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SCHEDA ARTICOLO N. «01321»

CLASSIFICAZIONE: 2
TIPOLOGIA: BUDDISMO
AUTORE: VENERABILE K. SRI DHAMMANANDA
TITOLO: IL BUDDISMO, COME CONSIDERA L'OMOSESSUALITA'?
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TESTO ARTICOLO

Una domanda al Venerabile K. Sri Dhammananda
sull'omosessualità, vista dal buddismo

(Tradotto da Alessandro Selli. Originale sito in:
http://www.ksridhammananda.com/ksri/Website%20replies.pdf.zip)

Seconda domanda.

Domanda: Qual'è l'attitudine buddhista nei confronti dell'omosessualità?

Venerabile,

Prima di chiederle consiglio su certi argomenti vorrei esprimere le
mie congratulazioni al Venerabile per i suoi cinquant'anni di dedizione
al buddhismo e, ancora più importante, al bene dell'umanità.

Negli ultimi anni mi sono state fatte domande da amici, omosessuali
come me, interessati nell'apprendere come il buddhismo consideri gli
omosessuali. Nella società odierna è triste constatare come gli
omosessuali siano ritenuti "spazzatura" della società, come non avessero
niente di meglio da fare che sfogare la propria lussuria sessuale.
Questo stereotipo ha fomentato la discriminazione contro gli omosessuali
sul luogo di lavoro soprattutto nei paesi orientali.

Da quanto ho capito, le religioni come l'islam e il cristianesimo
condannano l'omosessualità, ma mi domando spesso [quale sia] il punto
di vista buddhista. Quale omosessuale buddhista praticante, non ho una
chiara visione in proposito.

Ho letto molte delle vostre grandi opere pubblicate, e ho anche
ascoltato dei vostri discorsi di Dhamma. Ho anche letto alcuni siti
internet sull'argomento, ma non c'è risposta a questa [domanda].

Queste sono alcune delle mie domande:

1) il buddhismo condanna l'omosessualità?

2) se un autentico buddhista praticante è anche omosessuale, deve essere
considerato in infrazione dei precetti, in particolar modo quello
riguardante l'"astensione dall'errata condotta sessuale"?

3) Se due uomini si innamorano l'uno dell'altro, stanno facendo qualcosa
di sbagliato?

Ci sono molte altre domande che vorrei fare riguardo gli omosessuali.
Diversi Venerabili hanno scritto molte pubblicazioni che spiegano le
argomentazioni razionali e la saggezza del buddhismo. Posso suggerire che
il Venerabile [Dhammananda] scriva un libro su "Il buddhismo e
l'omosessualità", che personalmente sento ci siano molte altre persone con
opinioni le più discordanti a riguardo. Questo per correggere la visione
che la società ha degli omosessuali.

Mi fermo qui con auguri di buona salute e i migliori auguri al Venerabile,
che possa il Venerabile continuare a guidarci e a mostrarci la via del
Dhamma.

Risposta:
Caro XXXXXXXXXX,

Grazie per la tua e-mail. Sono felice che tu abbia proposto questo tema
perché capisco quanto sia importante nel contesto di quanto sta succedendo
oggi nel mondo che ci circonda.

Non possiamo più fare finta che questo aspetto del comportamento umano sia
qualcosa di cui vergognarsi e che se lo ignorassimo abbastanza a lungo
scomparirebbe da solo. Sono d'accordo che se ne debba discutere
approfonditamente in un libro, ma per farlo ci vorrà del tempo. Nel
frattempo spero che questa breve risposta ti possa aiutare a familiarizzare
con l'attitudine buddhista nei confronti dell'omosessualità.

Per cominciare, le attitudini odierne sono largamente influenzate dall'
approccio Tudor-cristiano in stile biblico che è stato gonfiato a dismisura
dalla ristrettezza mentale dell'era vittoriana inglese nel 19o secolo.

In Asia, specialmente in India e in Cina, il sesso non è mai stato visto
come qualcosa di sporco a cui si potesse indulgere in modo surrettizio e
con il solo scopo di riprodursi. Sculture in pietra nei templi hindu in
India recano forte testimonianza del fatto che ogni tipo di comportamento
sessuale (masturbazione inclusa) era un'espressione di KAMA, del piacere
sessuale cui si poteva indulgere entro i limiti del Dharma, che in questo
caso significava virtù.

Quali esseri umani siamo dotati di corpi che bramano piaceri di ogni tipo
(non solo sessuali) - cibo, odori gradevoli, suoni ecc. Ci negassimo tutto
ciò in quanto peccaminoso, staremmo reprimendo desideri naturali quali
dannosi. Colui che è vittima di MAYA (l'ignoranza) vede il corpo come reale
e smania di soddisfarne la sua brama di KAMA.

Ma con la maturazione dell'essere, MAYA è sostituita da VIDYA (conoscenza)
e PAA (saggezza). Quindi, quando il corpo è visto come illusione, quell'
essere MATURA naturalmente OLTRE la brama. Qui vediamo come l'essere
superiore rinunci al sesso per via della sua maturità proprio come un
bambino smette di trastullarsi con i giocattoli una volta che sia cresciuto.

NON C'È NULLA DI INTRINSECAMENTE SBAGLIATO NEL SESSO. Quello che è
sbagliato è l'attaccamento ad esso e l'esserne ridotti in schiavitù, oppure
la credenza che indulgere nel sesso possa portare alla felicità suprema.
Questo è il problema causato dallo sfruttamento del sesso da parte dell'
industria dell'intrattenimento di massa - disseminare il mito che il sesso
possa condurre ad uno stato di felicità durevole.

Il terzo dei cinque precetti che recitiamo nella nostra pratica
quotidiana dice: "assumo la regola di disciplina di astenermi da ogni errata
condotta sessuale". Per prima cosa notiamo che non c'è nessuna coercizione,
nessuna paura di qualche punizione per l'aver infranto una qualche legge
divina, ma quando comprendiamo il pericolo insito nell'attaccamento al
sesso,
intraprendiamo di nostra spontanea volontà la via (le regole di disciplina)
per crescere e liberarcene, ossia "assumo".

Quindi prendiamo in considerazione la "errata condotta sessuale" - qui
intendiamo proprio la condotta sessuale erronea, non ogni tipo di condotta
sessuale. Il sesso non è proibito a quanti non hanno scelto di vivere nella
castità. Indubbiamente questa regola ha valore solamente per quelli che
sono diventati monaci o monache. Questi ultimi hanno volontariamente
assunto la responsabilità individuale di astenersi dal sesso per
concentrarsi meglio sul proprio progresso spirituale. Per errata condotta
s'intende un comportamento che arrechi danno o alla persona che compie
l'atto
oppure al compagno/a. Questo vuol dire ad esempio che se entrambe le
persone coinvolte sono adulti consenzienti, non minorenni, non "attaccati"
- giuridicamente o per altra via - a qualcun altro, non c'è danno alcuno.

Nel buddhismo non consideriamo una qualsiasi azione "peccaminosa" nel
senso che abbiamo trasgredito un comandamento divino. Agiamo erroneamente
a causa dell'ignoranza per cui commettiamo una akusala kamma (azione inetta)
che ritarda o interferisce con il nostro progresso spirituale. A causa
della nostra ignoranza sulla reale natura delle cose (in questo caso il
nostro corpo), agiamo in modi tali da procurarci danni da un punto di vista
spirituale.

La saggezza e la comprensione ci aiutano ad astenerci dalle azioni
dannose, sia mentali che fisiche.

In questo quadro, il buddhismo non vede nel matrimonio una istituzione
di ordinazione divina che improvvisamente rende il sesso una cosa positiva.
Il sesso è un'attività umana che non ha nulla a che fare con l'inferno e il
paradiso. Potrete notare come l'irregimentazione sessuale sia solamente UNO
dei cinque precetti. Uccidere è molto più grave, perché si può danneggiare
un altro essere in un modo molto più spregevole. Il sesso è causato da una
brama tale e quale quella per il cibo, per gli alcoolici, per la droga, la
salute, il potere ecc. L'attaccamento ad una qualsiasi di queste cose
costituisce akusala kamma. Il buddhismo disapprova qualsiasi tale forma di
brama perché ci legherebbe più fortemente al samsara. In più, indulgere nel
sesso può condurci ad altri mali.

Da quanto scritto puoi vedere che il buddhismo non considera
l'omosessualità SBAGLIATA e l'ETEROSESSUALITÀ invece BUONA. Entrambe sono
attività sessuali che coinvolgono il corpo, entrambe sono espressioni
forti della lussuria che aumenta il desiderio di vita e perciò ci
intrappola più a lungo nel samsara. Quando succede che due uomini o una
coppia [di eterosessuali] si innamorino, ciò sorge dalla stessa
limitatezza umana, ossia, il non vedere il corpo come vuoto di ogni realtà
fondamentale.

Il buddhismo non condanna gli omosessuali così come non condanna una
qualsiasi azione errata. Agiamo per ignoranza della vera natura delle cose,
quindi siamo solamente colpevoli di AKUSALA KAMMA (azione inetta). Non
abbiamo il diritto di condannare gli altri. Il nostro compito è quello di
aiutare gli altri a vedere che stanno agendo spinti dall'ignoranza, a
mostrare come ci si può conquistare la vera felicità. Non abbiamo il
diritto di condannare quelli che pensano o agiscono diversamente da noi,
specialmente quando siamo noi stessi schiavi dei piaceri sensuali in altre
forme. Sappiamo che quando puntiamo il dito sugli altri, tre dita stanno
puntando verso di noi.

Insomma, l'omosessualità, come l'eterosessualità, sorge dall'ignoranza,
e certamente non è "peccaminosa" in senso cristiano. Tutte le
manifestazioni
del sesso aumentano la lussuria, l'attaccamento al corpo. Grazie alla
saggezza impariamo a crescere in modo da smettere questi attaccamenti. Non
condanniamo l'omosessualità come sbagliata e peccaminosa, ma neanche la
condoniamo, semplicemente perché, come altre espressioni del sesso,
ritardano
la nostra liberazione dal samsara.

Con gli auguri per il tuo progresso nella pratica del Dhamma,

Venerabile K. Sri Dhammananda

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