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SCHEDA ARTICOLO N. «01162»

CLASSIFICAZIONE: 4
TIPOLOGIA: CONGENERE
AUTORE: RAMANA MAHARSHI
TITOLO: IL VASO IMMATURO
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TESTO ARTICOLO

RAMANA MAHARSHI

- Il vaso immaturo -

traduzione a cura di Bodhananda

Quaderno n° 7

Discepolo: Si può parlare al Divino come fece Sri Ramakrishna?

Ramana Maharshi: Se ci si parla l'un l'altro, perché non si dovrebbe poter
parlare al Divino nella stessa maniera?

D: Allora, perché non ci riusciamo?

M: Servono purezza, forza mentale e pratica nella meditazione.

D: A queste condizioni, allora il Divino sarà visibile?

M: Una tale manifestazione sarà reale quanto la tua stessa realtà. In altre
parole, quando identifichi te stesso con il corpo, come nel mondo manifesto,
tu vedi gli oggetti grossolani; quando [ti identifichi] nel corpo sottile o
sul piano mentale, come nel svapna [sogno], vedrai gli oggetti ugualmente
sottili; in assenza di identificazione, come in sushupti [sonno profondo],
non vedrai niente. L'oggetto visto mantiene una relazione con lo stato del
veggente. Lo stesso avviene con le visioni del Divino. Attraverso la lunga
pratica, la figura del Divino su cui si è meditato, appare in sogno e, in
seguito, può apparire anche nello stato di veglia.

D: È quello, lo stato della realizzazione del Divino?

M: Ascolta cosa accadde anni fa.

Vithoba aveva scoperto che Namdev non aveva ancora realizzato la suprema
Verità e pertanto voleva insegnargliela. Quando Jnaneswar e Namdev tornarono
da il loro pellegrinaggio, Gora Kumbhar organizzò, a casa sua, una grande
festa per tutti i saggi, fra cui Jnaneswar e Namdev. Alla festa, Jnaneswar,
d'accordo con Gora, disse allo stesso Gora, pubblicamente: "Tu sei un
vasaio. Ogni giorno impegnato a far vasi e a controllare quali siano stati
ben cotti e quali no. Questi vasi qui (disse indicando i santi) sono i vasi
di Brahma [il Divino]. Controlla quali di questi risuonino e quali no!"

Allora, Gora rispose: "Sissignore, lo farò." E prese il bastone con cui
percuoteva i suoi vasi per comprendere, dalle loro sonorità, se erano stati
ben cotti. Tenendolo mollamente in mano, andò da ognuno dei suoi ospiti e
batté ognuno sulla testa, come abitualmente faceva coi suoi vasi. Ogni
ospite accettò umilmente questi colpi. Ma quando Gora arrivò vicino a
Namdev, questi indignato sbottò: "Tu, vasaio! cosa vorresti fare
avvicinandoti con quel bastone?" Allora Gora si girò verso Jnaneswar e
disse: "Signore, tutti gli altri vasi sono stati cotti correttamente. Solo
questo (Namdev) non è stato cotto bene." Tutti gli ospiti scoppiarono a
ridere.

Namdev si sentì fortemente umiliato e corse da Vitthala (l'aspetto del
Divino che venerava) con cui era in grande intimità: ci giocava, mangiava
con Lui, ci dormiva insieme e così via... Namdev si lamentò dell'umiliazione
appena subita; lui era stato umiliato! Lui che era il compagno e il più caro
amico di Vitthala! Sapendo già tutto, Vitthala finse di simpatizzare con le
sue lamentazioni, facendosi raccontare nei dettagli quanto successo a casa
di Gora.

Dopo aver ascoltato, disse: "Perché non sei stato tranquillo e non sei
rimasto fermo come gli altri, quando si è avvicinato col bastone? Questo è
stato il motivo per cui è successo tutto!" Allora Ramdev cominciò a piangere
ancor più e disse: "Anche tu vuoi unirti agli altri e umiliarmi. Perché mi
sarei dovuto sottomettere come tutti gli altri? Non sono forse il tuo più
caro amico, il tuo bambino?"

Vitthala rispose: "Non hai ancora ben compreso la Verità, e non vuoi
comprenderla nonostante te la spieghi. Bene, vai dal saggio che vive nel
tempio in rovina che si trova in mezzo alla foresta, accanto a quella
montagna. Lui sarà in grado di darti l'illuminazione."

Namdev si recò là e trovò un uomo vecchio e umile, che dormiva in un angolo
del tempio, con i piedi posati su uno shivalingam [sferoidale di pietra,
rappresentante il Divino (Shiva)]. Namdev trovava difficile credere che
questo fosse l'uomo da cui lui, il compagno di Vitthala, avrebbe dovuto
ricevere l'illuminazione. Tuttavia lì non c'era nessun altro, così gli andò
vicino e batté le mani. Il vecchio si svegliò di scatto e vedendo Namdev,
disse: "Oh, tu devi essere il Namdev che Vitthala ha mandato. Vieni qui!"

Namdev era stupito e cominciò a pensare: "Costui deve essere un grande
saggio." Tuttavia trovava rivoltante che qualcuno, per quanto grande,
riposasse con i piedi su un lingam. Così disse: "Sembrate una persona
importante, ma è proprio necessario che poggiate i piedi su un lingam?"

L'anziano replicò: "Oh! Ho i piedi su un lingam? Dov'è? Per favore, sposta i
miei piedi altrove!"

Namdev spostò i piedi e li mise altrove, ma, ovunque li metteva, c'era uno
shivalingam. Alla fine se li mise in grembo ed egli stesso divenne uno
shivalingam! Allora realizzò la Verità.

E il vecchio saggio disse: "Adesso, puoi andare."

Bhagavan aggiunse: "È da notare che raggiunse l'illuminazione solo dopo
essersi arreso e aver toccato i piedi del guru [Maestro]."

Dopo l'illuminazione finale, Namdev tornò a casa e per diversi giorni non si
recò da Vitthala, al tempio, nonostante in precedenza avesse l'abitudine non
solo di visitarlo ogni giorno, ma di trascorrere la maggior parte del tempo
con lui al tempio.

Così, dopo qualche giorno, Vitthala andò a casa di Namdev e con l'aria più
ingenua possibile, gli chiese come mai non lo avesse più visitato,
dimenticandosi di lui.

Namdev rispose: "Non mi piglierai più in giro! Adesso lo so. Dimmi, dov'è un
posto dove non ci sei? Per stare con te, dovrei venire al tempio? Esisterei
forse separato da te?"

Al che, Vitthala replicò: "Così, adesso conosci la Verità. È per questo che
sei stato mandato alla lezione finale!"

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