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SCHEDA ARTICOLO N. «01715»

CLASSIFICAZIONE: 3
TIPOLOGIA: YOGA
AUTORE: JIDDU KIRSHNAMURTI
TITOLO: SULLA MEDITAZIONE
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TESTO ARTICOLO

La meditazione non è qualcosa di diverso dalla vita quotidiana; non
rintanatevi in un angolo della stanza a meditare dieci minuti per poi
andare a fare i macellai, e non solo in senso metaforico.

La meditazione è una delle cose più serie. Potete meditare tutto il
giorno, in ufficio, con la famiglia, quando dite a qualcuno: «Ti amo»,
mentre osservate i vostri figli. Ma poi gli insegnate a divenire
soldati, a uccidere, a identificarsi con la nazione, a venerare la
bandiera, li educate a entrare in questa trappola del mondo moderno.
Osservare queste cose, rendersi conto del vostro ruolo in esse, fa
parte della meditazione. E quando meditate così vi scoprirete una
bellezza straordinaria; agirete rettamente in ogni momento; e se per
una volta sbagliate non importa, lo farete di nuovo senza perder tempo
con i rimpianti. La meditazione è parte della vita, non è qualcosa di
diverso.

Se hai intenzione di meditare, non sarà meditazione. Se hai intenzione
di essere buono, la bontà non fiorirà mai. Se coltivi l’umiltà, essa
cessa di essere. La meditazione è come la brezza che entra quando
lasci la finestra aperta; ma se di proposito la tieni aperta, di
proposito la inviti a venire, non apparirà mai.

La meditazione non è un mezzo per un fine. È insieme e il mezzo e il fine.

Che cosa straordinaria è la meditazione!

Se è una qualsiasi costrizione, un qualsiasi sforzo per far sì che il
pensiero si adatti, per spingerlo a imitare, allora la meditazione
diviene un pesante fardello. Il silenzio che si desidera cessa di
essere illuminante; se è inteso a procurare visioni ed esperienze,
allora porta all’illusione e all’autoipnosi. Solo nel fiorire del
pensiero e nella sua conseguente cessazione la meditazione ha senso;
il pensiero può fiorire solo nella libertà, non nell’allargarsi dei
modelli di conoscenza. La cono-scenza può dare esperienze sempre
nuove, sempre più sensazionali, ma una mente sempre alla ricerca di
esperienze di qualsiasi genere è immatura. La maturità è la libertà da
ogni esperienza; non è più sottoposta a nessuna influenza sia a essere
sia a non essere
.
La maturità nella meditazione è la liberazione della mente dalla
conoscenza, poiché questa forma e controlla tutta l’esperienza. Una
mente che è luce per se stessa non ha bi¬sogno di esperienza.
Immaturità è bramare una maggiore e più vasta esperienza. Meditazione
significa spaziare attraverso il mondo della conoscenza ed esserne
liberi per entrare nell’ignoto.

Dovete scoprirlo da soli, senza l’aiuto di nessuno. Abbiamo avuto
l’autorità degli insegnanti, dei redentori e dei maestri. Se volete
davvero scoprire cosa sia la meditazione, do¬vete mettere
assolutamente, totalmente da parte ogni autorità.

Felicità e piacere

possono essere acquistati in qualsiasi mercato per una data somma. Ma
la beatitudine non ha prezzo: non potete comperarla né per voi stessi
né per un altro. La felicità e il piacere sono vincolati al tempo. La
beatitudine esiste solo nella libertà totale. Il piacere e la felicità
possono essere cercati, e trovati, in molti modi. Ma vanno e vengono.
La beatitudine, quella misteriosa sensazione di gioia, non ha motivo.
Non potete cercarla. Quando c’è, a seconda della qualità della mente,
rimane lì: eterna, incausata, non misurabile in termini di tempo.
Meditazione non è inseguire il piacere o ricercare la felicità.
Meditazione, al contrario, è uno stato mentale in cui non vi sono
concetti né formule, e quindi c’è libertà totale. La beatitudine
viene, non cercata e non invitata, solo in una simile mente. Una volta
li, per quanto possiate vivere nel mondo con tutto il suo rumore, i
suoi piaceri e la sua brutalità, questi non potranno toccare la mente.
Una volta lì, il conflitto è cessato. Ma la fine del conflitto non
equivale necessariamente alla libertà totale. Meditazione è la mente
che si muove in questa libertà. In tale esplosione di beatitudine gli
occhi diventano innocenti, e l’amore diviene benedizione.

Non so se avete mai notato che quando prestate un’attenzione totale
c’è un completo silenzio. E in quell’attenzione non ci sono confini,
non c’è un centro, un “io” consapevole o attento. Quell’attenzione,
quel silenzio, sono uno stato di meditazione.

Quasi mai facciamo caso al latrato di un cane o al pianto di un
bambino o alla risata dell’uomo che ci passa accanto. Ci separiamo da
tutto e da questo isolamento guardiamo e ascoltiamo le cose. Questa
separazione è distruttiva, perché contiene ogni conflitto e ogni
confusione. Se tu ascoltassi il suono di quelle campane con assoluto
silenzio, quel suono ti porterebbe al di là della valle e oltre la
collina. La sua bellezza si sente solo quando tu e il suono non siete
separati, quando tu ne sei parte. La meditazione è la fine della
separazione, una fine che non si ottiene con un’azione della volontà o
del desiderio.
La meditazione non è qualcosa di separato dalla vita; è l’essenza
stessa della vita, l’essenza stessa del vivere quotidiano. Ascoltare
quelle campane, udire la risata di quel contadino che passeggia con la
moglie, ascoltare il trillo del campanello sulla bicicletta di quella
ragazzina: ecco la totalità della vita, e non soltanto un frammento,
che la meditazione schiude.

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