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SCHEDA ARTICOLO N. «01697»

CLASSIFICAZIONE: 4
TIPOLOGIA: CONGENERE
AUTORE: ANONIMI
TITOLO: CONSIGLI PRATICI DI MEDITAZIONE VIPASSANA
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TESTO ARTICOLO

Premessa

Mi permetto di scrivere qualche informazione sulla Vipassana, in circa 15 anni
di esperienza,qualche cosa ho imparato, e mi piacerebbe condividerla con tutti.

Ha ben ragione Molotov a dire che è difficile tenere ferma la mente!

Infatti,la mente viene rappresentata da una scimmia,che scappa,corre
da tutti i lati,
proprio come fa la nostra mente,che viaggia e s'attacca a qualunque
appiglio che gli si pari
dinnanzi, per associazione di idee, per consonanza di concetti, flussi
mentali ecc...

Tuttavia esistono alcuni trucchi (chiamati "mezzi abili"),per
"ingannare" la mente,
per rallentarla,fermarla e portarla nuovamente all'attenzione vigile e
consapevole.
Prima però vorrei inserire alcuni accorgimenti,che se applicati
possono facilitare la pratica.

- La posizione :

- Trovare un punto di concentrazione: Quando la pratica è
iniziata,bisogna trovare un punto
di riferimento,dove portare la propria concentrazione durante tutta
la Vipassana,e quando la mente
si distrae. Suggerisco di trovare un punto che coinvolga anche una
sensazione fisica,ed uno che
consiglio è quello all'ingresso delle narici del naso,e quindi possiamo in
qualunque momento sentire questa presenza con la frescura che
produce il passaggio dell'aria.

Naturalmente,non è l'unico;osservare ad occhi chiusi il terzo
occhio;oppure tenendoli socchiusi,la
punta del proprio naso,o ancora un piccolo oggetto posto davanti
alle gambe,a circa due palmi di
distanza,sono ottimi punti di concentrazione.

Oppure ancora,utilizzarli tutti;a seconda del momento della pratica
e di come ci si
sente,si può usare a scelta uno di quelli appena descritti. Ognuno
comunque, può trovare il suo,a
seconda di quello che la pratica suggerisce meglio per lui.
Tuttavia è vivamente consigliabile,(e nei
ritiri di meditazione Vipassana è praticamente un obbligo,) usare
il respiro come punto di attenzione.

A livelli più avanzati,poi,si può invece andare ad esplorare tutte
le sensazioni che man mano si
presentano alla mente,al corpo,e prenderle in esame nel modo che
suggerirò più avanti nello
scritto. Ma agli inizi è bene limitarsi ad osservare il proprio
respiro e le sensazioni fisiche più
grossolane. Durante la pratica,anche a livelli avanzati,è
inevitabile prima o poi,abituarsi alla
presenza dei cosiddetti oggetti mentali,ovverossia tutte le
distrazioni possibili ed immaginabili,dalle
più grossolane alle più sottili;ma è proprio grazie alle
distrazioni,che la pratica vera e propria ha
inizio.

- Gli oggetti mentali :

Come detto poch'anzi,gli oggetti mentali,sono la fonte di
distrazione della pratica,perché
impediscono di mantenere la concentrazione sul punto di attenzione
che ci siamo prefissi
di osservare.

Tuttavia, possiamo trasformare la distrazione in un punto a
favore per la nostra pratica,imparando
ad osservare in modo consapevole l'oggetto mentale che ci distrae.
Infatti,la fase successiva della
pratica,consiste proprio nell'esplorazione e osservazione
consapevole di tutti gli elementi che ci
distraggono,diventando così un nuovo punto di
concentrazione:osservandoli,per poi lasciarli
andare,fluire via,senza attaccarsi a loro. Appena ci si sgancia
da loro però,è necessario tornare al
nostro punto di riferimento originale,che in questo caso è il respiro.

Elenco ora,alcuni dei più frequenti oggetti mentali che
distraggono il praticante,e che vanno trattati
con tecniche semplici ma efficaci.

- Desiderio di muoversi: Quando si pratica, può
capitare,soprattutto durante sessioni
intensive,di avere il desiderio di muoversi,sgranchire le
gambe,alzarsi in piedi e smettere
addirittura. In questi casi allora è necessario notare il
desiderio di ciò che si vuole fare,guardandolo
(poi dico come fare),ed eventualmente contare fino a
dieci,mentalmente. Se la sensazione è
davvero insopportabile,allora ci si può muovere,molto,ma molto
lentamente,ed osservare il
movimento,e tutte le sensazioni che coinvolgono quel movimento,
i muscoli,l'attrito col corpo,coi
vestiti ecc...

- Dolori e fastidi : Anche per coloro che praticano Vipassana da
molto tempo,il dolore è una
distrazione che fa sempre la sua comparsa prima o poi, nelle
parti più disparate del corpo,di
intensità differente. Distrazione,che però diventa
pratica,osservando in modo consapevole l'oggetto
dolore,nella parte interessata. Lo stesso dicasi per i fastidi
di minor entità,quali
pruriti,solletico,saliva che scende in gola ecc...Anche in
questo caso è consigliabile non muoversi,
ma se la soglia supera di molto la sopportazione, si può
alleviare il dolore cambiando
posizione,sempre però mantenendo l'attenzione vigile all'azione.

- Sonno e torpore: Durante la pratica,se la meditazione viene
effettuata in maniera profonda,si può
cadere in uno stato di torpore,o peggio ancora di sonnolenza
molto forte. Si combatte questo
stato,sempre con la visione equanime e consapevole dello stato
in cui ci si trova,osservandolo
senza giudicarlo.

- Effetto statua: nella meditazione profonda,si può verificare anche
uno stato di assoluta insensibilità
del corpo,al punto che addirittura si perde il senso di possedere
un involucro corporeo,oppure di
avere una rigidità come la pietra. Questo stato,abbastanza
fastidioso,all'inizio potrebbe destare
timore,il timore di perdersi,di rimanere bloccato,di non sapere
cosa fare,e allora ci si muove quasi
d'istinto,scoprendo che era solo un'illusione della mente.
Quando si manifesta questo stato,non
bisogna lasciarsi prendere dal panico,ed invece osservare con lo
sguardo vigile lo stato,fintanto
che non sparisce.

- Lo Zoom: Ma in che modo possiamo trattare la parte
interessata?Che cosa s'intende per
attenzione vigile?Quando si presenta un oggetto mentale,quale ad
esempio un dolore,si interviene
seguendo una tecnica che si potrebbe definire Zoom. Si
interviene, cioè,portando l'attenzione al
dolore come se stessimo zoomando un'immagine,avvicinandosi al
punto interessato in modo rapido.

Questo avvicinarsi,fa sì che l'attenzione vigile si concentri
tutta in quel punto,e con il passare del
tempo,con la pratica,questo avviene in modo molto veloce,senza
la necessità di "ricostruire"
questo effetto speciale. Per attenzione vigile,s'intende la
visione equanime senza giudizio né
etichette, né catene di pensieri che possono identificare e
dunque distrarre ulteriormente dalla
pratica. Se per esempio sento dolore ad una gamba,l'attenzione
vigile mi porterà ad essa dicendo
" Dolore, dolore", E NON,
"che-dolore-terribile-alla-gamba-quasi-come-se-fosse-rotta-come-
quella-volta-in-bicicletta......" ecc... Così facendo,l'oggetto
mentale perde energia,fino a
scomparire,mettendo in luce la sua natura di Impermanenza,di
illusione,di transitorietà.

- Navetta: Se è vero che un oggetto mentale è di carattere
impermanente,e con la visione equanime
dovrebbe sparire,è altrettanto vero che non sempre questo accade.
E'altresì più probabile
invece,che si verifichi un curioso fenomeno che al tempo
definimmo "navetta":un movimento
avanti-indietro,tra il punto di attenzione (respiro) e l'oggetto
mentale (dolore in questo caso).

Al presentarsi del dolore,la visione Equanime si sposta sul dolore,il
quale pare scomparire o
attenuarsi;subito dopo ci si sposta nuovamente sul respiro,ma
appena lo facciamo,il dolore
richiama la nostra attenzione,rendendo necessaria
ancora,l'osservazione consapevole...

Si entra quindi in un "loop" dal quale a volte non si esce per
tutta la pratica,e allora per
sganciarsi,bisogna usare una delle tecniche menzionate
prima,oppure ci si muove un poco
lentamente,quel tanto che basta per trovare un poco di sollievo.

Per una pratica quotidiana,che possa avere effetti positivi di un
certo rilievo,suggerisco
un tempo che va dai 30 ai 50 minuti. Ma all'inizio,per entrare nella
pratica,si può partire
con 15 minuti,poi aumentare progressivamente. L'ideale per la pratica
sarebbe la mattina,
ma se come me avete problemi di organizzazione,si può anche farlo la sera prima
di coricarsi,almeno un'ora dopo aver mangiato.

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