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SCHEDA ARTICOLO N. «01578»

CLASSIFICAZIONE: 5
TIPOLOGIA: AFFINE
AUTORE: SONIA ANGIOI
TITOLO: SELF-EFFICACY - LA PERCEZIONE CHE NOI ABBIAMO DELLE NOSTRA CAPACITÀ ...
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TESTO ARTICOLO



(di Sonia Angioi)



"La genialità è la capacità di vedere dieci cose là dove l'uomo comune ne
vede solo una e dove l'uomo di talento ne vede due o tre." (Ezra Pound)

Con il termine Self-Efficacy si suole definire la percezione che noi abbiamo
delle nostra capacità di portare a termine con successo il compito che ci
troviamo ad affrontare. La "Autoefficacia" riguarda le nostre credenze
personali, intese come capacità personali di organizzare le azioni
necessarie per conseguire determinati livelli di prestazione.

La percezione delle nostre abilità si basa su un processo di
autovalutazione che chiama in causa la nostra storia personale di successi e
insuccessi, rispetto al superamento dei compiti incontrati fino a quel
momento. Bandura, nel definire il concetto di autoefficacia, individua tre
dimensioni: ampiezza, intesa come numero di compiti che una persona ritiene
di poter affrontare in situazioni problematiche; forza, ossia estinguibilità
delle aspettative di autoefficacia di fronte ad esperienze di insuccesso;
infine generalizzabilità, ovvero il grado di estendibilità delle aspettative
ad altri contesti.

La persona valuta la propria autoefficacia principalmente in rapporto alle
caratteristiche personali, quali l'abilità, le motivazioni e le competenze,
e a quelle situazionali. Le scelte quotidiane, che operiamo nel corso della
nostra esistenza, si basano, in una certa misura, sulla percezione della
nostra autoefficacia, ovvero sulla consapevolezza del livello o del tipo di
esecuzione di un certo compito in una data situazione; la self-efficacy può
essere intesa come la capacità di esprimere giudizi impliciti sulle proprie
qualità psicofisiche.

Normalmente tutti noi possediamo un alto senso di efficacia per alcune
attività ma non per altre; per questa ragione convinzioni eccessive, in
senso positivo o negativo, possono essere del tutto irrealizzabili. Una
persona che non si sente artefice della propria esperienza tende a
sviluppare un atteggiamento passivo che può portare ad un orientamento
generale verso l'insuccesso.

Siamo influenzati quasi esclusivamente dalle esperienze precedenti e non dai
dati oggettivi del compito assegnato. Ci "autoattribuiamo" la responsabilità
di non essere in grado di controllare gli effetti del nostro comportamento.
Per alcune persone la causa del fallimento è vista come incontrollabile;
come ovvia conseguenza questi individui cadono nella convinzione che essa
non possa essere né modificata né affrontata. Da quì il passo verso un
atteggiamento passivo nei confronti degli eventi è breve.

Gli individui che si comportano in questo modo accettano con rassegnazione
ciò che accade loro e non fanno niente per modificarne l'andamento
("helplessness" o impotenza appresa). L'aspettativa di autoefficacia
influisce sul nostro grado di impegno, oltre che sulla scelta dei compiti e
delle situazioni in cui impegnarsi. Infatti una bassa autoefficacia è
correlata a bassi livelli di prestazioni, oltre che ad atteggiamenti incerti
e esitanti.

L'aspettativa di autoefficacia è stata messa in relazione con le capacità
metacognitive, intese come fiducia nutrita nella capacità personale di
valutare le proprie abilità, i propri valori e i propri interessi. Maggior
fiducia nei confronti delle proprie capacità decisionali influenza
positivamente il nostro impegno in termini di quantità di iniziative e di
energie attivate.

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