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SCHEDA ARTICOLO N. «01656»

CLASSIFICAZIONE: 5
TIPOLOGIA: AFFINE
AUTORE: ANTHONY DE MELLO
TITOLO: CONSAPEVOLEZZA, SENZA VALUTARE SEMPRE TUTTO
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TESTO ARTICOLO

(Tratto da "Messaggio di un aquila, che si crede un pollo"

- di Anthony De Mello )

- Consapevolezza, senza valutare sempre tutto -

Volete cambiare il mondo? Che ne dite di cominciare da voi stessi? Che
ne dite di venire trasformati per primi? Ma come si ottiene il
cambiamento? Attraverso l'osservazione. Attraverso la comprensione.
Senza interferenze o giudizi da parte vostra. Perché quel che si
giudica non si può comprendere. Quando dite di qualcuno: «Quello è un
comunista in quel momento la comprensione si è fermata. Gli avete
appiccicato addosso un'etichetta.

«Quella è una capitalista». In quel momento si è fermata la
comprensione. Le avete appiccicato addosso un'etichetta, e se a
quell'etichetta sono attribuiti dei sottintesi di approvazione o
disapprovazione, tanto peggio! Come potrete mai capire quel che
disapprovate, o anche quel che approvate? Le parole che vi sto dicendo
vi sembrano arrivare da un altro mondo, vero? Nessun giudizio, nessun
commento, nessun atteggiamento: semplicemente, si osserva, si studia,
si guarda, senza il desiderio di cambiare ciò che è. Perché se si
desidera cambiare ciò che è in ciò che dovrebbe essere, si cessa di
comprendere. Un istruttore di cani cerca di capire l'animale in modo
di insegnargli a eseguire determinate azioni. Uno scienziato osserva
il comportamento delle formiche senza avere in mente altro scopo che
lo studio delle formiche, per imparare il più possibile riguardo a
esse. Non ha altro fine.

Non sta tentando di insegnare loro qualcosa o di ricevere
qualcos'altro in cambio. É interessato alle formiche, e vuole imparare
il più possibile su di loro. Questo è il suo presupposto. Il giorno in
cui riuscirete ad assumere un atteggiamento simile, assisterete a un
miracolo. Cambierete - senza sforzo, correttamente. Il cambiamento si
verificherà, non dovrete andarlo a cercare. Mentre la vita della
consapevolezza prende il posto delle tenebre, tutto il male
scomparirà. Tutto ciò che c'è di buono verrà nutrito, alimentato. É
un'esperienza che dovete fare voi stessi.

Ma tutto ciò richiede una mente disciplinata. E quando parlo di
disciplina, non parlo di sforzo. Parlo di qualcosa di diverso. Avete
mai osservato attentamente un atleta? Lo sport è tutta la sua vita, ma
che vita disciplinata conduce! E osservate un fiume che scorre verso
il mare. Crea da solo le rive che lo contengono. Quando dentro di voi
c'è qualcosa che si muove nella direzione giusta, crea la sua
disciplina. Il momento in cui si viene svegliati da quella puntura
d'insetto che è la consapevolezza, è un momento splendido.

É l'esperienza più splendida del mondo, la più importante, la più
eccezionale. Non c'è niente, al mondo, di più importante del
risveglio. Niente! E, naturalmente, anche questa è disciplina, a modo
suo. Non c'è niente di più splendido del fatto di essere consapevoli.
Preferireste vivere nelle tenebre? Preferireste agire senza essere
consapevoli delle vostre azioni, parlare senza essere consapevoli
delle vostre parole? Preferireste ascoltare la gente senza essere
consapevoli di quel che sentite, o vedere le cose senza essere
consapevoli di ciò che vedete? Il grande Socrate disse: «Una vita
inconsapevole non è degna di essere vissuta». É una verità che non ha
bisogno di ulteriori spiegazioni. La maggior parte della gente non
vive una vita consapevole. Vive una vita meccanica, con pensieri
meccanici - di solito appartenenti a qualcun altro - emozioni
meccaniche, azioni meccaniche, reazioni meccaniche. Volete vedere
quanto siete meccanici in realtà? «Però, bella la tua camicia».
Sentirvelo dire vi gratifica. E tutto per una camicia! Sentirvelo dire
vi fa essere orgogliosi di voi stessi. La gente viene a visitare il
mio centro in India e dice: «Che splendido posto, che begli alberi»,
dei quali io non sono affatto responsabile, «che clima piacevole» E
già comincio a sentirmi bene, finché non mi sorprendo a sentirmi bene
e mi dico: «Ehi, ma siamo impazziti? Che stupidata è questa?».

Non sono io il responsabile di quegli alberi, né ho scelto io quel
luogo. Non ho ordinato il clima: è capitato che ci fosse bel tempo per
caso. Mi sento bene nei confronti della «mia» cultura e della «mia»
nazione. Ma a che punto si arriva con la propria stupidità. Non
scherzo. Mi viene detto che la mia grande cultura indiana prodotto un
gran numero di mistici. Non sono stata io a produrli. Non sono io il
responsabile. Oppure mi dicono: «Quel tuo paese, con tutta quella
povertà - che schifo». Mi vergogno. Ma non sono stato io a crearlo.
Cosa succede? Vi siete mai soffermati a pensare? La gente vi dice:
«Lei ha un grande fascino» ed ecco che ci si sente al settimo cielo.
Ho messo a segno un punto (è per questo che si dice: io sono O.K., tu
sei O.K.). Un giorno scriverò un libro intitolato Io sono un asino, tu
sei un asino. Ammettere di essere un asino è la cosa più liberatoria e
magnifica del mondo. É splendido. Quando la gente mi dice: «Hai torto»
io rispondo: «Cosa ti aspettavi da un asino?».

Disarmati: tutti dobbiamo essere disarmati. Nella liberazione finale,
io sono un asino, tu sei un asino. Per come vanno le cose normalmente,
io premo un bottone e tu vai su; ne premo un altro e tu vai giù. E ti
piace. Quante persone conoscete che rimangono indifferenti alle lodi e
alle critiche? Non è umano, diciamo noi. Umano significa che bisogna
essere un pò scimmie, in modo che tutti vi possano tirare la coda, e
voi facciate tutto ciò che dovreste fare. Ma è umano? Se trovate che
io abbia fascino, significa che in questo momento siete di buon umore,
e niente di più.

Significa anche che sono adatto alla vostra lista della spesa. Tutti
noi ci portiamo in giro una lista della spesa, e in un certo senso le
persone devono essere a misura di questa lista - alto... capelli
scuri... bello... secondo i miei gusti. «Mi piace la sua voce» dice
una. «Sono innamorata». Non è innamorata, stupida che non è altro.
Tutte le volte che uno è innamorato - esito a dirlo - è
particolarmente asinino. Sedetevi e osservate quel che vi sta
accadendo. State scappando da voi stessi. Volete fuggire. Qualcuno ha
detto, una volta: «Ringraziamo Dio per la realtà, e anche per la
possibilità che ci ha dato di fuggirla». Dunque questo è che accade.
Siamo meccanizzati, controllati. Scriviamo dei libri su come essere
controllati e su com'è meraviglioso essere controllati e su come è
indispensabile che la gente vi dica che siete O.K. Solo allora vi
sentite bene. Che meraviglia stare in prigione. Oppure, come mi ha
detto qualcuno ieri, stare nella propria gabbia. Vi piace stare in
prigione? Vi piace essere controllati? Lasciate che vi dica una cosa:
se consentite a voi stessi di sentirvi bene quando la gente vi dice
che siete O.K., vi state preparando a sentirvi male quando la gente vi
dirà che non siete in gamba. Finché si vive per soddisfare le
aspettative di altri, bisogna stare attenti a come ci si veste, a come
ci si pettina, al fatto che le scarpe siano sempre lucide - in breve,
al fatto di soddisfare sempre le loro maledette aspettative. E lo
chiamate umano? Questo è quel che scoprirete quando vi osserverete!
Sarete inorriditi! Il fatto è che non siete né O.K. né non O.K. Forse
corrispondete all'umore, o alla tendenza, o alla moda attuali! E ciò
significa che siete diventati O.K.? Il vostro essere O.K. dipende da
questo? Dipende da ciò che la gente pensa di voi? Gesù Cristo doveva
essere piuttosto «non O.K.», secondo gli standard del tempo. Voi non
siete O.K. e non siete non O.K., siete voi e basta. Spero che questa
sia una grande scoperta, almeno per alcuni di voi.

Se tre o quattro di voi facessero questa scoperta nel corso dei giorni
che trascorriamo insieme, sarebbe un investimento splendido!
Straordinario! Basta con tutta questa faccenda di essere O.K. o meno;
basta con tutti i giudizi, e semplicemente osservate, guardate. Farete
grandi scoperte. Queste scoperte vi cambieranno. Non dovrete fare il
minimo sforzo, credetemi.

Mi viene in mente, a questo proposito, un tizio che si trovava a
Londra dopo la guerra. É seduto e tiene sulle ginocchia un pacco
avvolto in carta marrone; si tratta di un oggetto pesante e
voluminoso. L'autista dell'autobus gli si avvicina e chiede: «Cos'ha
sulle ginocchia?». E l'uomo risponde: «É una bomba inesplosa. L'ho
trovata scavando in giardino, e la sto portando alla stazione di
polizia». E l'autista gli dice: «Non vorrà mica tenerla sulle
ginocchia, no? La metta sotto il sedile». La psicologia e la
spiritualità (per come le intendiamo generalmente) trasferiscono la
bomba dalle ginocchia sotto il sedile. Di solito non risolvono i
problemi. Li scambiano con altri problemi. Ci avevate mai pensato?
Avevate un problema, ora ne avete un altro. E sarà sempre così, finché
non si risolve il problema chiamato «voi».

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