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SCHEDA ARTICOLO N. «01203»

CLASSIFICAZIONE: 5
TIPOLOGIA: AFFINE
AUTORE: ANNA FATA
TITOLO: FAME D'AMORE
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TESTO ARTICOLO

Fame d'amore

(di Anna Fata)

Ciascuno di noi farebbe carte false pur di non rinunciare ad essere amato. E
gli animali, le scimmie, in particolare, grazie alle ricerche di Harry
Harlow, ben esemplificano questa tendenza umana: preferiscono rinunciare al
cibo pur di ricevere affetto, calore e gratificazione emotiva.

Noi esseri umani non siamo molto diversi in questo. In fondo, la componente
sociale di ciascuno di noi non fa che esaltare tale tendenza.

Quando si è incapaci di dare e ricevere amore in modo sano, autentico, siamo
disposti a ricevere dei riconoscimenti negativi pur di essere considerati. E
così la vita si sussegue tra relazioni in cui si viene abusati,
sbeffeggiati, disprezzati al limite violentati, fisicamente e, in ogni caso,
sempre e comunque anche emotivamente.

"Lo fa per il mio bene, lo fa perché mi vuole bene". Questa è la
giustificazione che spesso si sente da chi vive in prima persona queste
forme di relazione.

I modelli relazionali si trasmettono di generazione in generazione, si
consolidano, si calcificano e modificarli diventa sempre più difficile. Si
accettano così come sono, perché "è sempre stato così" e non si riescono a
concepire neppure lontanamente delle alternative.

Prima o poi, però, nasce chi, per un motivo o per l'altro, decide di
ribellarsi, di rivoluzionare questo sistema e da solo, oppure con l'aiuto di
un professionista, medico, psicologo, filosofo o altro comincia a riflettere
e ad osservare con occhio attento come si farebbe con un'opera d'arte la
propria vita e quella di chi sta intorno e con cui si hanno i legami più
stretti.

A quel punto cominciano a presentarsi i nodi, i chiaroscuri diventano sempre
più nitidi e quel che non si era voluto vedere fino a quel momento viene
messo istantaneamente a fuoco. Ed ecco il bisogno di affetto che da piccoli
si arrivava quasi ad implorare, comportandosi da 'bravi bambini', come
richiesto, accudendo i fratellini, fungendo da sostituti genitoriali,
proprio di coloro che avrebbero dovuto dispensare quell'affetto tanto
prezioso, vitale, nutriente, ma di cui gli stessi caregiver erano così
affamati e carenti.

In questo modo il bambino affamato è cresciuto, ma la fame è rimasta
intatta, anzi, forse si è accresciuta. La reazione può essere la
rivendicazione, in una sorta di richiesta incessante, esasperante, senza
fine, atta a prosciugare il partner di turno, di qualcosa che lui stesso non
può fornire, non per cattiva volontà, ma perché si tratta del nutrimento
interno che lo stesso questuante dovrebbe in ampia parte essere in grado di
dispensarsi.

Oppure, all'opposto, vi può essere la negazione: "Io non ho bisogno di
nessuno!", chiara reazione autarchica, di chiusura, di autosussistenza, come
se l'idea di non dover più dipendere da alcuno possa essere sufficiente per
negare il desiderio, per colmare un bisogno, ma soprattutto per evitare un
nuovo rifiuto. Meglio fuggire, che rischiare di mettersi in gioco.

Nel momento in cui il 'rivoluzionario' decide di prendere in mano la sua
vita, quando si rende conto che il bambino ferito non c'è più, ma che la sua
ferita sussiste nel suo essere adulto e che è questa che deve sanare, quando
non c'è più una ribellione fine a se stessa del tipo "Non ci sto!", ma una
decisione attiva, consapevole e responsabile della sua direzione di vita a
quel punto inizia il percorso di risalita.

Come posso provvedere al mio nutrimento? Questa è la domanda fondamentale a
cui ciascuno di noi in modo molto personale è chiamato a rispondere.

Ognuno ha i suoi metodi, le sue tecniche, per alcuni può essere la
meditazione, per altri il ricamo, la lettura, un pomeriggio al mare oppure
sulle piste da sci. Una volta soddisfatti i propri bisogni, dispensato il
proprio nutrimento ci si può avvicinare agli altri sufficientemente sazi per
donare, ma altrettanto disponibili ancora a ricevere, nella convinzione che
non 'tutto' può essere ottenuto in modo autonomo.

Ciascuno di noi è un essere sociale e come tale deve cercare di trovare la
distanza ottimale dagli altri in un sano equilibrio tra autonomia e
dipendenza, cosa che può variare da persona a persona, così come nel
medesimo individuo nel corso del tempo.

A quel punto ci si sente liberi di decidere se e chi può essere un buon
interlocutore per noi in quel determinato momento di vita, da chi, se,
quando e cosa ricevere (e donare). E alla fame d'amore si sostituisce il
desiderio, di donare e di ricevere.

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