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SCHEDA ARTICOLO N. «01212»

CLASSIFICAZIONE: 5
TIPOLOGIA: AFFINE
AUTORE: ANTHONY DE MELLO
TITOLO: NON È' SEMPRE AMORE CIO' CHE SEMBRA ESSERLO
SPAZIATORE bianco

TESTO ARTICOLO

DOVE NON OSANO I POLLI

I NUOVI MESSAGGI DI
ANTHONY DE MELLO
RACCOLTI E PRESENTATI DA
JOHN CALLANAN

EDIZIONI PIEMME S.P.A.

Non è sempre amore ciò che sembra esserlo

- La vita che salvi può essere la tua -

A questo punto, abbiamo parlato parecchio del tipo di Dio con cui stiamo
cercando di comunicare e della natura del Dio che stiamo tentando di
raggiungere. Vediamo di inserire tutto questo in un quadro teorico che sia
però applicabile a noi stessi, ad altri, al lavoro e alla comunità. Per
costruire questo quadro teorico, tentiamo prima di tutto di delineare il
tipo di Dio di cui non stiamo parlando qui.

Eric Berne, nel suo libro "I giochi che fa la gente", enumera la varietà di
posizioni che assumiamo in relazione agli altri. Ci chiede di prendere in
considerazione il concetto di Salvatore.

Bene, anche per noi è l'immagine di Dio come salvatore la prima che dobbiamo
scartare dalla nostra mente. Dobbiamo eliminare con decisione l'idea che Dio
esista per darci un aiuto che non desideriamo, o di cui non abbiamo bisogno.

Per spiegare questo concetto, Tony de Mello raccontò la storia dell
Arcivescovo Roberts, un gesuita inglese che nel 1936 fu nominato Arcivescovo
di Bombay.

L'Arcivescovo Roberts trovò piuttosto sorprendente la sua nomina per quella
sede vescovile, dato che sapeva ben poco dell'India e della mentalità
indiana. Inoltre, quando giunse a occupare la sua nuova sede, trovò ad
attenderlo una diocesi dotata di una sensibilità ecclesiale altamente
sviluppata e gestita da un clero già formato e molto competente. La sua
nomina, come poté notare, aveva suscitato risentimento nella popolazione
locale. Per farla breve, agli indiani era stato dato un aiuto esterno che
loro non avevano chiesto, né auspicato.

Per risolvere questo dilemma, l'Arcivescovo escogitò un espediente davvero
geniale. Scrisse a Roma, dicendo che aveva bisogno di un Vescovo Ausiliare,
e che era stato individuato un uomo del luogo, di nome Gracias, che gli
sembrava adatto allo scopo. Nonostante qualche esitazione da parte di Roma,
Gracias fu nominato Ausiliare della diocesi, e poco tempo dopo l'Arcivescovo
Roberts disse al suo nuovo Ausiliare che entro breve sarebbe partito per
svolgere un importante incarico all'estero.

In sua assenza, la responsabilità della diocesi sarebbe stata del nuovo
Vescovo.
Così l'Arcivescovo Roberts partì, lasciando la diocesi nelle mani del
Vescovo Gracias. Questa situazione si protrasse per un periodo piuttosto
lungo, durante il quale il nuovo Vescovo gesti in modo più che adeguato la
sua funzione.

Dopo un po' di tempo risultò evidente che l'Arcivescovo Roberts non sarebbe
tornato. Si era accorto che a quella diocesi era stato dato un aiuto non
richiesto, e che la sua presenza avrebbe soltanto soffocato l'iniziativa di
chi ne faceva parte.



Il secondo tipo di salvatore che Dio non intende essere è il salvatore che
dà il suo aiuto dove non è richiesto. Molti di noi offrono un'assistenza che
per la sua stessa natura, non fa che mettere in ridicolo la persona a cui
viene offerto l'aiuto.

Forse noi uomini abbiamo più delle donne questa cattiva abitudine di dare
aiuto dove non è voluto.

Ho notato in diverse occasioni che quando le persone si rivolgono a me per
un problema, il più delle volte hanno bisogno soltanto di qualcuno che le
ascolti. In effetti, non stanno cercando l'assistenza che io mi aspettavo
volessero. A loro serve la potenza guaritrice di qualcuno che le ascolti,
che si dichiari d'accordo con ciò che dicono, assenta e solidarizzi con la
loro situazione. Ciò che invece non vogliono è qualcuno che intervenga con
soluzioni o risposte a problemi che esse non sentono di avere.

Tony de Mello ci riferì che quando il suo responsabile provinciale gli
chiedeva di andare in qualche missione, prima di tutto lui domandava: "Chi
mi ha chiamato?". Magari si spingeva anche a scrivere al vescovo competente
per controllare. "È vero che volete la mia presenza? Per che cosa? E perché
avete bisogno di questo aiuto?". Era disponibile a essere un portatore di
aiuto capace di non diventare indispensabile e di svolgere temporaneamente
una funzione, solo fino a quando l'esigenza contingente non fosse stata
superata.

Coloro tra voi che hanno studiato l'Enneagramma potranno individuare i segni
caratteristici del soccorritore forzato in questo secondo tipo di salvatore:
quel tipo di persona che si dona, senza mai smettere di curarsi degli altri
e di far loro da mamma, anche quando essi preferirebbero (e troverebbero più
utile) essere lasciati in pace.ù

Dobbiamo fare un esame di coscienza per renderci conto se, con il pretesto
di aiutare gli altri, non stiamo invece venendo incontro alla nostra
esigenza di attenzione e di riconoscenza. Se succede così è perché non
vogliamo ammettere che abbiamo bisogno di essere apprezzati, amati e cercati
da coloro che sono intorno a noi e che in qualche modo giochiamo a carpire
dagli altri l'amore e l'apprezzamento di cui sentiamo l'esigenza.



Il terzo tipo di salvatore riguarda quelle persone che vengono coinvolte
quando, in realtà, preferirebbero non dare nessun aiuto. Forse questo
particolare tipo di salvatore può essere spiegato al meglio attraverso un
esempio.

Un sacerdote, o un uomo religioso che indossi dei segni distintivi molto
visibili, come un collare romano o l'abito talare, non è raro che si senta
dire dai passanti:
"Posso dirle una parola, padre ?". Spesso ho avuto la tentazione di
rispondere: "Se riguarda qualcosa che non ha a che fare col denaro, sarò
molto lieto di parlarne". Qualche volta lo dico davvero, ma spesso inizio a
conversare con loro e attendo con terrore il momento del "tocco".

In questi casi sento dentro di me un movimento che non mi piace: dalla
convinzione di essere un salvatore passo alla sensazione di essere una
vittima. Ho permesso di farmi manipolare e so che, per lo meno nel mio caso,
coloro che mi chiedono aiuto troveranno probabilmente in me un salvatore
irritabile, o riluttante.

Questo tipo di salvatore deve imparare a dire "no", qualche volta. Non è
facile. Si avverte la sensazione di essere respinti, non apprezzati, persino
umiliati, a volte.



Il quarto tipo di salvatore è colui che dà assistenza a qualcuno che non ha
fatto tutto ciò che era in suo potere per risolvere i suoi problemi. A volte
questo tipo di salvatore compare in zone di emarginazione. Il soccorritore
va a vivere in questa zona, inizia a rendersi conto dei problemi o almeno
pensa di farlo, e fornisce delle soluzioni senza consultare, o coinvolgere
le comunità in difficoltà. Coloro che vengono aiutati non vengono fatti
lavorare per ciò che desiderano.

Il quinto tipo di salvatore è quello che vuole qualcosa da chi aiuta, ma non
lo chiarisce. Si tratta forse del tipo più comune. Lo si vede talvolta nei
genitori quando si occupano dei loro bambini, e ogni tanto attribuiamo
questo atteggiamento anche a Dio.

Nel caso dei genitori può capitare che nutrano aspettative, o aspirazioni
nascoste, ma non le esprimano.

Nelle relazioni, lo schema può risultare leggermente diverso. Quante volte
abbiamo sperato noi stessi che i nostri amici ricordassero il nostro
compleanno, o che prendessero l'iniziativa di telefonarci per primi, invece
di aspettare che lo facessimo noi, e quando ciò non si verifica ci sentiamo
amareggiati, quasi vittime? Perché non abbiamo detto loro cosa desideravamo,
lasciandoli poi liberi di rispondere nel modo che ritenevano più opportuno?

E dunque Dio è in qualche modo uno dei salvatori che ho appena elencato?

Io non credo. Dio non impone il suo aiuto a coloro che non lo chiedono o non
lo desiderano, eppure i suoi doni sono aperti a tutti.

Come si evince da diverse storie del Vangelo, e in particolare dallo
splendido racconto della piscina di Siloe, Cristo offre soccorso prontamente
ma solo dopo aver verificato quale sia il bisogno di chi soffre e se
davvero chiede il suo aiuto.

E infatti, nei racconti del Vangelo, Cristo pone spesso due domande
fondamentali: "Cosa cerchi", e "Vuoi davvero essere guarito?.

Quando ha ottenuto chiarezza su questi due punti, la generosità di Dio non
viene negata a nessuno.

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