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SCHEDA ARTICOLO N. «01114»

CLASSIFICAZIONE: 1
TIPOLOGIA: ESOTERISMO
AUTORE: LOUISE L. HAY
TITOLO: MA QUANTI DOVREI... CI SONO IN TE?
SPAZIATORE bianco

TESTO ARTICOLO

Tratto da:

LOUISE L. HAY"
"IL POTERE E' IN TE

ARMENIA

Molte persone fanno al bambino "interiore" lo stesso male che
2i genitori fecero loro nell'infanzia: continuano, cioè, ad esercitare
violenza, e questo è molto triste. Quando eravamo bambini e gli altri
ci maltrattavano, non avevamo molte alternative: ma se, una volta adulti,
facciamo ancora del male al bambino interiore, è spaventoso.

Perdonandomi, imparai anche ad avere fiducia in me stessa e scoprii che,
se non ci fidiamo della vita e degli altri, è perché non ci fidiamo di
noi, del nostro Io Superiore che ci guida in ogni situazione. Affermiamo
pertanto che non ci innamoreremo più per evitare di soffrire; o che
faremo di tutto perché un fatto non si ripeta; in realtà, non ci fidiamo
abbastanza di noi stessi e, di conseguenza, cerchiamo di isolarci da tutto.

Alla fine riuscii ad avere piena fiducia in me e scoprii che, quanto
più mi fidavo, tanto più mi amavo; il mio corpo stava guarendo, come
anche il mio cuore. La mia crescita spirituale era avvenuta in un modo
del tutto inatteso. Quale ricompensa, iniziai a sembrare più giovane;
i miei pazienti erano quasi tutti disponibili a lavorare su loro stessi
e facevano progressi considerevoli senza che io dicessi nulla
poiché percepivano che mettevo in pratica i miei insegnamenti. Per loro
era, quindi, facile accettarli e ottenere in tal modo buoni risultati:
la qualità della loro vita era infatti migliorata. Facendo pace con
noi stessi, la vita diviene più piacevole.

Che cosa mi ha dunque insegnato questa esperienza? Mi ha insegnato che
possiedo l'energia per cambiare la mia vita e che, a tale scopo,
devo essere pronta a modificare la mia mente, liberandone gli schemi
che mi tengono legata al passato. Mi ha insegnato che, se siamo
veramente disposti a operare con serietà, possiamo modificare
considerevolmente la nostra mente, i nostri corpi e le nostre vite.

Indipendentemente dal punto in cui siamo giunti, da quello che
abbiamo creato, da ciò che succede, facciamo sempre del nostro
meglio basandoci sulla comprensione, sulla consapevolezza e sulla
conoscenza. E quando si acquisisce più conoscenza, si agisce
diversamente, come è successo a me. Non rimproveriamoci perché
siamo giunti dove siamo o perché abbiamo agito troppo lentamente
o troppo in fretta; ripetiamo, piuttosto, che "Stiamo facendo del nostro
meglio" e che "anche se ora siamo nei guai, ne usciremo in
qualche modo."
Se continuiamo a darci degli stupidi e degli incapaci, non otterremo
mai nulla; se vogliamo cambiare, dobbiamo amarci.

Le tecniche che utilizzo non sono mie: la maggior parte di esse
sono della Scienza della Mente; si tratta di principi vecchi come
il mondo: leggendo qualsiasi testo antico di argomento spirituale,
si ritrovano infatti gli stessi concetti. Io sono stata istruita
come un adepto della Chiesa della Scienza Religiosa, anche se non
ho una dottrina: sono infatti uno spirito libero. Tengo le mie
lezioni in un linguaggio semplice, facilmente comprensibile dalla
gente. E' un modo meraviglioso per riflettere, per capire che cosa
sia la vita veramente e come utilizzare la propria mente per assumersi
la responsabilità della propria vita. Quando iniziai ad occuparmi di
questi problemi, circa venti anni fa, non immaginavo minimamente che
sarei stata in grado di portare aiuto e speranza agli altri.
- L'energia della parola -

Ogni giorno dichiara a te stesso che cosa vuoi nella vita.
Dichiaralo come se già lo avessi!

- La legge della mente -

Esiste la legge di gravità, come del resto altre leggi fisiche,
di cui, generalmente capisco poco.

Esistono anche leggi spirituali, come quella di causa ed effetto -
ciò che dai ti viene restituito- e quella della mente: non la conosco
esattamente,come non conosco le leggi fisiche; so solo che quando
accendo l'interrutore, la lampadina si illumina immediatamente.

Quando elaboriamo un pensiero, una parola o una frase, questi
fuoriescono da noi come legge della mente e ritornano sotto
forma di esperienza.

In questo capitolo tratterò la correlazione fra mente e fisico,
cercando di chiarire il funzionamento della prima e la creatività
del pensiero.

I nostri pensieri sono veloci ed è difficile inquadrarli prontamente;
la nostra bocca è più lenta; pertanto, se riusciamo a produrre un
discorso, ascoltandolo con attenzione e non lasciando che influenze
negative lo permeino, possiamo iniziare a dare forma al pensiero.

La parola ha un potere incredibile che molti di noi
sottovalutano. Consideriamo le parole coma la base di quello che
creiamo continuamente nella vita; parliamo sempre, eppure, in
realtà, biascichiamo, pensando raramente a quello che stiamo
dicendo, o a come lo stiamo dicendo; prestiamo poca attenzione alla
scelta delle parole. La maggior parte di noi, infatti, parla in
termini negativi. Da bambini ci hanno insegnato la grammatica e
l'uso dei vocaboli in base ad essa; ho però notato che, con il
passare del tempo, le regole grammaticali cambiano e che quello
che in passato era considerato sbagliato, oggi viene comunemente
accettato, o viceversa.
La grammatica non considera, però, il significato delle parole né
la loro influenza sulla nostra vita. D'altronde, a scuola non mi fu
insegnato che la scelta delle parole condiziona le esperienze
vissute; nessuno mi disse che i pensieri sono creativi e che
possono pertanto plasmare la vita, né tanto meno che ciò che io
davo sotto forma di parola mi veniva restituito sotto forma di
esperienza. L'obiettivo nella regola d'oro era dimostrarci una
semplice legge di vita: "Comportati con gli altri come ti
comporteresti con te stesso"; "quello che dai, ti viene restituito",
non è un principio finalizzato a creare colpe. Nessuno mi ha
spiegato che ero degna di ricevere bene e affetto e che la vita
era pronta ad aiutarmi.

Da bambini eravamo soliti chiamarci con termini forti ed
offensivi per sminuirci a vicenda. Perché? Dove avevamo appreso
questo comportamento? Per rispondere è sufficiente considerare
la nostra educazione: i genitori ci ripetevano costantemente che
eravamo stupidi, tonti o pigri, che davamo fastidio e che non
eravamo buoni. Talora dicevano, anche, che avrebbero preferito non
fossimo mai nati; probabilmente, sentendo tali affermazioni,
rabbrividivamo, ma non avevamo certo coscienza di quanto profonde
fossero le ferite da loro inferte.

- Cambiare il dialogo con noi stessi -

Troppo spesso, per essere amati, abbiamo accettato indiscriminatamente
i messaggi che i genitori ci inviavano: "Mangia gli spinaci !",
"Metti in ordine la tua camera!", "Fai il letto!". Eravamo
convinti che, per poter essere accettati, dovevamo compiere
determinate azioni, ovvero che l'amore fosse strettamente
correlato all'accettazione. Tutto ciò era ovviamente
un'imposizione di idee altrui e non aveva nulla a che vedere con
il nostro patrimonio spirituale interiore: ci era concesso di
esistere solo perché facevamo cose che compiacevano gli altri.

I primi messaggi assimilati contribuiscono a creare quello che
io chiamo il dialogo con noi stessi: esso è molto importante in quanto
costituisce la base dei discorsi della vita quotidiana,
influenzando l'atmosfera psichica in cui agiamo e facciamo
esperienze. Se ci denigriamo, la vita significherà ben poco per
noi, se, viceversa, ci amiamo e stimiamo, essa ci apparirà come
un dono meraviglioso.
Se siamo infelici e insoddisfatti, è facile scaricare ciò sui genitori
dicendo che è colpa loro; se lo facciamo,
tuttavia, rimaniamo imprigionati nella nostra condizione di
infelicità, nei nostri problemi e nelle nostre frustrazioni:
incolpare non aiuta a raggiungere la libertà. Essere
responsabili della propria vita può fare paura; è altrettanto vero
però che, volenti o nolenti, lo siamo. E se vogliamo essere responsabili
della nostra esistenza dobbiamo esserlo anche della nostra bocca:
parole ed espressioni sono infatti l'estensione del pensiero.

Dobbiamo iniziare ad ascoltare ciò che diciamo: se ci accorgiamo
di utilizzare termini negativi, o dispregiativi, dobbiamo
sostituirli. Se mi viene raccontata una storia negativa, non vado
in giro a ripeterla poiché ritengo che sia circolata già a
sufficienza; se, viceversa, ne sento una positiva, la riferisco a
tutti. Quando siamo in compagnia, cerchiamo di prestare attenzione
a quello che dicono gli altri e a come lo espongono, valutando se
vi sia una correlazione fra i racconti e le esperienze vissute:
molti, infatti, vivono ripetendosi che dovrebbero fare questo o
quello. Quante volte ho sentito pronunciare frasi simili e, ogni
volta, avverto un campanello dentro di me. Alcuni arrivano a usare
il condizionale fino a dieci volte in un periodo! E sono gli
stessi che si chiedono perché non riescono a cambiare vita e a
uscire da una situazione indesiderata; vogliono controllare in
maniera assoluta tutto quanto avviene attorno a loro senza, in realtà,
poterlo fare. I casi sono due: o si incolpano, o incolpano gli
altri; e poi, continuano a non capire perché non possono vivere
liberamente. Potremmo eliminare il verbo dal nostro vocabolario
e dalla nostra mente: così facendo, ci libereremmo della notevole
oppressione creata ogniqualvolta diciamo "Devo andare al lavoro",
"Devo fare questo. Devo... Devo..." Impariamo invece, a dire :
"Scelgo". "Scelgo di andare al lavoro per pagare l'affitto",
"Scelgo di dare un nuovo corso alla mia vita": tutto quello che
facciamo, lo facciamo per scelta anche se, in molti casi, non
sembra.
Molti pronunciano spesso anche la parola ma:
dapprima fanno un'affermazione e, subito dopo, aggiungono ma...

In questo modo ci inviano messaggi contrastanti, disorientandoci.

La prossima volta, prestiamo attenzione all'uso che facciamo di tale
congiunzione nei nostri discorsi. Vi è un'altra espressione da usare
con cautela: non dimenticarti. Spesso diciamo: "Non dimenticarti
questo o quello". E, poi, che cosa succede? Che ci dimentichiamo.

Desideriamo ricordare e, invece, scordiamo di fare quanto volevamo.
Suggerirei di sostituire "non dimenticarti" con "per favore,
ricordati".

Quando ci alziamo al mattino, malediciamo il fatto di dover andare
a lavorare? Ci lamentiamo del tempo? Bofonchiamo che ci fa male la
schiena, o la testa? Qual è la seconda, o la terza cosa che pensiamo, o
diciamo? La maggior parte delle persone dice, più o meno, le stesse cose
ogni mattina. Quello che diciamo appena alzati influenza la nostra
giornata: se si tratta di affermazioni piacevoli e positive, quest'ultima
sarà soddisfacente; viceversa, se si tratta di frasi lamentose e
colpevolizzanti, essa sarà fastidiosa e triste. A che cosa pensiamo
immediatamente prima di andare a letto? Sono pensieri che ci rinvigoriscono
o che ci immiseriscono? Quando parlo di miseria, non considero
esclusivamente il significato economico del termine; la miseria può
infatti essere anche morale e derivare, ad esempio, da un approccio
negativo alla vita.

Siamo preoccupati per il giorno successivo?

Quando mi trovo in tale condizione, prima di dormire leggo
qualcosa di positivo, nella convinzione che, durante il sonno,
la lettura mi depurerà dai pensieri negativi, preparandomi ad
affrontare la giornata seguente.

Personalmente, mi è di aiuto scaricare problemi ed interrogativi ai
sogni: questi mi stimolano infatti a riflettere su ciò che sta
succedendo nella mia vita.

Io sono l'unica persona che può pensare con la mia mente;
lo stesso vale per ognuno di noi: nessuno ci può obbligare a
pensare differentemente.
Noi scegliamo i nostri pensieri, che costitituiscono la base del
dialogo con noi stessi.

A mano a mano che comprendevo che tale sistema si radicava in me, mettevo
sempre più in pratica gli insegnamenti che davo agli altri: prestavo
infatti attenzione alle mie parole e ai miei pensieri, perdonandomi
sempre per il fatto di non essere perfetta. Lasciavo che fossi me
stessa piuttosto di cercare di essere una "superdonna" accettabile,
forse, solo dagli altri. Quando per la prima volta diedi fiducia alla
vita considerendola "amica", mi illuminai: diventai meno mordace e più
piacevole cercando di smussare le critiche a me stessa e agli
altri e di non raccontare più storie catastrofiche. Siamo così
abili a diffondere le cattive notizie! Smisi di leggere il
quotidiano e di ascoltare il telegiornale perché comunicavano
prevalentemente sciagure e disastri. Ho tuttavia notato che la gente non
ama sentire le buone notizie, bensì le cattive, per avere qualcosa
di cui lamentarsi.

Troppi di noi amano riciclare le storie negative
autoconvincendosi, in tal modo, che nel mondo c'è solo il male.

E' significativo che una stazione radiofonica che trasmetteva solo
buone notizie sia fallita in breve tempo. Quando mi fu diagnosticato
il cancro, decisi di smettere di spettegolare e, con mia grande sorpresa,
scoprii di non avere nulla da dire a nessuno: mi resi, infatti, conto
che, ogni volta che incontravo un amico, non facevo altro che
spiattellare le ultime malignità. Cercai allora di modificare
quest'abitudine: non fu facile ma, alla fine, imparai che esistono
altri modi di comunicare.

In ogni caso, se io spettegolavo sul conto
degli altri, gli altri lo facevano nei miei confronti: ciò che dai
ti viene restituito. A mano a mano che lavoravo a più stretto contatto
con le persone, iniziavo ad ascoltare ciò che dicevano, facendo
attenzione alle singole parole, non solo al significato generale
delle frasi: di solito, dopo dieci minuti di dialogo, ero in grado
di capire il problema di un nuovo paziente in base alle parole che
utilizzava. Le parole infatti contribuiscono a creare i problemi
che ci tormentano. Se parliamo negativamente con gli altri,
potrà essere il dialogo con noi stessi? Indubbiamente influenzato
da quell'atteggiamento di miseria mentale di cui ho parlato in precedenza.

Un sistema utile per studiare il problema è posizionare un
registratore accanto al telefono e azionarlo ogniqualvolta facciamo,
o riceviamo, una telefonata: quando la cassetta è registrata da entrambi
i lati, riascoltiamola.
Rimarremo probabilmente sorpresi: in questo modo siamo infatti
indotti a riflettere sulle parole utilizzate e sull'inflessione della nostra
voce diventandone consapevoli. Se abbiamo ripetuto due, o tre, volte
alcune parole, o espressioni, annotiamole: si tratta di schemi
importanti, indicativi di una positività o di una negatività mentali.

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