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SCHEDA ARTICOLO N. «01716»

CLASSIFICAZIONE: 5
TIPOLOGIA: AFFINE
AUTORE: FABIO GABRIELLI
TITOLO: IL CORAGGIO DI FARE DA SOLI
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TESTO ARTICOLO

Il coraggio di fare da soli

(di Fabio Gabrielli)

«Minorità è l’incapacità di valersi del proprio intelletto senza la
guida di un altro. Imputabile a se stesso è questa minorità se la
causa di esso non dipende da difetto di intelligenza, ma dalla
mancanza di decisione e del coraggio di far uso del proprio intelletto
senza essere guidati da un altro» (I. Kant, Risposta alla domanda: che
cos’è l’Illuminismo?).

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Scopo ultimo di ogni forma di educazione dovrebbe essere quello di
dare un orientamento, una legge alla propria vita, senza la quale è
ineludibile la tirannia dell’altro, ovvero l’eterodirezione.

Nietzsche aveva capito in modo splendido tutto questo, là ove afferma:
«Se siete troppo deboli per dare delle leggi a voi stessi, accettate
che un tiranno vi imponga il proprio giogo e dica: “Obbedite,
digrignate i denti, ma obbedite” – e tutto il bene e il male anneghino
nell’obbedienza a quel tiranno» (Frammenti postumi 1882-1884).

Chi non incarna nei propri vissuti e nella dimensione comunitaria la
propria energia, espressiva di un’educazione ininterrotta, di una
formazione di sé come realtà totale, finisce per dipendere
dall’energia creatrice degli altri, subendone direttive di vita e di
conoscenza. E non ci si riferisce solo alla tirannide come brutale
asservimento, ma anche all’omologazione al dire dell’altro, vuoi per
vigliaccheria, vuoi per opportunità a non impegnarsi mai in prima
persona, permanendo, così, in un perenne stato di minorità.

Per uscire dalla minorità omologante, occorre diffondere un tipo di
educazione che non si chiuda alla rassegnazione, disperata o comoda
che sia, ma che sappia “riconciliarsi con il male di vivere; con il
desiderio di non entrare inutilmente nelle sue vicissitudini” (D.
Demetrio, L’educazione non è finita. Idee per difenderla, R. Cortina
Editore, 2009).

Insomma, occorre affrontare la vita nella sua carnalità, compattare e
radicare le nostre idee entro orizzonti comunitari che dobbiamo
contribuire ad allargare in prima persona, con l’entusiasmo di chi
privilegia l’inquietudine rispetto al consolidato, lo stupore rispetto
al sopore, l‘abisso rispetto alla terraferma.

In ultima analisi, occorre coraggio, perché, avverte ancora Demetrio,
“con la paura si inibiscono quelle indispensabili prove ed
esplorazioni che rendono autonomi e responsabili, le soddisfazioni
dell’essere riusciti a fare senza qualcuno che ci desse una mano”.

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