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SCHEDA ARTICOLO N. «01238»

CLASSIFICAZIONE: 2
TIPOLOGIA: BUDDISMO
AUTORE: CHRISTMAS HUMPHREYS
TITOLO: DODICI PRINCIPI FONDAMENTALI DEL BUDDISMO
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TESTO ARTICOLO

Dodici principi fondamentali del buddismo

(di Christmas Humphreys, uno dei padri del buddismo europeo)

- Tratto da "Il buddhismo" di Christmas Humphreys, Edizioni
Ubaldini, Roma, 1964 -

(Un testo del 1945 in cui l'autore, della Società Buddhista di
Londra, tentò di enumerare una serie di principi che
accomunassero tutti i tipi di Buddhismo)

1) Raggiungere la propria salvezza è per tutti un compito non rinviabile. Se
un uomo è
stato ferito da un dardo, non procrastinerà l'estrazione dello stesso
chiedendo notizie
sul feritore o sulla lunghezza e caratteristiche del dardo.

Si cominci subito a guardare in viso la vita come essa è, imparando sempre
per
esperienza personale diretta.

2) Il primo fatto incontrovertibile dell'esistenza è la legge del continuo
mutamento, o della
decadenza.

Tutto quel che esiste - un topo, una montagna, un pensiero, un impero -
passa attraverso
il medesimo ciclo d'esistenza, cioè nasce, cresce, decade, scompare. Solo la
vita ha
continuità, sempre alla ricerca d'autoespressione in nuove forme. "La vita è
un ponte: non
costruiteci sopra nulla. La vita è un processo in perenne fluire, chi
s'aggrappa a
qualsivoglia forma, per splendida che sia, soffrirà, perché avrà cercato di
opporsi alla
corrente".

3) La legge del continuo mutamento si applica parimenti all'uomo. Non v'è
principio
alcuno, in un individuo, che sia immortale e immutabile. Soltanto il "senza
nome", la
realtà ultima, è al di là d'ogni mutamento. Ogni forma di vita, incluso
l'uomo, è una
manifestazione della realtà ultima. Nessuno possiede la vita che scorre in
lui, come
nessuna lampadina possiede la corrente che le fornisce luce.

4) L'universo è l'espressione di leggi. Ogni effetto ha una causa e l'anima
o indole
dell'uomo è il risultato finale dei suoi precedenti pensieri e azioni. Il
karma, che significa
azione-reazione, governa ogni esistenza e l'uomo è forse l'unico creatore
delle proprie
circostanze e della propria reazione ad esse, del proprio stato futuro e del
proprio
destino ultimo.

Mediante il retto pensiero e la retta azione egli può gradualmente
purificare
la propria indole e cosi', grazie alla realizzazione delle facoltà latenti,
potrà conseguire,
con l'andar deltempo, la liberazione dalla rinascita.

Questo processo abbraccia lunghissimi
periodi di tempo e varie rinascite, ma ogni forma di vita raggiungerà
certamente il risveglio.

5) La vita è una e indivisibile, sebbene le sue forme sempre mutevoli siano
innumerevoli e
caduche. Dunque, in definitiva, non c'é morte alcuna, sebbene ogni forma di
vita debba
morire. Dalla comprensione dell'unità della vita scaturisce la compassione,
un senso
d'identità con le altre forme di vita. La compassione èdescritta come "la
legge delle leggi -
l'eterna armonia" e chi rompe quest'armonia dovrà soffrire, ritardando il
proprio risveglio.

6) Poiché la vita è una sola, gli interessi d'una parte dovrebbero
coincidere con quelli del
tutto. Nella sua ignoranza l'uomo pensa di adoprarsi con successo al
raggiungimento dei
propri interessi. Questa mal diretta, egoistica energia produce sofferenza.
L'uomo impara,
soffrendo, a ridurre e, infine, ad eliminare la causa della propria
sofferenza -. Il Buddha
insegnò quattro nobili verità: a) la realtà della sofferenza b) la sua
origine e la sua
cessazione d) il sentiero che conduce alla sua cessazione, ossia l'ottuplice
sentiero.

7) L'ottuplice sentiero consiste in:

1) retta convinzione
2) retta aspirazione
3) retta parola
4) retta azione
5) retti mezzi di sostentamento
6) retto sforzo
7) retta concentrazione
8) retta meditazione.

Poiché il buddismo è una prassi di vita, il percorso di tale sentiero è
essenziale alla propria liberazione. "Desisti dal fare il male, impara a
fare il bene, purifica il
tuo cuore. Questo è l'insegnamento di tutti i Buddha".

8) La realtà ultima non si può descrivere e un dio non è la realtà ultima.
Ma il Buddha, un
essere umano, divenne il risvegliato: il fine della vita è perciò il
conseguimento del
risveglio. Questo stato, il nirvana, l'estinzione delle limitazioni dell'io,
si può raggiungere in
questa stessa vita. Tutti gli uomini e tutte le altre forme di vita
contengono "in nuce" la
facoltà di raggiungere il risveglio. Si tratta, quindi di diventare quel che
già si é. "Guarda
dentro di te: tu sei il Buddha".

9) Tra il risveglio potenziale e la sua attuazione si stende la via di
mezzo, il sentiero degli
otto elementi. Esso va dal desiderio alla pace; un processo di autosviluppo
fra gli opposti
che evita gli eccessi. Il Buddha percorse questa via fino alla fine. E
l'unica fede richiesta
dal buddismo è la credenza ragionevole che là dove una guida è già
proceduta, vale la
pena che procediamo anche noi. Tale via deve essere percorsa dall'uomo
integralmente,
sviluppando cuore e mente (saggezza e compassione). Il Buddha fu anche "il
pienamente
compassionevole" oltre ad essere "il pienamente illuminato".

10) Il buddismo mette in risalto la necessità della concentrazione e della
meditazione che
conduce allo sviluppo delle facoltà spirituali. La vita interiore è
altrettanto importante
quanto l'attività esteriore quotidiana e periodi di calma per la mente sono
essenziali
per una vita equilibrata. Il buddista dovrebbe essere sempre "attento e
padrone di sé",
alieno da ogni attaccamento emotivo ed intellettuale per il fuggevole
spettacolo della vita.
Tale atteggiamento sempre cauto nei riguardi delle circostanze, che egli sa
essere una
propria creazione, lo aiuta a mantenere sempre sotto controllo le proprie
reazioni alle
circostanze.

11) Il Buddha disse: "Datti da fare per la tua salvezza con diligenza". Il
buddismo non
riconosce alcuna autorità per accertare il vero, tranne l'intuizione del
singolo. Ognuno
deve subire le conseguenze dei propri atti e trarne ammaestramento, mentre
aiuta i propri
simili a raggiungere la stessa liberazione. E le preghiere rivolte al Buddha
o a qualsivoglia
divinità non potranno impedire a un effetto di far seguito alla sua causa. I
monaci buddisti
sono maestri ed esempi, ma in nessun modo sono intermediari fra la realtà
ultima e
l'individuo. E' praticata la massima tolleranza verso ogni altra religione e
filosofia, perché
nessuno ha il diritto di intromettersi nel viaggio del suo prossimo verso la
meta.

12) Il buddismo non è pessimista né evasivo: non nega l'esistenza di dio o
dell'anima, ma
dà la propria interpretazione di questi termini. E' un sistema di pensiero,
una religione, una
scienza spirituale e un'arte di vivere, ragionevole pratico,
onnicomprensivo. Per più di
duemila anni ha soddisfatto i bisogni spirituali di circa un terzo
dell'umanità. Esercita un
fascino per l'Occidente perché non ha dogmi, soddisfa al tempo stesso la
ragione e
il cuore, insiste sulla necessità di fare affidamento su se stessi e
d'essere tolleranti verso
le altrui opinioni, abbraccia scienza, religione, filosofia, psicologia,
etica ed arte, ritiene che
l'uomo sia il creatore della propria vita attuale e l'artefice del proprio
destino.

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