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SCHEDA ARTICOLO N. «01557»

CLASSIFICAZIONE: 5
TIPOLOGIA: AFFINE
AUTORE: FONTE: WIKIPEDIA
TITOLO: SINCRONICITA'
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TESTO ARTICOLO

Sincronicità
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

La sincronicità è un termine introdotto da Carl Jung nel 1950 per descrivere
una connessione fra eventi, psichici o oggettivi, che avvengono in modo
sincrono, cioè nello stesso tempo, e tra i quali non vi è una relazione di
causa-effetto ma una evidente comunanza di significato. La sincronicità è
relativa quindi alle "coincidenze significative".

L'ipotesi del principio di sincronicità

Fenomeni di "coincidenze significative" avevano da sempre affascinato Jung.
Già nel 1916, a pochi anni di distanza dalla sua defezione dal gruppo dei
psicoanalisti fedeli al metodo scientifico-oggettivante e a Sigmund Freud,
scriveva dell'opportunità di affiancare al principio di causalità quello
finalistico:

« La causalità è solo un principio, e la psicologia non può venir esaurita
soltanto con metodi causali, perché lo spirito
(la psiche) vive ugualmente di fini. »

Tali prime formulazioni di Jung sulla questione della sincronicità vennero
in seguito approfondite attraverso il contatto con il pensiero filosofico
orientale, oltre che con la riflessione su sorprendenti avvenimenti della
sua stessa vita, sfuggenti ad ogni interpretazione razionale.
Jung distingue la sincronicità vera e propria dal mero "sincronismo" degli
eventi che accadono simultaneamente, ma senza alcuna connessione di
significato.

La vita di tutti i giorni ci propone spesso il tipo comune di sincronicità.
Per esempio: pensiamo ad un amico, e lui improvvisamente ci telefona.
Tuttavia accanto a queste ci sono anche misteriose sincronicità precognitive
e chiaroveggenti.

Una prima teorizzazione: il tempo qualitativo

Per tentare di spiegare questi fenomeni di sincronicità, Jung dapprima
elaborò il concetto di "tempo qualitativo". Il tempo qualitativo sembrava
"spiegare" perché l'astrologia e altre forme di divinazione funzionavano.
Jung tuttavia gradualmente abbandonò l'idea del tempo qualitativo.

La nuova fisica

Negli anni trenta del Novecento la fisica fu scossa e rivoluzionata da nuove
idee, il Principio di indeterminazione di Heisenberg postulava
l'impossibilità di una conoscenza perfetta delle quantità fisiche inerenti
ad un oggetto. Fino allora si concepiva che esistessero dei limiti pratici,
dovuti alla naturale imprecisione degli strumenti di misura ma Werner Karl
Heisenberg postulava un principio ideale. L'ipotesi era talmente
rivoluzionaria ed inaccettabile da far pronunciare ad Albert Einstein la
famosa affermazione che «Dio non gioca a dadi con l'Universo». Nella
elaborazione epistemologica e teoretica successiva si è evidenziato che
esiste un ambito, estremamente piccolo, indicativamente della dimensione di
una particella elementare, in cui non sono valide le leggi della fisica
classica, tale da far venir meno il principio di causa-effetto, almeno in
questo ambito piccolissimo.

La casualità dei fenomeni radioattivi dipende da questo principio e consente
idealmente di portare il paradosso della acausalità dall'ambito
infinitamente piccolo delle particelle all'ambito macroscopico del nostro
mondo. Erwin Schrdinger elaborò un esperimento ideale, il Paradosso del
gatto di Schrdinger, che divenne famoso ben oltre l'ambito della ricerca
fisica. Queste rivoluzioni scardinarono il mondo della scienza più rigorosa
e diedero origine alla fisica quantistica.

Alla fine del 1934 iniziò un interessante scambio epistolare con il fisico
quantistico futuro premio nobel Wolfgang Pauli e con Ernst Pascual Jordan,
insigne fisico tedesco. Queste comunicazioni tra i tre scienziati
testimoniano il fervore di Jung nell'indagine sul parallelismo tra fisica e
psicologia del profondo e in particolare sulla relatività delle categorie di
spazio e tempo.
Alla fine del ventesimo secolo, con lo svilupparsi delle teorie e delle
formule matematiche legate alla teoria delle superstringhe e della
possibilità di definire in termini matematicamente chiari l'universo
conosciuto come multiverso, si sono sviluppate in alcuni studiosi nuovi
filoni di indagine fisica e meta-fisica sulla sincronicità di particolari
eventi non spiegabili in termini psicologici o fisici naturali, che sono
stati catalogati come "fenomeni di isocronicità nello spazio degli eventi".

Fisica e psicoanalisi

Jung non era nuovo alla tesi di un parallelismo tra scienza fisica e
psicoanalisi: già nel 1928 in "Energetica psichica" aveva esaminato a fondo
la contiguità tra fisica e psicologia postulando una stretta contiguità tra
la nozione di energia nell'uno e nell'altro ramo del sapere. Le ricerche che
Jung, al proposito, condusse negli anni a venire, rafforzarono in lui e non
smentirono questo suo postulato ch'egli in quegli anni aveva intuito.
Negli anni trenta Jung incontra Wolfgang Pauli, un fisico austriaco premio
Nobel nel 1945. Pauli è reduce dal fallimento del matrimonio e trasferitosi
in Svizzera cerca un aiuto terapeutico. La terapia non avrà grande successo
e Pauli l'abbandona ma i due si stimano ed iniziano una amicizia
scientifica.

L'incontro tra Jung e Pauli generò il quarto escluso[1] dalla triade della
fisica classica: tempo, spazio e causalità, a questo quarto escluso è stato
dato il nome di sincronicità. In analogia alla causalità che agisce in
direzione della progressione del tempo e mette in connessione due fenomeni
che accadono nello stesso spazio in tempi diversi, viene ipotizzata
l'esistenza di un principio che mette in connessione due fenomeni che
accadono nello stesso tempo ma in spazi diversi.

Nel 1952 Jung e Pauli pubblicarono due saggi nel un volume Naturerklrung
und Psyche: il saggio di Pauli applicava il concetto di archetipo alla
costruzione delle teorie scientifiche di Keplero; il saggio di Jung era
intitolato "Sincronicità come principio di nessi acausali", dove per la
prima volta lo piscologo definisce la parola. Per sue stesse parole, si era
limitato per venti anni fino allora ad accennarne solamente il concetto,
perché riteneva di essere scientificamente impreparato. Nel saggio si tenta
una analisi statistica di eventi acausali ma senza grande successo. Lo
stesso Jung è imbarazzato verso la comunità scientifica dell'indefinitezza
del suo studio, ma tuttavia si sente pressato e giustificato dalle proprie
esperienze personali che per lui sono da considerare evidenze empiriche,
fenomenologie su cui lavorare con metodo scientifico. Nella prefazione del
saggio dice:
« [la sincronicità è ] ... un tentativo di porre i termini del problema in
modo che, se non tutti, almeno molti dei suoi aspetti e rapporti diventino
visibili e, almeno spero, si apra una strada verso una regione ancora
oscura, ma di grande importanza per quanto riguarda la nostra concezione del
mondo. »

Critiche

Nel 1950, quando per la prima volta, ebbe il coraggio di definire un
concetto sul quale da anni rifletteva, Jung aveva 75 anni, era il caposcuola
della corrente di psicologia analitica, aveva ricevuto riconoscimenti ed
onori in tutto il mondo. Aveva comunque affrontato numerose critiche
relativamente alle sue pubblicazioni:
« Jung accettò fraintendimenti e critiche dei suoi pensieri. Incrollabile
andò per la sua strada. Se soffriva per l'incomprensione dei suoi
contemporanei non era solo per il bisogno di risonanza positiva che ha il
ricercatore, ma perché si preoccupava degli uomini, esposti agli incombenti
pericoli del tempo. »
(Aniela Jaffé, C. G. Jung - immagine e parola)

Aveva anche affrontato momenti e critiche estremamente dure, il dissidio con
Freud innanzi tutto, e poi l'accusa di vicinanza al regime nazista. Questo è
il contesto in cui vanno inquadrate le critiche al concetto di sincronicità.

Il principio di sincronicità è visto più comunemente come pseudoscientifico,
tale è stato sicuramente utilizzato da altri dopo Jung, come se fosse un
principio stabilito e provato.
Una obiezione più attinente è sul fatto che le coincidenze significative non
sono ben definite in modo da poter mettere alla prova, fare esperimenti, e
verificare i risultati. Fino a che non si supera questo ostacolo il concetto
è destinato a non entrare nella scienza moderna.

Influenza culturale

Il concetto junghiano di sincronicità fu uno dei più apprezzati nel pensiero
New Age degli anni sessanta. Jung divenne il guru della New Age e le sue
idee furono usate per giustificare l'astrologia, l'I-Ching e altre pratiche
"alternative".
Attualmente gli sviluppi di settori di avanguardia della fisica moderna, la
meccanica quantistica, la nuova cosmologia, la teoria del caos, continuano a
illuminare l'immaginazione con possibili concrete connessioni fra la fisica
e la psiche e Jung ha il merito di aver gettato un ponte tra il mondo
scientifico (la dimostrazione di teorie attraverso l'osservazione empirica e
clinica) e il mondo della divinazione (il regno degli spiriti, i segni
premonitori, l'immaginazione mitopoietica).

Cinema

Negli ultimi tempi anche la settima arte ha recepito nella sua maniera
questa sorta di movimento di pensiero che delegittima la modalità
interpretativa legata alla legge di causa-effetto sinora avallata dal
pensiero scientifico classico. Una riprova sono i tentativi di alcuni
registi di utilizzare la sincronicità come la più euristica chiave di
lettura del movimento del reale. Tra questi ultimi possiamo citare le opere
del famoso regista polacco Krzysztof Kieslowski.

Musica

La teoria junghiana della sincronicità ispirò il gruppo musical britannico
The Police (e in particolare, sembra, il bassista Sting), che produsse nel
1983 un album dal titolo Synchronicity (termine inglese per sincronicità).

La sincronicità e l' effetto Pauli

Vi è un aneddoto che, scherzosamente, può essere visto come la prova
lampante a sostegno della sincronicità.
Nel XX secolo la fisica si divise sempre più nettamente in due branche
distinte, la fisica teorica e la fisica sperimentale, la prima vicina alla
matematica e alla speculazione mentre la seconda a diretto contatto con il
laboratorio e rappresentando un po' la parte manuale della scienza
sperimentale. Inevitabilmente sorsero dei campanilismi tra le due fazioni
per cui i fisici sperimentali apostrofavano i loro colleghi "più
aristocratici" accusandoli di dedicarsi alla teoria a causa della scarsa
manualità pratica che li rendeva inadatti al lavoro in laboratorio.
Pauli era molto stimato come fisico teorico, ma i colleghi e amici
sperimentali lo consideravano un vero problema. Non solo non gli
permettevano di toccare gli strumenti per paura che li rompesse ma,
addirittura Otto Stern gli proibì l'accesso ai laboratori durante
l'escuzione di esperimenti, questo perché la sua semplice presenza poteva
causarne il fallimento. In suo "onore", questo veniva chiamato pomposamente:
l'effetto Pauli.
Capitò che uno strumento particolarmente costoso e delicato si ruppe nel
laboratorio di James Franck a Gottinga, raccontando la cosa ai colleghi di
Zurigo scherzò dicendo che, almeno quella volta, la responsabilità non
poteva essere di Pauli perché non c'era. Questi però gli ribatterono che
recandosi a Copenaghen, esattamente quel giorno, Pauli era sceso alla
stazione di Gottinga per cambiare treno.

Note
^ Il modello alchemico del quarto escluso era studiato e sviluppato come
concetto da Jung negli studi sull'alchimia, su questa base per esempio
appoggia e condivide il dogma della Immacolata concezione e l'importanza
data dalla Chiesa Cattolica alla figura della Madonna perché questo, in un
certo senso completava una triade, fino allora in attesa di un quarto
elemento

Bibliografia
Carl Gustav Jung, La sincronicità
Carl Gustav Jung, Opere, volume 8, Torino, 1976, 2000, ISBN 88-339-0839-9
Remo Roth, I cercatori di Dio - Una riunificazione della mistica cristiana e
della fisica dei quanti nella sincronicità di C.G. Jung, Di Renzo Editore,
1994

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