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SCHEDA ARTICOLO N. «01671»

CLASSIFICAZIONE: 1
TIPOLOGIA: ESOTERISMO
AUTORE: GUIDO DA TODI
TITOLO: GLI DELLA SOCIETÀ TEOSOFICA (MONOGRAFIA LUNGA)
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TESTO ARTICOLO

GLI DELLA SOCIETÀ TEOSOFICA>

(di Guido Da Todi)
Nel 1875 venne creata la Società Teosofica, con sede a Adyar(India), da
Helena Petrowna Blavatsky e dal Colonnello Olcott.

Il tesoro ed il capitale culturale su cui, in origine, poggiava questa
Organizzazione, erano i sei volumi della Dottrina Segreta (Cosmogenesi,
Antropogenesi, Simbolismo, Scienza antica e Scienza moderna, ecc..), scritti
dalla stessa Blavatsky.

Oltre a ciò, veniva postulato un codice morale, che si basava su di un alto
rigore spirituale di fratellanza tra gli iscritti, che non tenesse conto delle
differenze sociali di casta, sesso, posizione, ecc..

L'opera dell'Autrice suscitò un grande scalpore. Non è esagerato affermare che
costituì la su cui si basa l'attuale, rigoglioso sviluppo
dell'esoterismo occidentale, nei suoi aspetti più giustificati e trasparenti.

Nell'opera si parla poco, o punto, degli Adepti di Saggezza - come, da allora,
sono chiamati.

Piuttosto, l'Autrice affermò- nel vivo dei suoi rapporti personali - di essere a
contatto con Loro, e che quanto scriveva le fosse suggerito telepaticamente da
uno d'Essi: il Maestro Tibetano.

Colgo l'occasione di accennare, anche, brevemente, che - dopo la sua morte - la
tradizione riporta che Alice A. Bailey, con la diffusione della sua monumentale
opera (I Sette Raggi, l'Esteriorizzazione della Gerarchia Bianca, il Trattato
del Fuoco Cosmico, ecc..,), con la fondazione della Scuola Arcana, e
dell'Associazione dei Triangoli, proseguisse l'impegno di H.P.B, e lo facesse
sempre sotto la guida del Maestro Tibetano.

Ritengo fuori luogo dilungarmi ancora sui contenuti, la vita e i risultati
culturali e sociali delle due personalità, in questa sede. Sarebbe, ovviamente,
non solo impossibile, ma - di certo - fuorviante. Chi volesse andare a fondo
nell'argomento non ha che da recarsi su www.esonet.org e troverà un'ampia e
soddisfacente documentazione, in proposito.

Quanto, invece, ci interessa, attiene ad alcuni aspetti del tutto diversi.

Non è opinione azzardata - partendo dall'assunto di un piano evolutivo del
Logos, di un ciclo reincarnativo che destina i regni della natura (di cui,
l'umano è apice) ad un'infinita e fulgida evoluzione, di una fusione della
ragion pura con i più evoluti aspetti di una compassione planetaria, -
prospettarsi la meta dell'uomo, come quella d'aiuto al Disegno Cosmico e
Planetario. Sì che lo jiva realizzato vada a collaborare strettamente con la
Divinità, assumendo i compiti di quella che sarà chiamata - in linguaggio
teosofico - la Gerarchia Bianca; ossia, la Struttura - pervasa dal diretto
potere dell'Uno - che guida le sorti dell'intera terra, in vista di un Disegno
già predefinito e precostituito.

Questo, quindi, è il principio che postula l'esistenza degli Saggezza>, come vennero indicati dalla rivelazione di H.P.B.; e come continuò ad
insegnare A.A.B., quale della missione di quest'ultima.

E, fino a qui, resta solo alla libertà di ognuno, accettare, respingere, o
giudicare l'effettiva potenzialità - verificabile o meno - del principio
teorico.

Si tratterà, allora, di un'esperienza talmente sfumata e talmente indicibile,
che dovrà escludere qualunque finalità dal carattere personalistico, di
curiosità egocentrica, et similia.

In fin dei conti, e considerati , gli Adepti di
Saggezza, quali furono descritti da H.P.B., non possiedono contorni descrittivi,
proprio come l'Assoluto risulta privo d'ogni identificazione con l'aspetto
strettamente formale dell'Essere.

La Società Teosofica perse il suo fulgore con l'avvento, al
proprio vertice, di due personalità mistiche, molto note, nel suo ambiente
originario: Annie Besant e C.W. Leadbeater.

Della prima vengono, ovunque, ampiamente riconosciuti i meriti sociali; è grazie
a lei ed alle sue lotte che l'India, in parte, deve lo slancio verso l'autonomia
gandhiana.

Tuttavia, sempre a causa sua e - stavolta - al Leadbeater crebbe a dismisura
quel particolare tipo di patologico interesse - temuto come la peste dai sani
istruttori di Metafisica - che è l'attuale, deciso orientamento, da parte dei
più, verso lo spiccato amore alla fenomenologia, al fanatismo, alla delega delle
propria autonoma libertà di pensiero e di azione spirituali.

In poche parole, la tendenza che il medio ricercatore odierno ha, riguardo ad un
devozionalismo cieco, imbonito dalla più selvaggia ricerca di
sovrannaturali, ovunque e ad ogni costo.

I teosofi fecero dei Maestri un oggetto di culto zelante ed ossessivo.

Essi, praticamente, divennero la meta ambita di ogni ricerca spirituale, per
decine di migliaia di individui.

E, intanto, la Besant ed il Leadbeater continuarono a scrivere volumi e volumi,
che riferivano ogni più minuta cronaca di loro presunte visioni chiaroveggenti.

L'apice di tali patologie si ebbe con la vicenda di Krishnamurti.

Era, costui, un giovinetto che i due, in concreto, adottarono, per superiore>.

La Besant affermava che Cristo (il Signore Maitreya) si era presentato ad alcuni
suoi figli - lei compresa - indicando Krishnamurti quale che Egli
avrebbe utilizzato, per la Sua venuta in terra, nel secondo millennio.

Per farla breve, si ribellò, infine, a tali imposizioni mistiche,
e lasciò la Società Teosofica, andando per il mondo a predicare ogni vincolo formale ed autoritario>, che mai - in qualunque modo - possa e
debba imprigionare l'animo umano.

Uno dei tanti aneddoti sulla del Leadbeater riporta l'episodio di una
passeggiata che egli faceva con un gruppo di giovani. Quando tutti si sedettero
in terra, per riposarsi qualche istante, egli arricchì l'atmosfera indicando, ad
uno dei ragazzi, la roccia su cui quello si trovava seduto:< Vedi, questa roccia
è innamorata di te.Osservo il suo corpo eterico teso e fluttuante, nella tua
direzione.>.

Insomma, queste imbecillaggini - ma, pervase di uno strisciante malessere
sordido, considerato il ruolo educatore, che veniva giocato con le medesime -
moltiplicate per anni ed anni di attivismo teosofico, nutrirono migliaia e
migliaia di devoti.

Con dei risultati, purtroppo ed oramai, così incisi sul tessuto culturale
dell'Inghilterra, dell'America, e dell'Europa intera, che dubitiamo possano
venire cancellati in pochi anni.

Attenzione! Quanto precede non vuole negare quelle infinite possibilità
sovrannaturali che esistono a promessa e premessa del futuro di ogni individuo
umano.

Benché avversati da una certa tendenza di pensiero, i siddhi (poteri spirituali)
- che lo si voglia, oppure no - accompagnano, tradizionalmente, l'esistenza di
ogni uomo santo e di ogni sacro guru.

Ma, essi emanano, quale semplice e spontaneo profumo, dalla vita manifesta
d'ogni jiva evoluto. Non furono da lui cercati, durante il suo processo di
avvicinamento a Dio; né, ebbero mai, per lui, il benché minimo interesse.

Mi si chiede, ora, di prendere posizione in una dialettica, avvenuta in lista,
sulla persona del Maestro Hilarion; che, appunto, fa parte della Bianca>, tanto dettagliata dai vertici della Società Teosofica.

Qualcuno afferma che egli si stia manifestando in sedute medianiche.

Qualcun altro si riferisce a questa personalità misteriosa, indicando la
letteratura che ne parla, da circa un secolo.

Una posizione che non posso, e non voglio prendere.

Sono, oggi, difatti, ostile ad ogni ; specialmente, se
portato in direzione della , come potremmo
parafrasare i contenuti della Loggia Bianca.

E, questo, non perchè voglia assumere un qualunque atteggiamento di
accettazione, oppure di diniego nei confronti di essa.

I rapporti che ognuno deve, secondo me, avere verso gli -
una volta, beninteso, ben approfondite le tematiche complesse che esistono alla
radice della loro esistenza - riguarda solo un riflesso di e strettamente personali>.

La Loggia Bianca - come insegnata e dettagliata dalla Società Teosofica - ha una
caratteristica del tutto particolare.

Nessuno ha visto questi Adepti di Saggezza, nel mondo; salvo, i rari eletti, che
ne descrivevano abitudini e funzioni planetarie.

Troppo poco, per farne un serio e dignitoso dogma di fede, proponibile a tutti.

Ben diversa è, invece, la fusione d'animo che è concretamente possibile provare
verso - ad esempio - quelle nobili figure orientali, quei Guru, che sono
storicamente esistiti, e la cui vita è stata minuziosamente resa oggetto di
documentazione e di testimonianze.

Yogananda, Sri Yukteswarji, Lahiri Mahasaya, Sri Ramakrishna, Vivekananda,
Aurobindo, e ancora altri, non solo sono apparsi, in modo diretto, nelle quinte
della forma planetaria; ma, hanno manifestato la loro cristallina unione con la
divinità, attraverso un'intera vita, sicuramente alla di
ognuno di noi.

A rischio di calcare un po' la mano, in uno scritto pubblico, posso addirittura
testimoniare che e metafisico, con ognuno di
questi Guru, è tuttora aperto, verso ogni spiritualista che li ami teneramente e
che ne ricerchi la luminosa Onnipresenza, tra le righe della natura universale.

Si insiste a dire che alcuni Maestri della Loggia Bianca hanno continuato a
mostrare la propria essenza, attraverso il processo medianico..

Parliamo, anche di quest'aspetto.

Sono profondamente contrario ad ogni forma di , di , e così
via. E, ciò, non perchè ritengo impossibili certe valenze sperimentali. Ma, solo
per quel principio intrinseco all'evoluzione, che è ostile ad ogni processo che
non contenga, in sè, la libera manifestazione di un dinamico e individuale atto
creatore.

L'uomo è destinato a contattare direttamente la Luce; ogni aspetto di
intermediazione - oltre che rafforzare una certa nebulosità esistenziale - lo
allontana dall'Uno.

Di certo, un Uomo della Luce ha sviluppato in sé infinite capacità estese, che
non lo costringono - ovviamente.- ad avvalersi di un fenomeno - abbastanza
triste e malinconico, di per se stesso -come la medianità (alta, o bassa che
sia).

Il diretto insegnamento tradizionale della più alta metafisica, quindi, non
rifugge dal riconoscere le sfolgoranti possibilità che ogni creatura, giunta
all'apice dell'evoluzione, manifesta tranquillamente ed incredibilmente in lui.

È fautrice di quella consuetudine millenaria che, sulla terra, ha perpetuato il
legame sublime tra discepolo e Guru.

Tende ad intensificare al massimo il realismo dei risultati spirituali che tale
ha sempre prodotto, e continuerà a produrre.

Ma, ha costruito anche delle regole auree, che seguono e guidano il rapporto di
cui parliamo.

Se il discepolo ha la forza di stringere - sino in fondo - la sbarra
incandescente e sacra che è il suo Guru, sostenendone lo struggente calore,
giorno dopo giorno; in modo diretto, o con una fusione oltre tempi e spazi; se
permetterà a quella invincibile simbiosi infuocata, di consumarlo, tanto da
sciogliere ogni legame dei suoi sensi e delle sue maculate imperfezioni, ebbene
raggiungerà la Sponda Infinita.

Ma, tale incontro è troppo serio e dignitoso, perchè ognuno di noi non debba
essere in grado:

a) di sintonizzarsi al cento per cento con il suo Maestro della Loggia
Bianca;

b) di riconoscere - come onnipresente - il Guru orientale.

Ed è qui il punto.

Ammettiamo che qualcuno di noi abbia realmente stabilito un nesso indicibile,
attraverso tempi e spazi, con il più dolce dei Guru hindù - ad esempio il
Maestro di Yogananda Paramahansa. Ebbene, costui riconoscerà la nota chiara
della Sacra Presenza, ogni volta che si rivolgerà ad Essa. E questa nota, a sua
volta, non potrà permettere che la trasformazione del proprio discepolo non
avvenga e prosegua nel più rigoroso e classico dei modi.

Mille e mille componenti aiuteranno il discepolo a saldare la fusione mistica di
cui parliamo.

Il ritratto del Guru; le misteriose e viventi risonanze dei suoi detti
e dei suoi insegnamenti, riportate nei volumi che ne descrivono la biografia;
quelle continue pulsioni e quei sottili e inesplicabili rapporti telepatici, che
- prima o poi - divengono consuetudinari, con il Grande Amante; e così via.

Rispetto ai Maestri della Loggia Bianca, tutto ciò non è ammesso. E, benché il
sottoscritto non ne stia negando la veridicità, gli Adepti sono stati solo
descritti e .

Esistono solo i disegni - a china ed a pastello - dei loro volti, e delle loro
figure. E quanto riportato dei loro amabili detti ed insegnamenti, in certe
occasioni, ad alcuni maggiorenti teosofici.

Troppo poco, ripeto, amici miei.

Se avessi la possibilità - e lo sto facendo ora, con voi - di consigliare un
sentiero che doni il mistico aiuto al , indicherei uno dei Guru
hindù, documentati, esistiti (o, tuttora, viventi, e sconosciuti ai più).

Con i Maestri della Loggia Bianca (di cui, tra l'altro, si dice che, in linea di
massima, non accettino discepoli ) il neofita è costretto a
costruire, di continuo, una matassa di proprie forme-pensiero, adatte a
rivestire quello che sia la manifestazione del determinato Adepto da
lui scelto, come guida.

E, alla fine, il neofita si trova immerso - considerata la logica, immatura
evoluzione di chi si trova ai bordi del sentiero - nel patologico rituale
emotivo, di cui abbiamo già parlato.

Torniamo, alla fine, in noi.

Il Principio Ineffabile che pervade ogni cosa, ed è ogni cosa, continua ad
ammantarsi con ogni maschera. Ma, deve venire percepito acutamente, come unico
Maestro (Adepto Bianco, o Guru che sia).

Questo è l assioma fondamentale, e la sola meta di ognuno di noi.

Ed io auguro a tutti voi che l'Uno esploda fuori, ben presto, ed alla vostra
percezione netta e distinta, dalle infinite forme - aristocratiche, o meno - dei
tre piani dell'esistenza relativa in cui vivete!

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