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SCHEDA ARTICOLO N. «01225»

CLASSIFICAZIONE: 4
TIPOLOGIA: CONGENERE
AUTORE: MADRE TERESA DI CALCUTTA
TITOLO: PERCHÈ NON DICI ANCHE TU: "C'ERO!"
SPAZIATORE bianco

TESTO ARTICOLO

Tratto da:

Madre Teresa di Calcutta


--

- Il calore della nostra mano -

L'amore non è accondiscendente, e la carità non ha nulla a che vedere con la
pietà: è amore. Carità e amore sono la stessa cosa. Con la carità dà amore:
perciò non limitarti a dare denaro, ma invece tendi la mano.

Quando ero a Londra, sono andata a visitare i vagabondi presso cui le nostre
sorelle avevano organizzato una mensa. Un uomo che viveva in una scatola di
cartone mi ha preso la mano e mi ha detto: "Era tanto tempo che non sentivo
il calore di una mano umana".

Mar, una delle nostre volontarie, ha molte idee sul modo di andare incontro
alle persone: "Mi sono accorta che gli aiuti di tipo pratico possono in
realtà deprimere, a meno che non siano offerti con amore: a nessuno piace
sentirsi passivo, nel bene come nel male. Ho notato anche che cercare di
mettersi in contatto con la gente è stato un fenomeno graduale, e che è
stato utile farlo in maniera organizzata, per esempio incominciando a dare
una mano alle sorelle alla mensa per i poveri. Perciò è meglio, anziché
darsi da fare in modo eccessivo a distribuire cibo e a rigovernare,
sforzarsi piuttosto di parlare con qualcuno, intanto che si è lì, o sedersi
vicino a qualcuno, cercando di instaurare un rapporto personale.

Molte persone hanno in tasca fotografie, e può valere la pena di farsele
mostrare, oppure potete scherzare sulla loro acconciatura... qualsiasi
argomento va bene! "L'importante è creare un contatto, anche se si tratta di
un semplice "Le è piaciuto il pranzo?". Invece di stare in disparte a lavare
i piatti, vale la pena di andarsene a sparecchiare. Se ti sembra troppo
difficile, forse è meglio che tu incominci per gradi: vedi qualcuno lì in
piedi, o che cammina, o che se ne sta tutto solo, e allora cogli l'occasione
per cercare di arrivare sino a lui."

Ed ecco un'altra storia, sempre di Mar, che illustra un modo diverso di
entrare in contatto con chi ha bisogno: "Qualche tempo fa, un nostro gruppo
si recò in Albania, dove andammo in visita da alcune sorelle. Sentendo
parlare di una Casa per bambini portatori di handicap, andammo a trovarli:
un vero disastro. L'istituto aveva ricevuto ingenti quantità di aiuti ma,
ogni volta, gli abitanti della zona se li erano portati via perché anch'essi
erano bisognosi. Quel che mi colpì, poi, fu vedere che mentre arrivava molto
materiale, e ce n'erano magazzini strapieni, alla gente non arrivava nulla.
Allora tornammo indietro con una cassetta di mele., e ci proponemmo di dare
un frutto a ciascun bambino: sapevamo che, se ci fossimo limitate a lasciare
la cassetta, probabilmente anche le altre persone intorno avrebbero avuto
bisogno di mele per i propri figli, e l'aiuto non sarebbe mai giunto agli
ospiti dell'orfanotrofio."

L'amore non ha senso se non viene condiviso. L'amore deve venire posto all'
opera. Devi amare senza aspettative, fare qualcosa per l'amore fine a se
stesso, non per quello che ne potrai ricevere in cambio. Se ti attendi
qualche forma di ricompensa, non è amore: l'amore vero è amare senza
condizioni e senza aspettative. Se ve ne è bisogno, Dio ti guiderà, come ci
ha guidato a servire i malati di AIDS.

Noi non giudichiamo queste persone, non domandiamo loro che cosa è successo
loro o in che modo si sono ammalati: ci limitiamo a vedere il loro bisogno,
e a prenderci cura di loro. Penso che, attraverso l'AIDS, Dio ci sta dicendo
qualcosa, dandoci un'opportunità per mostrare il nostro amore. Le persone
affette da AIDS hanno risvegliato l'amore più tenero in altri che magari lo
avevano relegato al di fuori della propria vita, dimenticandolo.

Sorella Dolores ci ricorda come, spesso, sia sufficiente stare accanto alle
persone con amore:

"All'inizio, i malati di AIDS che vengono da noi sono pieni di paura. E'
dura per loro accettare il fatto di essere vicini alla morte. Invece, stare
lì con noi, e vederci insieme a quelli che stanno per morire, è davvero
importante. Ricordo, a New York, la mamma di un portoricano che gli diceva
che sarebbe stata disposta a prendersi cura di lui, se fosse tornato a casa.
Lui la ringraziò, ma rispose che sarebbe rimasto con noi, pur continuando a
rimanere ad andarla a trovare. Un giorno mi disse: "Io so che quando starò
per morire sarai qui a tenermi la mano": ci aveva visto farlo con altri,
sapeva che non sarebbe morto da solo.

"In realtà, è una reazione molto semplice. Chi muore si commuove per l'amore
che riceve, anche se magari è solo una carezza, o un bicchiere d'acqua, o un
dolcetto. Si tratta soltanto di portare loro quello che chiedono: ne saranno
soddisfatti, sapranno che qualcuno si occupa di loro, gli vuole bene, li
desidera. Questo è il grande aiuto; già da questo sapranno che Dio sarà
ancora più amorevole, più generoso, e che le loro anime verranno elevate
verso di Lui. Noi non predichiamo, ci limitiamo a fare quel che facciamo con
amore, e loro sono toccati dalla grazia di Dio."

Un'altra annotazione sul modo migliore di offrire l'amore, da fratello Geo,
Servo generale dei fratelli Missionari della Carità:

"Quando che è abituato a venire rifiutato e abbandonato inizia ad essere
accettato dagli altri, a essere amato, quando inizia a vedere altre persone
che dedicano a lui il proprio tempo e le proprie energie, si rende conto di
non essere, dopo tutto, soltanto spazzatura. Di sicuro, l'amore si esprime
in primo luogo nello stare con qualcuno, piuttosto che nel fare qualcosa per
qualcuno.

Bisogna tenerlo sempre presente, perché è facile farsi prendere
dalle troppe cose che possiamo fare per gli altri. Se le nostre azioni non
nascono prima di tutto dal desiderio di stare con una persona, si riducono
davvero solo ad assistenza sociale. Quando hai il desiderio di stare con una
persona povera, puoi renderti conto delle sue esigenze e se il tuo amore è
autentico è naturale che tu desideri fare quello che puoi per esprimerlo. Il
servizio, in un certo senso, è semplicemente un mezzo per manifestare il tuo
essere per quella persona - e spesso con i più poveri non riesci ad
alleviare del tutto i loro problemi, tranne che, stando con loro, esistendo
per loro, qualsiasi cosa tu possa fare per loro è significativa.

Il messaggio che cerchiamo di fare arrivare al più povero tra i poveri è:
non
possiamo risolvere i tuoi problemi ma Dio ti ama anche se sei handicappato,
alcolizzato o lebbroso e, che tu guarisca o no, Dio ti ama lo stesso e noi
siamo qui per esprimere quell'amore.

E se possiamo contribuire ad alleviare il loro dolore un pochettino, tanto
meglio, ma per noi è più importante ricordare loro che anche in mezzo al
dolore e alla sofferenza Dio li ama. E' un messaggio difficile da
comunicare, ovviamente, ma riteniamo che esistere dedicandosi a loro sia un
punto essenziale. Se passi il tempo con una persona, quella è un'espressione
d'amore tanto quanto ciò che puoi fare per lei."

Uno dei nostri volontari, Nigella, descrive così la propria esperienza nella
nostra Casa per i moribondi e i derelitti a Calcutta: "Quando sono andato a
dare un aiuto a Miragli Hriday odiavo quel luogo, a causa delle sofferenze
che vedevo, e mi sentivo del tutto inutile. Pensavo: "Che cosa ci faccio io
qui?".

Più tardi, quando sono tornato in Gran Bretagna, ho avuto una lunga
conversazione con una sorella su questo argomento. Le ho detto di aver
rapidamente imparato il linguaggio in modo da distinguere tra le richieste
di un sorso d'acqua o di una padella, e poter agire di conseguenza. Ma a
parte questo non avevo fatto molto. Passavo la maggior parte del tempo
seduto sul letto dei malati e li accarezzavo, oppure davo loro da mangiare.

Ogni tanto c'era qualche segno di riconoscenza, ma la maggior parte delle
volte no, perché erano agli ultimi. Perciò quando la sorella mi ha chiesto
come me l'ero cavata, le ho risposto: "C'ero". E lei mi ha detto: "Che altro
facevano san Giovanni e la nostra Beata Madre ai piedi della Croce?." E'
compassione, quella che proviamo nei confronti dei poveri? Non sono affamati
soltanto di cibo, hanno anche il desiderio di venire considerati esseri
umani. Hanno fame di dignità e desiderano essere trattati come siamo
trattati noi. Sono affamati del nostro amore.

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