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SCHEDA ARTICOLO N. «01291»

CLASSIFICAZIONE: 2
TIPOLOGIA: BUDDISMO
AUTORE: JOHN F. AVEDON
TITOLO: IL DALAI LAMA CI PARLA DI: UNIVERSO, MENTE E MATERIA
SPAZIATORE bianco

TESTO ARTICOLO

Passi tratti da:



di John F. Avedon

Traduzione italiana di Francesco Settanni

Chiara Luce Edizioni - Pomaia

--

- L'Universo: Mente e Materia -

J.A.: Secondo lei a che stadio è l'evoluzione dell'umanità? Per esempio se
lei dovesse
considerare l'intera razza umana come se fosse un singolo individuo, direbbe
che ci troviamo
nell'infanzia, nell'adolescenza o nell'età adulta?

D.L.: Secondo l'insegnamento complessivo Buddhista, cioè le scritture
Buddhiste il mondo a
volte è migliore, a volte peggiore. Ora, se parliamo del periodo di tempo di
un'eone, allora la
nostra era rappresenta ancora l'infanzia, ma in rapporto a un periodo più
breve, rappresenta la
vecchiaia. Mi spiego. Secondo l'Abhidharmakosha (13) un grande eone è
composto d'ottanta eoni
intermedi, divisi in quattro gruppi di venti. I primi venti sono eoni di
vacuità. La vacuità è
l'assenza del precedente sistema di mondi. Sono seguiti da venti eoni di
formazione del nuovo
sistema di mondi, quindi venti eoni di durata di questo sistema e infine
venti eoni di
distruzione del sistema. Ora ci troviamo negli eoni della durata.
All'interno di questi venti
eoni intermedi di durata, siamo nel primo lungo periodo di declino. Così,
dopo questo eone di
declino ci saranno altri diciotto eoni che alterneranno un periodo di
crescita e uno di
declino. Infine il ventesimo eone sarà di crescita. Ora siamo nel primo eone
di declino, quando
la durata media della vita umana è di circa cento anni. In rapporto a questo
periodo di
declino, siamo già molto avanti e perciò vecchi, mentre in rapporto ai venti
eoni di durata del
ciclo non siamo che all'inizio.

J.A.: Questa visione panoramica viene esclusivamente dalle scritture?

D.L.: Sì.

J.A.: È questa l'unica prova che può essere citata a sostegno di questa
visione del tempo e
dello spazio?

D.L.: Penso di sì; probabilmente solo dalle scritture. Ma dimentichi tutti
questi eoni, è già
difficile per noi spiegare in termini scientifici la stella più vicina,
molto difficile.

J.A.: Dov'è e com'è fatta?

D.L.: Difficile è spiegarne la causa reale, e così via. Ciò di cui sto
parlando è un sistema di
mondi tra miliardi di altri mondi, come spiegare la natura di una galassia.

J.A.: D'accordo, torniamo al punto di partenza. Qual è la visione Buddhista
sull'origine
dell'universo?

D.L.: In termini di materia, è pura energia. In termini di esseri o persone,
la forza che li
crea e quella delle azioni che hanno accumulato che li fa rinascere in quel
dato modo.

J.A.: Parliamo per prima cosa in termini di materia, della materia
inanimata. Che cos'è
l'energia attraverso la quale i fenomeni si manifestano?

D.L.: In termini d'elementi, il primo è il vento. La sua base è lo spazio.
In seguito il vento
si muove e in dipendenza da questo viene prodotto il calore, poi l'umidità e
infine
la solidità, l'elemento terra. Se si vuole spiegare l'origine
del vento iniziale, allora probabilmente deriva dal periodo di vacuità del
precedente sistema
di mondi. In ogni caso si tratta di un processo infinito. Se si parla di un
mondo all'interno
di un sistema di miliardi di mondi, allora si può parlare di un inizio;
altrimenti in generale
non è possibile.

J.A.: Ma inizialmente qual'è la causa diretta dello spazio? E in secondo
luogo, di questo vento
o energia (14) di cui lei parla?

D.L.: Se si parla da un punto di vista esteriore, è quello che ho detto: il
periodo di vacuità
del precedente sistema di mondi.

J.A.: L'energia scaturisce spontaneamente dalla vacuità?

D.L.: È una cosa naturale, non qualcosa di fabbricato, ma dietro c'è la
forza karmica.

J.A.: Che cos'è questa forza karmica?

D.L.: Naturalmente è necessario spiegare il karma. Karma significa azione.
Per esempio, adesso
sto parlando e questo è un atto verbale. Muovo le mani e questo è un atto
fisico. Poi ci sono
le azioni mentali, casi in cui non c'è nessuna manifestazione fisica o
verbale. Queste azioni
producono sia dei risultati immediati che a lunga scadenza. La nostra
conversazione genera una
certa atmosfera qui, e questo è un effetto immediato. Comunque il nostro
parlare genera anche
una potenzialità, o possiamo dire crea un'impronta nel continuum della
mente. Tramite
quest'impronta mentale si produrranno altre azioni buone, cattive e neutre,
molto tempo dopo
che queste azioni originarie si sono esaurite. Così ci sono karma positivi,
negativi e neutri.

C'è questo stato di distruzione - lo stato di cessazione dell'attività - e
questo rimane nel
continuo mentale. Questo stato di cessazione è un negativo - affermativo:
un'assenza che
include qualcosa di positivo. È una potenzialità che non è solo la mera
cessazione dell'azione,
ma che possiede la capacità di produrre un effetto nel futuro. Questo stato
di cessazione può
rigenerarsi continuamente finché non si produce un effetto. Quando incontra
le condizioni
favorevoli, fruttifica o matura, non importa quanto tempo sia passato,
potrebbero essere anche
miliardi d'eoni. Se uno non si è impegnato nei mezzi che riducono questa
potenzialità, come la
confessione e l'intenzione d'astenersi nel caso d'azioni negative - allora
questa potenzialità
rimarrà intatta.

J.A.: Dove rimarrà?

D.L.: Nel continuo della mente. Per spiegare quest'impronta ci sono due
basi: una continua,
l'altra temporanea. Quella temporanea è il continuo mentale e quella
continua è il semplice Io,
il sé relativo della persona.

J.A.: Senza addentrarci in questi dettagli, ma tornando al punto iniziale,
qual'è la differenza
fondamentale tra mente e materia?

D.L.: La materia è fisica; la mente è pura illuminazione e conoscenza.

J.A.: Qual'è la causa di questa mente?

D.L.: Riguardo alle cause della mente, c'è una causa sostanziale e ci sono
le condizioni
cooperanti: una condizione abilitante, e una condizione dell'oggetto
osservato. Quest'ultima
condizione - l'oggetto che viene percepito - può essere una forma, ma una
forma, una cosa
fisica, non può essere la causa sostanziale di una mente. Ci deve essere
qualcosa che di per sé
stesso illumina e conosce. Per esempio quando guardo il registratore, la mia
coscienza visiva
ha come suo oggetto d'osservazione il registratore. La sua condizione
abilitante - quella che
le permette di percepire colore e forma - è il senso della vista, ma la sua
causa sostanziale
(chiamata anche condizione preesistente) che la genera in un'entità che
illumina e conosce deve
essere un precedente momento d'illuminazione e conoscenza, un precedente
momento di coscienza.

J.A.: Che cosa ha generato quest'entità che è illuminazione e conoscenza? È
anch'essa
spontanea? Da dove viene originariamente?

D.L.: La mente non ha inizio.

J.A.: Non c'è inizio...

D.L.: Neanche fine. Per quel che riguarda particolari tipi di mente e di
coscienze, c'è un
inizio e una fine, ma se ci si riferisce a questo fattore di illuminazione e
conoscenza non c'è
inizio né fine. Ora per alcuni tipi di coscienza ci sono casi in cui non c'è
inizio, ma c'è una
fine. Per esempio per un'emozione negativa. Quando alla fine si elimina
un'afflizione mentale
specifica come la gelosia, allora il continuo di quella coscienza trova la
sua fine. La vera
natura della mente è di essere un'entità di luminosità e conoscenza. Giusto?
Non c'è
nient'altro.

J.A.: Trova soddisfacente affermare che si tratta semplicemente di natura?

D.L.: Ci sono quattro tipi d'indagine dei fenomeni attraverso la dipendenza:
come vedere che il
fumo dipende dal fuoco. Un altro è l'osservazione della funzione delle cose.
Il terzo si basa
sul ragionamento: dimostrare l'esattezza o l'inesattezza. L'ultimo è il
riconoscimento di ciò
che costituisce la natura dell'oggetto. Per esempio, il fatto che vogliamo
la felicità è
semplicemente la nostra natura. Non c'è nient'altro da scoprire. Ora, per
quanto riguarda le
cause dell'universo, o si accetta una divinità creatrice, o si accetta il
fatto che l'universo
non ha inizio. Non c'è altro modo, non c'è altra possibilità.

J.A.: Stiamo parlando di molte cose in una volta e so che lei è molto stanco
alla fine della
giornata. Va tutto bene?

D.L.: Sono completamente riposato.

J.A.: È completamente riposato? Magnifico. Bene. Potrebbe riferire qualche
piccolo particolare
sulla sua esperienza personale in modo che la gente possa capire meglio
questi argomenti
astratti? Per esempio, lei ha passato gran parte della sua vita meditando,
impegnandosi nella
pratica. Qual'è la sua personale esperienza della natura della mente?

D.L.: La sua entità o natura è chiarezza e conoscenza. Attraverso la
meditazione sull'immagine
di un oggetto, la mente si genera in quell'oggetto, nella sua conoscenza. La
coscienza conosce
quell'oggetto generandosi nella sua immagine, come un riflesso. Ora, le
diverse scuole
Buddhiste hanno opinioni diverse sul punto se l'oggetto esiste esteriormente
oppure no. In
altre parole, se l'oggetto esiste come entità sostanziale separata dalla
coscienza che lo
conosce.

J.A.: Esiste separatamente?

D.L.: Alcun dicono di sì, altri dicono di no.

J.A.: Torniamo di nuovo all'inizio. Da una parte, abbiamo questa cosa che
illumina e conosce
chiamata mente e che non ha inizio; dall'altra abbiamo la materia. Qual'è la
connessione
cosmologica, universale, tra queste due cose?

D.L.: C'è un tipo di spazio che ha la natura della luminosità e
dell'oscurità. Questo spazio è
come una zona - come lo spazio che appare ai nostri occhi. C'è un altro
spazio che è solo una
pura negazione, un'assenza di contatto ostruente. Quest'ultimo e permanente
e quindi
immutabile. Dato che ci sono cause e condizioni per il primo tipo di spazio,
si deve quindi
postulare il suo continuum come privo di inizio, poiché deve avere origine
da cause concordanti
o simili. Lo spazio di cui ho parlato in precedenza che serve come base del
vento, e
quest'altro che è impermanente, ma il cui continuo è senza inizio, sono
probabilmente la stessa
cosa. Non posso spiegare questo punto in maniera esauriente. Penso che
sarebbe impossibile o
quantomeno difficile, affermare che la coscienza è stata originata dalla
materia o che la
materia è stata originata dalla coscienza.

J.A.: Perché?

D.L.: Sebbene il compimento d'azioni che possono dare risultati nel mondo
materiale dipende dal
fatto che la mente sia o meno disciplinata, quando si parla di continuità -
dell'intero
continuo di queste sostanze materiali è difficile affermare che è stata
prodotta dalla
coscienza. Analogamente, se la coscienza fosse prodotta dalla materia,
allora nei tempi in cui
la materia è assente - come durante gli eoni di vacuità successivi alla
distruzione di un
sistema di mondi - non ci sarebbero esseri senzienti. Questo sarebbe in
contraddizione con la
logica.

J.A.: Vorrei cercare di trovare un punto di contatto tra questo e la logica
occidentale.
Ventisei anni fa gli scienziati hanno confermato che una sostanza chimica
denominata DNA
produce tutte le forme di vita su questo pianeta. Attraverso infinite
combinazioni delle
quattro basi chimiche, il DNA produce le forme di vita. Cosa evoca in lei
questo? Che
significato - sempre che ne abbia uno - vede in questa teoria?

D.L.: Lei sta parlando di particelle molto sottili, vero? Di particelle
molto sottili, molto
minute che non possono essere osservate direttamente dalla coscienza visiva.
Esatto? Ma al
giorno d'oggi, grazie alla tecnologia, la gente è in grado di scoprire
questi elementi molto
sottili e di riconoscerli come fisici. Sono molto sottili, si disintegrano
costantemente ma
possono essere trovati.

J.A.: Ma il DNA stesso - la vita - che cos'è la vita nelle sostanze
chimiche? È coscienza? È
questo quello che è la vita, coscienza?

D.L.: Il DNA probabilmente non è coscienza. Non è che tutto ciò che si muove
abbia coscienza.
Gli alberi hanno forma e movimento e le particelle all'interno delle rocce
si muovono.

J.A.: Ma è molto evidente che all'interno del DNA stesso c'è una certa
intelligenza
organizzatrice in grado di ricombinare questi geni, questi codici chimici.
C'è una certa mente
che agisce nel DNA.

D.L.: Se il DNA fosse necessario per la coscienza, allora la coscienza dei
bambini dovrebbe
derivare dai genitori e questo non può essere assolutamente vero. Non è
così.

J.A.: Bene, allora non parliamo in termini di singoli individui, ma in
termini più estesi. C'è
un pianeta inanimato e su di esso appare questa sostanza chimica che
comincia a produrre esseri
in molte forme differenti. Continua a crescere e a trasformarsi per molti
milioni d'anni. Che
tipo d'intelligenza organizza il corso di quest'evoluzione? Cosa sta
operando in questo caso?
Potrebbe essere il karma collettivo?

D.L.: Oh, sì.

J.A.: Potrebbe dire di più su questo argomento?

D.L.: C'è il karma collettivo e il karma specifico.

J.A.: D'accordo.

D.L.: Il karma collettivo collegato a questo sistema di mondi non è solo
quello degli umani, ma
d'ogni tipo d'esseri senzienti - insetti e così via - nel sistema. Se
quattro persone
appoggiano le mani su questo tavolo, il tavolo diventa un oggetto usato in
comune da quei
quattro. Perciò, quest'azione fa sì loro accumulare un karma comune del
quale fruiranno in
futuro. Ora, le cose che si usano individualmente sono basate sul proprio
karma individuale
oltre a produrlo.

J.A.: In altre parole, sta dicendo che il DNA è il prodotto del karma
collettivo e di quello
individuale di tutti gli esseri in questo sistema di mondi attraverso il
quale poi si
manifestano?

D.L.: Non ho avuto l'occasione d'approfondire i dettagli del DNA, di
studiarlo. Si tratta di
materia: è un oggetto che può essere percepito dalla coscienza visiva. Si
vede al microscopio?

J.A.: Certamente. Si. Negli esseri umani e concentrato in 64 cromosomi. In
ciascun cromosoma è
distribuito in migliaia di combinazioni chiamate geni.

D.L.: È una cosa fisica. Dal momento che è fisica, allora ha delle parti e
delle direzioni. Non
può essere assolutamente senza parti. Se fosse senza parti, se le cose
fossero senza parti,
allora non ci sarebbero forme. Non ci potrebbe essere la forma.
Probabilmente il DNA non ha
coscienza, ma serve come una delle basi della coscienza.

J.A.: Se il DNA stesso non ha coscienza, qual'è la causa che lo destina a
manifestare la
coscienza in modo corretto? Se lei afferma che originariamente la coscienza
non manifesta la
materia, allora precisamente cosa produce questo DNA inanimato che, a sua
volta, manifesta la
coscienza?

D.L.: È la stessa cosa come il potere sensoriale di un occhio. È materia,
non è coscienza,
eppure serve come una delle basi della coscienza e in questo modo è una
causa della coscienza.
Per esempio, il cervello non è coscienza, eppure serve come base della
coscienza. Quando una
cosa è una coscienza, necessariamente non è né forma né colore. Comunque,
come ho già accennato
oggi, grazie al potere della stabilizzazione meditativa, il samadhi (15), si
può raggiungere o
creare un ordine di livello più elevato nel contesto di una dimensione
fisica. Quest'ordine può
essere di due tipi: quello che può essere osservato dai sensi, e quello che
può essere
percepito solo dalla coscienza mentale. Esistono entità fisiche sottili che
possono essere
conosciute solo dalla coscienza mentale. Così ci sono il fuoco e l'acqua che
vengono prodotti
dal potere della stabilizzazione meditativa, eppure non sono veramente fuoco
e acqua, poiché
sono prodotti solo dipendentemente dal samadhi, ma possono svolgere la
funzione di bruciare o
di bagnare.

J.A.: Dov'è questo fuoco di cui sta parlando?

D.L.: Viene prodotto da una persona capace di svilupparlo: fuoco, acqua,
vento e così via. È un
po' come una fotografia che una persona riesce a stampare con un'immagine
mentale, come abbiamo
visto prima è simile a questo procedimento.

J.A.: Quindi, a un certo livello di controllo mentale, si possono
manifestare delle cose
fisiche?

D.L.: Sì.

J.A.: A che scopo?

D.L.: Dipende solo dalla motivazione di ciascuno.

J.A.: Capisco. Vorrei chiederle qualcosa a questo proposito. Da quando era
bambino, lei si è
molto interessato alla scienza. Perché?

D.L.: Perché? È una mia curiosità. Dunque, vediamo. Avevo visto molte
fotografie che hanno
risvegliato il mio interesse. Da bambino ero molto curioso. E quando si
cercano i "come" delle
cose, ci s'interessa alla scienza.

J.A.: Per trovare una causa radice, o qualcosa di simile?

D.L.: Quando si cerca la causa radice, allora non si tratta di scienza. La
scienza viene dopo
la causa radice.

J.A.: A metà della sua vita lei è passato da un mondo privo di tecnologia
alle novità del
ventesimo secolo. Quali sviluppi e scoperte l'hanno maggiormente
impressionata o interessata?

D.L.: Sempre oggi, quest'apparecchio che fa analisi radiografiche. È
qualcosa di speciale.
L'esplorazione del corpo: riprende ogni centimetro del corpo in sezione:
meraviglioso.

J.A.: Perché la trova interessante?

D.L.: È di grande beneficio.

J.A.: È per questa ragione che è la più interessante?

D.L.: Non c'è bisogno di operare la persona per ottenere l'immagine.

J.A.: Alcune di queste macchine creano molti problemi alla gente, oltre ad
aiutarla. Quale
pensa sia il modo migliore d'utilizzare la tecnologia?

D.L.: Questo dipende dalla motivazione. Moderazione e gentilezza e andrà
tutto bene, ecco
tutto.

J.A.: Cosa pensa dell'energia nucleare?

D.L.: Penso che sia positiva.

J.A.: Perché?

D.L.: Perché penso che se è usata correttamente aiuta.

J.A.: Pensa che l'eventuale beneficio sia maggiore del pericolo?

D.L.: Ogni fenomeno è un'originazione dipendente. Quando ci si chiede se
l'energia nucleare è
un beneficio assoluto, ovviamente la risposta è no. Ma questo è un argomento
difficile. Non si
può affermare che l'energia nucleare è una cosa negativa solo di per sé
stessa, perché così
facendo allora sarebbe lei stesso solo un estremista. Giungere a un
qualunque estremo potrebbe
essere pericoloso.

J.A.: Cosa pensa delle implicazioni più ampie, a livello spirituale,
dell'energia nucleare?
Abbiamo scoperto l'energia dell'atomo, e con questa forza fondamentale
possiamo anche
distruggere il nostro mondo. Trova ironico tutto questo?

D.L.: Questo dipende solo dalla vostra capacità di sapere come usare
l'energia nucleare.
Prendiamo per esempio l'alimentazione: se una persona non sa mangiare in
modo corretto può
uccidersi.

J.A.: Torniamo a quello che stavamo discutendo prima; all'esistenza e
all'evoluzione
dell'universo. La scienza occidentale ha dimostrato che la vita su questo
pianeta si è
sviluppata da forme semplici fino a forme altamente sofisticate. Riesce a
identificare
quest'evoluzione lineare con la visione Buddhista d'esistenza ciclica in cui
gli esseri
migrano, all'interno di una struttura essenzialmente circolare, attraverso
le stesse forme
fondamentali di vita?

D.L.: Secondo le scritture che ho citato prima, anche noi crediamo sia a uno
stato altamente
sviluppato, che degenera lentamente, che a uno stato primitivo che si
evolve. Altrimenti, non
so. È difficile dire, dobbiamo indagare ancora su questo punto. Penso che
potrebbero esistere
insieme visioni diverse. Ciò che la scienza ha scoperto sulla natura
dell'attuale evoluzione
potrebbe essere vero e nello stesso tempo potrebbe esistere anche un altro
tipo d'evoluzione. È
difficile dire.

J.A.: C'è una data precisa, un punto o un periodo indicato dalle scritture,
in cui l'esistenza
ciclica, il tempo e lo spazio, saranno svuotati di tutti gli esseri?

D.L.: Secondo un testo Buddhista è spiegato in questi termini: se si scava
nella terra per una
profondità di un chilometro e per un perimetro di un chilometro quadrato e
se si riempie questo
spazio di capelli, ciascuno lungo circa un centimetro, e poi ogni cento anni
si getta via un
capello, quando si sarà gettato l'ultimo capello si avrà la lunghezza
equivalente a un eone
intermedio, uno degli ottanta. Ecco, è così.

J.A.: Il testo dice quanti grandi eoni ci saranno?

D.L.: Oh, un numero illimitato. Non c'è limite ai maha o grandi eoni. La
vita di un pianeta
come questo si disintegra, ricomincia a prendere forma e si disintegra di
nuovo in tutto
l'universo.

J.A.: Quindi non c'è un determinato momento in cui il samsara, l'esistenza
ciclica, avrà fine?
È stato detto che il samsara è senza inizio ma che avrà una fine, non è
così?

D.L.: A livello individuale può finire, a livello collettivo è senza inizio
né fine. Se si
esamina un individuo, esiste la possibilità di porre fine alle cause che
producono la sua
esistenza samsarica, quindi ci sarà una fine, ma se parliamo del samsara nel
suo complesso, è
difficile pronunciarsi perché non ha limiti e, di conseguenza, come si può
stabilire la durata
di qualcosa d'illimitato? Questo è il problema.

J.A.: Un'ultima domanda. Le forme di vita che vediamo intorno a noi sono
essenzialmente divise
in due tipi: uno vegetale, l'altro animale. Le piante sopravvivono, per la
struttura del loro
organismo, con la luce del sole, la terra e l'aria. Gli animali invece
devono procurarsi il
cibo all'esterno e solitamente uccidendo altri animali. Vede qualche senso,
qualche significato
spirituale nel fatto che la vita si manifesti in questi due modi?

D.L.: (Grande risata) Questo è difficile! Secondo il Buddhismo ci potrebbe
essere una
differenza basata sul fatto se questa forma di vita è un essere senziente
oppure no.

J.A.: Le piante sono esseri senzienti? Hanno coscienza?

D.L.: Come piante no, in generale, ma anche in questo caso c'è un ulteriore
complicazione. Che
cos'è una vera pianta e che cos'è un animale? È difficile rispondere. Queste
piante intorno a
noi potrebbero essere delle vere piante. In questo caso dovremmo
considerarle prive di
coscienza. Ci sono alcune specie di piante, tuttavia, che è difficile dire
se hanno coscienza
oppure no. Anche il corpo umano, quando se ne scompongono le cellule, non
sono sicuro quali di
esse siano dotate di coscienza e quali no. Secondo le scritture Buddhiste,
nel corpo umano ci
sono circa ottantamila cellule dotate di coscienza, ottantamila esseri
senzienti, inclusi i
vermi. Non credo sia possibile che il corpo umano contenga ottantamila
vermi, che sarebbero
visibili a occhio nudo, ma come ho detto, non necessariamente tutto ciò che
si muove ha coscienza.

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