senso dell'olfatto percepisce anche le cosiddette
"frequenze osmiche" e persino le cellule del nostro corpo sono sensibili ad
una vasta gamma di frequenze.

Tali scoperte suggeriscono che è solo nel dominio olografico della
coscienza che tali frequenze possono venire vagliate e suddivise. La realtà?
Non esiste, è solo un paradigma olografico.

Ma l'aspetto più sbalorditivo del modello cerebrale olografico di
Pribram è ciò che risulta quando lo si unisce alla teoria di Bohm. Perché se
la concretezza del mondo non è altro che una realtà secondaria e ciò che
esiste non è altro che un turbine olografico di frequenze e se persino il
cervello è solo un ologramma che seleziona alcune di queste frequenze
trasformandole in percezioni sensoriali, cosa resta della realtà oggettiva?
Per dirla in parole povere: non esiste.

Come avevano lungamente sostenuto le religioni e le filosofie
orientali, il mondo materiale è una illusione. Noi stessi pensiamo di essere
delle entità fisiche che si muovono in un mondo fisico ma tutto questo fa
parte del campo della pura illusione. In realtà siamo una sorta di
"ricevitori" che galleggiano in un caleidoscopico mare di frequenze e ciò
che ne estraiamo lo trasformiamo magicamente in realtà fisica: uno dei
miliardi di "mondi" esistenti nel super-ologramma.

Questo impressionante nuovo concetto di realtà è stato battezzato
"paradigma olografico" e sebbene diversi scienziati lo abbiano accolto con
scetticismo, ha entusiasmato molti altri. Un piccolo, ma crescente, gruppo
di ricercatori è convinto che si tratti del più accurato modello di realtà
finora raggiunto dalla scienza. In un universo in cui le menti individuali
sono in effetti porzioni indivisibili di un ologramma e tutto è
infinitamente interconnesso, i cosiddetti "stati alterati di coscienza"
potrebbero semplicemente essere il passaggio ad un livello olografico più
elevato.

Se la mente è effettivamente parte di un continuum, di un labirinto
collegato non solo ad ogni altra mente esistente o esistita, ma anche ad
ogni atomo, organismo o zona nella vastità dello spazio, ed al tempo stesso,
il fatto che essa sia capace di fare delle incursioni in questo labirinto e
di farci sperimentare delle esperienze extracorporee, non sembra più così
strano. Immaginarsi malati, immaginarsi sani.

Il paradigma olografico ha delle implicazioni anche nelle cosiddette
scienze pure come la biologia. Keith Floyd, uno psicologo del Virginia
Intermont College, ha sottolineato il fatto che se la concretezza della
realtà non è altro che una illusione olografica, non potremmo più affermare
che la mente crea la coscienza (cogito ergo sum). Al contrario, sarebbe la
coscienza a creare l'illusoria sensazione di un cervello, di un corpo e di
qualunque altro oggetto ci circondi che noi interpretiamo come "fisico".

Una tale rivoluzione nel nostro modo di studiare le strutture
biologiche ha spinto i ricercatori ad affermare che anche la medicina e
tutto ciò che sappiamo del processo di guarigione verrebbero trasformati dal
paradigma olografico. Infatti, se l'apparente struttura fisica del corpo non
è altro che una proiezione olografica della coscienza, risulta chiaro che
ognuno di noi è molto più responsabile della propria salute di quanto
riconoscano le attuali conoscenze nel campo della medicina.

Quelle che noi ora consideriamo guarigioni miracolose potrebbero in
realtà essere dovute ad un mutamento dello stato di coscienza che provochi
dei cambiamenti nell'ologramma corporeo.

Allo stesso modo, potrebbe darsi che alcune controverse tecniche di
guarigione alternative come la "visualizzazione" risultino così efficaci
perché nel dominio olografico del pensiero le immagini sono in fondo reali
quanto la "realtà". Il mondo concreto è una tela bianca che attende di
essere dipinta.

Perfino le visioni ed altre esperienze di realtà non ordinaria
possono venire facilmente spiegate se accettiamo l'ipotesi di un universo
olografico. Nel suo libro "Gifts of Unknown Things", il biologo Lyall Watson
descrive il suo incontro con una sciamana indonesiana che, eseguendo una
danza rituale, era capace di far svanire istantaneamente un intero boschetto
di alberi.

Watson riferisce che mentre lui ed un altro attonito osservatore
continuavano a guardare, la donna fece velocemente riapparire e scomparire
gli alberi diverse volte.

Sebbene le conoscenze scientifiche attuali non ci permettano di
spiegare tali fenomeni, esperienze come queste diventano più plausibili
qualora si ammetta la natura olografica della realtà. Forse siamo tutti
d'accordo su cosa esista o non esista semplicemente perché ciò che
consideriamo "realtà consensuale" è stato formulato e ratificato ad un
livello della coscienza umana nel quale tutte le menti sono illimitatamente
collegate tra loro. Se ciò risultasse vero, sarebbe la più profonda ed
importante di tutte le conseguenze connesse al paradigma olografico,
implicherebbe infatti che esperienze come quella riportata da Watson non
sono comuni solo perché non abbiamo impostato le nostre menti con le
convinzioni atte a renderle tali. In un universo olografico non vi sono
limiti all'entità dei cambiamenti che possiamo apportare alla sostanza della
realtà perché ciò che percepiamo come realtà è soltanto una tela in attesa
che noi vi si dipinga sopra qualunque immagine vogliamo.

Tutto diviene possibile, dal piegare cucchiai col potere della
mente, ai fantasmagorici eventi vissuti da Carlos Castaneda durante i suoi
incontri con don Juan, lo sciamano Yaqui descritto nei suoi libri. Tutto
questo non sarà né più né meno miracoloso della capacità che abbiamo di
plasmare la realtà a nostro piacimento durante i sogni.

Tutte le nostre convinzioni fondamentali dovranno essere riviste
alla luce della teoria olografica della realtà.

tratto da : http://www.nexusitalia.com/universolografico.htm

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