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SCHEDA ARTICOLO N. «01643»

CLASSIFICAZIONE: 4
TIPOLOGIA: CONGENERE
AUTORE: VARI AUTORI
TITOLO: LA VERITÀ DEL KARMA
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TESTO ARTICOLO

La Verità del Karma

(Da una serie di conferenze tenute presso 'The China
Institute',
New York, 1976)

"Non può succedere che il frutto di un atto ben fatto di
corpo, parola, o
pensiero possa avere un risultato che sia sgradevole, o che
inciti odio o
porti sventura. Ma è possibile che esso possa anche
interessare gli
altri..." (Vedi sotto.)



Il concetto di Karma svolge un ruolo molto importante in
tutta l'Asia. In
generale, le religioni asiatiche hanno stabilito il noto
codice morale
universale basato su questa legge, che le buone azioni
producono effetti
buoni e le cattive azioni producono effetti cattivi.
Tuttavia, occorre
ricordare che il Buddhismo aggiunge ulteriori
qualificazioni a questo
codice:

I. Il risultato buono o cattivo non è né un premio né una
punizione.

Il cosiddetto buono o cattivo risultato non è un giudizio
né è dato come
ricompensa o punizione da un'autorità ultraterrena come
Dio. Il buono o il
cattivo risultato prodotto dal buono o cattivo Karma è
puramente e
semplicemente un fenomeno naturale governato da leggi
naturali che agiscono
in modo automatico, in piena giustizia. Se Dio non c'entra
niente, allora
anche Dio deve agire in base a questa legge naturale.
Questa causa produce
questo effetto. Quell'altra causa produce quegli altri
effetti. Dio non può
cambiare questo processo naturale a motivo del suo
gradimento o della sua
avversione nei confronti di una determinata persona.

II. Il bene e il male non sono definiti da un codice di
diritto umano.

Il bene e il male a cui ci si riferisce qui, non sono
definiti da alcun
codice o legge creati da esseri umani, se non da quei
codici o leggi che
seguono il sentiero naturale. Per esempio, quando
all'inizio si è stabilita
la democrazia negli Stati Uniti, le donne non avevano il
diritto di voto. A
quel tempo, le donne che ottemperavano a tale status erano
considerate buone
e quelle che combattevano contro di esso erano considerate
in modo negativo.
Tuttavia, il giudizio non era giusto. Il percorso naturale
è che gli esseri
umani sono tutti uguali e, di conseguenza, il sistema che
dà alle donne la
parità di diritti con gli uomini per poter votare è
veramente quello giusto.
Pertanto, quelli che si opposero alla disparità del sistema
di voto furono
in effetti i buoni.

Questa Legge del Karma, o di causa ed effetto, è così
potente che governa
tutto l'universo, secondo il Buddismo, ad eccezione di chi
si è illuminato o
di chi riconosce la Natura Fondamentale. Dopo
l'Illuminazione, il ciclo di
causa ed effetto perde il suo significato, così come con
l'illuminazione
cessa il Samsara, cioè il ciclo di nascita e morte. Poiché
la Natura
Fondamentale trascende ogni dualità ed è l'Assoluto, o
Ultimo, non c'è più
nessuno a riceverne gli effetti, sia buoni che cattiva, e
nessuno a cui un
qualsiasi effetto possa essere applicato. Questa unica
spiegazione del
Buddha sui benefici della legge del Karma è molto
importante. Ne discuteremo
in seguito.

Con questa breve spiegazione del Karma come sfondo,
facciamo ora un altro
passo avanti per vedere come funziona Karma.

In uno dei testi Buddisti è registrato che qualcuno chiese
al Buddha:

"Perché vi sono donne brutte che però sono ricche?
"Perché vi sono donne belle, ma povere?
"Perché vi sono persone povere, ma con una buona salute e
una lunga vita?
"Perché alcuni sono ricchi però malati e con vita breve?

Le risposte del Buddha furono:

"Chi è brutto, ma ricco, nelle vite passate fu poco
temperato, facilmente si
irritava e si arrabbiava, ma è stato anche molto generoso e
ha fatto offerte
ai Buddha, al Dharma ed al Sangha e ha fatto elemosine a
molti esseri
senzienti.

"Chi è bello, ma povero, nelle vite passate è stato molto
gentile, sempre
sorridente e dolce nel parlare, ma è stato avaro e
riluttante a fare offerte
o ad aiutare altre persone.

"La persona che è povera, ma in buona salute e gode di una
lunga vita, nelle
sue vite passate è stata molto avara o riluttante a fare
donazioni, ma è
stata gentile con tutti gli esseri senzienti, non ebbe
intenzione di nuocere
o uccidere gli altri, e anche salvò la vita a molti esseri
senzienti.

"La persona che è ricca, ma spesso malata, o che ha vita
breve, nelle sue
vite passate è stata molto generosa nell'aiutare gli altri,
ma amava la
caccia e l'uccisione, ed a causa sua gli esseri senzienti
si sono sentiti
spesso preoccupati, insicuri e spaventati.

Gli esempi sopra riportati ci danno un'idea del perché le
persone sulla
terra, quindi tutti gli esseri umani, sono così diversi in
apparenza,
natura, durata di vita, salute, capacità mentale e destino.
Ed è ancora più
interessante notare quanto le circostanze in cui una
persona è nata possono
influenzare il suo destino. In quale razza, nazione, colore
della pelle, in
quale epoca nascere, tutti questi fattori fanno una grande
differenza. Non
sarebbe più logico pensare che ciò che è accaduto prima
della nascita possa
aver causato tutti gli effetti piuttosto che dire che essi
siano puramente
accidentali, o addirittura a dire che quella è la volontà
di Dio? Se un
bambino non avesse una vita passata, allora su quale base
Dio dovrebbe
giudicare se premiare o punire quel bambino, facendo sì che
esso nasca in
circostanze diverse? Dovrebbero sempre essere presi in
considerazione
intenzioni, pensieri ed azioni. Ricorda:

"Non può succedere che il frutto di un atto ben fatto di
corpo, parola, o
pensiero possa avere un risultato che sia sgradevole, o che
inciti odio o
porti sventura. Ma è possibile che esso possa anche
interessare gli
altri..."

"L'effetto del Karma è inconcepibile!" L'affermazione del
Budda suggerisce
non solo la complessità degli effetti del karma, ma anche
la difficoltà di
prevedere quando un effetto karmico maturerà.
In linea generale, tuttavia, il Karma è come l'azione di
accendere una
candela. Appena è accesa, la candela immediatamente
illumina l'intera stanza
e durerà fino a quando non si consuma. Allo stesso modo, il
Karma ha le
seguenti caratteristiche:

A. Il Karma non colpisce solo colui che agisce, ma riguarda
anche gli altri.
L'entità del Karma determina la sfera del suo effetto.

B. La maggior parte del Karma produce un effetto immediato
che durerà finchè
non è consumato. La natura e l'entità di un'azione karmica
determina la
durata degli effetti, che possono rimanere molti anni, o
che possono anche
non farsi sentire fin quando non maturino altre condizioni
karmiche.

C. Gli effetti Karmici possono combinarsi ed accumularsi.

Questi tre punti sono alquanto condensati. Non ho molto
tempo per darvi una
dettagliata descrizione di essi. Tuttavia, gli esempi
successivi potrebbero
aiutarvi a capire un po' di più questi punti:

A. La scoperta dell'energia elettrica da parte di Benjamin
Franklin e la
conversione dell'elettricità in luce da parte di Thomas
Edison hanno
enormemente cambiato la vita degli esseri umani, e
l'effetto è ancora in
fase di sviluppo.

B. Un'azione presa dal Congresso degli Stati Uniti di
modificare la
legislazione fiscale immediatamente colpisce le tasche di
milioni di
Americani. Gli effetti possono essere sentiti nel corso
della loro vita da
molti Americani, e saranno sentiti anche dagli Americani
delle future
generazioni.

C. Il combinato e cumulativo karma del sistema di schiavitù
utilizzato da
molti Americani per molto tempo ha prodotto svariati
effetti che negli Stati
Uniti costituiscono un grande problema nazionale.
D. La scoperta teorica dell'energia atomica da parte di
Albert Einstein e lo
sforzo congiunto di tutti i partecipanti al Progetto
Manhattan produsse così
complicati effetti, buoni e cattivi, che probabilmente solo
ora stiamo
cominciando a capire il significato di questi sviluppi.

III. Un confronto tra l'entità degli effetti di vari tipi
di Karma.

Questi raffronti sono registrati in molte scritture
Buddiste. Citerò alcuni
esempi che permetteranno di farsi una propria idea di come
una persona può
creare effetti karmici di maggiore portata.

A. Un giorno, mentre camminava per strada, il Buddha
incontrò un mendicante
che era un cosiddetto 'intoccabile' nella rigorosa società
di caste in India
di quel tempo. Non solo il Buddha fu amichevole con lui, ma
accettò il
mendicante come discepolo nel suo ordine del Sangha. Questa
azione ebbe un
effetto che fu infinitamente più grande dell'accettazione
di un principe
come suo discepolo.

B. Quando il monaco Bodhidharma andò dall'India in Cina,
egli fu accolto con
favore dall'imperatore Liang. L'imperatore gli chiese, "Che
merito ho
acquisito dato che ho costruito così tanti templi, eretto
così tante pagode,
ho fatto così tante offerte al Buddha, Dharma e Sangha, e
ho fatto numerose
altre opere virtuose?" Bodhidharma deluse molto
l'imperatore Liang,
rispondendo così: "Maestà, non vi è alcun merito di sorta.
Non hai ottenuto
nessun merito. Ciò che hai fatto produce solo ricompense
mondane, che sono
buona fortuna, grande potere, o grande ricchezza nelle
vostre vite future,
ma tu dovrai ancora vagare nel Samsara.".

C. Il Buddha sottolineò spesso che studiare, e spiegare
agli altri anche
solo poche frasi degli insegna-menti che mostrano come
liberarsi dal samsara
crea un merito infinitamente più grande che non fare grandi
offerte ai molti
Buddha in tutto l'universo, che sono numerosi come i
granelli di sabbia del
grande Fiume Gange.

D. Il Buddha ha insegnato anche questi principi:

. Chi fa numerose offerte al Buddha, Dharma e Sangha, aiuta
gli esseri
senzienti, e compie molte buone azioni, e però dedica tutti
i meriti così
accumulati all'interesse proprio o dei suoi parenti, come
il guadagnare più
denaro o godere di una più lunga o migliore vita presente o
futura, produce
effetti limitati.

. Chi fa le stesse opere buone, ma dedica tutti i meriti al
salvare gli
esseri senzienti dalla sofferenza nel Samsara riceve molto
più merito
rispetto a quello fatto a fini egoistici.

. Infine, uno che fa le stesse buone azioni senza alcun
scopo specifico o
desiderio, riceve dei meriti infinitamente maggiori
rispetto ai due casi di
cui sopra.

In una successiva elaborazione di ciò che è stato detto
sopra, riguardo alle
parole del Buddha, come pure l'incontro tra Bodhidharma e
l'imperatore
Liang, non importa di quale azione si tratta, in materia di
azioni, o di
quali meriti o non meriti che possono o non possono
venirne, ciò che segue
dovrebbe essere rimarcato:

. L'imperatore Liang invitò Bodhidharma nella sua capitale
Nanjing
(Nanchino). L'imperatore era un devoto del Buddismo, e
spesso indossava
indumenti Buddisti e recitava preghiere Buddiste. Egli era,
tuttavia, assai
più orgoglioso del suo inflessibile e incondizionato
sostegno verso il
Buddismo di tutto il suo intero regno. Insuperbito delle
sue conoscenze e
dei contributi verso il Buddismo, egli chiese a
Bodhidharma, "Da quando sono
salito al trono, ho costruito molti templi, pubblicato
numerosi Sutra e
sostenuto innumerevoli monaci e monache. Quanto grande è il
merito di tutto
questo?"

"Nessun merito di nessun tipo" fu la sconvolgente risposta
di Bodhidharma.

Ora, l'imperatore pensò che spesso aveva sentito
insegnamenti da maestri di
fama che avevano detto, "Fai il bene, e riceverai il bene;
fai il male, e
riceverai il male. La Legge di Causa ed Effetto è
immutabile, gli effetti
seguono le cause come l'ombra segue la figura". Ma ora,
costui dichiara che
io non ho ottenuto nessun merito. Così, l'imperatore restò
alquanto
perplesso.

L'imperatore non era riuscito a capire le parole di
Bodhidharma, che
significavano che uno non sta realmente praticando il
Buddhadharma, se fa il
bene con il desiderio di ottenere merito per se stesso.
Egli sarà più
interessato a soddisfare il proprio ego, o a promuovere il
proprio
benessere, oppure per il vantaggio di essere riconosciuto e
apprezzato dagli
altri.

IV. Karma e Libero Arbitrio.

Questo argomento è stato discusso spesso. La domanda
è: "C'è spazio per il
libero arbitrio, nella legge del Karma?" Una domanda più
forte è: "Il libero
arbitrio potrebbe non essere semplicemente un'opinione
soggettiva? Il
cosiddetto libero arbitrio è anche un effetto del Karma?".

Per la maggior parte degli Indù e delle scuole di pensiero
religiose
dell'India,
soprattutto quelle più antiche, credevano e promossero il
concetto che il
Karma opera in maniera retta, con le azioni del passato che
influenzano il
presente, e le azioni presenti che influenzano il futuro.
Di conseguenza,
davano poco spazio al libero arbitrio. Molte di queste
interpretazioni hanno
poi permeato la cultura e il pensiero occidentale, tanto
che il Karma finì
con l'essere un tipo di concetto di inflessibile "destino"
o "fato".

Tuttavia, il Karma opera più strettamente secondo la
visione Buddista, come
formulata dal Buddha, agendo più o meno con reazioni
circolari, con il
momento presente che è formato sia di azioni del passato
che del presente; e
le azioni presenti formano non solo il futuro ma anche il
presente. Questa
costante apertura all'input presente nel processo di
causalità rende
possibile il libero arbitrio. Questa libertà è
simboleggiata nell'immagine
che i Buddisti usano per spiegare il processo: l'acqua che
scorre: A volte
il flusso dal passato è così forte che si può fare poco se
non restare
fermi, ma ci sono anche momenti in cui il flusso può essere
deviato in quasi
tutte le direzioni. (fonte)

Per ulteriori chiarimenti per quanto riguarda la
possibilità di modificare o
cambiare l'esito del Karma, o come dice il Buddha, "per
deviare il flusso in
quasi tutte le direzioni" vedere: "SIDDHI, Chaos Magic e
Joriki: Mind Power
in Zen Tradition". Vedi anche "Mantras, Mantrams and
Chants", e "Chi Kung",
e "The Power of the Shaman:Where Does It Come From"
e "Diablero".

Potremmo trovare molti esempi che sembrano indicare che non
vi è spazio per
il libero arbitrio nella Legge del Karma. Significa forse
che il destino di
una persona è determinato dal suo Karma passato, che una
persona non ha
alcun modo per cambiarlo? Come si è visto sopra, nella
visione Buddista del
Karma non è proprio così. Allora, come e perché, si può
cambiare il proprio
destino?

Si consideri, ad esempio, il testo di Dogen Zenji, "Hotsu
Bodaishin", nel
dodicesimo fascicolo, in cui egli enfatizza il "sorgere
della
'mente-Bodhi'(bodaishin), che comporta il voto di salvare
tutti gli altri
prim'ancora di se stessi (ji mitokudo sendota)". Se la
causalità non è altro
che l'essere 'a' quindi necessariamente l'essere 'b',
allora "Hotsu
Bodaishin" diventa assurdo, dal momento che nessun altro
agente causale
diverso dal 'Sé' può quindi avere nulla a che fare con la
salvezza. Ciò,
chiaramente, implicherebbe una sorta di personale causalità
atomica, in cui
il 'Sé' è isolato da tutte le influenze "esterne" - proprio
il tipo di
posizione che Dogen si preoccupa di evitare.

Dobbiamo inoltre ricordare che le azioni positive producono
Karma positivo,
ed il Karma positivo interagisce con il Karma negativo. Nel
dodicesimo
fascicolo del "Kuyo Shobutsu" di Dogen, si legge che "Può
esservi un grande
frutto da piccole cause, e un grande beneficio da piccoli
atti". E qui si
implica che il Karma soteriologico è più potente del Karma
negativo. Ancora,
nel dodicesimo fascicolo del "Sanji-go", leggiamo una
storia tratta dall'
"Abhidharma-mahaavibhaasaa-saastra"(Sezione 69) che
racconta di un uomo
buono (in questa sua vita), che, al momento di morire,
scopre che sta per
rinascere in un inferno. All'inizio è risentito, poiché
egli credeva di
esser destinato ad una rinascita in Cielo. Ma poi realizza
che la sua
rinascita infernale è dovuta al male che egli aveva fatto
in una vita
precedente. Questa realizzazione (cioè, saggezza) ha
modificato il suo
Karma, così che egli in realtà si troverà a rinascere in un
regno celeste.

Questi passaggi mostrano che Dogen non aveva una visione
semplicistica e
deterministica del Karma.

Per Dogen, il Karma non è una statica, sostanziale e
lineare 'serie' di
cause ed effetti. C'è sempre la possibilità di cambiamento,
soprattutto
attraverso la realizzazione della saggezza spirituale.
Dogen, quindi, senza
negare la struttura causale della vita e della pratica,
respinge una
interpretazione rigida del Karma, in favore di un universo
fluido,
karmicamente interdipendente, che dipende dalle nostre
stesse azioni e dalla
comprensione, come parte della sua struttura causale.

Per aiutarvi a comprendere che il destino non è affatto
predeterminato da un
Karma del passato, devo chiedervi di ricordare quanto ho
detto prima circa
la nostra natura fondamentale: 'Causa ed effetto, proprio
come la nascita e
la morte, perdono il loro significato a livello di Essere
Illuminato, perché
a livello della natura fondamentale non c'è nessuno che
possa ricevere
l'effetto del Karma, sia positivo che negativo. Quindi, per
assurdo, quando
si è diventati Illuminati, la legge del Karma non è più
applicabile. Tutto
ciò che l'Illuminato fa, dice, o pensa, lo fa, lo dice e lo
pensa attraverso
il libero arbitrio, una manifestazione della natura
fondamentale, e non per
l'effetto del Karma passato.

Tutti gli insegnamenti del Buddha mirano ad un unico
obiettivo: cioè, ad
identificare se stessi con la propria natura fondamentale.
Tutti i suoi
metodi sono concepiti per consentire che uno a poco a poco
entri in armonia
con quella sua natura fondamentale.

Ora, la natura fondamentale possiede tutti i tipi di buone
qualità umane,
come la amorevole gentilezza, la compassione, la gioia, e
l'equanimità.
Tutte queste buone qualità possono generare buon Karma, il
quale produce
effetti positivi. Pertanto, nel corso del processo di
coltivazione della
armonia con la natura fondamentale, queste buone qualità
saranno pian piano
rivelate, come un occasionale raggio di sole che penetra
attraverso una
oscura e densa nube. Queste rivelazioni sono i veri
prodotti del libero
arbitrio di una persona. Poiché un tale libero arbitrio
crea un buon Karma,
e poiché il buon Karma produce effetti positivi, che a sua
volta sono buon
Karma per il successivo effetto, e così via, una persona ha
quindi il
potenziale per diventare Illuminata, riconoscere la natura
fondamentale, e
così diventare un Buddha.

Così, uno non solo potrà eliminare il Samsara, ma potrà
anche ottenere la
perfetta compassione e saggezza, necessaria per insegnare
agli altri esseri
senzienti come seguire lo stesso Sentiero.

Il Karma è un argomento così importante e vasto, che potrei
stare a parlarne
per ore senza esaurire il materiale. Temi come questi che
seguono,
potrebbero essere assai interessanti:

1. Possono il Karma buono ed il Karma cattivo compensarsi
reciprocamente?
2. Il Karma può essere cancellato?
3. Possono gli effetti del cattivo Karma essere minimizzati
con la
confessione e il pentimento?

Per esempio, la Bhakti si differenzia nettamente dalle
credenze tradizionali
Indù e dal pensiero di base Buddista sul Karma. Questa
forma di credenza del
Karma da parte della Bhakti, differisce dalla ordinaria
concezione di un
karma che consuma, o elimina, il Karma buono e cattivo che
l'individuo ha
sviluppato, o acquisito, nelle vite precedenti. Nel
concetto della Bhakti,
il Karma è messo da parte; il devoto infatti si aspetta che
il Signore
restituisca Amore per amore, ed ignori il predestinato
corso del Karma. La
questione se il Signore si atterrà alla ferrea legge del
Karma, o grazie
alla bhakti glielo rimuoverà, elargendogli la sua grazia,
rimane nelle mani
delle caste sacerdotali, senza soluzione.

Si veda il punto n. 2 qui sotto, e si consideri cosa
succede se si può
cambiare il concetto di Signore, come citato sopra, con il
concetto di
'identificare se-stessi con la propria 'natura-
fondamentale'.
Con l'idea generale del Karma che ho presentato, voi
potreste essere in
grado di trovare le risposte a queste questioni. In
conclusione, desidero
sottolineare due punti:
1) Il buono o il cattivo Karma produrranno inevitabilmente
i loro rispettivi
effetti. Le nostre quotidiane azioni, parole e pensieri,
influenzeranno il
nostro futuro. Una persona saggia, quindi, sa bene che deve
vivere
correttamente.
2) Ricordatevi che la legge del Karma si può arrestare e ci
si può liberare
dal Samsara solo attraverso l'identificazione con la propria
'natura-fondamentale'. Il modo come si può gradualmente
identificarsi con la
'natura fondamentale', e realizzare che essa è proprio 'se-
stessi', è
l'essenza dell'insegnamento del Buddha. Vi consiglio
sinceramente di
studiarlo e di praticarlo.

Tra tutti gli ostacoli alla nostra coltivazione
dell'Illuminazione,
l'ostacolo
più grande è il nostro erroneo concetto del 'Sé'. Questo è
il cuore di tutta
la nostra ignoranza e sofferenza. Per saperne di più su
come ridurre questo
erroneo concetto si veda: DEATH OF THE EGO: A Buddhist
View.. Per alcuni
approfondimenti e potenziali "risposte" alle tre domande
poste in apertura
di paragrafo di questa sezione vedi: WHAT THE BUDDHA SAID.

Fondamentalmente, la nostra esperienza come la viviamo, non
è diversa da
quella dei maestri Zen. Il modo in cui siamo diversi, è che
noi abbiamo una
sorta di nebbia, un particolare tipo di sovrapposizione
concettuale su
quella esperienza, e poi facciamo un investimento emotivo
su quella
sovrapposizione, sostenendo che essa è "reale" in sé e per
sé.

Ecco ciò che dice un saggio Indiano contemporaneo, Ramesh
S. Balsekar, nel
suo libro: "Libero Arbitrio, o Destino. A chi importa?"

"Nulla accade che non debba accadere, gli individui sono
semplicemente dei
personaggi all'interno di una commedia. Non c'è nessuno a
cui dobbiamo nulla
e nulla ci deve essere restituito; per questo non ha senso
porre questioni
riguardanti il biasimo o l'errore".

Quando un ricercatore analizza e pondera l'insegnamento di
Ramesh per la
prima volta, anche se ha iniziato la sua ricerca da
moltissimi anni, resta
spesso esterrefatto. Certi Maestri insegnano a combattere
l'ego, o ad
uccidere l'ego. Invece Ramesh suggerisce di
accettarlo: "Chi ha creato
l'ego?
La Sorgente lo ha creato e, in determinati casi, la
Sorgente stessa lo sta
distruggendo".

Ramana Maharshi era solito dire: "La vostra testa è già in
bocca alla
tigre". Questa sua famosa frase significa che non si può
evitare il processo
avviato dalla Sorgente e tanto meno tentare di combattere
l'ego. Continuando
a combattere l'ego, la tigre manterrà la bocca aperta per
secoli. Accettando
l'ego la tigre lo eliminerà in tre secondi, in un sol
boccone.

"ESSENDOCI QUESTO, QUELLO SUCCEDE, SENZA DI QUESTO, QUELLO
NON ACCADE".
(SRI Ramana Maharshi)

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