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SCHEDA ARTICOLO N. «01569»

CLASSIFICAZIONE: 5
TIPOLOGIA: AFFINE
AUTORE: FABIO GABRIELLI
TITOLO: ANGOSCIA: L'ESISTENZA SOFFOCATA
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TESTO ARTICOLO

ANGOSCIA: l' esistenza "soffocata"

(di Fabio Gabrielli)

Esplorare l' angoscia significa confrontarsi con il senso stesso della
vita, intesa come luogo nel quale l' uomo si muove come essere progettante,
ma anche minacciato dal nulla, là ove i suoi disegni esistenziali non
trovano compimento. L' angoscia rivela già nel suo etimo - si pensi al
latino angustia, angere, o al greco ankho, tutti termini che indicano lo
stringere, l' opprimere, il soffocare, l' affliggersi - un modo di " stare
nel mondo", declinabile nei termini dello sbigottimento prevalentemente
doloroso.

Diciamo prevalentemente, perché esiste anche un significato vitale,
appagante dell' angoscia. Tuttavia, in questo contesto, ci occuperemo della
carica talvolta devastante di questo sentimento.

Angoscia, dunque, come angustia, cioè "strettezza", soffocamento o morsa
esistenziale, in una implacabile corrispondenza tra anima e corpo. Non a
caso, Spinoza parlava di perfetto parallelismo tra idee e corpi. Pensiamo,
infatti, quando proviamo sentimenti angosciosi, alle reazioni del nostro
corpo, alle "spie" biologiche": il cuore batte all' impazzata, il respiro si
fa affannoso, il corpo, madido di sudore, avverte il mondo come qualcosa di
ostile; da qui il terrore di perdere il controllo. E' l' angoscia nella sua
fase più crudele: l' attacco di panico. Sperduti nel frastuono indifferente
della città, ci salva, magari, qualche misericordiosa viuzza nascosta,
defilata rispetto alla piazza, che ci sottrae allo sguardo perplesso o
morbosamente curioso degli altri.

Ma anche nella sua fase meno acuta, l' angoscia ci pervade come sentimento
forte, duro, sfibrante. Nelle filosofie dell' esistenza - da Kierkegaard ad
Heidegger, Jaspers, allo stesso Sartre - l' angoscia si configura come "
sentimento del puro possibile". In pratica, noi siamo esseri progettanti, ma
questi progetti rimangono sul piano della pura possibilità: intanto perché
si devono realizzare, e poi perché siamo costretti a scegliere tra
innumerevoli alternative, a maggior ragione in una società come la nostra
che muta ad una velocità disorientante per i nostri neuropercettori.

La scelta inchioda, sbigottisce e, appunto, provoca carichi ansiogeni non
sempre controllabili. Si pensi ad un' espressione tanto usuale, quanto
decisiva sul piano antropologico: "Speriamo di aver fatto la scelta giusta!
". Non solo in ambito lavorativo, ma anche, e soprattutto, in quello degli
affetti.

L' angoscia, allora, si ciba dell'attesa, ti divora l'anima, ti svuota di
energie vitali, fino a quando i tuoi progetti, cioè i tuoi "possibili", non
trovano un riscontro reale positivo.
Insomma, l' angoscia riguarda il nostro rapporto con il mondo nella
dimensione del futuro.

Certo siamo liberi di scegliere, ma la libertà dà vertigine, perché per una
possibilità positiva ci sono infinite possibilità negative.
Un concetto, questo, mirabilmente espresso dal filosofo francese Jean
Grenier, il quale paragona l' angoscia a quel viaggiatore, che, privo di
qualsiasi legame affettivo o lavorativo, entra in una stazione, e,
nonostante abbia la possibilità di acquistare il biglietto per qualsiasi
destinazione, viene preso da una terribile angoscia, tante sono le possibili
destinazioni. Purtroppo deve sceglierne una! Ma quale?

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