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SCHEDA ARTICOLO N. «01711»

CLASSIFICAZIONE: 4
TIPOLOGIA: CONGENERE
AUTORE: PINO MARINARO
TITOLO: GIOCHI D'ACQUA: QUEL MASSAGGIO MEDITATIVO CHIAMATO WATSU
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TESTO ARTICOLO

Giochi d'acqua: quel massaggio meditativo chiamato Watsu

di Pino Marinaro

Nell' Antico Egitto, nel lontano mondo dei faraoni e delle piramidi,
si diceva che l'acqua fosse un prezioso dono dato all'anima per
compensarla di aver preso forma corporea. E proprio nell'acqua i
nostri corpi ritrovano la libertà che l'anima ha perso. Galleggiare e
fluttuare nella madre acqua, infatti, riporta ad uno stato dimenticato
di benessere prenatale.

L'idea del nostro corpo che si scioglie nel liquido primordiale
liberandosi dai suoi mali, ha ispirato, a cavallo tra gli anni ' 70 e
gli anni ' 80, il poeta-terapeuta americano Harold Dull, inducendolo
ad applicare nell'acqua calda pressioni e allungamenti corporei
derivati dalla sua conoscenza dello Zen Shiatshu. L' eclettica tecnica
giapponese, elaborata nel corso del ' 900 dal celebrato sensei Shizuto
Masunaga, ha così fatto da canovaccio alla nascente creatura di Dull.

LE ORIGINI E LE PROPRIETA'

Veniva dunque alla luce, tra intuizioni nuove e conoscenze
consolidate, un nuovo genere di bodywork, da subito ribattezzato Watsu
o "Water Shiatsu" (shiatsu nell'acqua), che ha messo rapidamente
radici nei cinque continenti, raccogliendo interesse e consensi tra
fisioterapisti, massaggiatori, psicoterapeuti ed esperti in discipline
orientali.

Questa inedita tecnica, infatti, sin dai suoi esordi, ha ampliamente
dimostrato le sue potenzialità e un'intima vocazione ad alleviare, se
non rimuovere, un gran numero di condizioni di disagio fisico e
psicologico.

Il Watsu, da tempo conosciuto anche in Italia, è utile a ridurre
tensioni muscolari, sciogliere le articolazioni, migliorare la
postura, favorire la circolazione, lenire stati di ansia, combattere
lo stress, superare blocchi psicologici legati alla sessualità, dare
sostanziale giovamento allo schema respiratorio.

Esso, dunque, può essere di particolare aiuto e sostegno a disabili,
portatori di handicap, depressi cronici, tossicodipendenti, malati di
AIDS, minori che hanno subito abusi e maltrattamenti, donne in stato
di gravidanza e in menopausa, bambini iperattivi e coppie in crisi di
relazione.

Il movimento del Watsu, con la sua danza acquatica, libera il corpo,
la mente e le emozioni, come ricorda lo stesso Dull:"In Oriente lo
stiramento è una terapia ancora più antica dell'agopuntura: rafforza i
muscoli, aumenta la flessibilità e accresce la possibilità dei
movimenti. Dopo svariate applicazioni, scoprii che questi effetti
potevano essere rafforzati e approfonditi mediante lo stretching in
acqua calda, con il risultato che il Watsu esercita una maggiore
azione sull'estensione delle movenze rispetto ai metodi tradizionali.
L' acqua, attraverso il continuo sostegno che offre, è ambiente ideale
per liberare la colonna vertebrale, rilassare i muscoli, calmare e
regolarizzare la respirazione. Permette alla spina dorsale di essere
mossa in modi che sarebbero impossibili sulla terra. E anche gli
individui più irrigiditi traggono subito benefici da dolci e graduali
torsioni o dall'essere semplicemente cullati...".

UN MASSAGGIO MEDITATIVO

Il Watsu, dunque, si può ben considerare un massaggio meditativo e,
prima di iniziare ogni pratica, diventa fondamentale concentrarsi per
ascoltarsi in profondità.

L'acqua riscaldata della piscina, che non deve essere al di sotto
della temperatura corporea, il silenzio e il raccoglimento favoriscono
uno stato di abbandono, calma e serenità.

Il clima ideale, insomma, per debellare affanni e dolori, per
ritrovare un'identità profonda ai più sconosciuta.

Il Watsu comporta un lento, delicato risveglio della memoria cellulare
della nostra vita acquatica prenatale. E ha la forza di influenzare
tutti i piani del nostro essere: da quello fisico a quello spirituale.

Ma ogni individuo è diverso, unico e irripetibile.

Il lavoro personale è strettamente connesso anche con dimensioni,
flessibilità, galleggiabilità, capacità di controllo del praticante. E
ciò che ogni persona guadagna dalla pratica del Watsu è certamente
differente.

Alcuni superano una paura atavica ad immergersi nell'elemento
originario; altri sperimentano nuovamente la loro nascita. Ma non
mancano quelli che imparano a sentire l'energia scorrere attraverso le
loro membra e quanti, invece, scoprono un'aumentata consapevolezza dei
punti in cui la tensione è accumulata e comprendono come affrontarla e
vincerla.

Il cordone ombellicale con lo Zen Shiatsu rimane inscindibile, come
pure restano illuminanti le intuizioni del maestro Masunaga, che in
quest'arte ha saputo integrare tecniche e modalità curative disparate,
preferendo usare l'intero corpo per lavorare con il corpo dell'altra
persona, utilizzando rispetto ai metodi tradizionali non solo la
pressione dei pollici ma anche gli avambracci, i gomiti, le ginocchia
e, ancora, stiramenti e manipolazioni, respiro sintonizzato e uso
della "mano madre".

La pratica acquatica, dunque, si arricchisce di ulteriori possibilità.

I BENEFICI... IN PRATICA

Una qualità del Watsu è l'attenzione per il sostegno che faciliterà
l'abbandono. Spiega Harold Dull:"Una volta che si sia compreso che il
sostegno è continuo e la fiducia si sia istaurata, si realizza un
potente legame. Un legame che ricorda quello tra madre e figlio o tra
due amanti...".

Lavorando in piscina, l'altezza ideale è di circa 120 centimetri. In
acqua più profonda, il praticante potrebbe essere limitato nel
mantenere le gambe divaricate e nei movimenti verticali; in acqua meno
profonda, invece, potrebbe risultare difficoltoso realizzare le
posizioni verticali.

Il clima ideale dell'acqua è lo stesso della superficie corporea,
intorno ai 35,5° C (lavorare a temperature un po' più alte rispetto a
quella interna del corpo potrebbe risultare dannoso), anche perché
quando l'acqua ha la stessa temperatura della nostra pelle pori e
capillari si dilatano e il corpo avverte la benefica sensazione di
essere senza più confini.

Le sequenze si susseguono in modo lieve e suggestivo: danza del
respiro, offerta a spirale, accordion (fisarmonica), spremere il
respiro dal braccio, tirare in cerchio, dondolio, culla della testa,
pressione sulla coscia, cambiamento di lato, la balestra, fluttuare
libero, la quiete, le alghe, sella aperta, cullare il cuore, ritorno
alla parete. C'è poesia in questi movimenti. Desiderio di scoperta.

Ma uno dei momenti in assoluto più efficaci della sessione è quando,
dopo aver tenuto qualcuno vicino a sé per quasi un'ora, staccando le
mani e togliendo il contatto fra i corpi, come per incanto permane la
sensazione di essere ancora uniti.

La considerazione fondamentale è che alla base di tutte le separazioni
esistenziali c'è la separazione alla nascita, evento traumatico che
lascia vuoti difficili da colmare quando non è seguita da una completa
e prolungata ricongiunzione affettiva.

Per questo ogni persona con cui pratichiamo Watsu è nostra maestra:
questa terapia interpersonale , infatti, favorisce il ritorno a
quell'unicità sulla quale l'antica ferita non ha finalmente più alcun
potere.

Insomma, questo bodywork acquatico ci indica una nuova consapevolezza
di noi stessi e ci insegna come stare con un altro essere, in sintonia
con esso. Si crea un'unione senza invasione che accomuna, sostiene e
apre la via all'abbandono fiducioso e che conduce alla "gioia nel dare
e gioia nel ricevere Watsu".

ESERCIZIO DI BASE: IL FLUSSO "BASIC FLOW"

Entrate con il partner in piscina ad una profondità a metà tra il
vostro ombelico e il petto.

Prima di iniziare chiedete alla persona con cui condividete il Watsu
se soffre di problemi al collo, alla schiena o a qualche altra parte
del corpo. Domandategli anche se galleggia in modo confortevole o se
c'è qualcosa in particolare che gli crea disagio.

Se c'è una parte della piscina idonea per un appoggio, potete
praticare iniziando dalla parete.

State di fronte al partner con le braccia distese, senza toccarlo.

Tenete le gambe allargate e flesse, restando ben appoggiati al fondo
della piscina e lasciando che il vostro corpo affondi e risalga al
ritmo del respiro.

Dite al vostro partner:"Ogni volta che espiri il tuo corpo affonderà
nell'acqua, spontaneamente. Quando inspiri lascia che l'acqua ti
sollevi senza sforzo. Arrenditi all'acqua".

Continuando a guardarvi affondate e risalite con lo stesso ritmo del
respiro, e quando l'altro appare sufficentemente abbandonato e
rilassato dite:"chiudi gli occhi e lasciati sostenere dal respiro
dell'acqua".

Con la pianta dei piedi ben appoggiata e le gambe modicamente
divaricate e flesse ascoltate tutto il radicamento al fondo della
piscina.

Ascoltate il respiro. Percepite il vostro centro, tra ombelico e pube,
in quella zona definita Hara.

Daremo al nostro partner tutta l'attenzione e la presenza di cui
saremo capaci. Non distoglieremo mai il nostro sentire e il contatto
con il "centro del cuore" di entrambi.

Solo da questa attenzione e presenza può arrivare il sostegno che
consente l'abbandono fiducioso tra le nostre braccia dell'altro.

La persona che offre il Watsu avrà "la determinazione del samurai e la
tenerezza di una madre".

Allora sollevatevi e avvicinatevi al lato destro del partner e con il
braccio sinistro scivolate sopra il suo dorso che galleggerà dietro la
vostra schiena. Scivolate con la superfice esterna dell'avambraccio
destro sotto il coccige del partner e sollevatelo verso la superfice
quando inspirerà.Questa è la prima posizione e il primo contatto
fisico che si realizza.

Si inizia da questo lato, in modo che il vostro braccio più forte
regga il peso della persona con più facilità. L'inverso, naturalmente,
sarà per i mancini.

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