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SCHEDA ARTICOLO N. «01400»

CLASSIFICAZIONE: 2
TIPOLOGIA: BUDDISMO
AUTORE: FONTE: ILGIARDINODEIPENSIERI.COM
TITOLO: INTRODUZIONE AL PENSIERO BUDDISTA: PARTE TERZA
SPAZIATORE bianco

TESTO ARTICOLO

INTRODUZIONE AL PENSIERO BUDDISTA: PARTE TERZA

Antologia di testi filosofici buddhisti
tratta dal "Canone Pali" >

dall'ex sito
http://www.ilgiardinodeipensieri.com

(parte terza e fine)

- Teoria dell'unicità della mente -

1. Sia l'illusione/delusione che l'Illuminazione sono originate dalla mente,
e ogni esistenza individuale o fenomeno scaturisce dalle funzioni della
stessa. La mente assomiglia ad un prestigiatore che fa apparire gli oggetti
più strani e diversi tirandoli via, di nascosto, dalla manica.

Le attività della mente non hanno limite: di fatto costituiscono il tessuto
circostanziale della vita. Una mente impura si circonda di cose impure,
mentre una mente pura dà origine a puri fenomeni e condizioni; dunque, il
mondo fenomenico non ha altri limiti se non quelli posti dalle attività
della mente.

Come un artista rappresenta il mondo circostante fissandolo su una tela,
così la mente espletando le sue molteplici funzioni dà vita al mondo
fenomenico. Mentre gli oggetti fenomenici creati da un Buddha sono puri e
liberi da sozzure e contaminazioni, quelli posti in essere dagli uomini
ordinari non lo sono.

Tramite l'immaginazione la mente dà sostanza a forme di vario genere come un
pittore esperto rappresenta immagini multicolori di mondi surreali. Nulla vi
è in questo mondo che non sia creato dalla mente. Un Buddha è come la nostra
mente; e gli esseri senzienti sono della stessa natura di Buddha. Quindi la
mente, i Buddha e gli esseri senzienti sono esattamente sullo stesso piano
per quanto concerne la facoltà di dar vita al complesso degli oggetti
fenomenici.

Buddha ha una giusta, chiara comprensione di tutti i fenomeni così come sono
raffigurati e delineati dalla mente dei mortali. Pertanto, chi riesce ad
avere piena consapevolezza di ciò è in grado di vedere la reale
Buddha-natura.

2. Ma la mente che dà forma al suo mondo circostante non è mai completamente
libera da ricordi, paure o pene, non soltanto riguardo al passato ma anche
rispetto al presente e al futuro, giacché esse sono germogliate fuori
dall'ignoranza
e dall'avidità.

E' dall'inconsapevolezza e dal desiderio smodato che si è formato il mondo
della delusione, e tutta l'enorme complessità delle cause e condizioni
concomitanti esiste nella mente e a causa di essa, in nessun altro luogo e
nessun altro modo.

Sia la vita che la morte sono un fatto mentale ed esistono in quanto
condizionate dalla mente. Pertanto, quando la mente che guarda a sé stessa
in termini di vita e di morte passa oltre, il mondo della vita e della morte
svanisce con essa.

Una vita priva di illuminazione si sviluppa da una mente confusa,
avviluppata nei molteplici lacciuoli del mondo di delusione da essa
immaginato. Se impariamo che il mondo di delusione è soltanto una
fantasticheria della mente e non ha alcuna concretezza reale, le tenebre che
ci costringono da ogni parte, d'improvviso, divengono chiare; e nel momento
in cui cessiamo di creare condizioni e circostanze impure, otteniamo
l'Illuminazione.

In questo modo il mondo della vita e della morte esiste in quanto prodotto
della mente, prigioniero della mente, schiavo della mente; la mente è il
signore assoluto di ogni situazione. Il mondo della sofferenza è posto in
essere da una mente illusa e delusa.

3. Quindi, tutte le cose sono innanzitutto controllate e dominate dalla
mente, e sono posto in essere da essa. Come le ruote seguono il bue che tira
il carro, così la sofferenza segue da presso colui che parla ed agisce con
mente impura.

Ma se un uomo parla ed agisce con mente pura, la serenità lo segue come la
sua ombra. Chi agisce in malafede è perseguitato dal pensiero, "Sono stato
ingiusto", e il ricordo di quell'azione rimane impresso nella coscienza e
si tramanda insieme alle sue inevitabili conseguenze di vita in vita. Ma
coloro la cui condotta è dettata da un retto giudizio e da una giusta
motivazione si rallegrano pensando, "Ho fatto bene", e ancor più felici
considerano che la purezza di quel singolo gesto influirà positivamente
sulle azioni future e come un dono trapasserà di vita in vita.

Una mente impura ci costringe ad arrancare lungo i sentieri della vita come
se si stesse percorrendo una strada ripida e disseminata di asperità;
continuamente si inciampa e si cade a terra e ogni volta ci si rialza con
immensa fatica. Una mente pura, invece, ci conduce su un percorso piano e
facile e fa sì che il viaggio sia il più sereno possibile.

Chi si rallegra nella purezza del corpo e della mente e ne fa lo scopo della
sua vita, costui segue il cammino che porta alla Buddhità, infrangendo la
rete dell'egotismo, tagliando con una spada affilata i pensieri impuri e
cattivi desideri. Chi riesce a mantenere sotto controllo la mente, a
placarne l'irrequietezza, conquista la vera beatitudine e così Pu coltivare
la mente giorno e notte con maggiore diligenza.

- Il reale stato delle cose -

1. Poiché ogni cosa in questo mondo è posta in essere da cause e condizioni,
non c'è nessuna fondamentale distinzione tra gli essenti. Le apparenti
differenze sono determinate esclusivamente dai pensieri illogici e
discriminanti dell'intelletto umano.

Nel cielo non vi è alcuna distinzione tra est ed ovest; è la gente che crea
le distinzioni nella propria mente e dopo averle fantasticate più e più
volte le prende per verità incontestabili.

I numeri matematici da uno all'infinito, presi ciascuno per sé, sono oggetti
completi, a tutto tondo, senza alcuna differenziazione in termini di
quantità; sono gli uomini a discriminare questo da quello in base a un mero
calcolo di convenienza personale, per poter indicare varie quantità.

In realtà, non vi sono differenze sostanziali tra il formarsi della vita e
il processo di distruzione della stessa; la gente crede si tratti di due
fenomeni ben distinti, se non contrapposti, l'uno lo chiama nascita, l'altro
morte. Nell'agire non vi è alcuna distinzione reale ed assoluta tra giusto e
ingiusto, ma la gente è portata a dire "questo è giusto, quest'altro è
sbagliato" a seconda delle circostanze, delle opinioni e dell'immediata
convenienza.

Buddha si tiene lontano da queste discriminazioni e con occhio sereno
osserva il mondo come una nuvola soffiata avanti dal vento. Per Buddha ogni
oggetto sostanziale, assoluto, è illusione; Egli sa che qualsiasi cosa la
mente afferri e getti via è per sua natura insostanziale; in tal modo Egli
trascende la caducità delle immagini e il pensiero discriminante.

2. La gente si attacca alle cose perché persuasa della loro immaginaria
convenienza e comodità; si punta al benessere, al denaro, al prestigio
sociale; insomma ci si afferra disperatamente alla vita mortale.

Gli uomini pongono distinzioni del tutto arbitrarie tra esistenza e
non-esistenza, bene e male, giusto ed ingiusto. Per i più, la vita si riduce
ad una successione confusa di desideri morbosi ed attaccamenti, e quindi, a
causa di ciò, sono costretti ad assumersi in maniera proporzionale il loro
fardello di illusioni, ansie e sofferenze.

C'era una volta un viaggiatore che, dopo aver percorso molta strada, giunse
infine sulla sponda di un grande fiume. Riflettendo sul da farsi, pensò:
"Questo lato del fiume è assai difficile e pericoloso da attraversare,
mentre l'altra sponda sembra essere decisamente più facile e più sicura:
qual è il modo migliore per guadarlo?" Così fabbricò una zattera legando
insieme giunchi e canne e attraversò il fiume sano e salvo. Portata a
compimento l'impresa, considerò: "Questa zatterina mi è stata veramente
utile per guadare il fiume; non l'abbandonerò qui a marcire sulla riva,
piuttosto me la porterò dietro". E fu così che si accollò un inutile e
pesante fardello. Possiamo definirlo un uomo saggio?

Questo racconto insegna che persino una cosa buona, quando è diventata un
peso superfluo, dovrebbe esser gettata via; a maggior ragione se si tratta
di una cosa nociva. Evitare le discussioni inutili e superflue: di questo
Buddha fece una regola di vita.

3. Le cose non vengono e se ne vanno; né appaiono e scompaiono; pertanto,
nulla si prende né si perde.

Buddha insegna che gli oggetti fenomenici non appaiono né scompaiono, dal
momento che essi trascendono sia l'affermazione che la negazione
dell'esistenza.
Ovvero, poiché ogni cosa non è altro che una concomitanza o una successione
di cause e condizioni, una sostanza in sé non esiste realmente, cosicché non
Pu neanche esser detta, ad un certo punto, non-esistente. Allo stesso tempo,
poiché una cosa ha comunque un determinato rapporto con cause e condizioni,
non si Pu dire neanche che sia non non-esistente.

Attaccarsi ad un oggetto fenomenico per via della sua forma è fonte di
delusione. Se la forma non è abbracciata e desiderata, questa falsa immagine
mentale non prende corpo e la delusione che ne deriva non Pu manifestarsi.
Illuminazione significa aver ben chiara dinanzi a sé questa verità e esser
liberi da una tale, sciocca delusione.

Il mondo, in verità, è come un sogno e i suoi tesori sono un allettante
miraggio. Come la prospettiva, in un quadro, fa sembrare più o meno
distanti le figure che vi sono ritratte ma si tratta solo di un'illusione
ottica, così gli oggetti fenomenici non hanno alcuna realtà in sé: la loro
consistenza ontologica è simile ad un denso vapore caldo.

4. Credere che le cose, create da un'incalcolabile serie di cause, possano
durare per sempre è un grave errore, che si definisce teoria della
permanenza; ma è un errore altrettanto grande pensare che le cose scompaiano
completamente: è questa la cosiddetta teoria della non-esistenza.

Queste categorie della vita e della morte assolute e durevoli, dell'essere e
del non-essere, non si applicano all'essenza reale delle cose, ma soltanto
alle loro apparenze così come sono osservate ed evocate dallo sguardo
confuso e sognante dell'uomo. Per mezzo del desiderio, ci si relaziona con
queste apparenze e si finisce con l'attaccarvisi sempre più strettamente; ma
nella loro natura essenziale, le cose esistenti sono completamente avulse e
libere da tutte le discriminazioni e le connotazioni allettanti che in esse
pongono il desiderio e l'intelletto umano.

Dal momento che ogni cosa si genera a partire da una serie di cause e
condizioni, le apparenze degli oggetti fenomenici sono in continuo
mutamento; ossia, non vi alcun sostrato permanente come ci si aspetterebbe
di trovare in un'autentica sostanza. » per via di questo costante
cambiamento delle apparenze fenomeniche che le cose del mondo si possono
paragonare a miraggi e a sogni. Tuttavia, a dispetto della trascorrenza e
della contingenza che è connaturata a tutto ciò che esiste, gli enti, nella
loro essenziale natura spirituale, sono persistenti e durevoli al di là del
flusso del divenire.

Per un uomo un fiume ha l'aspetto di un fiume, ma ad un demone affamato, che
vede fuoco nell'acqua, potrebbe sembrare fuoco liquido. Di conseguenza,
parlare ad un uomo dell'esistenza del fiume avrebbe qualche senso, mentre
non avrebbe alcun significato raccontarlo al demone.

Allo stesso modo, si può dire che le cose sono come illusioni: di esse non è
possibile affermare né che siano esistenti né che siano non-esistenti.

Pertanto, è del tutto inverosimile il discorso che pone un ideale mondo
dell'essere
e della verità dietro questo mondo qui ove tutto è cambiamento e apparenza.
La distinzione tra mondo temporale o del divenire e mondo reale o
dell'essere
è un'erronea fantasticheria.

Ma comunemente la gente tiene per vero questo pregiudizio e argomenta sulla
base di un fantastico mondo dietro il mondo. Ma trattandosi soltanto di
un'illusione,
le loro azioni, fondate su questo errore, conducono inevitabilmente ad
ulteriori affanni e sofferenze.

L'uomo saggio, riconoscendo che il mondo esiste solo come illusione, non
agisce come se fosse reale, e così facendo sfugge l'inutile patimento.

- La via mediana -

1. Coloro i quali scelgono il sentiero che conduce all'Illuminazione
dovrebbero far attenzione ad evitare due estremi contrapposti. Da una parte,
vi è l'eccessiva indulgenza nei riguardi dei desideri corporali. Dall'altra,
l'eccessivo, irragionevole accanimento nella disciplina ascetica, quando
diventa una tortura per il corpo e la mente.

Il Nobile Sentiero, che trascende questi due estremi e conduce
all'Illuminazione,
alla saggezza e alla pace della mente, Pu esser definito una Via Mediana.
Cos'è la Via Mediana? Essa consiste nell'Ottuplice Nobile Sentiero: retta
visione, retto pensiero, retto discorso, retto intento, retta condotta di
vita, retto sforzo, retta consapevolezza e retta concentrazione.

Come si è detto, tutte le cose appaiono e scompaiono in relazione ad
un'interminabile
serie di cause. La gente ignorante considera la vita in termini di esistenza
o non-esistenza, ma gli uomini saggi al di là di essere e non-essere
intravedono qualcosa che trascende entrambi; è questo il punto di vista che
ispira la Via Mediana.

2. Immagina un tronco che galleggia nelle acque di un fiume. Se il tronco
non si arena da qualche parte, non affonda, o non è tirato fuori da
qualcuno, oppure non marcisce, alla fine raggiungerà il mare. La vita è come
questo pezzo di legno trascinato via dalla corrente di un grande fiume. Se
non ci si attacca ad una vita di autoindulgenza, oppure, rinunciando alla
vita stessa, non ci si infligge un'esistenza di autoflagellazione; se non si
diventa stupidamente orgogliosi delle proprie virtù o peggio delle proprie
cattive azioni; se nella ricerca dell'Illuminazione non si cade preda della
delusione, né la si teme, allora si Pu legittimamente affermare di seguire
la Via Mediana.

L'importante nel percorrere il sentiero che porta all'Illuminazione è
evitare di rimanere intrappolati ed invischiati in qualsivoglia
atteggiamento estremo, ovvero, occorre seguire con impegno la Via Mediana.

Sapendo che le cose né esistono né non-esistono, ricordando che tutto in
questo mondo è simile ad un sogno ad occhi aperti, ci si dovrebbe sottrarre
dal pregiudizio orgoglioso di un ego-personalità da soddisfare e
dall'autocompiacimento
per le proprie buone azioni; oppure semplicemente dal farsi irretire ed
intrappolare da qualsiasi altra passione.

Se si vuole evitare di esser catturati dalla corrente impetuosa dei propri
desideri, occorre imparare sin dal principio a non aggrapparsi alle cose
onde evitare di trasformarle in abitudini o in affezioni nocive. Non bisogna
appigliarsi all'esistenza più che alla non-esistenza, a qualsiasi cosa
dentro o fuori di noi, non importa che la si ritenga buona o cattiva, giusta
o sbagliata.

Se ci si attacca ad una cosa, in quel preciso momento, istantaneamente, si
dà corpo ad una delusione, quantunque non ce ne si avveda. Chi segue il
Nobile Sentiero che porta all'Illuminazione non sente la mancanza di
niente, non ha nostalgia di niente, non si aspetta niente, non desidera
niente, ma con mente equanime e serena si appressa a ciò che viene, non
importa cosa sia.

3. L'Illuminazione non ha una forma definita o una natura attraverso la
quale possa manifestare sé stessa; così nell'Illuminazione in sé, non vi è
nulla che necessiti d'esser illuminato.

L'Illuminazione esiste esclusivamente a causa della delusione e
dell'ignoranza;
se si dissolvessero in una bolla di sapone, nello stesso preciso istante
anche l'Illuminazione cesserebbe d'esistere. E sarebbe vero anche il
contrario: non c'è Illuminazione separata da delusione ed ignoranza; né
delusione ed ignoranza separate dall'Illuminazione.

Quindi, occorre guardarsi bene dal pensare all'Illuminazione come ad una
"cosa" che Pu essere afferrata, se non si vuol correre il rischio che
anch'essa
si trasformi in un ostacolo. Quando la mente che era nelle tenebre viene
illuminata, passa oltre, e nel suo andare al di là, ciò che noi chiamiamo
Illuminazione trapassa con essa.

Fintantoché si desidera l'Illuminazione e ci si aggrappa ad essa come ad una
speranza, ciò significa che la delusione è sempre in agguato dietro
l'angolo;
quindi, chi si è incamminato lungo il sentiero dell'Illuminazione non deve
perseguire nessun obiettivo né coltivare futili speranze, e se si raggiunge
alfine l'Illuminazione non bisogna soffermarsi su di essa né lasciare che
sopravviva all'attimo ma consapevolmente vivere morendo.

Quando qualcuno ottiene la vera Illuminazione, si rende conto che ogni cosa
è in sé Illuminazione e l'Illuminazione è in sé ogni cosa; pertanto,
occorre seguire la via che porta all'Illuminazione finché i pensieri, le
passioni, gli slanci mondani dell'Io e la stessa quotidianità non diventino
una sola cosa con l'Illuminazione, com'è nella loro più profonda natura.

4. Questo concetto dell'universale unità e coincidenza del tutto - che tutte
le cose nella loro essenza sono uno e dall'uno tutte le cose discendono - è
noto col nome di "Sunyata". Sunyata significa non-sostanzialità,
non-dualità, ossia il non-nato, l'indifferenziato. Il che equivale a
riconoscere che le cose in sé non hanno alcuna forma o caratteristica
peculiare che le contraddistingua come sostanze separate a sé stanti
soggette alla nascita e alla morte. Non vi è alcunché nella loro più
profonda natura che ci consenta di definirle in termini di alterità e
discriminazione; questa è la ragione per cui tutti gli enti vengono definiti
non-sostanziali.

Come si è messo più volte in evidenza, tutto ciò che esiste si manifesta e
sparisce per via di cause e condizioni. Nulla esiste interamente a sé
stante; ogni cosa è in rapporto con ogni altra cosa.

Dove è luce, vi sono tenebre; dove è lunghezza, vi è brevità; dove è bianco,
lì è nero. Queste coppie di contrari intrinsecamente esistono soltanto nella
loro reciproca relazione: per questo diciamo che il singolo preso a sé
stante è non-sostanziale.

In base al medesimo ragionamento, l'Illuminazione non Pu esistere separata
dall'ignoranza, né l'ignoranza separata dall'Illuminazione. Poiché le cose
nella loro essenza non differiscono, non vi può essere dualità.

5. Di solito gli uomini pensano a sé stessi in termini di nascita e di
morte, come opposti irriducibili, ma a ben guardare queste parole non hanno
alcun riscontro nella realtà.

Quando si è capaci di afferrare e realizzare questa verità, allora di fatto
si è colto il significato della non-dualità di nascita e morte.

Il pensiero comune si basa sulla credenza in un ego-personalità e
sull'attaccamento all'idea di possesso; ma dal momento che, di fatto, non vi
nulla al mondo che assomigli ad un "ego" sostanziale, non ha alcun senso
desiderare di possedere ciò che per sua natura è insostanziale. Comprendere
questo fatto essenziale significa realizzare la "non-dualità".

Un'altra credenza diffusa oppone i concetti di purità ed impurità; ma nella
vera natura delle cose, tale distinzione non ha alcun senso, ad eccezione di
quello che viene dato a queste parole da false ed assurde immagini mentali.

Nella stessa maniera la gente distingue tra bene e male, ma bene e male non
esistono separatamente. Chi se è incamminato lungo il sentiero
dell'Illuminazione si rende conto dell'inconsistenza di tale dualità: per
questo non vi è nulla che lo spinga ad elogiare il bene e a condannare il
male, piuttosto che ad avversare l'uno in favore dell'altro.

Naturalmente si è portati a temere la sfortuna e ad augurarsi la buona
sorte; ma se si osserva attentamente tale distinzione, la cattiva sorte
spesso si volge in buona sorte e, viceversa, la fortuna spesso si cambia in
disgrazia. L'uomo saggio impara ad andare incontro alle mutevoli circostanze
della vita con spirito equanime, a non entusiasmarsi troppo per i successi
e non lasciarsi abbattere dai fallimenti. Anche in questo si realizza la
verità della non-dualità.

Dunque, nessuna delle parole che esprimono relazioni di dualità e di
contrasto - come esistenza e non-esistenza, passioni mondane e vera
conoscenza, purezza ed impurità, bene e male - nessuno di questi concetti
pensati separatamente l'uno dall'altro corrisponde a qualcosa di reale. Se
ci si mantiene liberi dalle opinioni basate su tali parole, e solo di parole
si tratta, e dalle emozioni caotiche che esse possono ingenerare in ciascuno
di noi, allora si realizza qui ed ora la verità universale della Sunyata.

6. Come un puro e fragrante fior di loto spunta fuori dal fango di una
palude piuttosto che dalla buona e grassa terra di un campo coltivato, così
dalla sporcizia delle passioni mondane nasce la pura Illuminazione della
Buddhità. Persino le opinioni erronee degli eretici e le delusioni che
scaturiscono dalle passioni mondane possono fungere da fertilizzante per la
Buddhità.

Se un pescatore subacqueo vuol pescare delle perle deve immergersi sino a
toccare il fondo del mare e dev'esser pronto a correre il rischio di ferirsi
con coralli taglienti o di imbattersi in squali feroci. Allo stesso modo
occorre affrontare a viso aperto i pericoli legati alle passioni umane se si
vuole, infine, impadronirsi della preziosa perla dell'Illuminazione. Bisogna
innanzitutto vagare smarriti tra i rocciosi crepacci dell'egoismo e
dell'autostima,
prima che si risvegli in noi il desiderio di trovare il sentiero che ci
condurrà all'Illuminazione.

C'era una volta un eremita che aveva un così forte desiderio di trovare la
strada della verità che si arrampicò su una montagna di spade e si gettò nel
fuoco, senza arrendersi mai aggrappato le unghie e i denti alla sua
speranza. Chi ha deciso fermamente di percorrere la stessa strada dovrà
affrontare il gelido vento che soffia impetuoso sulle montagne di spade
affilate dell'egotismo e le fiamme divampanti dell'odio e del pregiudizio, e
solo alla fine si renderà conto che l'egotismo e le passioni ribollenti
contro le quali si è così accanitamente battuto, soffrendo e facendo
soffrire, sono l'Illuminazione stessa e nient'altro.

7. L'insegnamento del Buddha ci conduce alla non-dualità, partendo dal
concetto discriminante di due punti di vista in conflitto tra di loro.
L'errore
più comune consiste proprio nella ricerca spasmodica di un qualcosa che si
suppone buono e giusto, in contrapposizione con qualcos'altro che si giudica
cattivo ed ingiusto e che, con eguale determinazione, ci si sforza di
evitare

Se si considera attentamente che tutte le cose sono per loro natura vuote e
transitorie, l'errore più grande che si possa commettere consiste
nell'assumerle
come un qualcosa di sostanziale, reale e con soggetto ad alcun cambiamento.
Se ci si attacca alla credenza di un ego-personalità, in nessun modo si Pu
evitare la delusione e la sofferenza che ne deriva. Se si crede che non vi è
nessun ego-sostanza, si commette lo stesso un errore e la propria pratica
della Via diventa egualmente inutile. Se ci si convince che tutto è
sofferenza, si è comunque in errore; e lo stesso se si pensa che tutto sia
felicità. Buddha insegna la Via di Mezzo, che trascende questi pregiudiziali
concetti, facendo sì che la dualità si risolva nell'unità.

(Traduzione di Francesco Dipalo)

SPAZIATORE bianco

Manina indica Giù Spaziatore Manina indica Giù
Spaziatore