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SCHEDA ARTICOLO N. «01398»

CLASSIFICAZIONE: 3
TIPOLOGIA: YOGA
AUTORE: PARAMAHANSA YOGANANDA
TITOLO: VOGLIAMO PARLARE DELL'AMORE E DELLA GIOIA?
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TESTO ARTICOLO

Tratto da:



- di Yoganandaji

- In genere il mondo ha dimenticato il vero significato dell'amore -

Gli esseri umani l'hanno insultato e mortificato a tal punto che solo pochi
sanno cosa sia il vero amore. Come l'olio permea l'oliva in ogni sua parte,
così
l'amore permea ogni parte della creazione. Ma definire l'amore è molto
difficile, per la stessa ragione per la quale le parole non possono
descrivere
completamente il sapore dell'arancia.

Dovete assaggiare il frutto per conoscerne il sapore. La stessa cosa accade
con
l'amore. Tutti voi ne avrete conosciuto qualche aspetto e perciò in parte
sapete
di che cosa si tratta. Ma non avete capito come svilupparlo, come
purificarlo e
come espanderlo per trasformarlo in amore divino. All'inizio della vita,
quasi
in ogni cuore è racchiuso un barlume dell'amore divino, che generalmente
scompare perché l'essere umano non sa come coltivarlo.

Molti ritengono che non sia necessario analizzare l'amore. Lo identificano
con
il sentimento che provano per i parenti, per gli amici e per tutti coloro
dai
quali si sentono particolarmente attratti. Ma, l'amore è molto più di
questo. Vi
posso descrivere il vero amore soltanto parlandovi dei suoi effetti. Se
poteste
percepire almeno un barlume dell'amore divino, la vostra gioia sarebbe così
grande, così travolgente, da non poterla contenere.

Riflettete profondamente su quanto vi dico. La felicità insita nell'amore
non
consiste nel sentimento in se stesso, ma nella gioia che il sentimento
porta.
L'amore dà gioia. Amiamo l'amore perché ci fa provare questa felicità così
inebriante. Quindi, il traguardo fondamentale non è l'amore, ma la
beatitudine;
Dio è la beatitudine sempre esistente, sempre cosciente e sempre nuova
(Sat-Cit-Ananda). Noi, in quanto anime, siamo la beatitudine
individualizzata.
"Veniamo dalla Gioia, viviamo ed esistiamo nella Gioia, e un giorno ci
fonderemo
ancora in questa sacra Gioia".' Tutti i sentimenti divini - amore,
compassione, coraggio, abnegazione, umiltà - sarebbero privi di significato
senza la gioia. Gioia vuol dire allegria, ossia un'espressione della
beatitudine
suprema.

La gioia che l'uomo prova ha origine nel cervello, nel centro sottile della
consapevolezza di Dio, che gli yogi chiamano sahasrara, o loto dai mille
petali.
Eppure la sensazione della gioia non si percepisce nel cervello, ma nel
cuore.
Dal trono divino della coscienza nel cervello, la gioia discende e si
manifesta
nel centro del cuore.

NOTA:[ L'Anahata cakra, il sottile centro dorsale, la sede del sentimento,
il
centro del controllo di vayu, l'elemento vibratorio aria, una manifestazione
della vibrazione creativa Aum. La vita dell'uomo e la coscienza vengono
perpetuate dalla forza e attività insite nell'albero della vita, nel cui
tronco
sono presenti i sette centri sottili situati nella spina dorsale e nel
cervello.
Da questi centri proviene l'energia che sostiene tutte le funzioni e le
facoltà
fisiologiche e psicologiche dell'uomo. A causa del loro comune centro di
origine, alcune esperienze spirituali e psicologiche sono collegate ai
processi
fisiologici. Ad esempio esiste una precisa relazione fra la funzione
cardiaca e
il sottile centro spinale del sentimento nel cuore. Quando agiscono
contemporaneamente, esprimono la grande sensazione dell'amore, sia umano sia
divino. (Vedere cakra e Aum (Om) nel glossario).]

La gioia proviene dalla beatitudine di Dio, l'attributo essenziale e
fondamentale dello Spirito.

Sebbene la gioia possa nascere in presenza di alcune circostanze esterne,
pure
non dipende dalle circostanze e spesso si manifesta senza apparenti cause
oggettive.

A volte vi svegliate la mattina pieni di gioia senza nessun motivo, e quando
vi
raccogliete nel silenzio della profonda meditazione, la gioia scaturisce
dentro
di voi senza essere provocata da stimoli esterni. La gioia della meditazione
è
travolgente, e coloro che non si sono mai immersi nel silenzio della vera
meditazione non sanno in che cosa consista la vera gioia.

Ci sentiamo molto felici quando riusciamo ad appagare un desiderio; eppure,
in
gioventù proviamo spesso una felicità improvvisa che sembra provenire dal
nulla.
La gioia si manifesta in certe circostanze, ma non è creata dalle
circostanze
stesse.

Ad esempio, quando qualcuno riceve in regalo una grossa somma di denaro ed
esclama: "Oh, come sono felice!", il denaro costituisce soltanto il piccone
che
ha spezzato la roccia facendo scaturire uno zampillo di gioia dalla sorgente
nascosta della felicità interiore.

Quindi, in linea di massima, è necessario che si determinino alcune
circostanze
perché l'essere umano possa provare un senso di gioia; ma la gioia è
l'eterno e
naturale stato dell'anima. Anche l'amore è una condizione naturale
dell'anima,
ma è subordinato alla gioia; infatti l'amore non potrebbe esistere senza la
gioia. Potete pensare all'amore senza gioia? No. La gioia accompagna
l'amore.
Quando parliamo dell'infelicità di un amore non corrisposto, ci riferiamo a
un
profondo desiderio insoddisfatto. La vera esperienza dell'amore è sempre
accompagnata dalla gioia.

- La natura universale dell'amore -

In senso universale, l'amore è il divino potere dell'attrazione nel creato,
che
armonizza, unisce, congiunge. Alla forza di attrazione si contrappone la
forza
di repulsione, cioè l'energia cosmica che emana dalla coscienza cosmica di
Dio e
che materializza la creazione. La forza di repulsione mantiene tutte le
forme
nello stato manifesto grazie a maya, il potere dell'illusione che divide,
rende
diversi e disarmonici. La forza di attrazione dell'amore neutralizza la
forza di
repulsione cosmica per armonizzare tutta la creazione e farla tornare infine
a
Dio. Coloro che vivono in sintonia con la forza di attrazione dell'amore
sono in
armonia con la natura e con i propri simili, e vengono attirati verso il
gioioso
ricongiungimento con Dio.

In questo mondo, l'amore presuppone la dualità; nasce dal reciproco scambio
o
affinità di sentimenti fra due o più esseri. Anche gli animali esprimono un
certo tipo di amore, sia l'uno verso l'altro sia verso la prole. In molte
specie, quando un compagno muore, l'altro generalmente si lascia morire
subito
dopo. Ma questo è un amore istintivo perché gli animali non sono
responsabili
dei propri sentimenti. Le creature umane, invece, possono intrattenere
consapevolmente e liberamente un reciproco scambio d'amore.

Nell'essere umano, l'amore si manifesta in molteplici rapporti: fra marito e
moglie, genitori e figli, fratelli e sorelle, amici e amici, servo e
padrone,
guru e discepolo (come nel caso di Gesù e i suoi discepoli, dei grandi
maestri
dell'India e i loro cela), fra i devoti e Dio, fra l'anima e lo Spirito.

L'amore è un sentimento universale e le sue manifestazioni sono rese diverse
dalla natura del pensiero che lo anima. Per cui, quando l'amore pervade il
cuore
del padre, la coscienza della paternità lo trasforma in amore paterno.
Quando
pervade il cuore della madre, la coscienza della maternità lo trasforma in
amore
materno. Quando pervade il cuore dell'innamorato, la coscienza
dell'innamorato
fa prendere all'amore universale ancora un altro aspetto. Non è il mezzo
fisico,
ma la coscienza a determinare le caratteristiche nelle quali si manifesta
l'amore. Così il padre può esprimere l'amore materno, la madre l'amore di
un'amica, e l'innamorato l'amore divino.

Tutte le espressioni dell'amore provengono dall'unico Amore cosmico che,
quando
si manifesta nei diversi aspetti dell'amore umano, contiene sempre qualche
imperfezione. La mamma non sa perché ama il figlio, e il bambino non sa
perché
ama la mamma. Non sanno da dove viene l'amore che provano l'uno per l'altra.
È
l'amore di Dio che si manifesta in loro, e quando l'amore è puro e
disinteressato ne riflette le qualità divine.

Così, studiando con cura l'amore umano, possiamo capire qualcosa dell'amore
divino; perché, nell'amore umano scorgiamo un barlume dell'amore di Dio.

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