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SCHEDA ARTICOLO N. «01315»

CLASSIFICAZIONE: 2
TIPOLOGIA: BUDDISMO
AUTORE: GANDHI
TITOLO: GANDHI: AFORISMI
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TESTO ARTICOLO

Gandhi - Aforismi

--

Noi crediamo che nei seguenti aforismi e pensieri di Gandhi, sia contenuta
l'intera essenza delle qualita' che Dio richiede ad ognuno di noi.

Noi crediamo profondamente che Gandhi rappresenti l'archetipo di cio' che,
ognuno di noi, sara', quando l'attuale umanita' avra' incarnato il Proposito
di Dio.

L'unico potere carismatico, indiscutibile e spontaneo, posseduto dal Guru
della non-violenza era proprio quello di essere la "piena incarnazione" di
quanto egli diceva e predicava.

Possiamo, invero, confessare di non essere alla sua altezza; ma, non potremo
fare a meno di riconoscere - se solo lasciassimo parlare il nostro Se',
profondamente celato in noi - che quanto egli ci afferma rappresenta "la
nube delle cose divine", che si gonfia e palpita nelle nostre speranze piu'
riposte.

La gracchiante risata dell'ingoranza e di maya si spegne, lentamente, ed
impallidisce, di fronte alla consapevolezza di valori divini, che pulsa in
un realizzato come Gandhi.

Egli - come Cristo - "vinse il mondo".

Mi domando:

"..Come fu che una popolazione di "paria" (che Gandhi ribattezzo con il
nobile titolo di:"Figli di Dio"), composta da milioni di indiani, sotto il
dominio secolare dell'Inghilterra, riusci' a sollevarsi - senza colpo
ferire - ed a trovare una sua liberta' e dignita'...come mai milioni di
queste persone capirono, istintivamente, il grande potere divino che il
Mahatma deponeva nei loro cuori, e noi, tutti noi, come non potremmo
riuscire -allora - ad avere quel lampo di ispirazione che ci faccia piu'
liberi, piu' vivi e potenti di gioia e di speranza, una volta finito di
leggere le sue parole, qui citate?...

Gandhi "non ando' da Dio, e - da li' - torno' sulla terra; Dio ando' -
invece - da Gandhi, e si vesti' da uomo, per mostrare come l'uomo - nella
sua veste carnale - lo potesse esprimere pienamente.."

(Guido)

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M. K. GANDHI

************

Chi era?
Aforismi e pensieri

A cura di Massimo Baldini
Traduzione di Lucio Angelini

************

*Introduzione*

Un grande maestro appare una volta ogni tanto. Possono passare
parecchi secoli senza che se ne presenti uno. Lo si riconosce dalla sua
vita. Prima vive e poi dice agli altri come possono vivere nella stessa
maniera. Gandhi fu un tale maestro.

*************

Mentre l'Europa era dominata da Hitler e da Stalin, mentre "il regime della
violenza regnava cosi' assoluto che appariva assurda ogni alternativa
all'uso della forza, il mondo - afferma Fabrizio Fabbrini, uno dei primi
obiettori di coscienza italiani - assiste' ad un miracolo: il popolo indiano
si ridestava dopo lunga schiavitu', sottraendosi al giogo britannico...
senza colpo ferire.

Nella piu' grande sollevazione di massa che la storia ricordi, mezzo milione
di persone erano guidate da un uomo fragile, vestito di un semplice perizoma
(il "fachiro nudo" come con disprezzo lo chiamava W. Churchill), ma venerato
dalle moltitudini per l'evidente santita' della vita: il Mahatma Gandhi
(Mahatma significa "grande anima").

Quell'uomo, che vinceva gli eserciti con il pacifico mezzo della
convinzione, non voleva la semplice liberazione dell'India dagli inglesi,
ma, la liberazione di indiani e inglesi dal timore reciproco; una
indipendenza morale, prima che politica: attraverso il sistema della
disobbedienza alle leggi ingiuste, rifiutando ogni collaborazione
all'oppressore, ma offrendo con spirito d'amore la propria vita a
testimonianza di lealta'.

Da allora nella storia del mondo si e' compiuta una svolta decisiva:
l'umanita' ha fatto un salto qualitativo. Gli oppressi hanno scoperto hanno
scoperto un mezzo efficace per sottrarsi alla schiavitu': un mezzo che non
abbisognava di soldi e di cannoni. Un mezzo alla portata di tutti, anche dei
bambini e dei paralitici: percio' veramente povero, di autentica
liberazione. Abbisogna solo di una convinzione ferma e tenace; quella che
ciascun popolo ha da sempre: la capacita' di soffrire e di sperare". Un
mezzo che, con un termine tradotto dal sanscrito (ahimsa), si chiama
(nonviolenza).

In verita', Gandhi dichiara a piu' riprese che egli non ha inventato e
insegnato al mondo nulla di nuovo, poich, "la verita' e la nonviolenza sono
antiche come le montagne".

A questo proposito infatti egli ha mostrato in vari scritti come i principi
della nonviolenza siano presenti negli insegnamenti di tutte le grandi
religioni. Certo e' che egli, per primo, ha fatto della nonviolenza uno
strumento politico di (grande importanza, mostrando di saperlo utilizzare
con eccezionale originalita' e sistematicita').

La nonviolenza e', per Gandhi, uno strumento accessibile a tutti, anche
se richiede una grande umilta' e molto coraggio. ("La nonviolenza - egli
scrive - e' dei forti, non dei deboli."). Inoltre, la nonviolenza e' arma di
democrazia e apre la via alla pace e alla verita'. Per Gandhi non si puo'
adottare la violenza neppure come un mezzo per ottenere un fine buono (come
ad esempio la giustizia o la liberta').

"Non credo - scrive il Mahatma - nelle scorciatoie per il successo ... Per
quanto possa comprendere e ammirare i degni propositi, sono un intransigente
oppositore dei metodi violenti anche per perseguire le cause piu' nobili."

Mezzi e fini, dunque, sono strettamente uniti; tra loro intercorre lo
stesso nesso che c'e' tra il seme e l'albero.

"Un mezzo impuro - egli scrive - si traduce in un fine impuro... Non si puo'
raggiungere la verita' attraverso la menzogna."

I mezzi sono tutto nella vita di ogni giorno, come in politica. Machiavelli
e' stato solo un pessimo maestro. Politica e religione o politica e morale
non sono tra loro separate da compartimenti stagni, infatti "non c'e'
politica senza religione" e, del resto, "la politica senza moralita' e' una
cosa da evitare".

Un'azione immorale sara' anche un'azione impolitica e, quindi, un politico
disonesto sara', presto o tardi, condannato inevitabilmente al fallimento.

Chi intende praticare la nonviolenza deve, in primo luogo, raggiungere il
pieno autocontrollo, la "piu' grande sopportazione e la fede piu' luminosa".

Le armi a tua disposizione saranno la (resistenza passiva)(e' questa "una
spada eccezionale; la si puo' usare in qualunque modo; benedice colui che la
usa e colui contro cui e' diretta"), la (disobbedienza civile) (che dovra'
sempre essere "sincera, rispettosa, mai provocatoria"), la
(noncollaborazione) e, infine, il (digiuno) (che "non puo' essere intrapreso
da chiunque... La mera capacita' fisica di affrontarlo non e' un requisito
sufficiente. Non serve a nulla, senza una viva fede in Dio. Non deve mai
essere uno sforzo meccanico o di mera imitazione. Deve provenire dal
profondo della propria anima. E', quindi, sempre raro").

*La vita di Gandhi*

Il 2 ottobre del 1869 nasce a Porbunder (Kathiawar) Mohandas Karamchand
Gandhi. E' il piu' giovane dei tre figli di Kaba Gandhi, primo ministro
successivamente negli Stati di Porbunder, Rajkot e Vankaner, e della sua
quarta moglie Putlibai. La sua casta e' quella dei (banja) (mercanti), la
terza nella gerarchia delle grandi caste indiane. La sua famiglia e'
relativamente agiata e, tra le molte religioni presenti in India, pratica il
Visnuismo. La madre di Gandhi e' religiosissima in quanto e' stata educata
da una setta ascetica.

Frequenta le scuole elementari e le superiori a Rajkot. Nel 1883 sposa,
giovanissimo secondo l'usanza indiana, Kasturbai, figlia di un mercante. Nel
1887 entra all'universita' di Salmadas a Bhavnagar, ma abbandona gli studi
alla fine del primo semestre. Il 4 settembre del 1888 parte per
l'Inghilterra. Inizialmente, a Londra Gandhi si sforza di assomigliare ad un
gentiluomo inglese, prende lezioni di danza e di musica, veste in modo
ricercato, ma a partire dal 1889 fa una scelta di vita improntata alla
massima semplicita'. Legge la (Gita) per la prima volta e ne resta
profondamente impressionato, coltiva anche contatti col movimento
vegetariano.

Il 10 giugno del 1891 e' nominato avvocato della Corona. Ritorna in
India. Nell'aprile del 1893 parte per il Sudafrica, ingaggiato da una ditta
musulmana per la consulenza legale e dopo aver sperimentato i tribunali di
colore decide di restare per combattere i pregiudizi razziali.

Il 22 agosto 1894 fonda il Congresso Indiano del Natal. Adotta il metodo
nonviolento per opporsi, dapprima, alle restrizioni ai diritti di commercio
degli indiani e, successivamente, all'obbligo di registrazione. Durante la
Guerra Boera organizza il Corpo d'ambulanza indiana.

Il 12 maggio 1906 sostiene l"autogoverno" per l'India "nel nome della
giustizia e per il bene dell'umanita'". Nel gennaio del 1915 ritorna in
India e inizia il suo impegno politico a fianco delle masse indiane verso la
liberazione dai pregiudizi di casa e dal dominio inglese.

Nel 1918 abbraccia la causa dei lavoratori tessili di Ahmedabad. Nel 1920 il
Congresso nazionale indiano accetta il suo programma di noncollaborazione e
l'anno successivo guida la campagna per il boicottaggio totale del tessuto
straniero.

Viene arrestato piu' volte ed e' condannato a vari anni di prigione. Nel
1930 e' designato all'All-Indian Congress Committee (Comitato del Congresso
Panaindiano) capo del Congresso per lanciare il movimento della
disobbedienza civile. Il 2 marzo invia una lettera al vicere' per avvisarlo
della sua intenzione di infrangere la legge sul sale se le richieste del
Congresso non verranno esaudite. Il 12 marzo inizia la marcia verso la
spiaggia di Dandi, dove il 6 aprile raccogliera' ritualmente il sale. Il 5
maggio e' arrestato e imprigionato senza processo. Altri centomila indiani
vengono imprigionati nel corso di quell'anno.

Il 26 gennaio 1931 e' rilasciato senza condizioni. In febbraio-marzo ha
una serie di colloqui con il vicere', che sfociano nel patto Irwin-Gandhi.

Negli anni precedenti si era schierato anche in difesa degli intoccabili e
aveva cambiato nome ai membri di questa casta chiamandoli "harijans" (figli
di Dio).

L'11 febbraio 1933 fonda anche il settimanale (Harijan), pubblicato in
inglese e in hindi. Il 17 settembre 1934 annuncia la decisione di ritirarsi
dalla politica e di impegnarsi per lo sviluppo delle Attivita' di Villaggio,
il servizio degli Harijans e l'educazione attraverso i mestieri di base.

Durante la seconda guerra mondiale viene arrestato ed e' internato nel
palazzo dell'Aga Khan di Poona. Il 22 febbraio del 1944 gli muore la moglie.
Nel 1947 ottenuta finalmente l'indipendenza dell'India, si prodiga per
sopire la guerra civile tra indu' e musulmani, obbligando le due parti a
reciproche concessioni.

Il 30 gennaio del 1948, a Delhi, sulla via della preghiera serale, viene
assassinato da un estremista indu'.

Mentre era ancora vivente fu venerato come un essere superiore e chiamato
"Mahatma" (grande anima).

"Solo di tanto in tanto - ha scritto il filosofo indiano S.
Radhakrishnan - accade che si levi al di sopra del livello comune un qualche
spirito raro che, avendo meditato su Dio con maggiore profondita', rifletta
piu' chiaramente il fine divino e metta in pratica con maggiore coraggio i
divini insegnamenti. La luce di tali esseri risplende come un faro intenso
sulle tenebre e il disordine del mondo. Gandhi appartiene alla razza dei
profeti, dotati del coraggio del cuore, e della cortesia dello spirito e del
riso di chi non teme. Attraverso la sua vita e il suo insegnamento, egli ha
recato testimonianza dei valori abbracciati da questo paese per secoli: la
fede nello spirito, il rispetto per i suoi misteri, la bellezza della
santita', l'accettazione dei doveri della vita, la saldezza del carattere
... valori che non sono ne' nazionali, ne' internazionali, ma universali."

*Opere principali di Gandhi*

(A guide to health), Madras, 1921.
(Bapu's Letters to Mira) (1924-1948), Ahmedabad, 1949.
(Basic education), Ahmedabad, 1951.
(Christian mission), Ahmedabad, 1941.
(Communal unity), Ahmedabad, 1949.
(Delhi diary), Ahmedabad, 1948.
(Ethical Religion), Madras, 1922.
(For pacifists), Ahmedabad 1949.
(Jail experiences), Madras, 1922.
(My early life), Bombay, 1932.
(My soul's agony), Ahmedabad, 1932.
(Non-violence in peace and war), Ahmedabad 1945 e 1949.
(Rebuilding our village), Ahmedabad, 1952.
(Satyagrapha in South Africa), Madras, 1928.
(Speeches and writings), Madras, 1933
(The story of my experiments with truth), Ahmedabad, 1940.
(To a Gandhian capitalist), Bombay, 1951.
(To the students), Ahmedabad, 1949.
(Towards a new education), Ahmedabad, 1953
(Towards non-violent socialism), Ahmedabad, 1951.
(Unto this last), Ahmedabad, 1951.
(Women and social injustice), Ahmedabad, 1942.

*Opere di Gandhi in traduzione italiana*

(Guida alla salute e altri saggi morali e sociali), Spoleto, 1925.
(Il tormento dell'India), Napoli, 1930.
(Autobiografia), Milano, 1931.
(Guida alla salute e alla sessualit.), Torino 1950.
(Pensieri), a cura di Rienzo Colla, Vicenza 1960.
(Antiche come le montagne: la vita e il pensiero di Gandhi attraverso i suoi
scritti), Milano, 1969.
"Lettera a Julien Huxley", in AA.VV., (I diritti dell'uomo), a cura
dell'Unesco, Milano, 1969.
(La forza della non violenza), Bologna, 1972.
(Teoria e pratica della non-violenza), Torino, 1973
(Ogni giorno un pensiero), a cura di T. Hingorani, Bologna 1975.
(Villaggio e autonomia), a cura di G. Pucci, Firenze, 1981.
(Gandhi ai giovani), Bologna, 1983.
(Mohan (Mala)), Firenze, 1983.
(La cura della natura), Firenze 1984.
(L'arte di vivere), Bologna, 1985.
(Parole di Gandhi scelte da R. Attenborough), Milano, 1985.
(Gandhi commenta la Bhagavad Gita), Roma, 1988.
(Tempo di verit.), Palermo, 1988.
(Gandhi parla di Ges-), Bologna 1989.
(Vivere per servire), Bologna 1989.
(Forza della verit.. Scritti etico-politici), Torino, 1991, 3 voll.
(Gandhi parla di se stesso), Bologna 1991.
(Il contagio della verit.), Genova 1992.

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