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SCHEDA ARTICOLO N. «01632»

CLASSIFICAZIONE: 4
TIPOLOGIA: CONGENERE
AUTORE: SWAMI KRIYANANDA
TITOLO: IL PROFUMO DI LOTO CHE KRISHNAJI E CRISTO LASCIARONO IN DONO A YOGANANDA (MONOGRAFIA LUNGA)
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TESTO ARTICOLO

SWAMI KRIYANANDA

IL SENTIERO

Autobiografia di uno yogi occidentale, discepolo di
Paramahansa Yogananda

Traduzione di MAURO MERCI

EDIZIONI MEDITERRANEE - ROMA

--

Un visitatore chiese una volta a Paramahansa
Yogananda: "chiamate i vostri
templi 'chiese di tutte le religioni'. Perche' allora date
si' grande
importanza
al cristianesimo?". "Perche' fu desiderio di Babaji che io
lo facessi", fu
la
risposta. "Egli mi affido' il compito di interpretare la
Bibbia cristiana e
la
Bhagavad Gita, o Bibbia indu', dimostrando che il loro
insegnamento e'
fondamentalmente uno solo. Fu questa la missione per la
quale venni inviato
in
occidente".

Molti occidentali, in quest'era di materialismo, dubitano
della verita'
della
dottrina di Cristo; anzi, molti dubitano perfino che egli
sia esistito.

Paramahansa Yogananda, con l'esempio e con la parola,
riporto' molti
agnostici
alla fede nella religione cristiana. La sua missione
infatti non era di
convertire gli occidentali all'induismo, ma piuttosto di
dare nuova
vitalita' al
cristianesimo. Il suo insegnamento, affermava, era "il
cristianesimo
originario
di Cristo".

Un giorno, a Boston, gli fu recapitata una lettera in cui
si criticava la
sua
opera di "diffusione" per propagare gli insegnamenti di
Gesu' in occidente.
"Non
sapete che egli non visse mai e che si tratta di un mito
inventato per
ingannare
la gente?", insinuava lo scrivente. La lettera era anonima.

Yogananda chiese l'aiuto Divino per poter conoscere
l'autore dello scritto.
Circa una settimana piu' tardi visitando la biblioteca
pubblica di Boston,
vide
seduto su una panca nel vano della finestra uno
sconosciuto. Avvicinatosi
gli
chiese: "Perche' mi hai scritto quella lettera?" L'uomo
colto di sorpresa
rispose: "Di... che... lettera state parlando?" "La lettera
in cui affermavi
che
Gesu' Cristo fu soltanto un mito". "Ma... come fate a
sapere che fui io a
scriverla?". "Ho le mie strade" replico' il Maestro, "e
voglio che tu sappia
che
lo stesso potere che mi ha permesso di trovarti mi consente
di sapere con
assoluta certezza che Gesu' Cristo visse e che fu tale e
quale la Bibbia ce
lo
presenta. Egli fu un vero Cristo".

In un'altra occasione, sempre a Boston, ricevette una
ulteriore conferma
della
realta' di Gesu' Cristo. Mentre meditava vide Krishna e
Gesu' che
camminavano
insieme su un mare di luce dorata. Per convincere se
stesso - come lui
disse - o
probabilmente per convincere gli scettici, compresi i
credenti di spirito
settario che si sarebbero rifiutati di immaginare Krishna e
Gesu' a
condividere
la medesima nuvola, chiese che gli fosse accordata la
possibilita' di una
verifica oggettiva della sua visione.

Una voce divina rispose: "Un profumo di loto rimarra' nella
tua stanza".

"Per tutto quel giorno", ci narro' Yogananda, "un'intensa
fragranza di loto,
ignota in occidente, perduro' nella mia stanza.

"Cos'e' questo meraviglioso profumo?" mi chiedevano coloro,
e furono molti,
che
vennero a visitarmi quel giorno.

Seppi allora di aver ricevuto una prova positiva della
verita' di quanto
avevo
visto".

A St. Louis il Maestro visito' un monastero cattolico, del
quale gli era
apparso
in meditazione l'abate come un grande santo. Gli altri
monaci furono
inorriditi
nel vedere fra di loro quel "pagano" dalla veste arancione,
ma appena
l'abate
arrivo', si affretto' verso Paramahansaji e lo abbraccio'
con affetto. "Uomo
di
Dio", esclamo', "sono felice che tu sia venuto!".

I santi sono gli unici veri custodi delle religioni.
Soltanto essi infatti
traggono la loro conoscenza dalla diretta esperienza della
verita', anziche'
dai
ragionamenti superficiali o dalle letture. I santi
autentici, di ogni
religione,
si inchinano alla divinita' che si manifesta nei veri santi
di altre
religioni.

Quando Paramahansa Yogananda si reco' a far visita a Teresa
Neumann, la
cattolica bavarese che portava sulla sua carne le stimmate,
ella gli invio'
un
messaggio:

"Anche se il vescovo mi ha proibito di ricevere delle
visite senza il suo
permesso, accogliero' con gioia l'uomo di Dio venuto
dall'India".

Anziche' cercare di cambiarla, Yogananda diede nuovo vigore
alla fede di
molti
cristiani nelle loro Sacre Scritture.

Un giorno un monaco cattolico, ispirato da un colloquio con
lui, imploro'
nelle
sue preghiere che gli fosse accordata una visione di Gesu'.
Il giorno
successivo
corse da Yogananda con le lacrime agli occhi. "La notte
scorsa", esclamo'
con
voce rotta per l'emozione, "per la prima volta nella mia
vita, ho visto
Cristo!".

Oliver Wendell Holmes afferma: "Dubitare anche dei propri
principi
fondamentali
contraddistingue da sempre l'uomo civile". Per contrasto,
sostenere la
propria
fede dogmaticamente vale quanto affermare: "Questa e' la
verita' che mi
basta, e
non voglio indagare oltre".

Il dogmatismo segna la morte di ogni vera conoscenza.
Sovente, nella storia,
lo
si vide ergersi per ostacolare il cammino del progresso e
opporsi perfino al
buon senso comune.

Esaminiamo alcuni esempi.

Nel 1928 vennero introdotte in Scozia le patate e subito il
clero le
dichiaro'
cibo immondo, indegno del consumo da parte dei credenti;
forse che nella
Bibbia
si faceva menzione delle patate? Quando furono inventati
gli ombrelli, il
clero
insorse nuovamente in molti paesi denunciandoli come opera
del demonio; non
afferma forse la Bibbia che "il Padre che e' nei cieli fa
piovere sui giusti
e
sugli ingiusti"? (Matteo, 5:45).

Il bigottismo non e' un'esclusiva dell'occidente. Yogananda
dichiaro' spesso
che
"l'ignoranza e' divisa equamente fra oriente e occidente".
In una guida per
i
pellegrini ai templi del meridione dell'India scoprii una
gemma di
irrazionalita'. Vi si poteva leggere: "Chiunque osera'
sputare nel tempio
rinascera' per tre incarnazioni successive come uccello
tithiri". ("Cos'e'
un
uccello tithiri?", chiesi a un amico indiano. "Oh, una
creatura spregevole",
mi
rispose senza scendere in particolari).

"Ed ho altre pecore che non sono di questo ovile", disse
Gesu'. (Giovanni,
10:16). Non potrebbe trattarsi dei fedeli delle altre
grandi religioni? Nel
decimo capitolo degli Atti degli Apostoli leggiamo: "Dio
non ha preferenze
di
persone, ma gli e' accetto colui che lo teme e osserva la
giustizia, di
qualunque nazione egli sia" (Atti, 10:34, 35).

I rigidi osservanti della tradizione religiosa cristiana,
che insistono sul
fatto che ogni autorita' si appoggia sulla Bibbia, litigano
poi a non finire
sul
reale significato della Sacra Scrittura. Lutero e Zwingli,
gli iniziatori
della
Riforma Protestante, basarono tutta la loro dottrina
sull'autorita'
scritturale
in opposizione a quella della Chiesa; eppure erano in
disaccordo sui
fondamentali precetti biblici.

Il loro incontro a Marburg nel 1529, deciso per risolvere
queste divergenze,
si
trasformo' in un disaccordo dottrinale e si rivelo' un
insuccesso. Non deve
quindi sorprendere se la Bibbia assume dei significati
diversi per ogni
lettore.
Non e' dunque ovvio che nella Sacra Scrittura non vi e'
riposta autorita'
alcuna
al di fuori della capacita' di comprensione di chi legge?

Gesu' disse: "Per questo io parlo ad essi in parabole,
perche' vedendo non
vedano e udendo non intendano, nè comprendano. (Matteo,
13:13). Persino dopo
avere spiegato la sua parabola, egli disse: "chi ha orecchi
da intendere,
intenda" (Matteo).

Che cosa determina tale capacita' di comprensione? Una
reale e intima
esperienza
delle verita' divine e' di gran lunga piu' importante del
proprio grado di
intelligenza. Come si potrebbero altrimenti riconoscere?

Un indiano d'America nel diciannovesimo secolo, che nulla
sapeva di macchine
moderne, era convinto che la locomotiva a vapore fosse
fatta funzionare da
un
cavallo ingegnosamente occultato dove in apparenza c'era la
caldaia. Molti
ecclesiastici, analogamente, mancando di qualsiasi
esperienza diretta
dell'amore
di Dio, sono convinti che Egli sia dispotico e vendicativo.
Jean Danielou,
cardinale francese, scrisse che la salvezza eterna non e'
garantita
dall'esperienza religiosa, ma dalla fede nella parola di
Dio. Una fede
autentica, tuttavia, senza un certo tipo di esperienza e di
un certo tipo di
grazia interiore, non e' possibile. La ragione da sola non
puo' bandire il
dubbio.

Solamente il soffio dell'amore divino nell'anima e' in
grado di risvegliare
la
vera fede nella Sua Parola, (e cio' e' l'opposto del
fanatismo). Piu'
profonda
la consapevolezza - vale a dire l'esperienza - di
quell'amore, piu' profonda
la
fede.

Usando le parole di Sant'Anselmo, si potrebbe affermare
che "chi non
sperimenta
non sa: poiche' come sperimentare un fenomeno supera il
puro e semplice
sentirne
parlare, cosi' la conoscenza dello sperimentatore va ben
oltre quella di chi
parla unicamente per sentito dire". La tendenza costante di
teologi e
ministri
del culto digiuni di qualsiasi esperienza spirituale e'
stata sempre quella
di
interpretare letteralmente quanto invece andava inteso
metaforicamente, e
"di
definire la suprema Realta', nei termini della loro
limitata, umana
esperienza
della vita. Nella cristianita' si prova un grande bisogno
di un approccio
piu'
mistico. A Calcutta incontrai un missionario cristiano che
aveva appena
visitato
la Terra Santa.

Pochi mesi prima anch'io ero stato in Galilea e ancora mi
sentivo colmo di
beatitudine per l'esperienza che avevo avuto della presenza
di Cristo cola'.
Immaginando che il missionario ed io avessimo provato la
stessa felicita'
esclamai: "Non fu meraviglioso? La presenza di Gesu' era
cosi' reale che
quasi
mi aspettavo di vederlo scendere dalle colline".

L'uomo mi fisso' intensamente, come se fossi matto, poi
brontolo': "Si, e'
un
bel paese con una magnifica storia".

La comunione con Cristo, ovviamente, non aveva nulla a che
fare con cio' che
egli vedeva come la sua missione in India. I cattolici
romani, nel corso
della
loro lunga tradizione, hanno sperimentato i problemi che
possono sorgere
dall'interpretazione individuale delle Sacre Scritture. La
soluzione di
questi
problemi e' stata per essi il ripetere che la Chiesa e' la
sola autorita' in
tale materia.

Fu Cristo stesso, affermano, a conferirgliela dicendo: "Tu
sei Pietro e su
questa pietra edifichero' la mia chiesa". (Matteo, 16:18).

La loro argomentazione, pero', per quanto saggiamente
motivata, e'
fatalmente
destinata a cadere. Come possiamo sapere, infatti, se
Cristo intendeva
conferire
tale autorita' ad essi? Per crederlo abbiamo solamente la
loro parola.
Sostengono con insistenza che, possedendo tale autorita',
essi non possono
non
aver interpretato correttamente il significato delle parole
di Gesu'. Questo
non
e' un ragionamento, e' un circolo vizioso!

La spiegazione data da Paramahansa Yogananda allo stesso
passo dei Vangeli
e'
completamente differente. Gesu' disse, stava facendo
riferimento alla
"chiesa"
interiore della coscienza divina. Vide che
avrebbe "costruito" questa
"chiesa"
in Pietro, poiche' il suo discepolo l'aveva riconosciuto
come il Messia
vivente
e dimostrato cosi' che la sua vita spirituale era fondata
sulla roccia della
percezione divina.

Le parole di Gesu' - qui, come ovunque - avevano un
significato individuale,
non
istituzionale. Tuttavia, in un certo senso, la chiesa
cattolica romana e'
nel
giusto: l'Autorita' e' necessaria in materia spirituale
affinche' non si
fraintendano ancor piu' le Scritture e si rinforzi in tal
modo l'ignoranza
della
gente. Deve pero' essere un'autorita' qualificata e non
quella di un cieco
che
conduce un altro cieco.

L'unica autorita' valida in materia spirituale e'
l'esperienza diretta. Per
sperimentare dobbiamo rivolgerci ai santi e non attingere
dai commenti di
studiosi e teologi eruditi. Lo ripeto: i santi sono gli
unici veri custodi
delle
religioni. "Le parole dei santi", scrisse San Gregorio del
Sinai, "non sono
mai
in disaccordo le une con le altre, allorche' le si esamini
con attenzione.
Affermano tutte, ugualmente, la verita', mutando
saggiamente giudizio su
questi
argomenti quando cio' si riveli necessario". Occorre
infatti che le medesime
verita' fondamentali siano variamente presentate,
adattandosi alle mutevoli
esigenze dei tempi. San Simeone, il Nuovo Teologo,
scrisse: "Chi non
desidera
aggregarsi all'ultimo dei santi (in ordine di tempo), in
pieno amore e
umilta',
a causa della diffidenza, non potra' mai unirsi ai santi
che lo precedono e
non
verra' mai ammesso al loro seguito, anche se egli e'
convinto di possedere
tutta
la fede e l'amore possibili per Dio e per tutti i Sui
santi". Tutti coloro
che
conoscono intimamente Dio, infatti, attingono allo stesso
lago, per cui
rifiutare una qualsiasi espressione del Divino e' come
rifiutare il Divino
stesso.

Yogananda prego' Gesu' Cristo per ottenere l'assicurazione
che stava
interpretando correttamente le sue parole riportate nei
Vangeli e Gesu' gli
apparve; il santo Graal passo' dalle sue labbra a quelle di
Yogananda,
dopodiche' - come ci racconto' in seguito il Maestro egli
pronuncio' queste
parole di celeste rassicurazione: "Stai bevendo dalla coppa
da cui io bevo".


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