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SCHEDA ARTICOLO N. «01518»

CLASSIFICAZIONE: 3
TIPOLOGIA: YOGA
AUTORE: ROY EUGENE DAVIS
TITOLO: LA SHANDILYA UPANISHAD
SPAZIATORE bianco

TESTO ARTICOLO

La Shandilya Upanishad

(a cura di Roy Eugene Davis)

Traduzione a cura di Furio (
fsyukteswarji@yahoo.com )

(questo testo è tratto dal libro: "The science of Self-Realization" - CSA
Press 2004)



Upanishad: Dalla radice del verbo sanscrito "sad" (sedersi) con i prefissi
"upa" (vicino), e ni (giù). Un trattato su di un soggetto spirituale e
filosofico presentato solitamente come se gli studenti fossero seduti vicino
all'insegnante per imparare.

Si conoscono almeno duecento upanishads; la tradizione ortodossa le numera
in 108. Composte per la maggior parte da autori sconosciuti, Esse
rappresentano i sistemi filosofici del Vedanta: il culmine dell'insegnamento
dei "Veda" (conoscenza delle realtà più elevate che si dice siano state
rivelate agli antichi saggi). Per centinaia d'anni prima dell'invenzione
della carta stampata, le upanishads furono trasmesse oralmente da insegnante
a studente. Alcune traduzioni persiane furono pubblicate nel quindicesimo
secolo, e quindi in latino nel 1801. Nel 1832 fu pubblicata la prima
traduzione inglese di alcune di loro.
Le upanishads più conosciute, sulle quali Shankara - il profeta filosofa
dell'ottavo secolo - e altri scrissero dei commenti, sono considerate le
principali per i ricercatori ordinari della verità.

La Shandilya upanishad è considerata come appartenente alla categoria delle
upanishads dello yoga, nelle quali le informazioni esoteriche sono destinate
ai devoti che si presumono essere moralmente, intellettualmente, e
spiritualmente preparati per riceverle e trarne beneficio.

Nel testo, Shandilya è raffigurato come un attento discepolo che chiede al
suo maestro Atharvan di dargli la conoscenza delle realtà più elevate che
soddisferà la sua mente e gli sarà di guida nella pratica spirituale che
libera lo spirito ( l'anima ).

Babaji aveva detto a Lahiri Mahasaya che uno degli antenati di quest'ultimo
aveva scritto la Shandilya upanishad. I concetti filosofici e le pratiche
descritti sono quelli della tradizione del kriya yoga.

Ho corretto le frasi più complesse, e omesso del materiale duplicato. Per
rendere più semplice la lettura e la comprensione, la maggior parte delle
parole sanscrite sono state sostituite dal significato equivalente in
italiano, senza in ogni modo diluire la forza dell'insegnamento. Ho usato il
corsivo quando ho spiegato, o definito, una parola.

(Roy Eugene Davis)



Shandilya chiese:

Ti prego, dimmi degli otto elementi dello yoga attraverso i quali si può
raggiungere la realizzazione del Sé.

Atharvan rispose:

Le osservanze morali ed etiche (Yama - limitazioni), le pratiche
disciplinate richieste - o azioni intenzionali - ( niyama ), le posture (
asana ), il controllo della forza vitale ( pranayama ), il distacco della
consapevolezza dai sensi e l'interiorizzazione dell'attenzione (
pratyahara ), l'attenta concentrazione ( dharana ), la meditazione (
dhyana ) e il Samadhi ( realizzazione dell'unità ). Ci sono dieci osservanze
morali ed etiche, dieci pratiche disciplinate, otto posture di meditazione,
tre tipi di pranayama, cinque livelli d'interiorizzazione della
concentrazione e dell'attenzione, due tipi di meditazione, e un tipo di
Samadhi.

Commento:

E' qui descritta la pratica yoga Ashtanga (con otto parti), definita anche
come raja yoga. Si menzionano dieci tipologie di osservanze etiche e morali
e altrettante di pratiche disciplinate, in contrapposizione agli yoga sutra,
dove se ne menzionano cinque per ogni tipo. Non esiste una regola rigida
riguardo all'insegnamento di questi principi. Fino a che si impartiscono le
istruzioni di base, l'insegnante può presentarle come gli sembra più
appropriato. I tipi e le metodologie del pranayama, e delle altre pratiche,
sono determinati dall'insegnante secondo quanto quest'ultimo ritiene sia
meglio per il discepolo. Esiste solamente "un tipo di Samadhi"
(identificazione della consapevolezza con un oggetto di meditazione
contemplativa); gli stati preliminari di Samadhi sono supportati da un
oggetto della contemplazione.

Testo

Queste sono le guide etiche e morali: 1) Nonviolenza nei pensieri, parole, e
azioni. 2) verità, che conduce al benessere. 3) evitare di desiderare quello
che appartiene agli altri. 4) Conservazione e trasmutazione delle forze
vitali. 5) Compassione per tutte le creature. 6) Equanimità quando si
compiono le azioni dovute e non si compiono quelle proibite. 7) Pazienza in
ogni circostanza. 8) Stabilità mentale durante il guadagno, o la perdita, di
ricchezza o di relazioni personali. 9) Scelte appropriate di cibo nutriente.
10) Purezza. La purezza interiore appartiene al corpo, quella interiore
riguarda la mente e si raggiunge attraverso la trasformazione psicologica e
la realizzazione del Sé.

Commento:

Gli yoga sutra raccomandano la coltivazione di nonviolenza, verità, onestà,
conservazione e trasmutazione delle forze vitali, autocontrollo, e
sostituzione delle tendenze distruttive con atteggiamenti mentali corretti e
azioni costruttive. Raccomandano inoltre di non desiderare le cose altrui
attraverso l'esercizio del potere della volontà (scelta decisionale).

Testo

Le discipline: 1) Liberare mente e corpo da tutte le limitazioni attraverso
l'autoanalisi e i comportamenti regolati. 2) Soddisfazione con quello che la
vita provvede spontaneamente (quando è di supporto). 3) Riconoscere le leggi
di causa ed effetto. 4) Donare risorse acquisite o guadagnate legalmente a
persone meritevoli per giuste cause. 5) Adorazione di Dio con motivazioni
pure in base alla propria comprensione. 6) Cercare di capire il significato
delle scritture. 7) Pentimento per i comportamenti contrari alle scritture o
alle regole sociali. 8) Fede nel proprio percorso spirituale. 9) Utilizzare
i mantra ricevuti dal guru. 10) Praticare regolarmente tutte queste
procedure ed evitare quelle ad esse contrarie.

Commento:

Negli yoga sutra si raccomanda di praticare la pulizia del corpo,
l'appagamento
dell'anima, il controllo degli impulsi mentali e sensoriali, lo studio
metafisico, e l'abbandono totale a Dio (rinunciare all'illusorio senso
separato di esistenza). La pratica del mantra è di due tipi: cantare ad alta
voce o ascoltare mentalmente mentre si contempla l'essenza del mantra
stesso. Il canto ad alta voce ha un valore, ma si afferma che l'ascolto
mentale produca effetti superiori.

Testo

Lascia che ogni persona che non è in grado di usare tutte le posture
indicate utilizzi quelle che trova più facili e confortevoli. Chi controlla
le posture acquisisce il dominio sui tre mondi. Stabile nelle osservanze
etiche e morali, e nelle pratiche disciplinate, si dovrebbe praticare il
pranayama, poiché attraverso di esso si purificano tutte le nadi (i canali
attraverso i quali circolano le forze vitali).

Commento

Il testo descrive otto posture sedute di meditazione che dovrebbero essere
facili e confortevoli, in modo che la concentrazione non sia disturbata. Le
due posture di meditazione classiche per stabilità ed equilibrio sono:
padmasana ( postura del loto ) e siddhasana ( postura di chi ha raggiunto la
contemplazione perfetta o di chi aspira alla perfezione spirituale ).
Quest'ultima
è più confortevole della posizione del loto. Sedersi con la schiena eretta
in una posizione confortevole è solitamente più adatto per i devoti che non
sono abituati ad utilizzare una postura a gambe incrociate, e va bene lo
stesso. I "tre mondi" da dominare sono gli stati incoscienti, subcoscienti,
e di veglia ordinaria.

Shandilya:

In che modo si purificano le nadi? Quante ce ne sono nel corpo? Come si
svegliano, e che forze vitali vi sono localizzate? Dove sono situate
principalmente? Che funzioni hanno? Qualsiasi cosa vada la pena conoscere
sul corpo, ti prego, dimmela.

Atharvan:

Il prana (la forza vitale) si estende (emana un'aura) approssimativamente
per sei pollici dal corpo. Chi, attraverso la pratica dello yoga, riduce il
prana nel corpo per renderlo uguale, o in ogni modo non minore, al fuoco
dentro di esso, diventa un praticante eccezionale dello yoga. La regione del
fuoco, di forma triangolare e brillante come l'oro fuso, è situata nella
parte intermedia del corpo, e si esprime come chakra con dieci radiazioni di
forza vitale. Influenzato dalle energie squilibrate di questo chakra,
l'anima
vaga, guidata dal suo karma. Nel corpo fisico, l'anima cavalca il prana.
Alla base del sushumna si trova la sede della kundalini. Le sue azioni sono
limitate a causa del coinvolgimento dell'anima nelle circostanze oggettive,
ed essa chiude l'apertura del brahmarandra. Durante la pratica dello yoga,
la kundalini si risveglia a causa del fuoco, e rispende con gran
brillantezza nello spazio del cuore sotto forma di saggezza. I maggiori
condotti per il flusso della shakti kundalini sono le 14 nadi principali.
Tra queste, si afferma che la sushumna sia la sostenitrice dell'universo e
il percorso della salvezza. Si estende dalla base della spina dorsale fino
al brahmarandra nella parte alta della testa, è sottile, e ha influenze
preservanti e ravvivanti. A sinistra della sushumna c'è ida, alla sua destra
c'è pingala. Ida, di natura lunare, è tamasica; pingala, di natura solare, è
rajasica. Esse indicano il tempo, del quale sushumna è la consumatrice.
Altre nadi si estendono dal percorso spinale per tutto il corpo. Come la
foglia di un albero è percorsa da piccole nervature, così questo corpo è
permeato dalle nadi.

Commento:

Ridurre la forza vitale nel corpo con lo scopo di "renderlo uguale, o in
ogni modo non minore, al fuoco dentro di esso", significa mantenere in
equilibrio le azioni della forza vitale. Quando le forze vitali sono
aggravate ed eccessive nelle loro azioni, o deboli e insufficienti, ci può
essere disturbo fisico e psicologico. Ai praticanti dello yoga si insegna di
adattare i regimi ayurvedici ai loro bisogni personali per ristabilire e
mantenere un flusso equilibrato di forza vitale. Si afferma che il centro
vitale situato nella regione lombare della spina abbia dieci aspetti
dell'influenza
della forza vitale. Si dice anche che la "forma triangolare" della forza
vitale in questo chakra sia manifestata dalle sue frequenze energetiche
particolari. Si può aiutare la concentrazione meditativa visualizzando in un
chakra una forma specifica di manifestazione della forza vitale, e
contemplandone l'essenza, gli aspetti, e le funzioni. Quando le forze vitali
squilibrate culminano in difficoltà fisiche e psicologiche, si può essere
inclini alla confusione e a vagare senza scopo. Quando un'anima si esprime
attraverso un corpo fisico, la sua abilità funzionale è data dalle azioni
delle sue forze vitali. La salute fisica e mentale permette all'anima di
esprimersi più liberamente, ossia di "cavalcare" (essere supportata da) le
sue forze vitali. La kundalini, il potenziale energetico "arrotolato"
dell'anima
incarnata, è confinata alla base della spina dorsale. Essa tende a rimanere
dormiente quando si dirige eccessivamente l'attenzione all'esterno (alla
personalità, alla consapevolezza centrata nel corpo, agli scopi motivati
dall'ego, all'eccessiva socializzazione, o ai bisogni impellenti di
stimolazione sensoriale). Si dice che il brahmarandra ( l'apertura sottile
situata nella parte alta della testa, al culmine della sushumna ) sia chiuso
quando la kundalini è dormiente, e aperto quando le sue energie si muovono
verso l'alto. Quando le energie risvegliate della kundalini (shakti)
chiariscono la consapevolezza dell'anima, la saggezza della conoscenza del
Sé brilla nel cuore (la vera essenza dell'essere) del praticante di successo
del kriya yoga. La sushumna (il percorso radiante) è definita come "il
percorso di Dio". Quando le forze vitali si muovono in alto attraverso di
essa, la consapevolezza dell'anima si libera progressivamente oltre i
confini che la limitano. La forza dell'anima (prana principale) entra nel
corpo dal midollo allungato alla base della testa, e scorre verso il basso
per nutrire il corpo e dare energia alle sue funzioni. La kundalini è forza
vitale dormiente in surplus. Dalla sushumna, il canale principale, se ne
estendono molti altri come se fossero rami di un albero. La forza vitale che
fluisce attraverso il canale a sinistra della sushumna, rinfresca e pacifica
come l'influenza della luna. La forza vitale, che scorre attraverso il
canale di destra, riscalda e dà energia come l'influenza del sole. Eccessive
influenze lunari contribuiscono all'inerzia (tamas), mentre eccessive
influenze solari (rajas) sono stimolanti. La forza vitale fluisce con
maggior vigore attraverso uno dei due canali per circa due ore, quindi
diventa dominante nell'altro canale per lo stesso periodo di tempo. Quando
il respiro è bilanciato in entrambe le narici, l'influenza della forza
vitale nella sushumna è dominante, e facile che ci sia coerenza nelle
attività della testa, prevale la calma mentale ed emotiva, la consapevolezza
è più chiara, e si può sperimentare un senso di non percezione del tempo.

Testo:

Nelle nadi si muovono parecchie influenze degli aspetti della forza vitale.
Le cinque forze vitali (prana) vanno verso la pelle, le ossa, e altri posti
dove sono influenti.

Commento:

Le principali influenze funzionali dei cinque aspetti del prana sono:
inalazione, esalazione ed eliminazioni dei residui, trasformazioni
biochimiche, circolazione, e movimento verso l'alto delle forze vitali.

Testo:

Avendo acquisito una conoscenza estesa delle forze vitali, dei loro
movimenti, e delle loro funzioni, si dovrebbe iniziare la pratica dello yoga
con la purificazione delle nadi. Un devoto stabile nelle osservanze etiche e
morali, che evita la compagnia eccessiva di altre persone, che ha terminato
un corso di studi, stabile con gioia nella verità e nella virtù, che ha
conquistato la rabbia, che serve il proprio guru, che sia bene istruito
nelle pratiche religiose, e consapevole del proprio ruolo nella vita,
dovrebbe andare in un bosco sacro che abbondi di frutta, erbe, e acqua.
Dovrebbe scegliere una dimora confortevole, frequentata da persone che
conoscono Dio che perseverano nei doveri imposti dal loro ruolo nella vita.
In alternativa, il devoto dovrebbe andare in un tempio, o sulle rive di un
fiume, in un villaggio, o in una città. In uno di questi posti dovrebbe
erigere un bel monastero dove poter rimanere in perfetto igiene, e con ogni
tipo di protezione. In quel posto, ascoltando l'esposizione del vedanta,
dovrebbe iniziare a praticare lo yoga. Dopo aver adorato colui che rimuove
tutti gli ostacoli, dovrebbe riconoscere con riverenza l'aspetto del divino
che preferisce. Seduto nella postura di meditazione su un giaciglio comodo,
con il volto rivolto verso l'est o il nord, il devoto istruito, mantenendo
collo e schiena eretti, e fissando lo sguardo all'occhio spirituale,
dovrebbe osservare le sfere della luna e bere il nettare che ne fluisce.

Commento:

Benché le condizioni di supporto raccomandate sopradescritte siano ideali
per la pratica spirituale, non è possibile per chiunque averle. Se si è
preparati dallo studio fatto precedentemente e si è altamente motivati,
qualsiasi luogo quieto e adatto può andare bene. Ai principianti si
consiglia di iniziare ripulendo i canali attraverso i quali scorrono le
forze vitali. Per questo, si raccomanda la pratica del pranayama. Prima
della pratica, si consiglia di pregare affinché siano rimossi tutti gli
ostacoli al successo e di dirigere, in seguito, l'attenzione con riverenza
verso l'aspetto di Dio che si preferisce.

Testo:

Si afferma che il pranayama sia l'unione di prana e apana. E' di tre tipi:
inalazione, esalazione, e cessazione del respiro. Si afferma che OM sia la
base dei mantra da utilizzare quando si pratica il pranayama. Seduti nella
postura scelta, si dovrebbe meditare su OM. Si dovrebbe quindi inalare
l'aria
attraverso la narice sinistra (tenendo la destra chiusa con un dito), fare
una breve pausa, e quindi esalare dalla narice destra. A questo punto si
dovrebbe inalare l'aria dalla narice destra e, dopo una breve pausa, esalare
dalla sinistra.

Commento:

Il prana è l'aspetto principale della forza vitale strumentale durante
l'inalazione
dell'aria. Apana è l'aspetto del prana strumentale durante l'esalazione e
l'eliminazione
dei residui dal corpo. La pratica efficace del pranayama culmina nel fluire
indisturbato della forza vitale, nel respiro raffinato, nella calma mentale,
e nella chiarezza della consapevolezza. Alternare il respiro con le narici è
un pranayama di base. Attraverso la pratica di questa procedura, presto
l'aria
fluisce regolarmente attraverso entrambe le narici, si neutralizzano le
influenze del prana nei canali sinistro e destro, e la forza vitale si muove
nella sushumna. Per migliorare la concentrazione, quando si pratica questo
pranayama, si può utilizzare un mantra. Si può cantare mentalmente OM
durante l'inalazione e l'esalazione. Qualsiasi altro mantra che si può
utilizzare prende il suo potere da OM (una contrazione di AUM), la corrente
di suono vibrante primordiale che pervade l'universo.

Testo:

Dopo aver raggiunto la fermezza nella postura di meditazione e mantenuto un
perfetto autocontrollo, per rimuovere le impurità dalla sushumna lo yogi
dovrebbe ritenere l'aria inalata prima di esalarla attraverso la narice
opposta. Si dovrebbe praticare la sospensione del respiro all'alba, a
mezzogiorno, al tramonto, e a mezzanotte per un periodo di quattro
settimane. Nei primi stadi si produce sudorazione, in quelli intermedi il
corpo trema, nell'ultimo, il corpo levita. Quando il sudore esce dal corpo,
lo si dovrebbe massaggiare sulla pelle. In questo modo il corpo diventa
fermo e leggero. Non ci sarà sensazione di bruciore nel corpo quale culmine
della pratica. Nello stesso modo in cui, con attente cure, si addomesticano
le bestie, si può regolare il respiro se lo si gestisce in maniera corretta.

Commento:

Praticare ad intervalli di sei ore non è conveniente per la persona media.
Si possono programmare due o tre sessioni di pratica al giorno. Inspirare da
una narice ed espirare dall'altra, ed invertire il processo conta come un
"giro". Da dieci a venti giri è sufficiente, iniziando con 6 o 10 ed
aumentando gradatamente senza sforzo. La ritenzione dell'aria tra un respiro
e l'altro deve essere momentanea. Non si dovrebbe tentare di trattenere con
forza il respiro. Poiché questo pranayama produce calma mentale, un buon
momento per praticarlo è quando ci si siede per meditare. Se non si utilizza
il respiro alternato attraverso le narici, il pranayama del kriya e le
tecniche supplementari ripuliranno efficientemente (rimuoveranno le
impurità) i canali del prana.

Testo:

Quando, attraverso la pratica regolare del pranayama, i canali sono stati
purificati, la forza vitale si muove facilmente verso l'alto attraverso la
sushumna. Mandando la forza vitale verso l'alto, lo yogi, libero dalla
vecchiaia, diventa come un ragazzo di sedici anni. Respira attraverso
entrambe le narici, manda verso l'alto la forza vitale, ed esala attraverso
entrambe le narici. Attraverso questa pratica, eliminerai l'insorgenza di
fame, sete, letargia e sonno.

Commento:

Prima della pratica del kriya pranayama si può praticare una leggera
contrazione dei muscoli della gola e dello sfintere anale con il mahamudra
(o una tecnica equivalente). Durante la pratica del kriya si manda la forza
vitale verso l'alto attraverso i chakra fino al cervello con l'inalazione, e
si permette alla stessa di fluire verso il basso con l'esalazione.

Testo:

Il controllo del respiro e della forza vitale è di due tipi: quello
accompagnato dalla respirazione, e quello privo di tale azione. Pratica il
pranayama fino a che non avrai raggiunto l'isolamento del silenzio. Nulla è
irraggiungibile per chi ha raggiunto il controllo dell'assenza del respiro.
Attraverso questa capacità emerge la conoscenza della kundalini, il corpo
s'inclina,
gli occhi diventano luminosi, l'espressione del volto diventa serena, le
forze vitali scorrono verso l'alto, e aumentano i fuochi gastrici (i poteri
di digestione e assimilazione).

Commento:

Dopo la pratica del pranayama, il respiro può essere tanto sottile da
potersi notare a malapena. Tra l'inalazione e l'esalazione, osserva gli
intervalli di mancanza del respiro. Nota che i pensieri sono o molto
sottili, o assenti del tutto. I bisogni sensoriali sono deboli o pacificati,
i desideri mondani sono pochi, o totalmente assenti, e la consapevolezza è
chiara. Il bisogno dell'anima di avere la sua consapevolezza ristabilita
nella completezza (lo stato puro e cosciente) può culminare nel risveglio
spontaneo della kundalini, nella meditazione senza sforzo, e nella
rigenerazione e rivitalizzazione del corpo.

Testo:

Focalizzare l'attenzione su un oggetto interiore della contemplazione è una
tecnica di meditazione segreta (perché poco conosciuta). Con la mente e il
respiro assorti in questo modo, si vede con l'occhio interiore. Questo è il
kechari (essere libero nello spazio) mudra (sigillo). Si rivela quindi il
nucleo (l'essenza profonda) della natura. Con occhi parzialmente chiusi e
ferma concentrazione, fissando lo sguardo nell'occhio spirituale,
assorbendosi nel sole e nella luna, rimanendo fermamente stabili nella
contemplazione meditativa, lo yogi diviene consapevole della luce che
trascende ogni cosa. Fondere il suono nella luce ed elevare un po' le
sopracciglia culmina nella trascendenza della mente, e quindi nella
sperimentazione del sabikalpa Samadhi. Il tempo non esiste per chi raggiunge
questo livello.

Commento:

Quando osservate l'occhio spirituale durante lo stato tranquillo generato
dalla pratica del kriya pranayama, focalizzate l'attenzione sulla luce e sul
suono interiori. Se non percepite la luce, continuate a fissare con fermezza
lo sguardo verso l'occhio spirituale mentre ascoltate OM. La luce
dell'occhio
spirituale è il riflesso di quella del midollo allungato. Quando la
kundalini emerge e ascende attraverso i chakra, le correnti duali della
forza vitale che fluiscono attraverso i canali di sinistra e destra della
sushumna convergono sul centro del midollo, da qui il riferimento
all'assorbimento
dell'attenzione nel "sole e nella luna". Alzare le sopracciglia aiuta a
rilassare i muscoli della fronte e aumenta la sensazione piacevole
nell'occhio
spirituale. Quando l'attenzione è totalmente assorta nell'oggetto della
meditazione contemplativa, si sperimenta il Samadhi con il supporto
dell'oggetto
della meditazione, quindi, dirigendo totalmente l'attenzione verso l'oggetto
della meditazione, non esiste consapevolezza dei fenomeni esterni, incluso
il tempo.

Testo:

Sii felice dirigendo la consapevolezza nel mezzo della shakti, la shakti nel
mezzo della consapevolezza, e guardandoti all'interno. Metti il Sé nello
spazio, e lo spazio nel Sé. Dopo aver ridotto tutto a spazio, non pensare a
nient'altro. Come il sale è assorbito dall'acqua, così la consapevolezza del
devoto si assorbe nella vera essenza di quello che contempla.

Commento:

La consapevolezza del meditante e la corrente vitale, che fluisce nella
spina dorsale e nel cervello, si mischiano quando si pratica il kriya
pranayama con profonda concentrazione. Dopo la pratica del pranayama, il
meditante dovrebbe dissolvere la consapevolezza nello spazio.

Testo:

L'unico percorso (per il meditante) è quando sia la conoscenza dell'oggetto,
sia l'oggetto conosciuto sono assenti. Abbandonando tutta la cognizione
degli oggetti, la mente s'illumina. Quando la mente è illuminata, rimane
solo la consapevolezza del Sé.

Commento:

Il Samadhi trascendentale è uno stato supercosciente, vigile e non
modificato. Gli stadi preliminari di Samadhi possono includere una varietà
di umori e di percezioni visive e uditorie. Le influenze supercoscienti
infuse nella mente la purificano e la illuminano.

Testo

Per la dissoluzione della consapevolezza individuale ci sono due vie:
Samadhi e conoscenza. Il Samadhi si raggiunge contenendo e pacificando le
modificazioni e le fluttuazioni della mente. La conoscenza si acquisisce
indagando nei contenuti della mente e degli altri oggetti della conoscenza.
Quando le modificazioni della mente si quietano, cessa il ciclo di nascita e
morte. Quando non si desidera l'esistenza mondana, o quando i desideri sono
stati soddisfatti, cessano le fluttuazioni della forza vitale. Il
chiarimento della consapevolezza si può raggiungere attraverso lo studio
delle scritture, la compagnia di persone adatte, l'indifferenza ai piaceri
dei sensi, la pratica dello yoga (le varie procedure e la supercoscienza),
la contemplazione (con l'attenzione in uno stato di allerta) focalizzata su
un oggetto desiderato di concentrazione, o con il fermo aderire alle leggi
della vita. Le fluttuazioni mentali cessano controllando il respiro
attraverso la pratica del pranayama che non causa fatica, e meditando in un
posto ritirato. Le fluttuazioni del prana cessano grazie alla corretta
realizzazione della vera natura del suono all'estremità della pronuncia di
OM, e alla corretta cognizione dello stato di sonno senza sogni, Le
fluttuazioni del prana cessano quando la coscienza si fonde con la forza
vitale che fluisce all'occhio spirituale. Le fluttuazioni del prana cessano
quando l'occhio spirituale diventa calmo e chiaro, in modo che il meditante
possa vedere nello spazio profondo. Le fluttuazioni del prana cessano quando
si discerne come OM, e null'altro, la conoscenza benefica non toccata dalle
modificazioni. Le fluttuazioni del prana cessano contemplando a lungo sia la
fine essenza del cuore, sia la mente priva di tendenze influenti. Le
fluttuazioni del prana cessano con questi metodi, con altri che si possono
utilizzare, e sintonizzandosi con la coscienza dei santi.

Commento:

Si possono utilizzare svariate pratiche per fermare le azioni casuali della
mente e delle forze vitali. Per calmare le attività mentali e rilassare il
corpo si può praticare il respiro con le narici alternate. Notate la
raccomandazione di evitare la stanchezza quando si pratica la meditazione, e
di meditare in un posto ritirato senza distrazioni. La contemplazione e
l'assorbimento
della consapevolezza in OM è una via diretta per la trascendenza, così come
lo è l'intuizione degli stati di sonno senza sogno. Durante quest'ultimo
stato, i processi mentali si raffinano, e le forze vitali del corpo
fluiscono verso l'interno. Si può sperimentare la consapevolezza pura e
assoluta duplicando coscientemente le caratteristiche fisiologiche del sonno
senza sogni. Mantenendo il flusso dell'attenzione e delle forze vitali verso
l'occhio spirituale durante la meditazione, si raffinano i processi mentali
e si sperimentano gli stati supercoscienti. La "fine essenza del cuore" da
contemplare è la vera natura del Sé individualizzato riguardo all'egoismo
(il senso illusorio di esistenza indipendente) e ai suoi poteri di
discernimento intellettuale, quando questi sono relazionati a mente e
materia. Quando i pensieri e gli stati di coscienza del devoto sono in
sintonia con quelli dei santi passati e presenti della propria tradizione
illuminata, la coscienza del devoto s'innalza dagli stati ordinariamente
coscienti fino a raggiungere quelli supercoscienti e trascendentali.

Testo

Dopo aver aperto la porta della kundalini attraverso la pratica di certe
procedure, si dovrebbe aprire intenzionalmente anche la porta della
liberazione. Chiudendo l'apertura attraverso la quale dovrebbero passare le
proprie forze vitali, la kundalini dorme, arrotolata come un serpente. Lo
yogi che fa muovere la kundalini (e la rende espressiva) si libera
velocemente. Quando la kundalini è influente nel chakra del collo (e in
quelli più elevati), contribuisce alla liberazione. Nelle persone in preda
all'illusione, la kundalini è influente solo nelle regioni inferiori del
corpo. Lasciando le due nadi (ida, il canale sinistro del percorso spinale,
e pingala, il destro) la shakti della kundalini (l'energia vitale) dovrebbe
muoversi nella sushumna (il percorso centrale della spina). Questo canale è
definito come "il percorso di Dio". Per fare questo, si dovrebbe praticare
con concentrazione il pranayama (seguendo le direttive del guru). Non si
dovrebbe limitare la pratica solo al giorno e alla notte, ma la si dovrebbe
pianificare in modo da renderla più benefica possibile secondo
l'aspirazione,
e l'impegno nella pratica, del meditante. Quando si pratica il kechari
mudra, mentre si è seduti nella meditazione, le forze vitali che
precedentemente fluivano nei canali sinistro e destro della spina, sono
inclini a fluire nella sushumna. Dovresti muovere la forza vitale nella
sushumna (praticando il kriya pranayama). Quella è la sede del kechari
mudra, che è anche localizzato nell'occhio spirituale.

Commento:

Si sperimenta il kechari mudra quando la consapevolezza del meditante non è
più limitata dai processi fisici e mentali. C'è anche una procedura fisica,
definita kechari mudra, che consiste nel toccare l'ugola con la punta della
lingua, con lo scopo di dirigere verso il cervello i flussi delle forze
vitali raffinate. Questa tecnica si dovrebbe imparare dal proprio insegnante
(se quest'ultimo decide di spiegarla) e non da altri o da qualche libro.

Testo:

Premere con fermezza il perineo con il tallone sinistro, portare su
l'energia
fino ai chakra del collo e del capo, stirare la gamba destra, prendere il
piede con entrambe le mani, e ritenere momentaneamente la forza vitale nei
centri più elevati. Con questa procedura, si controlla il prana e si
conquista la morte; quindi, seduti in meditazione, si deve contemplare il
vero Sé nel proprio piano di consapevolezza. In questo modo si sperimenta la
verità (della propria essenza dell'essere).

Commento:

Questo è il maha mudra, che si pratica estendendo prima la gamba destra, poi
la sinistra, e quindi entrambe. Si consiglia la meditazione contemplativa
della propria vera natura e realtà assoluta. Si supera la morte
(incoscienza) quando le forze vitali non sono più limitate e la
consapevolezza non è più modificata.

Testo:

Chi ritiene la forza vitale nell'occhio spirituale con attenzione
concentrata, distrugge tutti gli effetti delle azioni passate.

Commento:

Non ci può essere un rapporto specifico tempo/valore tra la pratica della
meditazione e i risultati che questa produce. Quando il meditante è stabile
nella realizzazione trascendentale per un sufficiente periodo di tempo, è
possibile che la consapevolezza sia rimossa in modo permanente dagli stati
di coscienza individuale e dagli effetti delle condizioni che possono essere
relazionate a questi stati.

Testo:

Contemplando l'Om, si conosce ogni cosa (tutte le cose su Dio e sui processi
della manifestazione cosmica).Trascendendo il dharma e l'adharma, si conosce
il passato e il futuro. Contemplando il suono delle creature si conosce la
causa dell'emissione di tali suoni. Contemplando il proprio karma non ancora
manifestato, si manifesta autonomamente la conoscenza delle proprie
incarnazioni precedenti. Contemplando la mente degli altri, si conoscono i
loro pensieri. Contemplando la forza, si diventa forti. Contemplando il sole
(il sistema solare), si ottiene la conoscenza del sole stesso e i movimenti
dei pianeti. Contemplando il vero Sé, si ottiene la conoscenza dello spirito
di Dio che nutre il campo della natura.

Commento:

Sono qui menzionati alcuni siddhi (poteri della perfezione) descritti nel
capitolo tre degli yoga sutra. Si acquisisce la capacità di conoscere il
presente e il passato quando i propri pensieri ed azioni sono realmente
spontanei, e non limitati dai pensieri su ciò che è giusto (dharma) o
sbagliato (adharma). Quando si rimuove la consapevolezza del devoto dalle
leggi meccaniche del karma, si possono comprendere, a livello intuitivo ed
intellettuale, i rapporti tra le cause e i loro effetti.

Testo:

L'interiorizzazione è il ritiro dell'attenzione dai sensi con lo scopo di
evitare gli attaccamenti alle cose esteriori. Vedere ogni cosa che si
osserva come una manifestazione della Coscienza suprema, è una pratica di
interiorizzazione, così come lo sono la rinuncia agli attaccamenti ai
risultati delle azioni giornaliere, il ritirare l'attenzione e dirigerla
interiormente per meditare senza distrazioni, e altre procedure utilizzate
per controllare l'attenzione e i sensi.

Commento:

Fino a che non si acquisisce la capacità di essere centrati nell'anima
quando si è indaffarati nelle attività di tutti i giorni, è difficile
ritirare l'attenzione dall'esterno (inclusi i sensi) e meditare
efficientemente. La pratica della meditazione supercosciente dona la
tranquillità che permette di relazionarsi alle circostanze senza esserne
eccessivamente coinvolti.

Testo:

Si possono quindi praticare con successo i tre tipi di concentrazione:
fissare l'attenzione sul vero Sé, contemplare lo spazio profondo del cuore
( essere ), e osservare le cinque varietà di influenze che regolano i cinque
elementi: terra, acqua, fuoco, aria, ed etere (lo spazio con le forze
cosmiche). Dhyana (meditazione) segue naturalmente, ed è di due tipi: saguna
(con le influenze dei guna, o qualità della natura) e nirguna (senza queste
influenze). La prima si pratica solitamente avendo qualche aspetto di Dio
come oggetto di contemplazione, la seconda è la contemplazione della realtà
del proprio Sé o del Sé supremo. Il Samadhi è il "legare insieme" la
consapevolezza del "jivatman" (Sé individualizzato) e del "paramatman"
(Coscienza suprema), senza nessun senso di se stessi come conoscitori, o di
quello che si conosce in quanto oggetto o conoscenza. Le sue caratteristiche
sono la beatitudine suprema (gioia dell'anima senza qualità) e la perfetta
realizzazione della pura Coscienza assoluta.

Testo:

Quindi Shandilya, non avendo (ancora) ottenuto la pura conoscenza del
Brahman (l'assoluto) descritto nei quattro veda (i testi della conoscenza
rivelata), si avvicina ad Atharvan e chiede: "Qual è la conoscenza
dell'assoluto?
Insegnami la via per conoscerlo, attraverso la quale otterrò il meglio".

Atharvan:

L'assoluto è satya (essere - verità - realtà), conoscenza, e la realtà
infinita nel quale questo mondo è intessuto. E' quello da cui tutto si
origina e nel quale ogni cosa viene assorbita, quello che, una volta
conosciuto, rende conosciuta ogni cosa. E' senza forma, irraggiungibile
(dalla mente e dall'intelletto), e indefinibile. Lo si può percepire
attraverso la conoscenza intuitiva e lo yoga (Samadhi). E' quello dal quale
è stato proiettato il prana. E' quello non duale (uno, senza divisione), che
pervade ogni cosa come lo spazio, che è estremamente sottile, senza macchia,
senza azione, solo Esistenza-Essere, l'essenza della beatitudine della
coscienza, benevolo, calmo, immortale, e oltre i fenomeni. Quello è il piano
di coscienza puro e assoluto, e tu sei quello. Sappi questo con gioia e
saggezza. Colui che è uno, splendente, che dona il potere del vero Sé,
l'onnisciente,
il Signore (colui che regola) di tutte le realtà interiori di ogni essere,
che dimora in ogni essere, che è nascosto in ogni essere e ne è l'origine,
che si realizza solo con lo yoga (Samadhi) e crea, supporta, e dissolve ogni
cosa. Quello è il supremo Sé. Comprendi i molti mondi (dimensioni) nel
supremo Sé. Non abbatterti, conoscitore del supremo Sé, raggiungerai la fine
del dolore.

Commento:

Attraverso l'indagine intellettuale, la realtà della pura Coscienza si può
conoscere solo parzialmente. Un approccio è di arrivare alla certezza della
sua esistenza tralasciando tutto ciò che non può essere. Si può realizzare
direttamente attraverso la pratica del Samadhi. Gli stati preliminari di
Samadhi (sabikalpa, con supporto) danno esperienza e conoscenza dei vari
aspetti della mente e della natura. Il Samadhi trascendentale (nirbikalpa -
senza il supporto delle azioni mentali o della percezione delle forze della
natura) è la piena conoscenza della Coscienza suprema.
L'insegnante dice: Posso parlartene, ma lo dovrai conoscere attraverso la
realizzazione diretta. A Shandilya è detto: "Tu sei quello" (La Coscienza
suprema). Quando questa si realizza, scompaiono illusioni e convinzioni
errate, le cause del dolore e della confusione.

Shandilya:

Come sorge quest'universo dalla Coscienza suprema? Origine di Om, immortale,
senza azione, benevola, e solo pura esistenza. Come esiste nella Coscienza
suprema? Come si assorbe in essa? Ti prego, parlami di questi misteri.

Atharvan:

La Coscienza suprema è immortale e senza azione. Dalla sua mancanza di forma
sorgono tre aspetti: ciò che è senza caratteristiche, ciò che le ha, e ciò
che le ha e non le ha. L'aspetto senza forma è quello che è pura realtà,
coscienza, beatitudine della consapevolezza del Sé, senza modificazioni,
onnipresente, sottilissimo, indefinibile ed eterno. Mahesvara (Maha,
grande - Ishvara - signore, o influenza governante) con maya (natura
primordiale) o avidya (ignoranza) è l'aspetto con e senza caratteristiche.
Un impulso all'interno di Dio culminò nello sviluppo della manifestazione
universale. Dio è l'aspetto della coscienza dotato di tutte le risorse, che
pervade ogni cosa ed è situato nel cuore di ogni essere. Esso regola le
forze che manifestano la natura primordiale. Nella coscienza di Dio dimorano
tutti i Dei (aspetti della forza governante) e gli esseri (anime
individualizzate). L'aspetto che regola la forza creativa della coscienza è
gentile verso i devoti, toccato da nulla, e ha solo caratteristiche
(d'influenza
trasformante).

Commento:

Il primo aspetto manifesto della coscienza con caratteristiche distinguibili
è la mente di Dio, la grande anima con il potenziale di causare il processo
della manifestazione. L'aspetto intelligente, che governa e regola la natura
primordiale, è senza caratteristiche. Le sue qualità (guna) sono le
caratteristiche causative ed espressive che lo caratterizzano. L'aspetto
dotato di caratteristiche, che controlla le forze cosmiche ed è di supporto
per i devoti mentre rimane intonso da qualsiasi cosa esista nella natura, ha
qualità che rendono possibili le sue azioni trasformanti e di redenzione. Si
dice che la natura primordiale non abbia conoscenza propria poiché le sue
azioni sono dirette dall'intelligenza innata di OM, la sua causa. Nelle
scritture vediche, l'aspetto di Dio che si espande è denominato "Brahma",
quello che sostiene (preserva) è chiamato "Vishnu", e quello che partecipa
ai processi di cambiamento e trasformazione è chiamato "Shiva". Quest'ultimo
è riverito dagli yogi impegnati nella trasformazione interiore che permette
lo sviluppo della coscienza del Sé, e la liberazione della coscienza stessa.
Benché Brahma, Vishnu e Shiva siano spesso dipinti come esseri personali,
essi non sono altro che aspetti espressivi di Dio. Allo stesso modo, gli dei
e le dee descritti nelle scritture vediche sono i vari poteri e le qualità
di Dio. I devoti possono personalizzarli nell'intento di stabilire una
relazione di solidarietà e invitare così le loro influenze benefiche.

Testo:

Perché ci si riferisce a ciò che è la sola realtà, e l'essenza della
beatitudine della coscienza, come alla coscienza trascendentale suprema?
Perché si espande e fa espandere ogni cosa. Perché ci si riferisce a Lui
come al Sé senza dimora? Perché contiene ogni cosa, assorbe ogni cosa, ed è
ogni cosa. Perché lo si chiama "il grande signore"? Perché attraverso il suo
potere governa ogni cosa. Chi conosce questi significati segreti (sottili),
conosce ogni cosa. Diventa conoscitore della Coscienza suprema il devoto che
la contempla come il proprio Sé. Il devoto che contempla (e comprende) la
realtà di Dio riguardo alla natura, si libera da ogni errore e si risveglia
alla piena realizzazione dell'assoluto.

Commento:

Quando il Sé si relaziona ad una mente e un corpo, e assume il punto di
vista di essere una mente o un corpo, lo si definisce "anima". Questo errore
di percezione non cambia che il Sé è sempre quello che è: Coscienza -
Esistenza. Essere autorealizzati significa essere pienamente svegli nella
nostra vera natura.

Così termina questa Upanishad

SPAZIATORE bianco

Manina indica Giù Spaziatore Manina indica Giù
Spaziatore