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SCHEDA ARTICOLO N. «01176»

CLASSIFICAZIONE: 4
TIPOLOGIA: CONGENERE
AUTORE: SERENA PENAGINI
TITOLO: NASCERE E MORIRE DONNE IN INDIA
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TESTO ARTICOLO

Nascere e morire donne in India

(di Serena Penagini)



Nel codice Manu, trattato legale datato tra il II secolo a. C. e il II
secolo d. C., è scritto che la donna non deve mai essere lasciata da sola,
ma sotto tutela dell'uomo.

Tradizionalmente il popolo indiano è prettamente maschilista, la donna non è
altro che un'eterna inferiore; dipende prima dal padre, poi dal marito e
infine dai figli.

La donna deve sposarsi, è il suo "compito"; i matrimoni sono stipulati dai
genitori e gli sposi spesso sono scelti attraverso brevi trafiletti sui
giornali.

Molte famiglie per procurare alle figlie uno sposo che le rispetti (e che si
rispetti) devono sborsare, come dote, cifre superiori alle proprie
possibilità, indebitandosi per intere generazioni. Non solo, accade spesso
che suocere e mariti, insoddisfatti della dote ricevuta, si sbarazzino delle
mogli, simulando incidenti domestici, liberandosi così dal vincolo del
matrimonio; altre volte, giovani donne, esasperate dalle pressioni della
famiglia, vengono spinte al suicidio.

Inoltre, la donna, dal punto di vista religioso, non ha nessuna possibilità
di salvezza, di conseguire direttamente il moksa (la salvezza), ma deve
garantirsi, con i propri doveri di moglie devota, la rinascita come uomo per
poter finalmente intraprendere il cammino per la libertà.

Poiché il sistema delle caste indiano non concede spazio al singolo in
quanto tale, esso è considerato in rapporto alla sua funzione; quando
quest'ultima viene meno l'individuo è svalorizzato al punto di essere
emarginato e/o estromesso dal contesto sociale.

E' proprio quanto, ad esempio, accade alle vedove che, perdendo con la morte
del marito la loro ragione d'essere quali spose, finiscono per non avere più
alcuna collocazione nella società e nella famiglia.

Sottoposte a violenze psicologiche, quali l'allontanamento dai figli, la
proibizione di risposarsi e la sottrazione dei gioielli di nozze, le donne
indossano sari (tradizionale veste) bianchi, si coprono il capo, quando non
è rasato, e trovano l'unica consolazione nella religione.

Ad esempio, a Vrindavan, più di 500 vedove trovano rifugio nel "Bhagvan
Bhajan Ashram", dove, cantando per 8 ore al giorno inni sacri a Krishna,
ricevono 250 grammi di riso, 50 grammi di dhal (legumi) e 10 rupie (circa
500 lire). Alla sera si ritirano a gruppi in sordide stanze in attesa di una
grazia che non arriverà mai.

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